Polverini presunta finiana è la più anti-finiana di tutti
Gli ex An in festa ghignano: «La vera candidata di Fini? È la Bonino»
Ieri è stata ricevuta con tutti gli onori a palazzo Grazioli da Berlusconi che gli ha promesso un comizio insieme. Mentre nel suo comitato elettorale la battuta va già forte: «La vera candidata di Fini, la vera finiana è la Bonino». Don Paolo che benedice il quartier generale di Renata Polverini di via Imbriani, la recita del Padre Nostro, Renata che esibisce, per la foto di gruppo tra Gasparri e Bonaiuti – arci-nemici di Fini – un crocefisso da mezzo metro come un Templare sotto le mura di Gerusalemme; sommando il tutto ai no a cambiare la legge 40 sulla fecondazione, al biotestamento, al riconoscimento delle coppie gay, l’incantesimo è rotto: l’icona mediatica di Polverini «candidata di Fini» è andata in pezzi.
Non è una novità che su tutti i temi etici che hanno caratterizzato la rupture di Fini con la vecchia destra, la Polverini si collocasse all’opposto dell’ex capo di An.
Che Renata la pensasse come i colonnelli di An che nel referendum del 2005 sconfessarono Fini e, via via, hanno preso le distanze da tutte le svolte laico-repubblicane del presidente della camera si sapeva. Ma che, dopo tutto il lavoro di Fini per farle ottenere la candidatura a governatore, lei si caratterizzasse fin dalle prime battute della campagna elettorale in modo così ostentatamente anti-finiano, con tanto di pubblico sfoggio di liturgie e simboli religiosi, questo sì è stato un fatto nuovo: foriero di altre brutte sorprese e delusioni per Fini.
Tutta la vecchia An dei berluscones che contesta Fini e che puntava su cavalli considerati più affidabili della segretaria dell’Ugl (Alemanno spingeva per il senatore Augello, abile e potente trait d’union tra lui e Storace, Gasparri su Fabio Rampelli) s’è ricompattata alla velocità della luce attorno alla Polverini un attimo dopo il via libera di Berlusconi alla fragile finiana: in men che non si dica i colonnelli nazionali e locali hanno circondato Renata, si sono spartiti correntiziamente ogni spazio in vista della conquista delle poltrone regionali e l’hanno di fatto commissariata. È scattato un patto ferro tra gli storici avversari Alemanno- Gasparri, i cui dioscuri e eterni rivali Augello e Rampelli hanno assunto il controllo del comitato elettorale Polverni.
Augello, borghese di formazione rautiana, ex assessore al bilancio e uomo forte di Storace alla regione, già boss della campagna per Alemanno sindaco è metà del motore elettorale. L’altra metà è Rampelli: ingegnere, mondiale di nuoto azzurro, inventore dell’associazionismo e dell’ecologismo di destra, gestirà i rapporti col terzo settore, ma anche con sindacati e imprese.
I risultati dell’azione congiunta Gasparri- Alemanno già si vedono: in poche ore dell’immagine della Polverini finiana, quella del possibile sfondamento a sinistra teorizzato da Fini e dagli intellettuali di Fare- Futuro, s’è persa traccia: di “trasversale”, in casa Polverini, resta forse il marito, ex sindacalista della Cgil.
Nonostante le rassicurazioni di Renata («Non ci sarà nessun polo nero») gli apparentamenti con Storace, Santanchè e gli “agnostici” dell’Olocausto alla Romagnoli (Fiamma tricolore) si faranno. L’Udc storce il naso, ma in nome della catto-Polverini, anti-finiana doc, il boccone sarà digeribile.
Del resto anche Comunione e Liberazione tifa Renata. Lady Alemanno, Isabella Rauti, che sarà candidata e forse assessore, è ciellina da qualche anno e anche il marito sindaco di Roma, potenza delle mogli, s’è avvicinato al movimento. Insomma, tutti i pezzi tornano al loro posto, Polverini in testa. Tutto torna. Tranne che per Fini.
Francesco Lo Sardo
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