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Risultati da 21 a 30 di 39

Discussione: Hamas ha vinto: e ora?

  1. #21
    Ashmael
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    Senti, Itloox, Hamas ha massacrato civili innocenti con stragi suicide, gha indottrinato i propri figli all'odio del legittimo Stato Israeliano, e nulla, proprio nulla giustifica l'uccisione di innocennti, da chiunque (compresi Israeliani e Palestinesi) commessa.
    L'UE considera Hamas una organizzazione terroristioca, comunque.

  2. #22
    itloox
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Ashmael
    Senti, Itloox, Hamas ha massacrato civili innocenti con stragi suicide, gha indottrinato i propri figli all'odio del legittimo Stato Israeliano, e nulla, proprio nulla giustifica l'uccisione di innocennti, da chiunque (compresi Israeliani e Palestinesi) commessa.
    L'UE considera Hamas una organizzazione terroristioca, comunque.

    e ci credo che i figli dei palestinesi odiano israele.anche io odierei chi mi ha rubato la terra,viene dentro casa mia ad uccidere i miei genitori,amici e parenti.
    in quanto all'ue,ufficialmente considera(a torto)hamas una organizzazione terroristica.
    ma è anche vero che il 62 percento degli europei considera israele il paese più pericoloso per la pace nel mondo

  3. #23
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    GEORGE: Ringraziate zio Silvio, vi rimanda a casa e ve la detassa pure
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    Citazione Originariamente Scritto da itloox
    se e quando israele si ritirerà dai territori occupati nel 67 e si creerà uno stato palestinese,hamas riconoscerà lo stato di israele.questo hamas lo ha sempre affermato.
    tutte le altre chiacchiere che hai scritto sono semplicemente fesserie
    Veramente hamas ha nel proprio statuto la distruzione dell'"entità sionista" senza condizioni. Vedo che conosci poco Hamas.

    Chi bolla poi come fesserie delle opinioni senza confutarle con argomenti in genere sull'argomento stesso ha poco da dire (e poco sa).

  4. #24
    itloox
    Ospite

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    ''La vittoria di Hamas non è un incidente di percorso''
    Con 76 seggi, Hamas sconfigge il partito di governo al Fatah, che si ferma a 43. Quale futuro attende ora il Medioriente? Parla Ali Rashid, ex primo segretario della delegazione palestinese in Italia
    Carla Ronga



    Le elezioni palestinesi delineano la netta affermazione di Hamas e la sconfitta di al Fatah. Immediate le dimissioni del premier Abu Ala e dei ministri del suo governo. I dirigenti di Hamas hanno subito precisato che il riconoscimento di Israele e i negoziati di pace non sono nell’agenda dell’organizzazione.
    Spetta al presidente Abu Mazen dare l’incarico di formare un governo; ma Hamas potrebbe anche discutere di un eventuale governo di unità nazionale, che Fatah ha già dato indicazioni di non volere. La pace è ormai un miraggio? Ne discutiamo con Ali Rashid, ex primo segretario della delegazione generale palestinese in Italia.

    76 seggi ad Hamas, solo 43 ad Al Fatah. Le accuse di corruzione sono sufficienti a spiegare il terremoto politico che ha travolto il governo palestinese?
    Le motivazioni di questo risultato elettorale sono diverse. In primo luogo ha sicuramente pesato la mancanza di un reale orizzonte politico. Mi spiego meglio: in tutti questi anni, malgrado tutti gli accordi, il popolo palestinese non vedeva realizzarsi una soluzione politica che meritasse questo appellativo, né sul piano dei diritti, né sul piano della dimensione territoriale. Qualsiasi concessione da parte dello Stato d’Israele verso le rivendicazioni del popolo palestinese è avvenuta in modo parziale e, appunto, sotto forma di concessione. Per i palestinesi, al contrario, si tratta di diritti violati e di territori occupati.
    Il secondo motivo va ricercato sul un piano internazionale, soprattutto con la guerra in Iraq e la dottrina della guerra permanente e della cosiddetta lotta al terrorismo, dove per terrorismo si intende qualsiasi opposizione al dominio Usa e israeliano in Medio oriente. Questa situazione ha danneggiato gravemente qualsiasi speranza di vedere un giorno rispettata la legalità e il diritto internazionale.
    E ancora, dal 1993 ad oggi l’Autorità nazionale palestinese ha dovuto concedere sempre di più di fronte all’intransigenza israeliana nella speranza di realizzare una soluzione politica che non è mai arrivata…

    Una soluzione politica che, con la vittoria di Hamas, non rischia di allontanarsi sempre di più?
    No. Perché non c’era una soluzione politica. La situazione andava verso la guerra: la guerra in Iraq, le minacce alla Siria, le minacce all’Iran, le iniziative unilaterali da parte di Israele, la costruzione del muro, la ripresa della colonizzazione in Cisgiordania. Sia nei fatti che nelle dichiarazioni di chi governa Israele i palestinesi non vedevano nessuna apertura verso una soluzione politica del conflitto.
    E ancora, negli ultimi anni l’Autorità nazionale palestinese ha commesso molti errori. Errori nella gestione della cosa pubblica, nella mancanza di trasparenza, nelle riforme democratiche. Abu Mazen non ha fatto in tempo a portare avanti il suo progetto di riforma. Un progetto che, bisogna ammetterlo, era iniziato. Queste elezioni ne rappresentavano un passaggio importante.
    Quinto ed ultimo elemento: le minacce ai palestinesi da parte della comunità internazionale, che non avrebbe sostenuto o aiutato un’autorità palestinese se avesse vinto Hamas. Minacce che hanno rafforzato l’autorevolezza di Hamas agli occhi del popolo palestinese.

    I palestinesi accusano la comunità internazionale di connivenza e, nella migliore delle ipotesi, di silenzio di fronte alle violazioni sistematiche di ogni forma di diritto operata da Israele. Accusate Israele di terrorismo. Tel Aviv accusa i palestinesi, accusa Hamas, e in quest’ultimo caso lo fa tutta la comunità internazionale, di macchiarsi del sangue dei civili israeliani. Insomma i kamikaze indossano la bandiera verde o no? Non credi che rinfacciarsi la primogenitura del sangue e della violenza sia un modo per allontanare ogni speranza di pace?
    Israele deve porre fine all’occupazione. Deve abbattere il muro. Noi abbiamo firmato gli accordi di Oslo e abbiamo chiesto alla comunità internazionale di intervenire perché venissero rispettati. Sono gli israeliani che si sono ritirati. Il programma di Sharon definiva gli accordi di Oslo come la principale minaccia contro la sicurezza dello Stato di Israele.

    Quali sono gli scenari, quali le prospettive per il Medio oriente?
    Non ci sono scorciatoie, la guerra, il terrorismo non sono la via per la pace. Israele non ha scorciatoie. I palestinesi vogliono vedere affermati i loro diritti. Non si tratta di chiedere delle concessioni ad Israele ma di vedere riconosciuto il rispetto dei diritti di una comunità. Occorre ritornare ai confini del 1967 mettendo in pratica quella che fu la pace giuridica degli accordi di Oslo, che è molto meno di quanto previsto dal diritto internazionale.

    Hamas non riconosce neppure l’esistenza dello Stato di Israele. Non è difficile, oggi, ipotizzare una riapertura di trattative?
    Hamas è un problema che c’è da oggi. Nel 1993 non c’era, perché non sono stati applicati gli accordi di Oslo? Non è che le cose andavano bene fino a ieri. Il processo di pace è bloccato dalla data dell’assassinio di Rabin. Al governo di Israele non c’è una coalizione di colombe.

    Non temete un nuovo isolamento sul piano internazionale?
    La comunità internazionale non è che fino ad oggi abbia fatto grandi cose. La Palestina vive in isolamento da anni. Non sarebbe stato immaginabile per Israele fare quello che ha fatto senza questa indifferenza - e spesso la complicità - sul piano internazionale.

    Stati Uniti e Israele, ma anche Palestina alleata dell’Iran, della Siria, dei Fratelli Mussulmani. E’ la guerra infinita?
    Non ho detto questo. Ma posso dire che quando l’amministrazione americana prenderà atto del fallimento della sua guerra in Iraq e del suo progetto di dominio in Medio oriente, solo allora si sentirà l’esigenza e la necessità di tornare al processo di pace e chiedere ad Israele di comportarsi come tutti gli altri Stati del mondo, vale a dire di rispettare la legalità internazionale, quella che vieta l’occupazione di altri Stati con la forza. Legalità che riconosce il diritto alla determinazione, alla libertà di tutti i popoli. Questo è l’unico conflitto ancora aperto dalla seconda guerra mondiale ad oggi. E’ la prova che la violenza, la guerra, il terrorismo non risolvono nessuno dei problemi aperti. I problemi si risolvono solo sulla base del diritto internazionale e sulla pari dignità delle parti. Non ci devono fare un favore. Hamas governa il popolo palestinese. Ora deve dimostrare maggior senso di responsabilità. Deve dimostrare la tendenza al dialogo e alle trattative per l’affermazione dei diritti del popolo palestinese attraverso le vie politiche.

    Hamas è pronta per questo salto?
    E’ un passaggio obbligato, deve farlo, dal momento in cui gode del sostegno del popolo palestinese. Che continua nella sua maggioranza ad optare verso una soluzione politica onorevole e che rispetti le indicazioni dei parametri di Oslo. Se non ha dimostrato questa tendenza nel passato, oggi è opportuno che inizia ad agire in modo responsabile.

    Hamas è stata premiata alle urne grazie anche al suo passato…
    Il voto per Hamas è una protesta contro Israele e contro l’Anp più che l’accettazione della sua violenza. Un voto contro la politica americana e la distrazione internazionale. Non ci sono soldati palestinesi in territorio israeliano, ci sono soldati israeliani in territorio palestinese. I palestinesi hanno subito guerra, occupazione, espulsione, pulizia etnica, umiliazione quotidiana, la paralisi della vita sociale, politica sanitaria….e non il contrario.
    Abu Mazen ha dichiarato che l’esito delle urne va rispettato. Hamas deve ora formare un governo e si è detta disponibile alla creazione di un governo di unità nazionale con Al Fatah. Finora non tutta Al Fatah è d’accordo con questa proposta. Ma Hamas non vuole governare da sola, alla fine ci sarà un accordo. A Betlemme, a Ramallah, Hamas governa con la sinistra del Fronte popolare. Non si può escludere una coalizione che veda Hamas insieme ad altre forze politiche. Dopo queste elezioni le divisioni interne ad Al Fatah saranno ancora più palesi e non si possono escludere scelte diverse, magari non una scissione formale ….
    Finché non ci sono chiare indicazioni da parte di Israele, degli Usa e della comunità internazionale in generale che si va nella direzione di una soluzione politica sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite, credo che la maggioranza dei palestinesi pensa di più alla sua situazione interna che a quello che farà Israele o gli Stati uniti d’America. Il contrario di quello che aveva fatto fino ad ora l’Anp che aveva basato tutta la sua strategia sul chiedere aiuto alla comunità internazionale per convincere Israele a rispettare gli impegni assunti nell’accordo di Oslo e nella Road Map.

    Kofi Annan ha dichiarato che non si tratta con i terroristi…
    Credo che i palestinesi sul terrorismo non la pensino come Kofi Annan e considerano la politica degli ultimi governi israeliani come una politica terroristica. Purtroppo sia Hamas che tutti i governi della storia di Israele si sono macchiati le mani del sangue innocente. Sarebbe il momento di fermare questa escalation di violenza e pensare davvero ad una via di uscita dal conflitto.
    Tocca alla comunità internazionale premere su Israele per porre fine all’occupazione dei territori palestinesi. Tutti i popoli hanno lottato per la loro libertà e la fine dell’occupazione. Non ci sono scorciatoie, e questo è dimostrato dal fatto che questo conflitto dura da 60 anni. Il compromesso fu trovato ad Oslo, fu un grande compromesso che restituisce ai palestinesi solo il 22 percento del loro territorio storico. Più di così non si può concedere perché quello che rimane è un territorio frastagliato, senza continuità geografica, senza possibilità di sopravvivenza. Israele lo sa perfettamente. Dopo Camp David le delegazioni israeliane e palestinesi hanno continuato a incontrarsi e dal loro lavoro è nato il documento di Ginevra. Se Israele accettasse questa soluzione domani la Palestina troverebbe un’altra maggioranza. Non esistono scorciatoie. Non ci sono miracoli da fare.
    Hamas ha dichiarato di essere pronta a dialogare attraverso una terza parte e il suo obiettivo è il completo ritiro israeliano dai territori occupati dopo la guerra del ‘67 e la risoluzione della questione dei rifugiati palestinesi. Questo è stato il suo programma elettorale. E questo obiettivo accomuna Hamas ad Abu Mazen e a tutto il popolo palestinese.
    I palestinesi erano consci delle conseguenze del loro voto. Hanno votato all’80 percento. L’esito elettorale non è stato un incidente di percorso.
    da aprile online
    ------------------------------------------------------------------------
    ritengo totalmente condivisibile quello che è scritto

  5. #25
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    hamas si modererà e intavolerà delle trattive di pace con il futuro governo israeliano KADIMA-PARTITO LABURISTA

  6. #26
    itloox
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    Citazione Originariamente Scritto da LIBERAL_
    Veramente hamas ha nel proprio statuto la distruzione dell'"entità sionista" senza condizioni. Vedo che conosci poco Hamas.
    certo,finchè israele non libera i territori occupati.
    vedo che fai propaganda

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da itloox


    certo,finchè israele non libera i territori occupati.
    vedo che fai propaganda
    Ce l'ha e basta, senza condizioni. Sai cosa vuol dire senza condizioni?

  8. #28
    itloox
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    Citazione Originariamente Scritto da LIBERAL_
    Ce l'ha e basta, senza condizioni. Sai cosa vuol dire senza condizioni?

    dove sta scritto senza condizioni?
    ma hai letto le dichiarazioni dei dirigenti di hamas o sei tu che decidi?

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da itloox
    dove sta scritto senza condizioni?
    ma hai letto le dichiarazioni dei dirigenti di hamas o sei tu che decidi?
    Se leggessi lo statuto di Hamas scopriresti che vengono ribadite le solite menate sul fatto che una terra conquistata dall'islam non può essere riconquistata da nessun altro e quindi il loro compito è quello di cacciare via gli ebrei dalla palestina.

  10. #30
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    Art. 11

    Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un sacro deposito (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. Nessuno Stato arabo, né tutti gli Stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i re e presidenti messi insieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite hanno il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell’islam sino al giorno del giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto di tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio?

 

 
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