Testo originale scritto da Orazio Coclite
Considerazioni sparse:
- Il revisionismo olocaustico è una battaglia molto più importante di quello che può sembrare, ma, a differenza di quanto auspicato più volte qui dentro e dai soliti noti, è una battaglia che va fatta nei modi e nei tempi prescritti, quindi fuori da ogni logica partitica o di schieramento politico. Perché, come anche aveva correttamente spiegato poco tempo fa il forumista Alberico, agendo senza usare il cervello si finisce per fare più danni che altro; soprattutto in una questione della delicatezza di un cristallo di Boemia come questa del revisionismo olocaustico. Quindi l'unica speranza per l'affermazione della verità in campo storico è affidata a un lavoro che deve essere svolto in ambito culturale, la politica da questa storia dovrà sempre rimanere ben distante.
- In questo momento così drammatico per i destini d'Europa, che da una parte viene invasa da frotte allogene e dall'altra ha la sua autonomia limitata trovandosi così ridotta a mero burattino i cui fili vengono mossi altrove, non ho francamente grandi soluzioni da dare, ma mi limito a ripetere quanto già scritto in precedenza, ossia che bisogna assolutamente cercare di rompere con gli schemi preconcetti e di andare oltre le gabbie ideologiche che spesso siamo noi i primi a cucirci addosso. Come il fenomeno Lega - agli esordi intendo, non oggi - ha ampiamente dimostrato oggi possono vincere solamente realtà all'apparenza nuove, slegate dai vecchi schemi e che soprattutto sappiano parlare il linguaggio semplice della gente.
L'agire deve essere conformato ai tempi che viviamo: camaleontismo (da leggersi in senso buono, non certo come 'infiltrazione'!), trasversalità, rinuncia ai simboli e agli stereotipi, nuove sintesi, gruppi e comunità militanti che sappiano agire nel locale, ritornare a comunicare con la gente e, cosa più importante di tutte, porre al primo posto la battaglia culturale, la formazione del militante. Se guardiamo al passato vediamo che a parti rari casi, sovente solo chi ha avuto un'adeguata impostazione culturale è riuscito con gli anni a mantenersi saldo sulle proprie posizioni. E non basta certo andare a fare gli scontri allo stadio o a far collezione di cicatrici - per quanto magari gratificanti - per metterci al riparo dai rovesci della sorte in cui potremmo prima o poi incappare.
Quindi, per quanto non possa dire di condividere tutto, un esempio di come dovremmo muoverci potrebbe essere proprio il lavoro intrapreso a Roma da Adinolfi col progetto Polaris e le altre situazioni periferiche che ben conosciamo.
- Infine, sulla questione 'entriamo in AN', io la penso come quasi tutti qui dentro, e la ritengo una follia.
Così come quella di provare ad entrare nel Polo altro non è che l'ennesima mossa da mosca cocchiera, in realtà una strada senza ritorno.
Il bisogno è quello di provare a formare un'alternativa antitetica al partitocratismo, e non buttarcisi in mezzo pure noi nella speranza di raccattare qualche briciola caduta dal tavolo. Una realtà umana e culturale che sappia quindi dare stimoli differenti a uomini e a donne differenti, altrimenti si rimarrà negli ambiti utopici e politicamente ininfluenti del riformismo, o di tentativi dello stesso.
Saluti.




Rispondi Citando

