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Discussione: Ci eravamo tanto amati

  1. #41
    ABDUL KARIM
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    Citazione Originariamente Scritto da Gianmario
    Il problema è che respingi Romualdi ed incensi i negri e Che Guevara, ecco qual è il problema!
    Pensa a leccare bene il culo dello Zio Sam !

    Per i veri fascisti Romualdi viene sempre prima !

  2. #42
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    Un simpatico testo...

    Attilio Giordano
    Gladio, la spada americana sull’Europa,
    Il Venerdì,
    8/7/2005

    Roma. Quando nel 1990, Giulio Andreotti decise di rivelare l’esistenza di Gladio, la rete occulta della Nato, il generale Vito Miceli, ex capo del Sid, il servizio segreto militare, sbottò: "Sono andato in carcere piuttosto che rivelare l’esistenza di questa organizzazione, e ora Andreotti va a parlarne in Parlamento…".
    Lo ricorda Daniele Ganser, ricercatore svizzero, docente di Storia a Zurigo presso il Centro per gli studi sulla sicurezza (Css) dell’Istituto federale di tecnologia, nel suo Gli eserciti segreti della Nato, da oggi nelle librerie. Un libro documentatissimo che racconta, con capitoli inediti, cosa fu Gladio negli stati democratici dell’ Europa occidentale. Dell’Italia, grazie a commissioni parlamentari e inchieste giudiziarie, alcune cose sappiamo. Ma sappiamo solo per quel gesto, ancora tutto da interpretare, del senatore Andreotti, il quale avviò un domino che dilagò in un’ Europa altrimenti silenziosa. Solo Francesco Cossiga rivendicò "orgoglioso e felice" l’appartenenza all’organizzazione.
    Ma lo scandalo scoppiò a cascata: i greci riconobbero la loro Gladio complice del golpe dei colonnelli, i tedeschi scoprirono che anche ministri socialisti avevano coperto la loro organizzazione, i belgi garantirono nuove indagini. La Francia fu più chiusa: la sua Gladio era cosa vecchia. Falso. Gladio prosperò in Francia (Piano blu), in Spagna (anche dopo Franco), in Portogallo, persino in Olanda, Finlandia, Norvegia, Svezia e nella neutrale Svizzera. E fu al centro delle cose. In Francia si schierò con l’Oas, i terroristi anti-indipendenza, contro De Grulle ai tempi dell’Algeria. In Spagna continuò a dare asilo ai militanti neri di tutt’Europa.
    In Italia collaborò a due falliti golpe: quello di Giovanni De Lorenzo )(il Piano Solo, del 1964), poi ridicolizzato come un gioco di nostalgici, e quello di Junio Valerio Borghese nel 1970, bloccato all’ultimo da Nixon, sostiene Ganser. Insomma, il servizio segreto militare rispondeva alla Cia e non al parlamento, documenta l’autore.
    Aldo Moro, messo davanti a questa "sovranità limitata" con brutalità, durante un viaggio in Usa, "si ammalò e meditò di ritirarsi dalla politica per sempre". Non lo fece. E sappiamo come finì: secondo Ganser (tesi non nuova), venne ucciso da br largamente infiltrate da servizi italiani e stranieri. Il br Alberto Franceschini parlò di un ufficiale dei Carabinieri che gli disse: "Voi siete come un fiume straripato, noi ci limitiamo a costruire dighe e argini per fare in modo che il fiume vada dove vogliamo noi".
    In Francia Gladio riuscì a creare la scissione sindacale tra Force Ouvrière (moderata) e la Cgt, dominata dai comunisti. Riuscì a influenzare l’opinione pubblica contribuendo a far svanire un partito comunista dopo la guerra maggioritario. Persino gli attentati a De Grulle ebbero sostegno in quelle strutture.
    Dietro, non al sola America, ma anche un Regno Unito legato a una mai tramontata idea del predominio anglosassone, realizzata anche attraverso le massonerie, in disprezzo – fuori dai confini nazionali – delle regole democratiche tanto care a casa. Ricorda ancora Ganser come fu Gelli a sintetizzare: "Il fatto che il Pci, in tutti questi anni, non sia riuscito ad andare al potere è merito di Gladio". Lo diceva, ovviamente, con orgoglio
    .

  3. #43
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    Citazione Originariamente Scritto da ABDUL KARIM
    Per i veri fascisti Romualdi viene sempre prima !
    Non è una questione di chi sia vero (perché, si può essere falsi fascisti?! ) fascista, né chi venga prima o dopo... E' questione di dire le cose come stanno...

  4. #44
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    Altre due risate...


    "Il giorno dello sciacallo", famoso romanzo di Frederick Forsyth
    L'opera è molto più bello del film che ne trasse il regista Zinnermann

    Una montagna di dollari per uccidere De Gaulle

    di CORRADO AUGIAS

    «Fa freddo a Parigi, alle sei e quaranta di mattina in una giornata di marzo, e il freddo sembra ancor più intenso quando sta per essere giustiziato un uomo. L’11 marzo 1963, a quell’ora, nel cortile principale di Fort d’Ivry, un colonnello dell’aviazione francese era in piedi davanti a un palo conficcato nella ghiaia gelida e mentre gli legavano le mani fissava con incredulità sempre meno evidente il plotone di fronte a lui, a una ventina di metri...». E’ l’attacco de Il giorno dello sciacallo uno dei più grandi thriller mai scritti, grande nel senso dell’abilità del suo svolgimento, grande anche perché rappresenta il capostipite di tutta una serie di altri romanzi d’avventura e di spionaggio centrati sull’idea di un risolutivo omicidio politico. Il romanzo di Frederick Forsyth uscì in lingua originale nel 1971, in italiano (Mondadori) pochi mesi dopo, nel 1972, più o meno trent’anni fa. L’ho riletto nei giorni scorsi, il tempo trascorso da allora non ha scalfito nemmeno un po’ l’implacabile congegno del suo intrigo a proposito del quale sento di dover fare una vergognosa confessione personale. Quando lo lessi per la prima volta, appunto trent’anni fa, fui preso a tal punto dalla storia che, unica occasione nella mia vita, mi detti malato al posto di lavoro per poterlo finire. Semplicemente non riuscivo a staccare gli occhi dalla pagina, cosa che non mi succedeva più dai tempi in cui, adolescente, leggevo Salgari.

    Che cos’ha di così straordinario questo romanzo? Vediamo se sono capace di rispondere a questa domanda. Siamo nel 1963 e, per dirla con le parole dello scrittore: «Durante la seconda metà di giugno e per tutto il mese di luglio, la Francia fu travolta da un’ondata di delinquenza senza precedenti, mai più ripetuta da allora in poi». Che sta succedendo? Siamo soltanto a pagina 59, non svelo niente di decisivo se dico che un gruppo di ufficiali dell’OAS (Organisation de l’Armée Secrète) sta mettendo insieme la spaventosa somma di mezzo milione di dollari (siamo, ripeto, nel 1963) per pagare il miglior assassino professionista che circoli in Europa. Il suo soprannome è: sciacallo. Il compito: assassinare il presidente francese, generale de Gaulle. Da quattro anni l’uomo che ha comandato, dall’estero, la resistenza al nazismo durante la guerra siede all’Eliseo. Non solo, dispone dei poteri che la nuova costituzione di tipo presidenziale da lui voluta e disegnata, gli concede. Con quei poteri sta cercando tra l’altro di mettere fine al conflitto d’Algeria diventato crudele, sanguinoso e inutile; ma per gli uomini dell’Oas l’uomo sta semplicemente cercando di svendere, per incapacità politica e viltà militare, ciò che resta dell’impero francese. Quell’uomo quindi dev’essere ucciso.
    Naturalmente l’Oas è infiltrata da numerosi agenti del servizio segreto (Sdece) e il capo del servizio, il generale Guibaud, sa molte cose. Sa per esempio che i tre uomini di punta dell’Oas hanno affittato un intero piano in un hotel romano molto costoso dalle parti di via Condotti e lì vivono rinchiusi protetti da un gruppo di agenti armati. Sa che dopo il fallito attentato di due anni prima, quando il Generale riuscì a salvarsi solo grazie alla sua Citroën “DS 19” e all’abilità del suo autista, è in piedi un nuovo tentativo di eliminare il presidente che sta cambiando faccia alla Francia. Sa che può contare su un gruppo di uomini molto ben preparati e fedeli sa anche che, in linea generale, il servizio che comanda è uno dei più efficienti del mondo insieme a quello israeliano. Migliore certo dei servizi segreti americani che infatti, nell’autunno di quell’anno, in un momento di “distrazione” permetteranno a un criminale isolato e mezzo squilibrato di uccidere il presidente Kennedy.

    Sotto di lui c’è il colonnello Rolland, responsabile del Servizio d’azione. E’ stato lui a interpretare la bobina registrata in cui un ex parà, dopo essere stato massacrato nei sotterranei del servizio, ha lasciato filtrare dalla labbra tumefatte che c’è un uomo biondo, uno straniero, chiamato “lo sciacallo”, che sta per attentare al presidente.
    Poi c’è il presidente, l’uomo alto dal grande naso, che sta cercando ridare alla Francia la “grandeur” perduta prima con la disfatta del 1940, poi in Indocina, infine nei vicoli della casbah di Algeri. Messo al corrente di ciò che i servizi hanno saputo, il generale rende subito chiaro che lui non annullerà nemmeno in impegno, non diserterà nemmeno una riunione o una cerimonia all’aperto e che nemmeno una parola sul complotto dovrà filtrare all’esterno.

    Infine c’è lo sciacallo che è di nazionalità inglese, ha già fatto sporchi lavori del genere in giro per il mondo, è educato, benestante, gelido, abituato a programmare lungamente il lavoro calcolando ogni minima variante, ogni possibile contrattempo. Tutti? Tutti. Con quella montagna di denaro pensa di mettersi a posto “for the rest of his days”.

    Queste essendo le premesse ambientali e politiche che conosciamo nella prima metà del romanzo, può partire nella seconda metà (sottotitolo Anatomia di una caccia all’uomo) l’intreccio che è, si potrebbe dire, a doppia elica: da una parte l’avvicinamento dello “sciacallo” al suo obiettivo, dall’altra l’inseguimento del commissario Claude Lebel, il miglior agente investigativo di Francia, a un uomo di cui per il momento egli tutto ignora salvo il soprannome.

    Su questa parte del romanzo non dirò ovviamente una parola, salvo un particolare tecnico sul modo in cui la “doppia elica” è costruita. Prima però devo dire due parole sull’autore che aiutino a capire perché il romanzo è strutturato in quel certo modo che sarà in seguito ampiamente imitato. Frederick Forsyth è nato nel 1938 in Inghilterra, nel Kent, da agiati genitori borghesi, ha fatto il servizio militare in aeronautica, è sposato, ha bambini. Soprattutto è stato giornalista, corrispondente per l’agenzia di notizie Reuters prima da Parigi poi da Berlino est. Prima di cominciare a scrivere romanzi il suo lavoro più impegnativo è stato un réportage dal Biafra (The Biafra Story). Di quella tragedia (1967) ha detto una volta: «Si trattava di un popolo che, a un tratto, aveva deciso di alzare la testa. Quando i bambini cominciarono a morire di fame, e a morire a migliaia, la stampa mondiale arrivò con le cineprese. Parlò della situazione come si parla di solito di una catastrofe naturale, di un terremoto. E ignorò l’essenziale: l’annientamento di un’intera nazione, il genocidio...». Infatti colpì nel suo saggio sull’argomento la straordinaria partecipazione agli eventi, il tocco umano in una vicenda che stava diventando uno dei consueti circhi mediatici sul terzo mondo fatti per la gran parte da puro rumore.

    Cito il precedente giornalistico perché i lunghi anni di mestiere, di osservazione sul campo, di inchiesta dal vero, si vedono molto bene nei suoi romanzi. Ne Il giorno dello sciacallo ci sono pagine e scene dove la suspense è raggiunta proprio attraverso la descrizione minuziosa di particolari tecnici o militari che in seguito solo l’americano Tom Clancy, soprattutto nei thriller d’ambientazione marinara, riuscirà ad eguagliare. Faccio l’esempio dell’arma con cui l’assassino intende eseguire il suo incarico. Per ben tre volte l’autore torna sull’argomento spiegandoci per filo e per segno come una normale carabina possa diventare uno strumento di micidiale precisione e, soprattutto, riuscire ad entrare, opportunamente smontata in una “struttura tubolare”. E perché ci sia bisogno di una struttura di quella particolare forma il lettore scoprirà, non senza sorpresa, solo nelle ultime pagine.

    Quella che ho chiamato “doppia elica” consiste essenzialmente in questo: Forsyth assegna al lettore una posizione “semidivina” nel senso che in ogni momento chi legge conosce la posizione dell’inseguito e quella degli inseguitori. Sa quando si sfiorano, quando o l’uno o gli altri si perdono lungo una falsa pista, quando i segugi segnano un punto a loro favore, quando l’assassino riesce, con uno scarto repentino, a sfuggirgli avvicinandosi all’obiettivo. Chi legge insomma ne sa molto di più di qualunque personaggio coinvolto nell’azione e questo espediente narrativo noto in inglese come “dramatic irony” gli dà ovviamente modo di partecipare con straordinaria e “panoramica” intensità all’azione che si svolge sotto i suoi occhi. Preda e segugi attraversano mezza Europa e un bel pezzo di Francia fino alla tappa finale, fino alla circostanza che, capiamo, lo “sciacallo” fin dall’inizio aveva scelto. Tutti i pezzi di colpo si incastrano uno nell’altro proprio come le varie componenti di quella micidiale carabina che sta per entrare in azione quando....qui mi devo fermare con un’ultima forse pleonastica avvertenza. Chi avesse visto il film omonimo realizzato nel 1973 da Fred Zinnemann con Edward Fox nella parte del killer e pensasse con questo di aver esaurito il suo debito con Forsyth, si ricreda. Il romanzo è molto, molto più bello.

    (12 agosto 2003)

  5. #45
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    Alcuni emissari dell’organizzazione terroristica francese erano in Italia nei giorni in cui Mattei sapeva di essere un obiettivo privilegiato della CIA, il servizio segreto americano, in stretto rapporto con l’OAS, grazie a Richard Bissel, vicedirettore del controspionaggio USA. Dal giorno del fallito attento contro la sua persona, Mattei continua a ricevere minacce di morte. Ne parla anche con sua moglie, Greta Paulas, che un giorno lo vede piangere. Per questo, negli ultimi tempi, non fidandosi degli uomini del SIFAR, il servizio segreto militare italiano, che pure muoveva a suo piacimento, Mattei aveva formato un proprio piccolo esercito di difesa personale, composto da ex partigiani, quasi tutti comunisti, che vegliavano giorno e notte sulla sua incolumità, ma nulla poterono contro la morte che attendeva il presidente dell’ENI nei cieli della Val Padana. Il 27 ottobre 1962 Mattei muore in quello che per anni e anni è stato ufficialmente considerato come un fatale incidente aereo. Oggi sappiamo che Mattei, Mc Hale e Bertuzzi sono stati assassinati. Ma non sappiamo ancora da chi? La mafia su mandato dei grandi petrolieri americani? L’OAS in accordo con la CIA e quindi con l’avallo della nostra "intelligence"?
    Oppure per il delitto Mattei, un vero delitto di stato, va seguita una pista tutta italiana?

  6. #46
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    Da l'Europeo...

    LE ISTRUZIONI AGLI AGENTI
    Il terrorismo che da sei anni a questa parte porta lutti e caos nell'Europa occidentale ( e in Italia in particolare ) ha avuto negli uffici dell'Aginter Prese il suo cervello ideologico e la sua base operativa. L'agenzia di stampa portoghese era semplicemente la copertura per le "azioni" di ogni genere (infiltrazioni, sabotaggi, attentati, manifestazioni violente, e così via) che i suoi agenti compivano in Italia, Germania, Francia, Grecia. Di questa "copertura" le prove sono molte. Esplicitamente, in un documento che abbiamo trovato nel carcere di Caxias, è scritto: " Regola di copertura: ogni membro deve rispettare la regola di copertura nel campo in cui esercita la sua azione ( esempio: giornalismo per l'Aginter Presse)".
    L'agente tipico, dunque, aveva un doppio volto: quello ufficiale, per lo più addetto alle informazioni, alla stampa e alla propaganda e quello segreto di terrorista. In ambedue i casi egli seguiva Lisbona un vero e proprio corso, articolato in lezioni teoriche ( impartite personalmente da Guérin Serac) e in lezioni pratiche ( impartite da uomini che provenivano dall' OAS). A caxias abbiamo potuto fotografare tutte le lezioni dattiloscritte del corso pratico per l'agente dell'OACI (Organizzazione armata contro il comunismo internazionale), che era il braccio armato e segreto dell'Aginter Presse. E' un vero e proprio manuale del terrorista che assume particolare interesse oggi, nel m omento in cui (come per gli attentati di Savona) si torna a parlare di una centrale internazionale della sovversione in Europa. Ecco, divisi per argomento, i punti salienti delle lezioni impartite a centinaia di terroristi europei.

  7. #47
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    Nel 1947 il ministro degli interni francese Edouard Depreux rivelò l'esistenza di un esercito segreto stay-behind in Francia, dal nome in codice "Plan Bleu". L'anno seguente, venne creato il "Comitato Clandestino dell'Unione Occidentale" (WUCC), per coordinare la guerra segreta non ortodossa. Nel 1949 il WUCC viene integrato nella NATO, il cui quartier generale viene stabilito in Francia, con il nome di "Clandestine Planning Committee" (CPC). Nel 1958 la NATO fonda il Comitato Clandestino Alleato (ACC) per coordinare la guerra segreta. Quando la NATO stabilisce il nuovo quartier generale europeo a Bruxelles, l'ACC, con il nome in codice SDRA11, viene nascosto all'interno del servizio segreto militare belga (SGR), che ha il suo quartier generale vicino a quello della NATO.

    L'illegale Organisation de l'Armée Secrète (OAS) viene creata con membri della stay-behind francese e ufficiali della Guerra francese in Vietnam. Nel 1961 l'OAS inscenò un fallito colpo di stato ad Algeri, col supporto della CIA, contro il governo De Gaulle.

    Le reti La Rose des Vents ("Rosa dei venti") e Arc-en-ciel ("Arcobaleno"), erano parte di Gladio. Secondo voltairenet.org, François de Grossouvre era il capo di Gladio in Francia, fino al suo presunto suicidio avvenuto il 7 aprile 1994. Il capitano Paul Barril, assieme ad altri, sostiene che venne assassinato.

  8. #48
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    Cmq, per i sostenitori dell'OAS, consiglio l'italianissima "Stay behind"... http://www.stay-behind.it/stay.htm


  9. #49
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    3 gennaio 1962

    In Algeria, continuano gli eccidi provocati dall’Oas, con centro ad Orano e Bona. Il governo provvisorio fornisce la cifra di 127 vittime che diventano 252 a metà mese.

  10. #50
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    1 febbraio 1962
    L’Oas compie 7 attentati a Parigi

 

 
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