
Originariamente Scritto da
ossoduro
Pure tu apri bocca per darci fiato ... almeno in parte, vero?
Corriere della Sera 23.1.06
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I PARTITINI
DELL'UNO PER CENTO
Intervistato ieri a proposito dei sondaggi pre-elettorali che lo danno in svantaggio, Silvio Berlusconi ha rivendicato il «recupero» del centrodestra e ha invitato ad «aspettare lunedì» in attesa di misurare i risultati della sua recente, intensa attività mediatica. Sin qui, essa ha in effetti portato a un mutamento del «clima di opinioni». I pronostici formulati dall'elettorato sull'esito probabile della consultazione sono infatti sempre a favore del centrosinistra. Ma vi è una minore certezza, specie tra chi è orientato verso la Cdl, dell'inevitabilità di una vittoria dell'opposizione.
Però, sul piano delle intenzioni di voto vere e proprie, la situazione appare sino ad oggi simile a quella rilevata a metà dicembre.
Gli esiti delle ricerche apparse in questi giorni sono infatti assai somiglianti tra loro. Tutte le analisi — tranne una indovina quale im.becille?)— pubblicate fin qui assegnano unanimemente al centrosinistra un vantaggio, oscillante attorno ai 5 punti. Sul piano dei rapporti tra le coalizioni, dunque, gli esiti dei sondaggi sono unanimi. Ma all'interno dei due schieramenti si possono riscontrare differenze anche rilevanti nel consenso attribuito alle singole forze politiche. Ciò accade, in particolare, per i piccoli partiti. La loro presenza, sollecitata dalla reintroduzione del proporzionale, è sempre più diffusa in entrambi gli schieramenti, con un'accentuazione in quello di centrodestra. Di molti «partitini», però, la collocazione è incerta: nei sondaggi vengono inclusi nella categoria «altri partiti», sempre più affollata.
Occorre osservare che la stima precisa delle intenzioni di voto per queste formazioni è, a dir poco, perigliosa. Considerando l'inevitabile margine di approssimazione statistico, è improponibile, con un campione di 1.000-1.500 casi, quali sono quelli normalmente utilizzati, stimare con esattezza se una forza consegue proprio l'1 o il 2 per cento o un valore intermedio.
Tuttavia, una valutazione più o meno elevata di questi «partitini» può, nell'insieme, far variare anche considerevolmente il peso dell'uno o dell'altro schieramento. Per questo, il confronto tra i risultati delle ricerche pubblicate, verte spesso più sulla stima — se non sulla collocazione — di questi «partitini», che su altri connotati metodologici.
Ma l'importanza di queste formazioni, al di là dei risultati dei sondaggi, è considerevole anche per l'esito «vero» delle consultazioni. Anche se molte di esse non otterranno, alle fine, una rappresentanza parlamentare, tranne nel caso — assai improbabile — che si aggreghino tra loro. La nuova legge prevede infatti che non vengano assegnati i seggi ai partiti che non superano il 2 per cento se questi fanno parte di una coalizione, e il 4 per cento se ne sono al di fuori.
Nel primo caso, tuttavia, i voti ottenuti, pur non portando all'elezione di parlamentari, vengono computati per il conseguimento del premio di maggioranza e risultano quindi in qualche modo decisivi per i futuri equilibri di forza in parlamento. È anche per questo che, in questi giorni, appaiono sempre più nuove sigle e ne vengono riesumate di «vecchie». Il loro fine non è sempre la conquista di seggi. Spesso puntano al mero conseguimento, quasi altrettanto importante, di voti, che si rivelano poi comunque utili e che garantiscono in ogni caso visibilità e, talvolta, potere.
Renato Mannheimer