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  1. #1
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    Predefinito De Mello e l'Imprimatur

    Ero sempre stato convinto che Anthony De Mello, il gesuita famoso per avere scritto "Messaggio per un'aquila che si crede un pollo", non fosse considerato un gran "sostenitore" del Magistero della Chiesa per il fatto di proporre nei suoi libri un cristianesimo abbastanza vicino a realtà e influenze orientaleggianti e un po' new age, con particolare accento nei confronti del sufismo.

    Stasera invece, sfogliando un suo libro in una libreria, sono rimasto stupito di leggere, sulla seconda di copertina un testo che riportava come, nel 1998, la Congregazione per la Dottrina della Fede (ai tempi guidata dall'allora Card. Ratzinger) avesse approvato i libri di De Mello considerandoli sostenitori e promulgatori del Magistero della Chiesa Cattolica.

    Una sorta di imprimatur, quindi...

    Stasera allora mi sono sfogliato i testi di stampo cattolico che ho nella libreria e ho notato che alcuni riportano il classico imprimatur e altri no, spesso senza un apparente motivo (con stupore ho scoperto che neanche il CCC ha l'imprimatur sulla seconda di copertina...)

    Le domande sono quindi due:

    1) che ne pensate di De Mello?

    2) Come funziona l'imprimatur? E' facoltativo?

    Grazie in anticipo...

  2. #2
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    Predefinito

    A quanto pare era esattamente il contrario...

    _______________________


    Notificazione della Congregazione per la Dottrina della Fede
    sugli scritti di Padre Anthony De Mello, SJ, 22.08.1998
    Il Padre Gesuita indiano Anthony de Mello (1931-1987) è molto noto a motivo delle sue numerose pubblicazioni che, tradotte in diverse lingue, hanno raggiunto una notevole diffusione in molti paesi, anche se non sempre si tratta di testi da lui autorizzati. Le sue opere, che hanno quasi sempre la forma di brevi storie, contengono alcuni elementi validi della sapienza orientale che possono aiutare a raggiungere il dominio di sé, rompere quei legami ed affetti che ci impediscono di essere liberi, affrontare serenamente i diversi eventi favorevoli e avversi della vita. Nei suoi primi scritti in particolare, P. de Mello, pur rivelando evidenti influssi delle correnti spirituali buddiste e taoiste, si è mantenuto ancora all'interno delle linee della spiritualità cristiana. In questi libri egli tratta dei diversi tipi di preghiera: di petizione, di intercessione e di lode, nonché della contemplazione dei misteri della vita di Cristo, ecc.
    Ma già in certi passi di queste prime opere, e sempre di più nelle sue pubblicazioni successive, si avverte un progressivo allontanamento dai contenuti essenziali della fede cristiana. Alla rivelazione, avvenuta in Cristo, egli sostituisce una intuizione di Dio senza forma né immagini, fino a parlare di Dio come di un puro vuoto. Per vedere Dio non c'è che da guardare direttamente il mondo. Nulla si può dire su Dio, l'unica conoscenza è la non conoscenza. Porre la questione della sua esistenza, è già un nonsenso. Questo apofatismo radicale porta anche a negare che nella Bibbia ci siano delle affermazioni valide su Dio. Le parole della Scrittura sono delle indicazioni che dovrebbero servire solo per approdare al silenzio. In altri passi il giudizio sui libri sacri delle religioni in generale, senza escludere la stessa Bibbia, è anche più severo: esse impediscono che le persone seguano il proprio buonsenso e le fanno diventare ottuse e crudeli. Le religioni, inclusa quella cristiana, sono uno dei principali ostacoli alla scoperta della verità. Questa verità, d'altronde, non viene mai definita nei suoi contenuti precisi. Pensare che il Dio della propria religione sia l'unico, è, semplicemente, fanatismo. "Dio" viene considerato come una realtà cosmica, vaga e onnipresente. Il suo carattere personale viene ignorato e in pratica negato.
    De Mello mostra apprezzamento per Gesù, del quale si dichiara "discepolo". Ma lo considera come un maestro accanto agli altri. L'unica differenza con gli altri uomini è che Gesù era "sveglio" e pienamente libero, mentre gli altri no. Non viene riconosciuto come il Figlio di Dio, ma semplicemente come colui che ci insegna che tutti gli uomini sono figli di Dio. Anche le affermazioni sul destino definitivo dell'uomo destano perplessità. In qualche momento si parla di uno "scioglimento" nel Dio impersonale, come il sale nell'acqua. In diverse occasioni si dichiara irrilevante anche la questione del destino dopo la morte. Deve interessare soltanto la vita presente. Quanto a questa, dal momento che il male è solo ignoranza, non ci sono regole oggettive di moralità. Bene e male sono soltanto valutazioni mentali imposte alla realtà.
    Coerentemente con quanto esposto finora, si può comprendere come secondo la logica dell'Autore qualsiasi credo o professione di fede sia in Dio che in Cristo non può che impedire l'accesso personale alla verità. La Chiesa, facendo della parola di Dio nelle Sacre Scritture un idolo, ha finito per scacciare Dio dal tempio. Di conseguenza essa ha perduto l'autorità di insegnare nel nome di Cristo.
    Al fine pertanto di tutelare il bene dei fedeli, questa Congregazione ritiene necessario dichiarare che le posizioni suesposte sono incompatibili con la fede cattolica e possono causare gravi danni.
    Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza accordata al sottoscritto Prefetto, ha approvato la presente Notificazione, decisa nella Sessione ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.
    Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, 24 giugno 1998, Solennità della Natività di San Giovanni Battista.
    + Joseph Card. Ratzinger, Prefetto
    + Tarcisio Bertone, Arcivescovo emerito di Vercelli, Segretario

  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito

    Vedo che ti sei autocorretto

    Il gesuita padre Antony de Mello ha avuto due periodi..... nel primo periodo fu molto apprezzato, divulgato soprattutto da fonti missionarie.... FU MADRE TERESA DI CALCUTTA a farne emergere i primi errori
    L'errore di De Mello sta in un sincretismo religioso che sfugge ad una prima lettura dei suoi testi come spiega infatti benissimo il testo sopra riportato della Congregazione per la fede che dice:

    De Mello mostra apprezzamento per Gesù, del quale si dichiara "discepolo". Ma lo considera come un maestro accanto agli altri. L'unica differenza con gli altri uomini è che Gesù era "sveglio" e pienamente libero, mentre gli altri no. Non viene riconosciuto come il Figlio di Dio, ma semplicemente come colui che ci insegna che tutti gli uomini sono figli di Dio.

    Gesù pur restando il centro delle sue prediche, diventa niente più niente di meno che un Maestro come altri.....testimonianto non perchè è il Figlio di Dio che salva, ma perchè essendo stato "sveglio" ci insegna come salvarci......
    In questo modo l'uomo diventa artefice della sua salvezza, esattamente l'opposto della dottrina cristiana........

    Inoltre tutti i suoi incontri di tipo psichiatrico......cioè negli incontri egli psicanalizzava chi ricorrendo a lui si sentiva oppresso e affaticato......non menziona mai l'Eucarestia come nutrimento di salvezza.......indirizzava le persone a confronti continui di natura contemplativa di sè stessi e con se stessi, mai nei confronti di Dio.....nelle "sue lezioni" non c'era Dio al centro della riunione, ma l'uomo era posto al centro di sè stesso....
    De Mello ha subito l'influenza della fede Orientale, Madre Teresa di Calcutta DOVETTE PROIBIRE E VIETARE ALLE SUE SUORE LA LETTURA DEI SUOI TESTI.......che in India imperversavano....e diceva: "se avete dubbi non ricorrete al De Mello, ma piuttosto prendete la Bibbia, prendete il Corcifisso, nutritevi della Confessione e dell'Eucarestia e lavorate con umiltà e semplicità nella Vigna del Signore, testimoniando obbedienza e amore per la Santa Chiesa."

    ********************

    Il CCC non necessitava dell'Imprimatur
    non è un romanzo, un racconto o una esegesi o un libro teologico..è un Catechismo, la cui provenienza e le cui firme sono già un imprimatur

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
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    Predefinito

    In Origine Postato da Caterina63

    Il CCC non necessitava dell'Imprimatur
    non è un romanzo, un racconto o una esegesi o un libro teologico..è un Catechismo, la cui provenienza e le cui firme sono già un imprimatur

    Fraternamente Caterina LD
    Immaginavo che l'Imprimatur nel CCC fosse implicito"...

    Ma il dubbio mi rimane: quale genere di testi richiederebbe l'imprimatur??
    Tuuti? Solo quelli che trattano materia teologica?
    E se non c'è l'imprimatur cosa significa? Il testo è sicuramente contro il Magistero della Chiesa?

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito

    In Origine Postato da CTALIMC
    Immaginavo che l'Imprimatur nel CCC fosse implicito"...

    Ma il dubbio mi rimane: quale genere di testi richiederebbe l'imprimatur??
    Tuuti? Solo quelli che trattano materia teologica?
    E se non c'è l'imprimatur cosa significa? Il testo è sicuramente contro il Magistero della Chiesa?
    Da quel che ne so io (appunto quello che so io e forse potrei sbagliarmi) trattasi di libri che trattando temi dottrinali, avanzano teologiche spiegazioni che se non poste sotto un controllo accurato potrebbero seminare appunto la zizzania e la confusione
    altri testi posti sotto l'Imprimatur, sono quelli inerenti alle apparizioni e ai messaggi interiori, soprannaturali.....

    Quando l'Imprimatur non c'è non è necessariamente un fatto negativo....dipende anche da chi è l'autore del libro.....normalmente i vescovi non ne hanno bisogno anche perchè l'Imprimatur che prima del Concilio era VINCOLANTE ED OBBLIGATORIO, non si sa perchè è stato tolto e non ho trovato alcun riferimento ufficiale su di esso.......per molti anni, negli anni 70/80 fateci caso, l'Imprimatur era pressochè sparito...... ha fatto ritorno da 20 anni a questa parte da quando Ratzinger era diventato Prefetto per la Congregazione della Fede.... una coincidenza?

    Ma sono sicura che i moderatori sapranno dire meglio di quel che ho potuto dire io......

    Fraternamente caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  6. #6
    Napoléon I
    Ospite

    Predefinito Decr. "Ecclesiae Pastorum"

    Vigilanza dei pastori della chiesa riguardo ai
    libri
    I pastori della chiesa, ai quali è affidata la cura di annunciare il vangelo in ogni
    parte della terra,(1) hanno il compito di conservare, esporre, diffondere e
    tutelare le verità della fede e promuovere e difendere l'integrità dei costumi.
    Senza dubbio «Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva
    rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse
    trasmesso a tutte le generazioni. Perciò Cristo signore, nel quale trova
    compimento tutta intera la rivelazione del sommo Dio, ordinò agli apostoli che il
    vangelo, prima promesso per mezzo dei profeti e da lui adempiuto e promulgato
    di persona, come la fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale lo
    predicassero a tutti, comunicando i doni divini».(2) Perciò l'ufficio d'interpretare
    autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa, è affidato al solo magistero
    vivo della chiesa.(3) I vescovi, successori degli apostoli, esercitano detto ufficio;
    ma in modo speciale lo esercita il successore di Pietro, in quanto perpetuo e
    visibile fondamento(4) di unità sia dei vescovi che della moltitudine dei fedeli. I
    fedeli stessi, ciascuno secondo il proprio compito, in modo speciale i cultori delle
    scienze sacre, hanno il dovere di cooperare con i pastori della chiesa per
    conservare e tramandare integralmente le verità della fede e proteggere i
    costumi.
    Per conservare e difendere l'integrità delle verità di fede e dei costumi, ai pastori
    della chiesa compete il dovere e il diritto di vigilare affinché la fede e i costumi
    dei fedeli non siano danneggiati da scritti; e perciò anche di esigere che la
    pubblicazione di scritti che riguardano la fede e i costumi siano sottoposti alla
    loro previa approvazione; ad essi compete anche di disapprovare i libri e gli
    scritti che attaccano la retta fede o i buoni costumi. Questo ufficio compete ai
    vescovi, sia singolarmente, sia adunati in concili particolari e nelle conferenze
    episcopali, per quanto riguarda i fedeli affidati alla loro cura, e alla suprema
    autorità della chiesa per quanto riguarda tutto il popolo di Dio.
    Riguardo ai libri e agli scritti che debbono essere pubblicati questa sacra
    congregazione, dopo aver consultato diversi ordinari dei luoghi dove l'attività
    editoriale è più intensa, in congregazione plenaria ha stabilito le seguenti norme:
    ART. 1
    1 Se non è stabilito diversamente, l'ordinario del luogo, al quale si deve chiedere
    l'approvazione per la pubblicazione dei libri secondo le norme che seguono, è
    l'ordinario del luogo, proprio dell'autore o l'ordinario del luogo in cui vengono
    pubblicati i libri, però in modo che se uno di essi ha negato l’approvazione,
    all'autore non è lecito chiederla all'altro senza averlo informato del precedente
    diniego.
    2 Ciò che viene stabilito con queste norme riguardo ai libri, deve essere
    applicato a ogni genere di scritti destinati alla divulgazione pubblica, a meno che
    non consti diversamente.
    ART. 2
    1. I libri della sacra scrittura non possono essere pubblicati se non sono
    approvati o dalla sede apostolica o dall'ordinario del luogo; similmente affinché
    si possano pubblicare le loro versioni in lingua nazionale, si richiede che siano
    approvate dalla stessa autorità e nel medesimo tempo siano corredate delle
    necessarie e sufficienti spiegazioni.
    2. Le versioni della sacra scrittura, corredate delle convenienti spiegazioni,
    possono essere preparate dai fedeli cristiani cattolici e pubblicate anche in
    collaborazione con i fratelli separati, col consenso dell'ordinario del luogo.(5)
    ART. 3
    1. I libri liturgici come anche le loro versioni in lingua nazionale e le loro parti
    non siano pubblicate se non per mandato della conferenza episcopale e sotto
    vigilanza della stessa, previa conferma della sede apostolica.
    2. Per pubblicare nuovamente libri liturgici approvati dalla sede apostolica come
    anche le loro versioni in lingua nazionale, fatte e approvate secondo la norma
    del par. 1, o loro parti, deve risultare la loro concordanza con l'edizione
    approvata dall'attestazione dell'ordinario del luogo nel quale vengono pubblicati.
    3. Anche i libri che propongono preghiere per l'orazione privata non siano
    pubblicati se non con il permesso dell'ordinario del luogo.
    ART. 4
    1. Per pubblicare i catechismi e altri scritti che riguardano l'insegnamento
    catechistico o loro versioni, si richiede l'approvazione dell'ordinario del luogo,
    oppure della conferenza episcopale nazionale o regionale.
    2. Se non sono pubblicati con l'approvazione della competente autorità
    ecclesiastica, nelle scuole sia elementari, sia medie, sia superiori, non possono
    essere usati come testi di insegnamento i libri che riguardano questioni di sacra
    scrittura, di sacra teologia, di diritto canonico, di storia ecclesiastica e che
    riguardano discipline religiose o morali.
    3. Si raccomanda che siano sottoposti all'approvazione dell'ordinario del luogo i
    libri che trattano le materie di cui al par. 2, sebbene non vengano usati come
    testi di insegnarnento, come anche gli scritti che contengono qualcosa che
    riguarda in modo speciale la religione o l'onestà dei costumi.
    4. Nelle chiese e negli oratori non possono essere esposti, venduti o distribuiti
    libri o altri scritti che trattano questioni religiose o morali se non sono pubblicati
    con l'approvazione della competente autorità ecclesiastica.
    ART. 5
    1. Avuto riguardo al loro ufficio e alla loro speciale responsabilità si raccomanda
    vivamente ai chierici secolari di non pubblicare senza il permesso del proprio
    ordinario libri che riguardano questioni religiose o morali; e ai membri di istituti
    di perfezione senza il permesso del superiore maggiore, salve le loro
    costituzioni che ne impongano l'obbligo.
    2. I fedeli non possono scrivere nei quotidiani, nei fogli o periodici che
    manifestamente sogliono attaccare la religione cattolica o la morale, se non per
    giusto e ragionevole motivo; i chierici poi e i membri di istituti di perfezione,
    [possono scrivere] solo con l'approvazione dell'ordinario del luogo.
    ART. 6
    1. Salvo rimanendo il diritto di ogni ordinario di affidare, secondo la propria
    prudenza, il giudizio sui libri a persone di sua fiducia nelle singole regioni
    ecclesiastiche, la conferenza episcopale può redigere un elenco di censori,
    eminenti per scienza, retta dottrina e prudenza, che siano a disposizione delle
    curie episcopali, o costituire una commissione di censori che gli ordinari di luogo
    possano consultare.
    2. Il censore, nell'espletare il suo incarico, lasciata da parte ogni parzialità,
    tenga presente unicamente la dottrina della chiesa circa la fede e i costumi,
    quale viene proposta dal magistero ecclesiastico.
    3. Il censore deve esprimere il proprio parere per iscritto; se esso è favorevole,
    l'ordinario, secondo il suo prudente giudizio, conceda la licenza per la
    pubblicazione con la sua approvazione, esprimendo il suo nome oltre la data e il
    luogo della approvazione; se invece non la concede, l'ordinario comunichi allo
    scrittore i motivi del diniego.
    Sua santità Paolo VI, nel corso dell'udienza concessa al sottoscritto prefetto
    della congregazione per la dottrina della fede il 7 marzo 1975, ha ratificato e
    confermato queste norme proposte nella congregazione plenaria del suddetto
    dicastero e ha ordinato che siano pubblicate, derogando al tempo stessa alle
    prescrizioni del CIC che fossero in contrasto con queste stesse norme.
    Roma, 19 marzo 1975.
    Franjo card. Šeper, prefetto
    Fr. Jérôme Hamer OP, arciv, tit. di Lorium, segretario
    (1) Cf. LG 23: EV I, 340.
    (2) DV 7: EV I, 880.
    (3) DV 10:EV I, 887.
    (4) LG 23: EV I,338.
    (5) Cf. DV 22, 25: EV I, 905, 909 ss.

  7. #7
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito

    Grazie......

    Mio Signore!!! quanti abusi che si sono compiuti
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  8. #8
    Napoléon I
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    Predefinito

    L'Imprimatur tuttavia non può essere utilizzato come norma sicura di corretta dottrina del contenuto di un libro. Ne libri recanti l'imprimatur, sono esenti dal contenere eresie, spesso anche gravi. Ricorda infatti san Pio X (Pascendi Dominici Gregis):


    "memori di quanto prescriveva Leone XIII nella Costituzione Apostolica "Officiorum": "Gli Ordinari, anche come Delegati della Sede Apostolica, si adoperino di proscrivere e di togliere dalle mani dei fedeli i libri o altri scritti nocivi stampati o diffusi nelle proprie diocesi". Con queste parole si concede, è vero, un diritto: ma s'impone in pari tempo un dovere. Né stimi veruno di avere adempiuto cotal dovere, se deferisca a Noi l'uno o l'altro libro mentre altri moltissimi si lasciano divulgare e diffondere. Né in ciò vi deve rattenere il sapere che l'autore di qualche libro abbia altrove ottenuto l'Imprimatur; sì perché tal concessione può essere simulata, sì perché può essere stata fatta per trascuratezza o per troppa benignità e per troppa fiducia nel l'autore, il quale ultimo caso può talora avverarsi negli Ordini religiosi"

  9. #9
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito

    Per non sbagliare infatti....occorre restare sull'onda del Magistero......man mano che si finisce per disobbedire ad esso, si rischia di intraprendere strade pericolose.....
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  10. #10
    Napoléon I
    Ospite

    Predefinito



    ricordo che è possibile dire che un'opera è eretica anche dopo la morte dell'autore: ad esempio, con Lutero, non ci si pone il problema di rispettare un morto, e tranquillamente si dice che è eretico.

 

 
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