
Originariamente Scritto da
Gallo Senone
Il leader dell'Unione a Radio24 parla con gli ascoltatori del suo programma
"Nei primi 100 giorni un grande piano di ricerca e innovazione"
Prodi: "Riforme radicali o non ci sto
Meno tasse, ma le pagheranno tutti"
E, sui conti pubblici, verrà istitutita un'Authority "per capire cosa è successo:
"Ho lasciato un avanzo primario spettacolare, ed ora è a zero"
Il leader dell'Unione Romano Prodi
ROMA - "Si deve dare un messaggio di forza e di impulso all'economia: nei primi 100 giorni allevieremo l'imposta sulle ore lavorate e poi vareremo un grande piano di ricerca e innovazione". Lo afferma il leader dell'Unione, Romano Prodi, rispondendo alla domanda di un ascoltatore nel corso della trasmissione Viva Voce di Radio24, condotta da Giancarlo Santalmassi. "Il Paese ha bisogno di un salto in avanti e di vincere in qualche settore per cambiare il clima", sottolinea il professore.
Un'Authority per i conti pubblici. Naturalemente per il rilancio dell'economia bisognerà far quadrare i conti pubblici: a questo scopo, Prodi ha annunciato l'istituzione di un'Authority "oggettiva". "Voglio un'Authority, una commissione, non importa composta da chi, che veda cosa è successo negli ultimi anni nei conti pubblici italiani. Ho lasciato un avanzo primario spettacolare ed ora è a zero. E' successo qualcosa di incredibile, bisogna vedere come".
Riformismo radicale. Verificato cosa è successo sui conti pubblici, per dare comunque impulso all'economia, ha detto ancora Prodi, sarà necessario un "riformismo radicale". "Ho 66 anni - ha spiegato il candidato premier del centrosinistra - ho avuto tutto dalla vita: sono stato presidente dell'Iri, presidente del Consiglio, presidente della Commissione Europea e non ho più niente da chiedere, per cui debbo essere radicale, i miei alleati stessi me lo hanno chiesto: O così o pomì", cioè, "sui temi cardine o si trova una soluzione oppure io non ci sto. Ma non perchè sono un eroe. ma perchè non ho padroni e avendo il lusso di non avere un partito dietro di me ho il dovere morale di farlo e il lusso di poterlo fare".
Imposte per tutti per salvare l'Italia. "Noi siamo quelli che volendo far pagare le imposte a tutti le faranno pagare di meno a chi le paga", ha detto ancora Prodi, rispondendo a una domanda sul fisco. Il leader dell'Unione ha ricordato che durante il suo governo "la gente sapeva che eravamo persone serie e pagava le tasse, stava cambiando il costume. Noi ora dobbiamo con serietà fare marcia indietro e fare una lotta sistematica. Credo che i conti torneranno a posto in buona parte da soli. Se non c'è un pagamento di imposte da parte di tutti l'Italia non si salva perchè quei poveracci che pagano vengono massacrati e si distrugge l'economia".
Governo mix ma con base di politici. "Un governo è sempre un mix. La base deve essere fatta da politici e poi se c'è qualche ruolo in cui c'è bisogno di un aspetto tecnico molto particolare, di una persona che dia al mondo economico, tecnico straniero una fiducia particolare, può benissimo essere un non politico". Prodi ha risposto così alla domanda sulla possibilità di avere ministri non politici nel suo futuro governo.
Sottosegretari senza impegni parlamentari. Prodi, rispondendo poi alla domanda sulla possibilità di avere sottosegretari non candidati alla Camera o al Senato, afferma che "non è un problema di 'contentino'. Data la legge elettorale sciagurata, chiunque vinca avrà una maggioranza risicata al Senato e serviranno sottosegretari che non abbiano impegni parlamentari altrimenti il governo va sotto sempre per definizione. La maggioranza al Senato è risicata 'per definizione', sarà una maggioranza 'non abbondante', in questi casi spero che l'elettore capisce che bisogna scegliere con forza per dare una maggioranza al Paese".
Pacs: noi come Aznar, non come Zapatero. "La nostra proposta assomiglia più a quella formulata dal governo conservatore spagnolo di Aznar che a quanto deciso da Zapatero''. A Radio24 Prodi è anche tornato sul tema dei pacs. ''Abbiamo raggiunto, seppure con fatica, una posizione comune nell'Unione, quella di tener conto delle conseguenze giuridiche dell'esistenza delle coppie di fatto, ma abbiamo detto con chiarezza che non hanno nulla a che fare con il matrimonio''.
(31 gennaio 2006)