
Originariamente Scritto da
estewald
«Aberrante aver già condannato Consorte»
Bersani: sono 4 mesi che Unipol attende il disco verde sull' Opa, è un record mondiale «La Quercia non ha mai legittimato gli immobiliaristi né incoraggiato le speculazioni»
IL CASO UNIPOL-BNL
ROMA - Non fa una piega quando nel suo studio al Botteghino la segretaria entra per consegnargli quel flash di agenzia. E' come se attendesse l' evento e l' avesse messo nel conto. Così Pierluigi Bersani legge la decisione della procura di Roma di iscrivere Giovanni Consorte nel registro degli indagati per la scalata di Unipol alla Bnl. Proprio mentre sta commentando le notizie emerse nell' inchiesta di Milano su Antonveneta, le storie sui conti bancari del presidente della compagnia assicurativa. «Non possono essere degli articoli di giornale e nemmeno un avviso di garanzia a determinare vicende di così enorme rilievo. Garantiamoci un minimo di garantismo. Rispetto a quanto gli viene addebitato Consorte avrà pure il diritto di spiegare, di contestare. In una parola, di difendersi. Partire con il presupposto che sia stata già emessa una sentenza di condanna è aberrante». Ed è chiaro il messaggio del dirigente diessino. Consorte non si deve dimettere, «deciderà lui come meglio comportarsi, ma non vedo come un' iscrizione nel registro degli indagati possa mettere in discussione un' operazione che ha ben altri criteri di giudizio». Bersani difende Consorte e l' Opa di Unipol anche rispetto ai tanti che nello stesso mondo della sinistra - da Fausto Bertinotti a Giuliano Amato, passando per Franco Bassanini e Vittorio Foa - esprimono perplessità sull' operazione: «Io invece sono convinto che la motivazione industriale abbia fondamento, che l' idea di bancassurance sia buona». Perciò contesta anche la tesi di Carlo De Benedetti, secondo cui la scalata di Unipol è «un' operazione di potere lontana da logiche di mercato». «Ma quelli mica mettono i soldi se il business non li convince. E pensare che lo facciano per logiche di potere è inimmaginabile». Magari lo fanno per aiutarvi nella scalata al potere. «Queste sono fantasmagorie». Fassino sostiene che stanno tentando di impedire l' Opa rossa. «Non credo ai complotti, ma sono quattro mesi e mezzo che l' Unipol attende il disco verde. E' un record mondiale. Allora poche storie: l' Unipol ha diritto a una risposta, positiva o negativa che sia». Il fatto che Consorte sia indagato lo considera una risposta? «La magistratura deve andare avanti, ma le autorità di controllo devono svolgere il loro ruolo. Vedo invece preoccupato fattori che turbano un' operazione industriale». Avanti, lo dica: sono i «poteri forti». «Ho riflettuto a lungo su questo tema. In futuro immagino, spero, sogno un' Italia dove non ci siano pregiudizi. In più confido che la politica sappia dare una risposta alla crisi che sta emergendo: dopo i crac Cirio e Parmalat, ci mancava questa. E siccome il Paese non può scaricare tutto sulla giustizia, la politica deve saper dare una risposta. C' è ancora la possibilità di varare una buona riforma del risparmio in Parlamento. Noi siamo pronti a collaborare». E a chiedere le dimissioni di Fazio? «Certo. Da tempo il governatore di Bankitalia avrebbe dovuto farlo, e sarebbe auspicabile un suo soprassalto di sensibilità. Ma c' è un' altra questione, che riguarda l' informazione. Il Paese vivrà mesi difficili durante i quali bisognerà fare attenzione e distinguere tra quanto può avere rilevanza penale o meno. Perché il rischio è che un' informazione distorta possa portare attorno ai misfatti un alone di percezione di crisi sistemica, che non possiamo permetterci». Così parlavano i democristiani nel ' 92. «Io riprendo l' editoriale scritto da Monti sul Corriere e vorrei far capire che c' è un' Italia onesta. Attenzione, il buon nome del Paese non è solo affidato a una giusta azione della magistratura: ci sono banche che funzionano e c' è una politica che funziona». Intanto tornano a tintinnare le manette. «Non voglio credere che ci sia un ritorno alle manette facili degli anni Novanta. Se la magistratura ha deciso di arrestare Fiorani, presumo l' abbia fatto per impedire il protrarsi di reati. Da quanto si legge saremmo in presenza addirittura di un' associazione a delinquere. Però la cautela è d' obbligo, perché i reati contestati devono essere confermati». D' Alema questa estate difese i nuovisti del capitalismo, a cominciare dagli immobiliaristi. E' stato un errore? «Noi non abbiamo mai legittimato gli immobiliaristi, né li abbiamo mai visti. E contesto che abbiamo mai incoraggiato o appoggiato logiche speculative. Anzi, a un convegno degli industriali dissi che volevo sapere da dove prendevano i soldi e perché non pagavano le tasse. Ma fino a prova contraria sono cittadini liberi. Quanto al sistema capitalistico italiano sappiamo che è asfittico, e alla convention ds di Firenze ho detto che noi saremo con chi ci prova, con chi investe nel sistema, rispettando le regole. Certo non è con l' intermediazione finanziaria che si rilancia l' Italia». E' l' inizio di una nuova Tangentopoli? «La storia non torna mai indietro. Per ora non è emersa una sistematica collusione tra politica e affari». E chi è quel Bersani che compare tra i «soliti clienti» della Bpi? «Sicuramente non io. Siamo arrivati a giocare sulle omonimie. Si faccia attenzione: il buon nome non è merce commerciabile». Cos' è: un indizio a sostegno della tesi che contro i Ds è in atto un complotto? «Non vedo complotti. Magari c' è chi, in politica come nel mondo finanziario, coglie l' occasione e mena sui Ds. Ma se penso all' estate, passata a difenderci dall' accusa di tramare, e i successivi sondaggi... Ci abbiamo guadagnato. E c' è un motivo: l' opinione pubblica ha capito che erano cose improbabili. Quando i fatti dicono che il milieu nel quale sono avvenute certe cose non è il nostro, ma i giornali continuano a darci dentro...». E se invece tra voi e quel milieu c' e stato un avvicinamento? Se di lì ha preso origine quella che il centrista Tabacci ha definito la «bicamerale della finanza» per la scalata al potere economico? «Quando si parla di personaggi come Chicco Gnutti, per esempio, bisogna capire che il mondo finanziario è un club ristretto, e in quel club tutti si incontrano e fanno affari. E' un club che dagli anni Novanta si è reso autonomo dalla politica. Insomma, io non credo ai complotti ma nemmeno agli inciuci. C' è solo business». Nel quale voi non c' entrate? «Noi non facciamo scalate. E che ci venga attribuito un ruolo nella cooperazione è falso. Il collateralismo è finito. Ma appena abbiamo chiesto per le coop pari opportunità, siamo stati trascinati nel gorgo». Cossiga ritiene che dietro questa vicenda si nasconda una resa dei conti tra voi e la Margherita nella guerra di potere. «Le polemiche tra noi e i Dl nascono da un pregiudizio antico sul rapporto tra i Ds e il mondo cooperativo. Ma non è una resa dei conti, semmai una competizione. Poi, certo, ci sono accenti forti, che hanno fatto emergere posizioni non collimanti». Al punto che Parisi questa estate sollevò il tema della questione morale... «E reagimmo. Ritenemmo inaccettabile che ci venisse attribuito un coinvolgimento sulle scalate bancarie. Un conto è tenere alta l' attenzione sulla moralità, altra cosa è brandire quel tema nella battaglia politica. Si toccano corde molto delicate». Si ritorna al concetto della vostra «diversità»? Ferrara sul «Foglio» ha scritto che «i quattrini di sinistra non sono quattrini». «No, no. Se i quattrini sono regolari sono quattrini e basta. Quanto al rapporto tra la politica e i soldi, penso al sistema americano. Lì è noto che alcuni settori industriali stanno mediamente con i repubblicani e altri con i democratici. Cominciamo a leggere così anche l' Italia. E diciamolo: il mondo della cooperazione è mediamente orientato verso il centro-sinistra. Va bene?». Francesco Verderami «BUSINESS» Per Bersani, quando si parla di personaggi come Gnutti, «bisogna capire che il mondo finanziario è un club ristretto, e in quel club tutti si incontrano e fanno affari» Politica e finanza Sul rapporto tra politica e finanza, secondo Pierluigi Bersani, responsabile per i Ds del programma, bisogna pensare «al sistema americano. Lì è noto che alcuni settori industriali stanno mediamente con i repubblicani e altri con i democratici. Cominciamo a leggere così anche l' Italia». E «se i quattrini sono regolari sono quattrini e basta» LE DIMISSIONI DI FAZIO Da tempo il Governatore di Bankitalia si sarebbe dovuto dimettere. Ora ritengo auspicabile un suo soprassalto di sensibilità LA QUESTIONE MORALE Un conto è tenere alta l' attenzione sulla moralità, altro è brandire il tema. Tra noi e i Dl nessuna resa dei conti ma competizione Non può essere un avviso di garanzia a determinare vicende di così enorme rilievo Non c' è ancora una sentenza serve un minimo di garantismo L' Esponente Ds e gli scenari del Caso Unipol
Verderami Francesco
dove dice che "l'intrusività della magistratura è eccessiva"?
C'e' qualcuno in questo forum la cui parola valga meno di quella della pulzella d'Orleans?