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Discussione: DS:Riflessioni

  1. #31
    Bianca Zucchero
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    Si pare che la questione "politica" non li interessi proprio...
    Manco fossero pizzicagnoli...
    Mi paiono vagamente schizzorenici e si rigirino la rittata a seconda di come gl conviene.
    Appena gli contesti qualcosa ti rispondono "vai dal giudice" poi però se ci vai ed i giudici agiscono si risponde come Bersani che l'intrusività della magistratura è eccessiva e che comunue (per loro) deve sbrigarsi e bisogna che la politica si muova.
    Mah!

  2. #32
    illuminista eretico
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio
    conflitto di interesse no, ma non voglio nemmeno l'ombra di commistioni di interesse.
    basta tacere anziche' sbilanciarsi nella difesa di consorte....abbandonarlo al suo destino, non dare l'impressione che i destini di una forza politica possano in qualche modo legarsi a quelli di una scalata...sara' quel che sara'...
    mi pare che Chiti lo abbia detto. E le parole di Fassino e D'Alema su Unipol riguardavano la leggittimita' della scalata BNL e non la persona di Consorte.
    Infatti da quando Consorte ha avuto un avviso di garanzia (che e' ben diverso da quello successo a Fiorani, mettiamo i puntini sulle i...) i vertici DS non hanno piu' parlato della cosa. Solo Bersani ha lamentato questo strano garantismo a corrente alternata di troppi soggetti. Io non sono garantista, ma almeno aspetto il rinvio a giudizio, che finora non c'e' stato.

  3. #33
    illuminista eretico
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    Predefinito ecco quello che ha detto Bersani

    «Aberrante aver già condannato Consorte»
    Bersani: sono 4 mesi che Unipol attende il disco verde sull' Opa, è un record mondiale «La Quercia non ha mai legittimato gli immobiliaristi né incoraggiato le speculazioni»
    IL CASO UNIPOL-BNL
    ROMA - Non fa una piega quando nel suo studio al Botteghino la segretaria entra per consegnargli quel flash di agenzia. E' come se attendesse l' evento e l' avesse messo nel conto. Così Pierluigi Bersani legge la decisione della procura di Roma di iscrivere Giovanni Consorte nel registro degli indagati per la scalata di Unipol alla Bnl. Proprio mentre sta commentando le notizie emerse nell' inchiesta di Milano su Antonveneta, le storie sui conti bancari del presidente della compagnia assicurativa. «Non possono essere degli articoli di giornale e nemmeno un avviso di garanzia a determinare vicende di così enorme rilievo. Garantiamoci un minimo di garantismo. Rispetto a quanto gli viene addebitato Consorte avrà pure il diritto di spiegare, di contestare. In una parola, di difendersi. Partire con il presupposto che sia stata già emessa una sentenza di condanna è aberrante». Ed è chiaro il messaggio del dirigente diessino. Consorte non si deve dimettere, «deciderà lui come meglio comportarsi, ma non vedo come un' iscrizione nel registro degli indagati possa mettere in discussione un' operazione che ha ben altri criteri di giudizio». Bersani difende Consorte e l' Opa di Unipol anche rispetto ai tanti che nello stesso mondo della sinistra - da Fausto Bertinotti a Giuliano Amato, passando per Franco Bassanini e Vittorio Foa - esprimono perplessità sull' operazione: «Io invece sono convinto che la motivazione industriale abbia fondamento, che l' idea di bancassurance sia buona». Perciò contesta anche la tesi di Carlo De Benedetti, secondo cui la scalata di Unipol è «un' operazione di potere lontana da logiche di mercato». «Ma quelli mica mettono i soldi se il business non li convince. E pensare che lo facciano per logiche di potere è inimmaginabile». Magari lo fanno per aiutarvi nella scalata al potere. «Queste sono fantasmagorie». Fassino sostiene che stanno tentando di impedire l' Opa rossa. «Non credo ai complotti, ma sono quattro mesi e mezzo che l' Unipol attende il disco verde. E' un record mondiale. Allora poche storie: l' Unipol ha diritto a una risposta, positiva o negativa che sia». Il fatto che Consorte sia indagato lo considera una risposta? «La magistratura deve andare avanti, ma le autorità di controllo devono svolgere il loro ruolo. Vedo invece preoccupato fattori che turbano un' operazione industriale». Avanti, lo dica: sono i «poteri forti». «Ho riflettuto a lungo su questo tema. In futuro immagino, spero, sogno un' Italia dove non ci siano pregiudizi. In più confido che la politica sappia dare una risposta alla crisi che sta emergendo: dopo i crac Cirio e Parmalat, ci mancava questa. E siccome il Paese non può scaricare tutto sulla giustizia, la politica deve saper dare una risposta. C' è ancora la possibilità di varare una buona riforma del risparmio in Parlamento. Noi siamo pronti a collaborare». E a chiedere le dimissioni di Fazio? «Certo. Da tempo il governatore di Bankitalia avrebbe dovuto farlo, e sarebbe auspicabile un suo soprassalto di sensibilità. Ma c' è un' altra questione, che riguarda l' informazione. Il Paese vivrà mesi difficili durante i quali bisognerà fare attenzione e distinguere tra quanto può avere rilevanza penale o meno. Perché il rischio è che un' informazione distorta possa portare attorno ai misfatti un alone di percezione di crisi sistemica, che non possiamo permetterci». Così parlavano i democristiani nel ' 92. «Io riprendo l' editoriale scritto da Monti sul Corriere e vorrei far capire che c' è un' Italia onesta. Attenzione, il buon nome del Paese non è solo affidato a una giusta azione della magistratura: ci sono banche che funzionano e c' è una politica che funziona». Intanto tornano a tintinnare le manette. «Non voglio credere che ci sia un ritorno alle manette facili degli anni Novanta. Se la magistratura ha deciso di arrestare Fiorani, presumo l' abbia fatto per impedire il protrarsi di reati. Da quanto si legge saremmo in presenza addirittura di un' associazione a delinquere. Però la cautela è d' obbligo, perché i reati contestati devono essere confermati». D' Alema questa estate difese i nuovisti del capitalismo, a cominciare dagli immobiliaristi. E' stato un errore? «Noi non abbiamo mai legittimato gli immobiliaristi, né li abbiamo mai visti. E contesto che abbiamo mai incoraggiato o appoggiato logiche speculative. Anzi, a un convegno degli industriali dissi che volevo sapere da dove prendevano i soldi e perché non pagavano le tasse. Ma fino a prova contraria sono cittadini liberi. Quanto al sistema capitalistico italiano sappiamo che è asfittico, e alla convention ds di Firenze ho detto che noi saremo con chi ci prova, con chi investe nel sistema, rispettando le regole. Certo non è con l' intermediazione finanziaria che si rilancia l' Italia». E' l' inizio di una nuova Tangentopoli? «La storia non torna mai indietro. Per ora non è emersa una sistematica collusione tra politica e affari». E chi è quel Bersani che compare tra i «soliti clienti» della Bpi? «Sicuramente non io. Siamo arrivati a giocare sulle omonimie. Si faccia attenzione: il buon nome non è merce commerciabile». Cos' è: un indizio a sostegno della tesi che contro i Ds è in atto un complotto? «Non vedo complotti. Magari c' è chi, in politica come nel mondo finanziario, coglie l' occasione e mena sui Ds. Ma se penso all' estate, passata a difenderci dall' accusa di tramare, e i successivi sondaggi... Ci abbiamo guadagnato. E c' è un motivo: l' opinione pubblica ha capito che erano cose improbabili. Quando i fatti dicono che il milieu nel quale sono avvenute certe cose non è il nostro, ma i giornali continuano a darci dentro...». E se invece tra voi e quel milieu c' e stato un avvicinamento? Se di lì ha preso origine quella che il centrista Tabacci ha definito la «bicamerale della finanza» per la scalata al potere economico? «Quando si parla di personaggi come Chicco Gnutti, per esempio, bisogna capire che il mondo finanziario è un club ristretto, e in quel club tutti si incontrano e fanno affari. E' un club che dagli anni Novanta si è reso autonomo dalla politica. Insomma, io non credo ai complotti ma nemmeno agli inciuci. C' è solo business». Nel quale voi non c' entrate? «Noi non facciamo scalate. E che ci venga attribuito un ruolo nella cooperazione è falso. Il collateralismo è finito. Ma appena abbiamo chiesto per le coop pari opportunità, siamo stati trascinati nel gorgo». Cossiga ritiene che dietro questa vicenda si nasconda una resa dei conti tra voi e la Margherita nella guerra di potere. «Le polemiche tra noi e i Dl nascono da un pregiudizio antico sul rapporto tra i Ds e il mondo cooperativo. Ma non è una resa dei conti, semmai una competizione. Poi, certo, ci sono accenti forti, che hanno fatto emergere posizioni non collimanti». Al punto che Parisi questa estate sollevò il tema della questione morale... «E reagimmo. Ritenemmo inaccettabile che ci venisse attribuito un coinvolgimento sulle scalate bancarie. Un conto è tenere alta l' attenzione sulla moralità, altra cosa è brandire quel tema nella battaglia politica. Si toccano corde molto delicate». Si ritorna al concetto della vostra «diversità»? Ferrara sul «Foglio» ha scritto che «i quattrini di sinistra non sono quattrini». «No, no. Se i quattrini sono regolari sono quattrini e basta. Quanto al rapporto tra la politica e i soldi, penso al sistema americano. Lì è noto che alcuni settori industriali stanno mediamente con i repubblicani e altri con i democratici. Cominciamo a leggere così anche l' Italia. E diciamolo: il mondo della cooperazione è mediamente orientato verso il centro-sinistra. Va bene?». Francesco Verderami «BUSINESS» Per Bersani, quando si parla di personaggi come Gnutti, «bisogna capire che il mondo finanziario è un club ristretto, e in quel club tutti si incontrano e fanno affari» Politica e finanza Sul rapporto tra politica e finanza, secondo Pierluigi Bersani, responsabile per i Ds del programma, bisogna pensare «al sistema americano. Lì è noto che alcuni settori industriali stanno mediamente con i repubblicani e altri con i democratici. Cominciamo a leggere così anche l' Italia». E «se i quattrini sono regolari sono quattrini e basta» LE DIMISSIONI DI FAZIO Da tempo il Governatore di Bankitalia si sarebbe dovuto dimettere. Ora ritengo auspicabile un suo soprassalto di sensibilità LA QUESTIONE MORALE Un conto è tenere alta l' attenzione sulla moralità, altro è brandire il tema. Tra noi e i Dl nessuna resa dei conti ma competizione Non può essere un avviso di garanzia a determinare vicende di così enorme rilievo Non c' è ancora una sentenza serve un minimo di garantismo L' Esponente Ds e gli scenari del Caso Unipol
    Verderami Francesco


    dove dice che "l'intrusività della magistratura è eccessiva"?
    C'e' qualcuno in questo forum la cui parola valga meno di quella della pulzella d'Orleans?

  4. #34
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    Premessa doverosa: per me Consorte, al pari di chiunque altro è innocente fino a sentenza definitiva, a differenza dei finti garantisti centrodestri, che fanno i garantisti solo quando fa comodo a loro e i forcaioli quando gli è utile.

    Detto questo, Consorte è :

    1) imputato nel processo per insider trading nel 2002 nel rimborso di obbligazioni Unipol (Milano)

    2) indagato di concorso nell’aggiotaggio contestato dall’estate scorsa a Fiorani e agli altri «concertisti» di prima linea (il finanziere Gnutti, e gli immobiliaristi Ricucci e Coppola). (Milano)

    3) indagato per aggiotaggio informativo, manipolazione del mercato e ostacolo all'autorità di vigilanza nella scalata di Unipol a Bnl. (Roma)

    Stante l' indagine 3), io sarei molto cauta, al posto dei dirigenti ds, a definire legale la scalata di unipol a bnl e aspetterei le conclusioni della magistratura, come sarebbe doveroso per una forza politica che dovrebbe stare fuori da questioni giudiziarie e non parteggiare nè per i magistrati nè per gli indagati.

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    Premessa doverosa: per me Consorte, al pari di chiunque altro è innocente fino a sentenza definitiva, a differenza dei finti garantisti centrodestri, che fanno i garantisti solo quando fa comodo a loro e i forcaioli quando gli è utile.

    Detto questo, Consorte è :

    1) imputato nel processo per insider trading nel 2002 nel rimborso di obbligazioni Unipol (Milano)

    2) indagato di concorso nell’aggiotaggio contestato dall’estate scorsa a Fiorani e agli altri «concertisti» di prima linea (il finanziere Gnutti, e gli immobiliaristi Ricucci e Coppola). (Milano)

    3) indagato per aggiotaggio informativo, manipolazione del mercato e ostacolo all'autorità di vigilanza nella scalata di Unipol a Bnl. (Roma)

    Stante l' indagine 3), io sarei molto cauta, al posto dei dirigenti ds, a definire legale la scalata di unipol a bnl e aspetterei le conclusioni della magistratura, come sarebbe doveroso per una forza politica che dovrebbe stare fuori da questioni giudiziarie e non parteggiare nè per i magistrati nè per gli indagati.
    del processo 1 non ne ero a conoscenza (potresti postarmi la fonte?), del 2 non sapevo che avesse ricevuto un avviso per questo (ma cmq mi pacerebbe approfondire). Sul 3, dopo questa notizia non mi pare che si sia continato a parlare difendendo a qualunque costo. Il ragionamento e' un'altro.
    Se consorte ha sbagliato che paghi. Non mi pare che nell'intervista che ho postato ci siano attacchi alla magistratura stile Berlusconi...

  6. #36
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    Citazione Originariamente Scritto da estewald
    del processo 1 non ne ero a conoscenza (potresti postarmi la fonte?), del 2 non sapevo che avesse ricevuto un avviso per questo (ma cmq mi pacerebbe approfondire). Sul 3, dopo questa notizia non mi pare che si sia continato a parlare difendendo a qualunque costo. Il ragionamento e' un'altro.
    Se consorte ha sbagliato che paghi. Non mi pare che nell'intervista che ho postato ci siano attacchi alla magistratura stile Berlusconi...

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...7/unipol.shtml

  7. #37
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    questo e' quello che scrive Scalfari su Repubblica:

    Sul primo aspetto, quello delle due Opa, esiste un tratto unificante e un altro che le fa invece radicalmente diverse una dall'altra.

    Il tratto unificante deriva dalla circostanza che le prime Opa sulle due prede furono lanciate da due banche europee non italiane: la Abn Amro (olandese) su Antonveneta, la Banca di Bilbao sulla Bnl. Ad entrambe si oppose il governatore Fazio con affannato moltiplicarsi di appelli, incontri, incoraggiamenti, affinché si formassero cordate e intervenissero "cavalieri bianchi" a difesa dell'italianità del sistema, passando allegramente sopra alle direttive europee in materia di Opa.

    In ossequio (interessato) alla difesa del tricolore bancario, nacquero due iniziative: si fece largo la Popolare di Lodi per Antonveneta e la Unipol per Bnl. Fazio fece tutto quanto gli era possibile fare per favorire sia l'una che l'altra, manipolando il calendario delle autorizzazioni e chiudendo tutt'e due gli occhi quando "l'italianità" gli suggeriva di chiuderli.

    Qui però finisce il tratto comune e cominciano le differenze tra le due operazioni. Quella promossa da Fiorani si è configurata fin dall'inizio come un'azione truffaldina di manipolazione del mercato, uso di fondi illeciti, ruberie vere e proprie a danno dei depositanti, uso di prestanome e di società offshore e di complici.
    Insomma, come si dice un po' alla greve, un porcaio nel quale Fiorani e soci hanno inzuppato abbondantemente il pane a vantaggio di se stessi oltre che della banca di Lodi della quale da anni avevano fatto il centro delle loro malversazioni.

    Niente di paragonabile è accaduto nell'operazione Unipol. Se ne possono non condividere gli obiettivi e l'adeguatezza delle garanzie, ma sulla liceità dell'operazione nessuno finora ha avanzato dubbi. E del resto l'atteggiamento della Bilbao è stato molto diverso da quello della Abn Amro, penalizzata quest'ultima con ben altra durezza dalle scorrettezze del concorrente e dalla complicità della Banca d'Italia.
    Quando alcuni esponenti dei Ds difendono il diritto del movimento cooperativo a operare sul mercato alla pari con gli altri soggetti economici "nel rispetto delle regole", sostengono dunque una tesi perfettamente legittima, impugnabile solo per ragioni animate da faziosità politica.

    Diverso tuttavia è il caso personale dell'amministratore delegato di Unipol. Risulta dall'inchiesta giudiziaria in corso su di lui che Consorte abbia ottenuto favori personali da Fiorani e lucrato vantaggi illeciti e personali da tali favori. Siamo ancora ben lontani dal rinvio a giudizio e ancor più da un processo vero e proprio, ma queste prime risultanze dovrebbero indurre i dirigenti Ds alla massima cautela e lontananza dal soggetto incriminato.

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    ho visto... sarebbe il caso che Consorte si dimettesse... e penso (e spero) che ci siano pressioni su di lui affinche' lo faccia e segua serenamente i processi nei quali e' coinvolto.

    Leggevo:
    Ma non per la «scalata» alla Banca Nazionale del Lavoro, sulla quale Unipol ha lanciato una Offerta pubblica di acquisto (Opa) da 5 miliardi di euro in attesa dell’autorizzazione della Banca d’Italia. Bensì per la «scalata» azzardata dall’ex Banca Popolare di Lodi (oggi Banca Popolare Italiana)

    mi pare che i nostri difendessero la scalata alla BNL. Le indagini non vertono su questa a quanto leggo, ma su altro. Resta il fatto che questo Consorte ha molte vicende da chiarire con i magistrati. Che lo faccia...

  9. #39
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    Citazione Originariamente Scritto da estewald
    questo e' quello che scrive Scalfari su Repubblica:

    Sul primo aspetto, quello delle due Opa, esiste un tratto unificante e un altro che le fa invece radicalmente diverse una dall'altra.

    Il tratto unificante deriva dalla circostanza che le prime Opa sulle due prede furono lanciate da due banche europee non italiane: la Abn Amro (olandese) su Antonveneta, la Banca di Bilbao sulla Bnl. Ad entrambe si oppose il governatore Fazio con affannato moltiplicarsi di appelli, incontri, incoraggiamenti, affinché si formassero cordate e intervenissero "cavalieri bianchi" a difesa dell'italianità del sistema, passando allegramente sopra alle direttive europee in materia di Opa.

    In ossequio (interessato) alla difesa del tricolore bancario, nacquero due iniziative: si fece largo la Popolare di Lodi per Antonveneta e la Unipol per Bnl. Fazio fece tutto quanto gli era possibile fare per favorire sia l'una che l'altra, manipolando il calendario delle autorizzazioni e chiudendo tutt'e due gli occhi quando "l'italianità" gli suggeriva di chiuderli.

    Qui però finisce il tratto comune e cominciano le differenze tra le due operazioni. Quella promossa da Fiorani si è configurata fin dall'inizio come un'azione truffaldina di manipolazione del mercato, uso di fondi illeciti, ruberie vere e proprie a danno dei depositanti, uso di prestanome e di società offshore e di complici.
    Insomma, come si dice un po' alla greve, un porcaio nel quale Fiorani e soci hanno inzuppato abbondantemente il pane a vantaggio di se stessi oltre che della banca di Lodi della quale da anni avevano fatto il centro delle loro malversazioni.

    Niente di paragonabile è accaduto nell'operazione Unipol. Se ne possono non condividere gli obiettivi e l'adeguatezza delle garanzie, ma sulla liceità dell'operazione nessuno finora ha avanzato dubbi. E del resto l'atteggiamento della Bilbao è stato molto diverso da quello della Abn Amro, penalizzata quest'ultima con ben altra durezza dalle scorrettezze del concorrente e dalla complicità della Banca d'Italia.
    Quando alcuni esponenti dei Ds difendono il diritto del movimento cooperativo a operare sul mercato alla pari con gli altri soggetti economici "nel rispetto delle regole", sostengono dunque una tesi perfettamente legittima, impugnabile solo per ragioni animate da faziosità politica.

    Diverso tuttavia è il caso personale dell'amministratore delegato di Unipol. Risulta dall'inchiesta giudiziaria in corso su di lui che Consorte abbia ottenuto favori personali da Fiorani e lucrato vantaggi illeciti e personali da tali favori. Siamo ancora ben lontani dal rinvio a giudizio e ancor più da un processo vero e proprio, ma queste prime risultanze dovrebbero indurre i dirigenti Ds alla massima cautela e lontananza dal soggetto incriminato.

    Guarda, siccome esiste un'indagine della magistratura di Roma su Consorte per i reati di aggiotaggio informativo, manipolazione del mercato e ostacolo all'autorità di vigilanza nella scalata di Unipol a Bnl, io aspetterei i risultati dell' indagine e dei tre gradi processuali e non mi sbilancerei in merito.
    Ps: di che data è l'articolo di Scalfari?

  10. #40
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    Guarda, siccome esiste un'indagine della magistratura di Roma su Consorte per i reati di aggiotaggio informativo, manipolazione del mercato e ostacolo all'autorità di vigilanza nella scalata di Unipol a Bnl, io aspetterei i risultati dell' indagine e dei tre gradi processuali e non mi sbilancerei in merito.
    Ps: di che data è l'articolo di Scalfari?
    oggi mi pare...
    http://www.repubblica.it/2005/l/sezi...f/scalfff.html

    cmq le accuse sono abbastanza pesanti e il personaggio deve cmq seguire il normale iter delle sua vicende giudiziarie.
    Dividerei le sorti di questo Consorte da quelle dei vertici dei DS, certo io a sapere queste cose avrei avuto toni diversi. La scalata BNL e' l'unica cosa che i DS hanno davvero caldeggiato (ma a livello di sostegno a parole anche perche' non hanno poteri ne' cariche istituzionali per poter agevolare questa operazione).
    Che Fassino abbia parlato una volta a telefono con Consorte non e' che mi sembri un qualcosa di penalmente rilevante. Mi pare che fu lui stesso a far togliere il segreto su quella intercettazione...

 

 
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