Acuto il nostro Lucifero, sempre attento e acuto.
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Acuto il nostro Lucifero, sempre attento e acuto.
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Non so se qualcuno di voi ricorda un passaggio del discorso di Bogi al congresso che a me è rimasto impresso.
Ad un certo punto Bogi ha detto una cosa del genere: "Non è che se siamo bravi, corretti, se ci comportiamo bene saremo trattati nella maniera giusta".
Certo, in parte è senz'altro vero. Una volta però mi è capitato di conversare con Capezzone (è stato un puro caso, non l'ho neanche cercato io ma un mio amico, non crediate che sia introdotto in chissà quali ambienti), e, parlando di politica, Capezzone se ne esce fuori dicendo "Il tempo, almeno un po', è galantuomo".
Chissà se Bogi aveva in mente il suo, di caso?
Io credo che a comportarsi con serietà alla fine si sia sempre apprezzati. Magari non si raccoglie tutto quel che si sperava, ma non si raccoglie neanche niente.
Non sono d'accordo con Bogi.


se DS e Margherita capiranno che, per un risultato soddisfacente dell'Ulivo, sarebbe utile in Emilia, in Toscana, nelle Marche, nel Lazio, in Campania ed in Sicilia avere qualche rappresentante repubblicano in lista, anche se non tutti in posizione privilegiata.
L'intelligenza politica vorrebbe così, la possibile concorrenza del centro destra altrettanto, la fame di poltrone per soddisfare i troppi appetiti purtropopo gioca a sfavore.
Tex Willer


I CANDIDATI INAMOVIBILI
di ALBERTO SENSINI
Quando, nei primi anni Novanta, si cominciò a ragionare sulle «svolte» dell'ex Pci e dell'ex Msi, il politologo Piero Ignazi scrisse che il mezzo migliore per valutare l'autenticità del cambiamento in atto era quello di misurare i mutamenti della classe dirigente. In parole povere: una vera «svolta» comporta soprattutto un profondo ricambio di dirigenti al vertice, cosa che purtroppo non è avvenuta né nell'ex Pci né nell'ex Msi. Nell'uno e nell'altro caso infatti (ma il discorso vale anche per l'Udc e gli ex Popolari) al vertice ci sono sempre quelli che c'erano dieci anni fa, anzi rischiamo addirittura di vederceli ancora per molti altri lustri.
La riprova di tale allergia al cambiamento sta arrivando in questi giorni con la preparazione delle liste per il voto del 9 aprile. I diessini hanno stabilito una clausola di esclusione per chi ha fatto più di due legislature e questo è logico ma le deroghe, tutte pro vertice, hanno già annullato la regola. I dirigenti di prima fila, guarda caso tutti di origine Doc ovvero provenienti dall'ex Pci, sono considerati inamovibili, mentre l'esclusione automatica vale per quasi tutti gli altri.
A pagarne le spese saranno proprio quei parlamentari - come per esempio Passigli, Ayala e Bogi - che provengono dalle fila del Pri di Ugo La Malfa e che hanno dato ottima prova nelle legislature scorse: evidentemente la loro «colpa» è quella di non poter vantare il privilegio di nascita politica in casa Pci. Altrettanto accade per il senatore Franco De Benedetti, che viene dalla cosiddetta società civile e si è distinto per coraggiose posizioni «liberali» in materia di politica estera ed economica.


viene data ragione a Berlusconi che ha individuato come l'anello debole dell'opposizione siano i DS......
E li attacca perchè sa che la battaglia si vince al centro facendo emergere i dubbi sulla sinistra ex comunista.
Potrebbero aprirsi nuovi spazi per i repubblicani?
Tex Willer


ma non darci meriti che non abbiamo.
Il fatto è che io e Calvin eravamo avvantaggiati visto che i comunisti, li abbiamo conosciuti...dal di dentro!![]()
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omar proietti


io nei ds ci sono stato, e secondo me non si aprono spazi proprio per nessuno


Alberich, i tipi come te e come altri in questo forum, che ragionano, pongono problemi etc. non sono ben accetti, salvo casi particolari (Arsenio) in nessun partito per com'è la politica oggi.


Amici, non tutti i mali vengono per nuocere.
Tutto questo ci apre una sola prospettiva, apparentemente difficile da individuare, ma invece ineluttabile e interessante.
Lasciamo pure che il mondo repubblicano si abbatta sugli scogli di queste elezioni. Il nostro naufragio sarà il risultato di scelte e di politiche di corto respiro che hanno animato non solo il nostro ambiente, ma tutto il centrosinistra. Con la differrenza che a questi errori i grandi partiti possono ovviare agevolmente, mentre i piccoli riscihano di restarne schiacciati.
Di che si tratta? Si tratta del sistema bipolare e del malriuscito tentativo di trasformare i partiti.
Immaginiamo il sistema politico come un gruppo di viaggiatori pendolari abituati a prendere il treno per consuetudine, perché costa meno, perché più pratico e familiare. Nel frattempo si diffondono gli aerei low cost, e si scopre che il mezzo più conveniente per viaggiare diventa questo. Qualcuno ha capito, e si adegua subito. Ma molti continueranno ancora a prendere il treno per un po' di tempo, perché abituarsi subito all'idea dell'aereo è un po' difficile. In ogni caso, sappiamo già che, nel giro di un periodo più o meno breve lo spostamento in aereo diventerà lo standard, e il treno resterà un ricordo. Chi avrà cambiato per primo, però, avrà risparmiato un bel po' di tempo e di soldi.
Ebbene, così è per il nostro bipolarismo. Va avanti per inerzia, e questo è naturale. Ma le condizioni perché vada in archivio ci sono tutte, e sono dettate proprio dal nuovo sistema elettorale. Chi sin da ora comincerà a ragionare in questi termini, domani non si troverà spiazzato, e potrà affrontare in modo adeguato il cambiamento, sfruttandone tutte le potenzialità.
Dove voglio arrivare?
Guardiamo i Ds. Quel partito si è trasformato, in questo decennio, ha fagocitato di tutto, si è snaturato, inglobando tradizioni laiche, liberali, cattoliche, ambientaliste, socialiste. Si apprestava a diventare un contenitore universale delle varie anime della sinistra. Un progetto in dimensione ridotta del grande partito democratico vagheggiato da Prodi. Ora ha capito che il vento è cambiato, e cerca di ritrovare la propria identità, puntando sul recupero della matrice iniziale a scapito del pluralismo e della contaminazione.
I Ds fanno parte di quei viaggiatori che non hanno ancora preso l'aereo, ma si stanno informando, stanno valutando, stanno risalendo sul treno con molte remore e molte prudenze, sapendo che saranno le ultime volte.
Cosa faremo noi?
Se continueremo a rincorrere la strada vecchia, resteremo a piedi. Dobbiamo invece ricostruire una nostra strada autonoma, sapendo che questo sistema ce lo consentirà. Gli appiedati della Sinistra Repubblicana e dei Repubblicani Europei, potranno capire che è l'ora di ricominciare da dove eravamo partiti: cioè dall'appartenenza alla stessa radice, e dalla ricostruzione di un progetto politico comune, distinto, autonomo, che andrà rafforzato e percorso con grande tenacia e abnegazione. Se vogliamo far rinascere una forza repubblicana, che oggi sembra un miraggio, dobbiamo sapere che invece il terreno è fertile, e ci suggerisce proprio questo.
Per questo dico, lasciamo passare la nottata. Poi troveremo il modo di ripartire, tutti quanti e tutti insieme.


Lo troveremo?
E soprattutto, saranno capaci di trovarlo i nostri capi?