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Discussione: Amnistia

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    Predefinito Amnistia

    Lettera di Marco Pannella a Romano Prodi

    12 dicembre 2005

    Oggi Marco Pannella ha inviato una lettera personale a Romano Prodi. Ecco il testo.

    Roma, 12 dicembre 2005

    Caro Romano,

    da decenni, ormai, ovunque il paese, e Roma in particolare, sono teatro di manifestazioni popolari di massa, oltre che di mobilitazioni di rivendicazione di settori sindacali, corporativi; e per celebrazioni di ogni tipo. Manifestazioni, mobilitazioni, celebrazioni “assicurate” da un sistema organizzato, che funziona in genere a sostegno di schieramenti politici e/o istituzionali.

    Finora invano, da settimane ho sperato che, almeno questa volta, fosse possibile veder esprimersi in tal modo soggetti e/o oggetti delle grandi questioni sociali, democratiche, liberali, socialiste, laiche, nonviolente di classe e insieme di Riforma civile e di religiosità umanistica.

    “Ieri” mai venne dato uno spazio, ed erano milioni, ai cosiddetti “fuorilegge del matrimonio” che per generazioni si sono visti vietati famiglia, amore e dignità sociale: costretti a vivere nella clandestinità obbligata e vergognosa di sé; mentre chi poteva, si faceva annullare il matrimonio a pagamento, dalla Sacra Rota. E non solo. Mai, venne promossa e tenuta manifestazione, quando, in pochissimi, si lottava e poi si ottenne la chiusura dei lager manicomiali, la fine di questa altra tragedia. O di quella dei milioni di donne massacrate, raschiate, distrutte dalla piaga degli aborti, moltiplicatisi del non-detto ufficiale e “sociale”.

    Per risolvere problemi sociali “vecchi” di decenni prodotto e frutto della cultura, dell’ideologia, degli interessi delle classi politiche dominanti con il fascismo e il post-fascismo, bastarono cinque anni: cinque anni dalla presentazione del progetto di legge Fortuna-Baslini; poi tre anni dalla richiesta referendaria sull’aborto. Così l’Italia venne accolta e ri-conosciuta come società e Stato europei.

    L’Italia, anche quella “ufficiale”, sembrò per un attimo comprendere e comprenderci: negli stessi tempi si dette gli obiettivi che proponevamo: per esempio il nuovo diritto di famiglia (che giaceva parlamentarmente e politicamente dimenticato dal 1971) vide la luce in quei giorni; o l’abolizione dei lager manicomiali, solo da noi radicali promossa e sostenuta con un referendum, mentre perfino Franco Basaglia la riteneva un’iniziativa immatura e prematura.

    Vengo al dunque: oggi la maggiore, tremenda questione sociale italiana è costituita dall’Amministrazione della (si fa per dire) “Giustizia”. I fatti, mai come in questo caso, parlano, anzi: “gridano”:

    a) Gli ultimi provvedimenti di amnistia e di indulto risalgono a quindici anni fa.

    b) Sono trascorsi cinque anni dal Giubileo e dalla campagna per l'amnistia e l'indulto, per un "Piano Marshall" per le carceri e il reinserimento sociale dei detenuti.

    c) Sono trascorsi tre anni da quando il Parlamento applaudì ripetutamente Giovanni Paolo II mentre invocava un provvedimento di clemenza e una riduzione delle pene.

    d) A chiedere l'amnistia e l'indulto non sono solo i detenuti e le associazioni, ma anche gli operatori, la polizia penitenziaria, i medici e gli infermieri, gli educatori e gli assistenti sociali, i direttori, gli avvocati, i magistrati.

    e) Attualmente sono 60.000 i detenuti in Italia: un vero e proprio record nella storia repubblicana. Altre 50.000 persone sono in misura alternativa alla detenzione. Altre 70-80.000 persone, già condannate a pene inferiori a tre anni (quattro in caso di tossicodipendenza), sono in attesa della decisione del giudice circa la possibilità di scontare la condanna in misura alterativa. In totale: 180-190.000 persone, che significa una crescita esponenziale di ben volte nel volgere di quindici anni.

    f) In Italia un'amnistia di fatto esiste già. Un’amnistia clandestina e di classe. Basti pensare che, solo negli ultimi cinque anni, ben 865.073 persone hanno beneficiato della prescrizione dei reati penali per i quali erano state inquisite. Se crescono le carcerazioni, crescono ancora di più le prescrizioni: da 66.556 nel 1996 a 94.181 nel 2000 a 221.888 nel 2004.

    g) Non è vero che aumentando le carcerazioni si riducono i reati. E se la mano pesante della giustizia si scarica per intero sugli esclusi, senza avvocato e senza difesa, soprattutto immigrati e tossicodipendenti, in totale sono 8.942.932 i processi pendenti, di cui 5.580.000 penali. Tra la data del delitto e quella della sentenza la durata media è di 35 mesi per il primo grado del processo e di 65 mesi per l'appello. Sono moltissimi i reati che non vengono nemmeno perseguiti: nella sua relazione di apertura dell’Anno Giudiziario, il primo presidente della Corte di Cassazione Francesco Favara stima che per ognuno dei sei milioni di processi penali pendenti, siano almeno cinque le persone coinvolte, mentre due sono quelle coinvolte nelle otre tre milioni di cause civili pendenti, la maggior parte in ragione delle loro funzioni pubbliche, ma i milioni e milioni per ragioni e cause personali; il presidente Favara ha inoltre documentato come le persone denunciate siano state ben 536.287 e i delitti denunciati per i quali è iniziata l'azione penale siano stati 2.890.629 (in crescita rispetto all'anno precedente), ma nell'80,8 per cento dei casi l'autore era ignoto.

    h) Il problema della sicurezza e della legalità riguarda la società libera, ben più che il carcere. Le vittime del reato hanno interessi non dissimili da quelli delle vittime di un sistema della giustizia forte con i deboli e debole con i forti. Una giustizia che sia efficace ed efficiente ed equa è una necessità di tutti.

    i) Il carcere è spesso un luogo illegale, dove le leggi non sono applicate. Come, ad esempio, il Regolamento penitenziario, varato nel 2000 e rimasto in buona parte lettera morta.

    l) L'amnistia e l'indulto, da semplici provvedimenti umanitari e razionalizzanti, diventano l'unica risposta a quella che è divenuta una vera e propria emergenza sociale. Una questione che, direttamente e indirettamente, riguarda la vita e le condizioni di milioni di cittadini e di famiglie italiane. Per costruire una nuova giustizia, occorre rimuovere questo enorme "tappo" con un'amnistia. Attraverso l'indulto, invece, è possibile riportare il numero delle presenze a quello delle capienze, vale a dire ridurre di almeno 15.000 gli attuali detenuti.

    m) Investire sul recupero e sulla prevenzione è la vera politica per la sicurezza, una politica meno costosa socialmente, umanamente ed economicamente. Tenere una persona in carcere, peraltro nelle attuali condizioni miserevoli, costa 63.875 euro l'anno, in gran parte per la struttura, mentre per il vitto di ogni recluso si spendono mediamente solo 1,58 euro al giorno. Tenere un tossicodipendente in carcere (e sono almeno 18.000) costa il quadruplo che assisterlo in una comunità o affidarlo a un servizio pubblico.

    Ciò detto e premesso: da giorni, settimane, ufficialmente, chiedo ai massimi leader del centro-sinistra, del mondo sindacale e delle associazioni che operano nel “sociale” se non ritengano necessario, opportuno, urgente, e perfino utile a loro oltre che a tutti noi, su questa grande questione sociale del nostro tempo, assicurare quelle strutture e quei servizi che vengono normalmente assicurati per tenere a Roma le grandi manifestazioni di massa e, quindi, non solo aderire, come già in tanti in queste ore stanno facendo, ma anche concretamente consentire una presenza popolare e di massa alla grande Marcia di Natale per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà, il cui comitato promotore è presieduto da don Antonio Mazzi, e di cui fanno già parte i senatori a vita Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Giorgio Napolitano, don Antonio Mazzi e Luigi Ciotti, decine di esponenti del mondo politico, sociale e culturale.

    Da settimane, ufficialmente, abbiamo chiesto al sistema anonimo ma evidentissimo della “creazione” delle “grandi manifestazioni di popolo”, alle loro forze politiche e sociali di riferimento - in gran parte impegnate sullo stesso fronte di lotta elettorale al quale la Rosa nel Pugno concorre - di cessare di letteralmente impedire, con l’arma dell’ignoranza, dell’estraneità, dell’omissione di servizi e di soccorso, la manifestazione della massima realtà, della sofferenza, di rivolta umana, civile, SOCIALE, per consentire a questa questione che riguarda e tortura il vivere, il vissuto con la disperazione che dilaga, di manifestare, di manifestarsi. L’unica risposta è di ostilità psicologica, antropologica, quasi; di timore e di irrazionale paura con il riflesso catastrofico dello struzzo dinanzi al pericolo.

    Chiedo con tutta la speranza e l’amore della nonviolenza e della virtù della prudenza, con questi modesti 3 giorni di sciopero della fame, che simbolizzano il mio e il nostro farvi fiducia e trasmettervi tutta la povera forza fisica mia, che il leader della opposizione, della quale io stesso e i miei compagni facciamo autonoma parte, recuperi il ritardo che sta per impedire la tenuta della Grande Marcia di Natale per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà, o continui a immergere e sommergere il presente e il futuro della nostra società e delle nostre coscienze.

    Marco Pannella

  2. #2
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    La battaglia di Pannella. Amnistia, perché SI’

    • da L'Unità del 13 dicembre 2005, pag. 1

    di Furio Colombo

    L’amnistia, antica istituzione di regale clemenza, trova il suo riconoscimento giuridico anche negli ordinamenti democratici. Autorizza i governi a compiere un gesto eccezionale che conserva, dalle sue origini autoritarie, qualcosa di magico: quel gesto si può compiere solo al momento giusto. Se il momento è giusto, l’atto di clemenza arricchisce l0autorità di chi lo compie. L’amnistia, spiegava ai suoi allievi un grande maestro del diritto penale, Francesco Antolisei, può avvenire come celebrazione. Può avvenire a causa di un grande evento (un esempio: la nascita dell’erede maschio del sovrano), per segnare il passaggio irripetibile, o comunque raro, da un periodo storico all’altro (un gesto di clemenza dei vincitori verso i vinti, come modo di chiudere il tempo dello scontro). Oppure può trattarsi di una decisione che non fa riferimento alla volontà del legislatore o del governo, ma al realistico stato dei fatti: un atto di giustizia che risponde a uno stato di necessità.



    In Italia si sta parlando con fervore e passione di amnistia, da parte di alcuni. Le domande dunque sono: quale amnistia? E chi la sta chiedendo?



    La prima risposta è nella definizione del giurista Antolisei: un atto di giustizia che risponde a uno stato di necessità.



    Infatti si sta parlando delle carceri italiane tormentate da tre gravi problemi incombenti: lo stato incivile delle carceri, la fatale lentezza dei processi, il disumano sovraffollamento in ogni cella di ogni prigione italiana, al punto da sfidare anche i più blandi criteri di giudizio sullo stato della nostra civiltà.



    Si possono intrattenere dibattiti su chi – o quale governo – ha fatto di meno o ignorato di più questi problemi (da ex deputato dell’Ulivo dico che mai la situazione è stata grave e abbandonata come adesso, ma si tratta di un giudizio tanto con convinto quanto di parte).



    Nessuno però potrà o vorrà negare che in Italia, oggi, la parola “carcere” mette un brivido che non ha solo a che fare con la negazione della libertà. Rappresenta una negazione di minima umanità. Vediamo allora chi ha deciso di sollevare il problema e di chiedere, addirittura di implorare, un provvedimento di amnistia.



    Trovo solo due voci, che suonano in modo molto diverso nella vita italiana, ma hanno detto – o dicono in questi giorni – quella stessa parola, amnistia.



    Una è la voce di Giovanni Paolo II, ricordate? Nella sua visita al Parlamento italiano. Forse si è intromesso nelle vicende italiane, quel papa, ma a nessuno è venuto in mente di notarlo, data l’urgenza e la natura del suo appello. Chiedeva qualcosa non per la Chiesa ma per l’Italia, a nome del più condiviso dei valori, il comune senso di umanità.



    Pensava al nostro Paese, che con quel gesto avrebbe ridotto almeno un poco la somma totale delle violazioni dei diritti umani e delle ingiustizie, specialmente verso i meno difesi (l’espressione si adatta bene alle carceri e ai suoi abitanti). E pensava ai suoi detenuti, la gran massa dei quali vede ormai la pena – qualità e durata – separata sia dal gelido contrappasso (reato e pagamento del reato) che dall’astratto però volenteroso intento di aiuto al rientro nella vita sociale.



    Il papa, ricorderete, è stato applaudito con calore senza distinzione di banchi. Quella storica visita non è stata dimenticata. Risale a non più di un mese fa l’inaugurazione di una targa che la ricorda. E la celebra. Il messaggio no. Il messaggio è andato perduto. Nel nostro Parlamento non ha lasciato traccia, come qualcosa di mai accaduto.



    L’altra voce – diversa certo – è quella di Marco Pannella.



    Pannella è un leader politico con un lungo e antico lavoro sui diritti umani e i diritti civili, e un recente progetto politico detto “La Rosa nel Pugno”.



    La sua indicazione di amnistia, in questa Italia, in questi giorni, adesso, non ha intento politico in senso partitico, non ha rilevanza elettorale. Ma occupa un vuoto imbarazzante e dunque è impossibile non ascoltarla.



    Lo ha fatto Pierluigi Battista sul “Corriere della Sera” di domenica. Lo facciamo noi oggi, augurandoci, mentre scriviamo, di non essere affatto originali, e di trovare in tanti altri quotidiani italiani, nei prossimi giorni, questa stessa parola e domanda e, se volete, implorazione di amnistia.



    Conosco molti, da una parte e dall’altra degli schieramenti politici, che sarebbero stati più a proprio agio nel seguire la prima voce (il papa) piuttosto che la seconda (Pannella). Ma questo papa, Benedetto XVI, ha scelto di non parlarne. E anche a coloro che non hanno enorme simpatia per Pannella resta l’invito alla marcia di Natale per l’amnistia, una idea difficile da svalutare con tradizionali argomenti politici. Purtroppo il nuovo papa non ha completato la frase quando ha ammonito che “i consumi inquinano lo spirito del Natale”. Con tutto il rispetto, lo facciamo noi: “E dunque uniamoci nel volere un gesto di umanità e di giustizia accanto a coloro che nelle carceri italiane stipate in modo selvaggio non riescono più a vivere con un minimo di dignità”.



    Se scrivessi queste righe a mio nome, aggiungerei che un ministro della Giustizia così inadatto, indifferente e (quando osserva ironicamente che le prigioni non sono un grand hotel) anche crudele, non lo abbiamo mai avuto in nessuna delle tante fasi di questa repubblica.



    Ma il giudizio sulla persona ci allontanerebbe dal gesto di clemenza, un gesto che si può ottenere solo con la volontà e l’iniziativa di tutti. I lettori sanno che non credo al “fare insieme” con coloro che hanno votato senza batter ciglio le varie leggi Cirami e Cirielli.



    Però intendo usare tutto l’impegno di cui sono capace per unirmi, con questo giornale, alla invocazione di Giovanni Paolo II e di Marco Pannella. Intendo contribuire a rompere la disattenzione e il silenzio, perché una amnistia a Natale (e, se necessario, una “marcia di Natale per l’amnistia”) sono quanto di più religioso (interfaith, direbbero i nostri colleghi giornalisti e parlamentari americani) di più laico e anche, se volete, di più nobilmente politico che si possa progettare.



    Sappiamo di contare poco, noi che scriviamo e pubblichiamo questa dichiarazione. Ma vi diciamo senza esitare: in questa campagna per l’amnistia contate su di noi.

  3. #3
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    Una questione di legalità
    “Chiediamo al centrosinistra e ai sindacati di mettere a disposizione le strutture e i mezzi che loro hanno per riuscire a convocare questa marcia – dice al Foglio Sergio D’Elia, impegnato da anni nella battaglia per la legalità nelle carceri con l’Associazione Nessuno Tocchi Caino – la nostra è una richiesta di dialogo e di amicizia. Se non ci sarà alcuna risposta, significa che non ci sarà nessuna marcia e significa no all’amnistia, no alla giustizia, no alla legalità”. L’appello di Marco Pannella ha portato alla costituzione di un “Comitato promotore della marcia di Natale”, che vede tra gli aderenti i senatori a vita Giulio Andreotti, Giorgio Napolitano, Emilio Colombo e altre 32 personalità, tra le quali anche Benedetto Della Vedova, radicale approdato nella Casa delle libertà con i Riformatori Liberali: “Abbiamo aderito all’appello e all’iniziativa di Marco Pannella, anche se – spiega Della Vedova al Foglio – riteniamo che l’amnistia non sia un provvedimento condivisibile in generale, ma sul fronte delle carceri l’Italia è un paese che non rispetta le regole che si è dato, quindi oggi un atto di clemenza ripristinerebbe una situazione di illegalità”. Quella dei radicali, infatti, non è semplicemente una battaglia per il rispetto della dignità umana delle persone detenute e non è soltanto legata a una questione sociale, ma è prima di tutto una lotta per un problema di legalità. “E’ un atto di buon governo – dice Sergio D’Elia – per una giustizia più trasparente e non fatta a colpi di prescrizione per i soliti noti e mandando in galera i soliti ignoti”. Negli ultimi cinque anni sono state 865.073 le persone che hanno beneficiato della prescrizione dei reati per i quali erano state inquisite. “Con l’approvazione dell’ex Cirielli si legalizza quella che noi abbiamo definito l’amnistia di classe, mentre, dall’altra parte, continua a esistere il popolo e le cifre dell’esclusione sociale, dei senza avvocati e senza difesa”.

    “Le persone in carcere sono 60 mila, un record nella storia della Repubblica. Altre 50 mila hanno misure alternative alla detenzione, altre 70-80 mila sono in attesa delle decisioni del giudice di scontare la condanna con misure alternative: totale 180-190 mila persone, una crescita di sei volte in 15 anni”. Sono questi, secondo i radicali, i numeri che trasformano la questione dell’amnistia e dell’indulto da semplice provvedimento umanitario e di razionalizzazione del problema carceri in una risposta necessaria a quella che è divenuta un’emergenza sociale e di ripristino della legalità.

  4. #4
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    DOVE SIETE???????

  5. #5
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    Io sono assolutamente favorevole all'amnistia e condivido anche buona parte delle argomentazioni di Pannella,tranne quando tira in ballo il papa.
    Che cacchio c'entra il papa?Pannella non ha sempre,giustamente criticato l'ingerenza della Chiesa?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da blob21
    Io sono assolutamente favorevole all'amnistia e condivido anche buona parte delle argomentazioni di Pannella,tranne quando tira in ballo il papa.
    Che cacchio c'entra il papa?Pannella non ha sempre,giustamente criticato l'ingerenza della Chiesa?

    ma sostanzialmente concordo con te.
    anche io gli chiederei perchè mette sul tavolo la storia del papa.
    credo lo faccia per sottolineare l ipocrisia di chi per 6 minuti applaudi woiytila.
    credo.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da blob21
    Io sono assolutamente favorevole all'amnistia e condivido anche buona parte delle argomentazioni di Pannella,tranne quando tira in ballo il papa.
    Che cacchio c'entra il papa?Pannella non ha sempre,giustamente criticato l'ingerenza della Chiesa?
    Tirato in ballo quando fa comodo. E' tuttavia un fatto che "l'atto di clemenza" fu richiesto da Giovanni Paolo II davanti alle camere, credo nel 2002. Insomma anche questo governucolo tira in ballo gli argomenti del Vaticano solo quando gli fanno comodo per coprire di cortina fumogene quel che "non va". Stupisce infine che la II carica dello Stato taccia sul tema.

    Informauro

  8. #8
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    si ma non è che la questione siua il papa e le beghe di palazzo
    la questione sono i 60 mila detenuti , per lo piu poveracci , reclusi in carceri disumane che potrebbero copntenerne 40 mila.

    un aminstia di classe ci sarà con la cirielli (gia ora in 800mila ricchi grazie alla prescrizione sono amnistiati tutti gli anni) e proprio con la cirielli e con la legge fini sulle droghe il numero dei carcerati aumenterà ancora.

    il problema mi pare da affrontare.
    intanto amnistiando
    poi con un altra politica in tema di giustizia.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da alemaggia






    DOVE SIETE???????
    Guarda che non esiste solo Pannella, fa parte del nostro programma politico da secoli.

    Forse dovevi postare la foto di Fassino, Prodi e Rutelli.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj
    Guarda che non esiste solo Pannella, fa parte del nostro programma politico da secoli.

    Forse dovevi postare la foto di Fassino, Prodi e Rutelli.

    guarda che ho postato UNA MANIFESTAZIONE SINDACALE E I GIROSTRONZI.

    epifani fa il timido , per quel che riguarda i girostronzi non si hanno notizie.

    troppo proletari quei luridi tossici extracomunitari in carcere.

 

 
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