
Originariamente Scritto da
morena
L'unica clonazione è quella dei ciarlatani
di ALESSANDRO GNOCCHI
IL CASO HWANG
Il genio delle staminali, il sudcoreano Hwang Woo-Suk, è un truffatore:
ha ammesso di aver falsificato i risultati delle ricerche che sembravano aprire nuove prospettive terapeutiche per molte malattie incurabili. (...)(...) Se non ci fosse di mezzo la vita umana, ripercorrere le tappe della carriera di Hwang potrebbe anche essere divertente, oltre che istruttivo. Nella storia del ricercatore di Seul s'intrecciano infatti megalomania, nazionalismo, spavalderia e folklore. Purtroppo non c'è niente da ridere. Hwang, in una recente conferenza aBologna, le aveva sparate grosse: «Le mie staminali cureranno lesioni spinali, diabete, malattie del sangue, Aids. Le immunodeficienze in genere, le malattie neuro-degenerative, il Parkinson, l'Alzheimer, il morbo di Lou-Goerig». E quando? Tra un secolo? No, «entro 5-10 anni». Non ci vogliono molte parole per descrivere le speranze alimentate da simili promesse. La malattia fa paura. A tutti. Tutti, o quasi, abbiamo negli occhi l'agonia di qualche parente o amico rapito da un male assassino. Per non dire di chi lotta in prima persona per salvarsi. Hwang ha annunciato il miracolo scientifico: vinceremo il dolore. Non funziona così, non basta schioccare le dita per sconfiggere la morte. Era una menzogna. Pochi però l'avevano capito subito.
Nel maggio 2005, l'autorevole "Science" pubblica un articolo in cui Hwang annuncia la creazione di staminali "su misura". La ricerca è accolta come una autentica «pietra miliare». Ci cascano quasi tutti, come forse è inevitabile. Nessuno però si sogna di aspettare ulteriori verifiche prima di aprire bocca. In Italia, la notizia finisce al centro del dibattito sul referendum (di giugno) relativo alla fecondazione assistita. Per i sostenitori del "Sì", in assoluta buona fede, è la prova che fermare la scienza è un grave errore. Secondo il genetista Edoardo Boncinelli, ad esempio, è impossibile non vedere le «esaltanti prospettive » aperte dal sudcoreano. Hwang diventa una star. In patria è un eroe. Sulla stampa occidentale (Stern e Time) circolano alcuni ritratti grotteschi. Hwang non riposa mai. Lavora 140 ore alla settimana, senza sosta. Non ha una casa perché non gli serve; è sempre in ufficio. La gente lo ama. Gli spedisce biglietti, ringraziamenti, regali. Lo aiuta ad abbellire il laboratorio con gigantesche orchidee. Lui rivela di essere circondato da guardie del corpo perché «perseguitato da fanatici religiosi ». Sospetta perfino che l'invidioso dittatore nordcoreano Kim Jong-Il voglia rapirlo. Peggio, ucciderlo. Nel frattempo, il governo di Seul gli assegna un finanziamento pari a 26,5 milioni di dollari. Nel febbraio 2005, la Corea gli dedica anche un francobollo: nell'immagine si vede un uomo in sedia a rotelle che si alza per fare finalmente una bella passeggiata. Hwang gira il pianeta. Tutti vogliono conoscere le sue scoperte. Lui, proprio in Italia, dichiara che forse avrebbe potuto salvare lo sfortunato attore Christopher Reeve, il Superman del grande schermo. Il 3 agosto 2005, Hwang ottiene un altro successo: è il papà di Snuppy, il primo cane clonato (invenzione dell'anno, secondo Time). Quando il trionfo sembra assoluto, iniziano i guai. In novembre partono le prime insinuazioni: i dati del famoso articolo sarebbero falsi. Ci sono dubbi anche su Snuppy. Secondo gli esperti, la sconfessione di Hwang rischia di mettere in discussione la credibilità di questo tipo di studi (e soprattutto i finanziamenti ad essi destinati). L'ex candidato Nobel della Corea non ritirerà il premio ma ha raggiunto il suo obiettivo. Passerà alla storia. Per aver provocato un danno incalcolabile alla scienza.
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