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    Predefinito Quella socialista della Polverini

    Tutti pazzi per Renata Polverini. Davvero?

    da Camelotdestraideale.it



    Al sottoscritto, Renata Polverini non piace affatto. E per una semplice ragione: continua ad avere posizioni vetero-missine sulle questioni economiche. Posizioni, cioè, di “sinistra”.

    Prova ne sia ciò che ha dichiarato - tempo fa - in un’intervista a Giancarlo Perna. Questi le chiese: “E’ liberista o socialista?”; e la Polverini ebbe a rispondere:

    “Liberista, mai. Sono per un socialismo buono e una migliore distribuzione della ricchezza. La redistribuzione capitalista è una favola. Favorisce speculazioni finanziarie e rendite incontrollate”.

    Fausto Bertinotti, Oliviero Diliberto o Guglielmo Epifani avrebbero risposto allo stesso modo.

    Detto questo, siccome su Fare Futuro Web Magazine è apparso un articolo che la riguarda, dal titolo: “Tutti pazzi per Renata (e le sue buone idee)”; e siccome su questo blog sono piovuti diversi commenti contro la sindacalista dell’Ugl e le sue posizioni “socialiste” (e a diecine ne sono stati cancellati, perché contenevano insulti troppo forti), allora il sottoscritto ha deciso di dare un minimo di “visibilità” a questo malcontento, perché proviene dai cittadini-elettori (che sono molto più importanti degli intellettuali, veri o presunti, che scrivono su riviste o quotidiani).

    arlecchino scrive (novembre 9, 2009 alle 6:15 pm):

    “La Polverini farebbe meglio ad andare a chiedere il voto a Rifondazione Comunista e al PD. E’ una vergogna che questa scaldapoltrona comunista del sindacato venga a chiedere voti al centrosdestra”.

    gundam scrive (novembre 12, 2009 alle 11:15 pm):

    “Nulla di peggio dei sindacalisti. Sanno solo rubare ai lavoratori incassando mazzette da confindustria, dopodichè eccoli che i partiti offrono loro la poltrona dove si distinguono da par loro, vedi Del Turco. Prima c’era solo la sinistra che faceva questo scempio. Ma chi diamine nel PdL ha aperto le porte a gentaglia come la Polverini?”.

    michele scrive (novembre 15, 2009 alle 6:13 pm):

    “Mi associo. La PdL ha già problemi con altri candidati vedi Cosentino. Andare a tirare dentro una sindacalista che continua a chiedere di tassare il risparmio delle famiglie è un insulto verso gli elettori di centro destra. Ma che si iscriva nelle liste del Pd o di Rifondazione visto come la pensa“.

    ely scrive (novembre 18, 2009 alle 4:21 pm):

    “Piuttosto che votare per una sindacalista, mi sparo un colpo in testa. Per favore no alla Polverini come candidata del centro destra nel lazio“.

    luca scrive (novembre 26, 2009 alle 1:46 am):

    “Votare per un sindacalista è come votare per la sinistra al peggio. Votare per una sindacalista è ancora peggio probabilmente. Votare per la Polverini sconfina senza dubbio nel ridicolo se sei di cdx“.

    Gianni scrive (novembre 27, 2009 alle 65 pm):

    “Domanda semplice semplice: che ci sta a fare nel PdL una sindacalista che chiede di tassare il risparmio delle famiglie? A me sembrerebbe più appropriato si iscrivesse a Rifondazione Comunista. Ma grazie a Fini eccola in lista. Bravo Fini tu sì che porti una bella boccata di aria nuova: aria di fogna comunista“.

    Tutti pazzi per la Polverini?


    Tutti pazzi per Renata Polverini. Davvero? | Camelotdestraideale.it
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    Predefinito Rif: Quella socialista della Polverini

    "Io, di destra, sono per il socialismo"

    di Giancarlo Perna

    Il Giornale, 9 febbraio 2009


    La leader dell’Ugl, Renata Polverini: "La redistribuzione capitalista è una favola, favorisce speculazioni. Donne in pensione alla stessa età degli uomini? Slogan superato dai fatti: sono già costrette ad andare a riposo più tardi" Per un appuntamento col segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, la trafila è la seguente. Telefoni, risponde pronta una segretaria che ti passa la gentile vicecapufficio stampa che ti mette in contatto con la soave portavoce, Francesca D’Avello, la quale combina la cosa. Grazie a questo amabile gineceo, mi presento alle 16 in via Margutta, sede del rigoglioso sindacato di destra, erede della modesta Cisnal del tempo che fu.

    Sul rigoglio dell’Ugl non ci piove: ha in affitto un’elegante e proibitiva palazzina di tre piani ai piedi del Pincio. Nell’atrio, mi accoglie la bionda Francesca, ovale modiglianesco, e mi fa strada. Giunti all’anticamera del capo, dalla stanza attigua si affaccia tipo sentinella una signora. Mi squadra e ci dà il via libera per il sancta sanctorum.

    «Benvenuto», dice la leader quarantaseienne in pantaloni e golfetto a strisce. Mi guarda dritto negli occhi e stringe virilmente la mano. Ingiunge: «Sieda» e a Francesca dice: «Resta».

    «Lei è la prima donna d’Europa a capo di un sindacato», dico per rompere il ghiaccio, vagamente raggelato da questo clan di amazzoni.

    «Ce l’ho fatta. Ma non ci avrei scommesso», sorride sotto i capelli a frangetta.

    «C’è riuscita, nonostante il machismo della destra», dico.
    «Non è solo la destra a mancare di generosità con le donne. Sono necessari molti sacrifici, le giovani devono saperlo».

    «Tipo?».

    «La rinuncia agli affetti. Ma ora, per dare un senso al mio successo, l’impegno è cambiare le cose e semplificare la carriera alla donna», e lancia un sorriso d’intesa alla portavoce.

    «A scapito degli uomini. Lei ha infatti imposto all’Ugl l'aurea regoletta: “A parità di merito, il posto va alle donne”. Che cavolo di regola è?», dico in nome dei maschi.

    «La regola di quando comanda una donna», dice con un’improntitudine così spontanea che scoppiamo a ridere tutti e tre.

    «L’altra regola femminista da lei introdotta è: “Mai riunioni dopo le 17”, per consentire alle sindacaliste di tornarsene in famiglia».

    «Si possono decidere cose importanti anche di mattina. È quello che faccio».

    «Finita l’intervista, sarà metà pomeriggio. Correrà subito a casa ad accudire suo marito?», chiedo.

    «Io sono in servizio 24 ore su 24. Se si vuole crescere, bisogna adattarsi agli orari storicamente imposti dagli uomini».

    «Figli non ne ha. Ma suo marito ne soffre?».

    «Come tutti i mariti, si lamenta. Ma come i mariti intelligenti, ha capito che il lavoro mi piace. Si complimenta spesso con messaggini via cellulare».

    «Chi porta i pantaloni in casa?».

    «Entrambi, letteralmente. Porto la gonna per ragioni di forma solo da segretario generale. Quando non ho riunioni, come oggi, torno ai pantaloni. Le suore in collegio non riuscivano mai a mettermi in gonna».

    «Cresciuta in collegio?».

    «Per nove anni. A Focene, al mare, per ragioni di salute. Mia mamma, vedova da quando avevo due anni e mezzo, non poteva accudirmi».

    «Sua mamma era sindacalista Cisnal. È cresciuta a pane e sindacato?».

    «Mamma era commessa e sindacalista interna in un supermercato alimentare della Sma».

    «Famiglia fascista?».

    «I miei non erano neanche orientati a destra».

    «Ma la Cisnal era il sindacato del Msi», obietto.

    «Fu una scelta squisitamente sindacale. Da vedova, una signora della Cisnal la aiutò a trovare lavoro. Di qui, l'impegno».

    «Per il cgiellino Epifani lei è “una tosta”. È un complimento?».

    «Se avere la schiena dritta e idee proprie, significa essere tosta, mi riconosco. E credo sia una virtù».

    «Differenze tra l’Ugl e la Triplice?».

    «La storia. La nostra è stata più difficile. Discriminati per decenni. Lo dico sempre ai miei: “Noi siamo più bravi, se siamo qui nonostante gli ostacoli”».

    «Ha scioperato più contro il Cav che contro Prodi».

    «Il precedente governo Berlusconi partì col piede sbagliato. L’attacco all’articolo 18, alle pensioni, ai redditi da lavoro. Con gli altri facemmo sei scioperi unitari contro. Prodi è invece durato poco, giusto il tempo per l'Ugl di fargliene uno, da sola».

    «Siamo in crisi. Quanto in crisi?».

    «Tanto. Ogni giorno, i lavoratori vanno in cassa integrazione. Per tacere dei precari che rischiano di non rinnovare i contratti. L’incertezza del futuro aggrava la crisi».

    «Per gli esperti ne usciremo a fine anno».

    «Le previsioni fatte dagli stessi che non hanno intuito lo sconquasso, vanno prese con le molle», dice e fa un sorriso, tra l’ironico e il disprezzo, che merita approfondimento.

    Si dice: approfittiamo della crisi per dettare nuove regole. La principale secondo lei?
    «Togliere il nostro destino dalle mani di quelli che sostengono che il mercato si autoregoli».

    Antiliberista?
    «Di più. Guai se saranno gli economisti che hanno causato il disastro a fare le nuove regole. Quelli che ora dicono: “Lo Stato intervenga, ma poi lasci”».

    Un compromesso.
    «Un’incoerenza. Da loro, vorrei un mea culpa e dieci passi indietro. Ci sono dentro tutti. Adesso, dicono solo che il meccanismo si è inceppato. Ma tacciono sul quando e come ripartirà».

    Più global o antiglobal?
    «Ritenevo la globalizzazione un’opportunità. Mi sono ricreduta. I deboli si impoveriscono, i ricchi lo diventano a dismisura. Globalizzazione sì, ma governata».

    È liberista o socialista?
    «Liberista, mai. Sono per un socialismo buono e una migliore distribuzione della ricchezza. La redistribuzione capitalista è una favola. Favorisce speculazioni finanziarie e rendite incontrollate».

    Non vedo differenze tra lei di destra e i suoi colleghi di sinistra.
    «Io sono una sindacalista. Mio compito è migliorare la vita dei lavoratori».

    È una fan di Muhamed Yunus, il Nobel banchiere dei poveri. Meglio di Corrado Passera che soccorre la Fiat?
    (ride a crepapelle) «Yunus ha valori etici forti, aiuta intere popolazioni. Ha messo in risalto il ruolo delle donne nel rilancio dell’economia. Quanto a Passera mi fa piacere che si impegni per l’auto, settore chiave. Va decisamente apprezzato. Ma non c’è paragone».

    L' Italians go home dei sindacati inglesi?
    «Guerra tra poveri. Colpisce che avvenga in Gran Bretagna che è all’avanguardia nell’integrazione. La crisi genera incertezze. Io stessa mi sto schierando con i protezionisti e i nazionalisti».

    I provvedimenti anticrisi del governo?
    «Vorrei un fisco più benevolo con le famiglie. Sui bisogni familiari il governo è distratto».

    Lavorare la metà, per lavorare tutti?
    «Il licenziamento è un trauma immenso. Se serve a evitarlo, può essere una delle strade da percorrere».

    Donne in pensione alla stessa età degli uomini?
    «Slogan, superati dai fatti. Le lavoratrici sono già costrette ad andare in pensione tardi per cumulare i contributi. Ma se si vogliono favorire le nascite, bisogna prevedere per la maternità un bonus previdenziale supplementare a carico dello Stato. Tipo i contributi figurativi in vigore per i politici e noi sindacalisti».

    La Cgil non ha firmato la riforma contrattuale sottoscritta da voi, Uil e Cisl.
    «E dalle coop di sinistra. Abbiamo fatto mille tentativi per convincere Cgil. Si è chiusa a riccio».

    Per Carlo Azeglio Ciampi, nessuno doveva firmare senza Cgil.
    «L’unità è un ottimo auspicio. Ma non si può concedere alla Cgil il potere di veto».

    Epifani vuole fare la mosca cocchiera della sinistra?
    «Ha certamente un conservatorismo che lo avvicina alla Rifondazione comunista di Paolo Ferrero».

    L’hostess Daniela Martani che si pavoneggiava al «Grande Fratello» invece di prendere servizio?
    «Molti padri di famiglia sono in cassa integrazione. Doveva lasciare il Gf non a malincuore ma tornare orgogliosamente al lavoro».

    Quant’è di destra lei?
    «Quanto basta per occuparsi del sociale. La parte buona della destra è quella che la pensa come me».

    Fini o Storace?
    «Fini. Ha portato la destra al governo, l’ha traghettata in An e domani nel Pdl».

    Oltre a Fini, quale politico le piace di più?
    «D’Alema. Un politico strutturato, capace di mostrare e dimostrare ciò che pensa».

    Più tranquilla col Cav o meglio Prodi?
    «Con Berlusconi c’è, quantomeno, un governo. Con Prodi abbiamo avuto due anni di stress. La sua maggioranza ne inventava una ogni giorno. È stata la sua peggiore nemica».

    Marcegaglia, presidente Confindustria?
    «Ottimo rapporto, al di là dei ruoli. Il fatto di essere donne ci permette una comunicazione più diretta e sincera».

    Lei è una trita femminista?
    «Il femminismo ha avviato ciò che abbiamo conquistato. Ma non dobbiamo essere né trite né rancorose. Per rispetto di noi stesse».

    Finora ha fatto la mammoletta rifiutando incarichi politici.
    «Sono stata eletta segretario Ugl nel 2006. Molti hanno scommesso su di me. Il mio posto è qui».

    Perfino Veltroni voleva candidarla. Come lo ha ammaliato?
    «Abbiamo un ottimo rapporto. È sempre stato presente alle nostre iniziative. Ma ho risposto di no».

    Quanto ci vorrà perché accetti un seggio in Parlamento e diventare, smentendo la sua vita, una pensionata d’oro?
    «Mi accontenterei di andare in pensione. Con i chiari di luna di chissà se riuscirò mai».


    "Io, di destra, sono per il socialismo" - Interni - ilGiornale.it del 09-02-2009
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    Predefinito Rif: Quella socialista della Polverini

    Perché in Lazio non voterei la Polverini


    Sono sorpreso che sia stata data luce verde alla candidatura di Renata Polverini, attuale segretario generale dell’Ugl, per la presidenza del Lazio.

    Sono sorpreso perché se anche il Lazio dovesse essere in “quota” ex An, pensavo che gli uomini di Berlusconi, davanti al comportamento inqualificabile di Fini, avrebbero richiesto uomini ex An, ma fidati.

    Oltre al fatto che non sono neppure sicuro che la Polverini possa essere qualificata ex An.

    Lasciando ad altra eventuale circostanza gli eventi che portarono al cambiamento del nome del sindacato da Cisnal ad Ugl (1996) e alla sostituzione del Segretario Generale Mauro Nobilia con Stefano Cetica (1999) prima e poi (2006) con la Polverini che nel frattempo ne è stata il Vicesegretario, voglio raccontare brevemente un episodio che mi riguarda personalmente.

    Nel 2002 ero iscritto e dirigente dell’Ugl, quando si verificarono due fatti che mi portarono in rotta di collisione con la dirigenza nazionale, ancora guidata da Cetica ma in cui la Polverini era sempre più emergente, fino a prenderne il posto al congresso.

    Il 19 marzo 2002 fu assassinato dalla brigate rosse Marco Biagi.

    Venne indetta a Bologna una manifestazione da parte della trimurti cgil-cisl-uil.

    Da Roma arrivò una disposizione inaspettata: partecipare “unitariamente”.

    Io non partecipai: non sono mai sceso in piazza assieme ai comunisti e non esiste ragione al mondo per cui io scenda in piazza con i comunisti in una manifestazione politica.

    Venne da Roma la Polverini.

    Non fu neppure ammessa sul palco e rimase in piazza, dietro le bandiere dell’ugl per la prima volta mischiate a quelle della triplice.

    Il successivo 16 aprile venne proclamato il primo sciopero generale contro il Governo Berlusconi.

    Anche qui disposizione da Roma: aderire.

    Naturalmente io non aderii.

    Due mesi dopo ero sospeso e me ne andai in un sindacato autonomo di categoria dove mi veniva (e viene) pienamente garantito il rispetto per le mie idee politiche.

    Da quel 2002 l’ugl scese rapidamente una china che quando ero iscritto alla Cisnal non mi sarei mai aspettato: adesione a TUTTI gli scioperi generali contro il Governo Berlusconi, proni ai voleri della triplice quasi a chiedere “vengo anch’io ?”, facendo venire meno ogni ragion d’essere di un sindacalismo nazionale, autonomo dalla triplice e portatore degli interessi dei lavoratori e non della politica romana.

    Abbiamo quindi visto l’ugl, ormai saldamente in mano alla Polverini, distinguersi sia nelle dichiarazioni che nelle partecipazioni alle azioni contro le finanziarie dei Governi Berlusconi, raccogliere le firme per i referendum radicali (e ostentatamente appoggiati da Fini), sostenere il “diritto” degli immigrati al voto ed alla cittadinanza (come Fini ...).

    I commentatori continuano a definire l’ugl “il sindacato di destra”, ma io nell’ugl della Polverini non vedo nulla di Destra.

    Legittimo perseguire una politica di sinistra, ma altrettanto legittimo per chi è di Destra non accettare candidature provenienti da quel calderone.

    Ecco perché dico al Pdl e alla Lega che è un errore candidare la Polverini.

    Ecco perché, se fossi residente in Lazio, non la voterei e opterei per un candidato alternativo che, quasi sicuramente, si troverà sotto le insegne di Forza Nuova.

    Qualcuno potrà dire che è il candidato maggiormente in grado di vincere, ma quale vittoria sarebbe eleggerla e poi ritrovarsi un replicante, in sedicesimo, di Fini che porta acqua al mulino della sinistra ?

    E altrettanto può dirsi nei confronti delle trattative che sono in corso in Puglia, Campania, Calabria e Campania con l’Udc.

    Che senso ha eleggere un personaggio di compromesso, che potrebbe in qualsiasi momento saltare il fosso e, comunque, rappresenterebbe una spina al fianco del Governo ?

    Certo, con simili candidature si potrebbe dopo le elezioni dire che il Centro Destra governa 12 o 13 regioni, ma a quale prezzo ?

    Credo sia meglio governarne la metà, ma con un presidente politicamente allineato e che non si ritenga in dovere di suonare una musica diversa da quella del Premier.

    Di Fini ne esiste già uno e non si vede l’ora che se ne vada nella sua nuova casa con Casini, Rutelli, Montezemolo: non c’è bisogno di aggiungervi anche un plotone di governatori finioti.

    Meglio un nemico dichiarato di fronte che un amico incerto alle spalle.



    BlacKnights: Perché in Lazio non voterei la Polverini
    Ultima modifica di Florian; 28-12-09 alle 13:38
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    Predefinito Rif: Quella socialista della Polverini

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Tutti pazzi per Renata Polverini. Davvero?

    da Camelotdestraideale.it



    Al sottoscritto, Renata Polverini non piace affatto. E per una semplice ragione: continua ad avere posizioni vetero-missine sulle questioni economiche. Posizioni, cioè, di “sinistra”.

    Prova ne sia ciò che ha dichiarato - tempo fa - in un’intervista a Giancarlo Perna. Questi le chiese: “E’ liberista o socialista?”; e la Polverini ebbe a rispondere:

    “Liberista, mai. Sono per un socialismo buono e una migliore distribuzione della ricchezza. La redistribuzione capitalista è una favola. Favorisce speculazioni finanziarie e rendite incontrollate”.

    Fausto Bertinotti, Oliviero Diliberto o Guglielmo Epifani avrebbero risposto allo stesso modo.

    Detto questo, siccome su Fare Futuro Web Magazine è apparso un articolo che la riguarda, dal titolo: “Tutti pazzi per Renata (e le sue buone idee)”; e siccome su questo blog sono piovuti diversi commenti contro la sindacalista dell’Ugl e le sue posizioni “socialiste” (e a diecine ne sono stati cancellati, perché contenevano insulti troppo forti), allora il sottoscritto ha deciso di dare un minimo di “visibilità” a questo malcontento, perché proviene dai cittadini-elettori (che sono molto più importanti degli intellettuali, veri o presunti, che scrivono su riviste o quotidiani).

    arlecchino scrive (novembre 9, 2009 alle 6:15 pm):

    “La Polverini farebbe meglio ad andare a chiedere il voto a Rifondazione Comunista e al PD. E’ una vergogna che questa scaldapoltrona comunista del sindacato venga a chiedere voti al centrosdestra”.

    gundam scrive (novembre 12, 2009 alle 11:15 pm):

    “Nulla di peggio dei sindacalisti. Sanno solo rubare ai lavoratori incassando mazzette da confindustria, dopodichè eccoli che i partiti offrono loro la poltrona dove si distinguono da par loro, vedi Del Turco. Prima c’era solo la sinistra che faceva questo scempio. Ma chi diamine nel PdL ha aperto le porte a gentaglia come la Polverini?”.

    michele scrive (novembre 15, 2009 alle 6:13 pm):

    “Mi associo. La PdL ha già problemi con altri candidati vedi Cosentino. Andare a tirare dentro una sindacalista che continua a chiedere di tassare il risparmio delle famiglie è un insulto verso gli elettori di centro destra. Ma che si iscriva nelle liste del Pd o di Rifondazione visto come la pensa“.

    ely scrive (novembre 18, 2009 alle 4:21 pm):

    “Piuttosto che votare per una sindacalista, mi sparo un colpo in testa. Per favore no alla Polverini come candidata del centro destra nel lazio“.

    luca scrive (novembre 26, 2009 alle 1:46 am):

    “Votare per un sindacalista è come votare per la sinistra al peggio. Votare per una sindacalista è ancora peggio probabilmente. Votare per la Polverini sconfina senza dubbio nel ridicolo se sei di cdx“.

    Gianni scrive (novembre 27, 2009 alle 65 pm):

    “Domanda semplice semplice: che ci sta a fare nel PdL una sindacalista che chiede di tassare il risparmio delle famiglie? A me sembrerebbe più appropriato si iscrivesse a Rifondazione Comunista. Ma grazie a Fini eccola in lista. Bravo Fini tu sì che porti una bella boccata di aria nuova: aria di fogna comunista“.

    Tutti pazzi per la Polverini?


    Tutti pazzi per Renata Polverini. Davvero? | Camelotdestraideale.it
    E qui ci dividiamo. Sono contento della candidatura di Renata Polverini in quanto, a differenza di molti altri vecchi arnesi della politica, la Nostra è personaggio dotato di attributi e con le idee molto chiare. E' per la giustizia sociale a difesa delle categorie più deboli; non le manda a dire ma espone il suo volto senza troppi accorgimenti scenici; e, cosa per me importante, è un 'ottima rappresentante di quel "Socialismo Tricolore" che mi sta a cuore da sempre.
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

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    Predefinito Rif: Quella socialista della Polverini

    SINDACALISTA E FINIANA
    ECCO PERCHE' LA POLVERINI PIACE A TUTTI


    Da "IL GIORNALE" di sabato 19 dicembre 2009

    di Giancarlo Perna


    La neocandidata del Pdl a governatore del Lazio, Renata Polverini, ha tre virtù. E' una quarantasettenne dal fascino rude, cosa che piace parecchio. Ha una spiccata sensibilità sociale che le ha permesso di incarnare egregiamente l`attuale ruolo disegretario generale dell`Ugl, il sindacato dell`ex An. E' camaleontica, indispensabile per la futura carriera politica. Per camaleontismo si intende la capacità di cambiare pelle. E' quella di Gianfranco Fini di cui Renata è seguace e pupilla. Tra i corollari di questa virtù il rimangiarsi le promesse fatte.

    Il vostro cronista ha intervistato la signora Polverini in febbraio. Intuendo che il tarlo della politica la stava rodendo, le ha detto insinuante:

    «Finora ha fatto la mammoletta rifiutando incarichi politici». Lei loha fissato severamente e replicato dura: «Sono segretario Ugl. Molti hanno scommesso su di me. Il mio posto è qui». Era una bugia, stando al linguaggio comune. In quello di Palazzo, è duttilità.

    Renata ha dunque la disinvoltura necessaria per il nuovo passo.

    Della sua candidatura si parlava in segreto già all` epoca dell`intervista. Il tempo èservito per liberarsi degli altri aspiranti. I rivali di Polverini erano due, entrambi diAn: Giorgia Meloni, ministro della gioventù, e Andrea Augello, sostenuto dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno. La scelta è stata anche rallentata dai dissensi tra il Cav e Fini.

    Che toccasse a Renata era però scritto nelle stelle. Il presidente della Camera l`ha imposta e gli altri si sono ritirati. Inoltre, stava dalla sua parte il plenipotenziario del Cav per la città di Roma, Francesco Giro, sotto- segretario ai Beni culturali.

    L`ha messa in buona luce col premier e in settembre ha pronunciato la frase chiave: «Polverini ce la farà», aggiungendo: «Quando parlo io, che ho stretti rapporti con Berlusconi, vuole dire che so quello che dico». Della serie piccolinapoleoni crescono.

    Dunque, Renata è parimenti nelle grazie di Fini e del Cav. In più, piace a sinistra.

    Ha un ottimo rapporto, per esempio, con Veltroni.

    Al punto che Walter, quando era alla testa del Pd, le chiese di candidarsi nel suo partito per le politiche del 2008. Saggiamente la Polverini rifiutò, incassando però l`omaggio. Oggi è assodato che l`ormai ex sindacalista ha eccellenti relazioni con diversi dell`intellighenzia radica]-chic. E' ospite fissa a Ballarò di Giovanni Floris al quale deve la sua crescente popolarità. A sua volta coltiva le amicizie che contano con inviti e cene nella sua bella magione dell`Aventino, elegantissimo quartiere romano. Sono di casa Pini, Floris, labella de] Pd, Giovanna Melandri e altri di questo giro.

    Di Polverini piace a sinistra il curriculum sindacale e una marcata equidistanza dalberlusconismo. Le è stata attribuita questa frase:

    «lo sono di destra come Cicciolina è vergine». Non penso l`abbia veramente pronunciata perché fa a pugni col suo femminismo ma indica bene l`alone che la circonda. Di certo detesta il liberismo e diffida del mercato di cui invece il governo del Cav, almeno a parole, si erge a campione. Scoppiatala crisi siparlò diriformare le regole dell`economia e le fu chiesto quale fosse la più importante da introdurre.

    Rispose: «Togliere il nostro destino dalla mani di quelli che sostengono che il mercato si autoregoli». In questo, non è diversa da Tremonti e quindi in linea col governo. Aggiunse però:

    «Liberista mai. Sono per un socialismo buono e una migliore distribuzione della ricchezza. La redistribuzione capitalista è una favola.

    I deboli si impoveriscono, i ricchi lo diventano a dismisura».

    Non potrebbe dire meglio Pietro Ingrao, l`inguaribile comunista. Il suo idolo è Muhamed Yunus, il Nobel banchiere dei poveri:


    Il femminismo è un`altra delle sue caratteristiche.

    Un femminismo adulto, non sguaiato. Lo manifesta anche nello stile: porta sempre i pantaloni e riserva le gonne agli incontri importanti.

    In cambio ha un debole per le griffe altisonanti di borse, scarpe, camicette, ecc. Nell`Ugi ha fatto largo alle donne. Andandoci vi imbatterete quasi esclusivamente in signore e signorine.

    Gli uomini si aggirano come panda. Da segretario generale ha imposi o questa regola: «A parità di merito, il posto va alle donne».

    «Che cavolo di regola è?», le ha chiesto il sottoscritto.

    «La regola di quando comanda una donna», ha risposto con simpatica improntitudine.

    Renata è sposata, senza figli.

    Però è sensibile alle esigenze delle colleghe. Quindi ha stabilito che dopo le 17 possono tutte tornare a casa per accudire i loro marmocchi.

    Quanto a lei, resta in servizio 24 ore su 24 con la motivazione: «Se si vuole crescere, bisogna adattarsi agli orari storicamente imposti dagli uomini». Insomma, un bel tipetto. In tutti i sensi. Nei rapporti di lavoro è dura, spesso brusca.

    Talvolta perfino inelegante.

    La gavetta per le sue collaboratrici è un purgatorio:

    prolungati periodi di prova e perfino, si maligna, in nero.

    Polverini è figlia d`arte.

    La mamma militava nel sindacato del Msi, la Cisnal, progenitrice dell`Ugl. Era commessa e sindacalista interna in un supermercato della Sma. Ma non era fascista come non lo era suo padre morto quando Renata aveva due anni. Aderì al sindacato missino perché, rimasta vedova, una signora della Cisnal l`aiutò a trovare il lavoro. Non potendosi occupare della bambina e anche per migliorarne la salute, la mamma la mise dalle suore a Focene sul litorale romano. In collegio trascorse nove anni prima di tornare in città e prendere il testimone materno nel sindacato. Nel`98 entrò nel- la segreteria generale. Da queste altezze fece, tra il 2001 e 2006, sei scioperi contro il governo Berlusconi.

    Uno solo contro Prodi tra il 2006 e il 2008 quando era già allatestadell`Ugl. Subito dopo Pini, il suo politico preferito è Max D`Alema, «un leader strutturato, capace di mostrare e dimostrare ciò che pensa».

    Una scelta davvero oculata per rappresentare il centrodestra nel Lazio.


    Governo Italiano - Rassegna stampa
    Ultima modifica di Florian; 28-12-09 alle 13:50
    SADNESS IS REBELLION

  6. #6
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    Predefinito Rif: Quella socialista della Polverini

    Il socialismo, sia esso rosso, tricolore o a pois, è il male.
    La mente del sapiente si dirige a destra
    e quella dello stolto a sinistra.
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    Predefinito Rif: Quella socialista della Polverini

    Citazione Originariamente Scritto da SMB Visualizza Messaggio
    E qui ci dividiamo. Sono contento della candidatura di Renata Polverini in quanto, a differenza di molti altri vecchi arnesi della politica, la Nostra è personaggio dotato di attributi e con le idee molto chiare. E' per la giustizia sociale a difesa delle categorie più deboli; non le manda a dire ma espone il suo volto senza troppi accorgimenti scenici; e, cosa per me importante, è un 'ottima rappresentante di quel "Socialismo Tricolore" che mi sta a cuore da sempre.
    Sono d'accordo con te: la Polverini non le manda a dire e ha idee molto chiare, ma... di SINISTRA!

    La sua candidatura per la regione Lazio dice molte cose di ciò che NON funziona nel PDL:

    1) Esistono ancora i vecchi partiti e le vecchie logiche coalizionali. Per cui, essendo il Lazio appaltato ad AN, AN ha imposto il "suo" candidato, ovvero la Polverini.

    2) Hai voglia a dire che Fini e FareFuturo sono isolati nel PDL. In realtà, pur essendo "minoranza della destra AN" (che a sua volta è minoranza del PDL), Fini e i suoi comandano ancora il gruppone postfascista (che non a caso ha recentemente rinnovato a Fini la sua fiducia - Gasparri compreso).

    3) Non solo non contano più le ideologie, ma nemmeno i programmi. La Polverini ha scioperato contro la politica economica del governo Berlusconi e oggi è candidatata per il PDL. E' un controsenso? Sì, ma a chi interessa? A chi interessa la diatriba tra liberalismo e il socialismo, non siamo forse il "partito dell'amore"? Viva l'ammore!
    Ultima modifica di Florian; 28-12-09 alle 14:45
    SADNESS IS REBELLION

  8. #8
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    Predefinito Rif: Quella socialista della Polverini

    Citazione Originariamente Scritto da krentak the Arising! Visualizza Messaggio
    Il socialismo, sia esso rosso, tricolore o a pois, è il male.
    :
    SADNESS IS REBELLION

  9. #9
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: Quella socialista della Polverini

    nel lazio candidano sempre della gente...comunque i sindacati andrebbero aboliti per legge

  10. #10
    Vi tengo d'occhio
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    Predefinito Rif: Quella socialista della Polverini

    Citazione Originariamente Scritto da krentak the Arising! Visualizza Messaggio
    Il socialismo, sia esso rosso, tricolore o a pois, è il male.

    Mi ricorda uno slogan democristiano degli anni settanta, che diceva più o meno così: "Sia rossa, sia nera è sempre dittatura. Vota Dc".
    Il "Socialismo Tricolore", ovvero quel socialismo anticomunista che mette al primo posto una vera ed equa giustizia sociale, è così tremendamente" il male"a tal punto che, negli anni del tanto odiato craxismo, riuscì a dare orgoglio nazionale-Sigonella- e portò un benessere diffuso- erano gli anni della "Milano da bere". Ancora oggi, in molti, nonostante tutto, rimpiangono quegli anni.
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

 

 
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