Care amiche, cari amici,
l’Oscar della politica 2005 che stasera mi assegnate è un riconoscimento a me molto gradito. Vi ringrazio per l’onore che mi avete riservato ma voglio dirvi che senza il contributo di tanti, a cominciare dalla mobilitazione dei partiti, il successo delle primarie, che sta alla base di questo riconoscimento, non sarebbe stato possibile. Certamente non avrebbe avuto le dimensioni che ha avuto. Il mio merito è stato quello di avere creduto nelle primarie e di averle, insieme ad Arturo Parisi, fortemente volute. Le ho vissute, giorno dopo giorno, nella fatica di un impegno che mi ha portato un po’ dovunque nelle regioni italiane e che mi ha fatto incontrare migliaia di persone. Tutte desiderose di avere finalmente un luogo in cui esprimersi, di denunciare il disagio di cinque anni che hanno visto accresciuta la ricchezza di pochi e peggiorato la condizione di tanti. Tutte desiderose di essere ascoltate e di farci sapere che da noi si attendono molto. Tutte a dirci che dalla politica esigono soluzioni nuove, decisioni concrete e coerenza tra il nostro dire e il fare.
Noi sappiamo che le loro domande sono giuste. Perchè chi crede nel riformismo sa che la politica non è il governo dell’esistente ma è lo strumento per realizzare ciò che un tempo si chiamava “pursuit of happiness”. Sa che la politica deve essere utile alle persone e soprattutto a quelle più deboli. Sa che la globalizzazione porta con sé potenziali benefici ma comporta gravi rischi se non la si governa.
Chi crede nel riformismo ha la consapevolezza che la storia è una sfida e che a questa sfida si deve rispondere. Riformismo non è un punto geometrico a metà strada tra destra e sinistra. Riformista è chi, come noi, sa che il mercato lasciato a se stesso non basta a regolamentare alcunché. Chi è riformista sa che la comunità politica nasce dalla costruzione quotidiana di una risposta alla domanda dei suoi membri. Una grande trasformazione ha investito il mondo. Per questo, oggi, c’è bisogno più che mai di riformismo, c’è bisogno di raccogliere la sfida della modernizzazione ridiscutendo le nostre regole, trovando nuove sintesi culturali che si traducano in spinte morali e in energie realizzatrici.
Questa serata riporta molti di noi, per qualche momento almeno, all’entusiasmo della domenica delle primarie. Ci riporta al 16 ottobre quando, accogliendo il nostro invito a partecipare in modo diretto e attivo alla vita politica del centrosinistra, oltre quattro milioni di italiani ci hanno risposto con generosità e divertimento. Con il loro voto ci hanno detto che non accettano la riforma elettorale (e lo dovremo ricordare anche in futuro). E, ancora, ci hanno detto che “l’Ulivo ha messo radici” e che non si può tornare indietro rispetto al necessario disegno di mettere assieme le grandi forze riformiste del Paese. Perchè l’Ulivo porta con sé l’affermazione dei valori che noi rappresentiamo: la democrazia strettamente connessa con la difesa e l’estensione dei diritti dell’uomo, l’eguaglianza di opportunità, la coesione sociale, la pace, il rispetto dell’ambiente, la convivenza delle culture, la tolleranza, l’accoglienza degli altri e, soprattutto, il rispetto delle regole etiche e istituzionali.
Nel loro voto c’era anche un messaggio specifico per me. Esso a che fare con l’unità e con la fiducia. Gli elettori mi hanno esortato ad essere il “federatore” e a mettere a servizio dell’Italia quanto ho imparato nel corso delle mie precedenti esperienze. Prima negli studi, poi nella ristrutturazione di una grande impresa pubblica, quindi nel risanamento dei conti pubblici e, infine, alla guida della Commissione Europea.
Tutte queste esperienze debbono essere utilizzate per aiutare il Paese ad uscire dal più lungo periodo di crisi e di demoralizzazione di tutto il dopoguerra.
Ed è chiaro che oggi questa lunga esperienza riformista deve essere completata ed arricchita da una forte dose di radicalismo.
Il Paese ormai marcia verso uno squilibrio non più correggibile senza profonde riforme.
Al mio impegno riformista debbo perciò aggiungere l’aggettivo “radicale”
Le primarie, così come è stato per la nascita dell’Ulivo, hanno rappresentato anche una risposta alla sfida dell’innovazione politica necessaria perché il riformismo sia efficace. Come Norberto Bobbio ci ha insegnato, la democrazia è “un “insieme di regole di procedura per la” “formazione di decisioni collettive in” “cui è prevista e facilitata la” “partecipazione più ampia possibile” “degli interessati”. Le primarie sono state una risposta riformista alla sfida della modernizzazione richiesta dal sistema politico e partitico chiamato a innovarsi sul fronte della partecipazione popolare. E la lista unitaria dell’Ulivo alla Camera va nella stessa direzione di innovare la “natura” del centrosinistra.
Primarie, Ulivo, Gruppi Parlamentari unici sono risultati importanti.
A volte raggiunti in modo naturale, a volte con passaggi che possono essere sembrati ruvidi.
E, come in tutti i cammini democratici, i passi in avanti si sono alternati con momenti di sosta e di arretramento.
Tuttavia, è certo che nei dieci anni della mia vita politica non ho mai cambiato la direzione della marcia.
Questa strategia non è costruita per mettere in riga gli alleati, come talvolta il Riformista scrive. Serve invece a rendere praticabile la realizzazione di un programma di governo finalizzato alla rinascita del Paese e a garantire la stabilità dell’esecutivo.
Insomma serve a darci un governo duraturo e forte senza il quale la radicalità delle misure che dovremo assumere non sarà possibile.
Lo strumento in grado di governare il Paese lo abbiamo costruito. Con una rapidità che l’attuale maggioranza forse non si aspettava, lo abbiamo anche adattato alle perversioni della nuova legge elettorale.
Nello stesso tempo si è proceduto con il lungo lavoro programmatico, lavoro che è stato di importanza fondamentale per armonizzare la coalizione e renderla capace di decisioni rapide ed immediate in caso di vittoria.
Le duecento e passa pagine del programma possono anche essere oggetto di ironia, ma senza questo lungo lavoro non saremmo mai stati in grado di enucleare in modo condiviso la proposta fondamentale con cui ci presenteremo agli elettori.
Leggo che mi chiedete di elencare queste “proposte fondamentali” e mi chiedete anche “gli slogan” con cui accompagnarle e mi chiedete perfino di cominciare già da adesso lo “sprint”.
Se lo facessi tradirei la mia indole di maratoneta.
Mancano due mesi e mezzo al 9 Aprile e so che è a quel traguardo che bisogna arrivare primi.




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