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10.02.2006
Un dissenso radicale su diritti civili e scuola pubblica
«Queste differenze, queste discussioni, queste, come le poteva chiamare Pasolini, “polemiche fraterne” non mettono in discussione un punto fondamentale: la Rosa nel pugno è nata con l’obiettivo di sconfiggere Berlusconi e il governo del centrodestra. Quest’obiettivo per noi è fondamentale: non verrà mai meno né il sostegno a Romano Prodi, né l’impegno per battere Berlusconi». Ci tiene a sottolineralo il Segretario dello Sdi, Enrico Boselli, anche se oggi non andrà alla convention sul programma, dopo lo strappo di Emma Boselli nel vertice dell’altroierisera.
Onorevole, perché la Rosa nel pugno ha deciso di non partecipare alla convention programmatica dell’Unione?
«Perché i punti che abbiamo proposto all’Unione, prima nelle riunioni preparatorie con Roberto Villetti e ieri (l’altroieri, n.d.r.) con Emma Bonino sono stati tutti respinti. E non parlo solo dei Pacs e dei non finanziamenti alla scuola privata. Ce n’erano anche altri, in particolare due sul versante economico e sociale: avviare una vera liberalizzazione, per esempio degli ordini professionali, perché che ad essere flessibili siano solo i lavoratori dipendenti e tutto il resto sia fuori dal mercato è veramente inaccettabile; e poi l’idea, in parte anche già avanzata da Boeri, di sostituire agli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione, un reddito di cittadinanza. Queste proposte sono state tutte respinte».
Avete sentito Romano Prodi, è successo qualcosa di diverso rispetto al vertice, o le cose sono ferme all’altra sera?
«Le cose sono ferme al vertice. La nostra speranza è che nei prossimi giorni si possa riaprire una discussione e che ci possa essere una riflessione anche da parte degli altri partiti dell’Unione. Noi consideriamo le proposte che abbiamo fatto, in modo particolare Pacs e scuola, come punti molti importanti. Mi auguro, spero, sollecito, chiedo agli insegnanti della scuola pubblica di far sentire nei prossimi giorni la loro voce, non tanto per sostenere la Rosa nel pugno, ma di farla sentire a tutte le forze politiche dell’Unione. Tutti noi lavoriamo per poter governare il 10 aprile. Ma tanta gente che mi vede per strada, mi chiede: “Cosa cambierà con voi?”. Ecco, una delle cose che cambierà è la scuola pubblica. Cinque anni di governo della destra hanno fatto tagli indiscriminati, con questa idea della Moratti di far scegliere ai ragazzi a 13 anni se andare nella scuola tecnica o nel liceo. Si tratta di un’odiosa scelta di classe, contro la quale noi socialisti abbiamo sempre combattuto, da mezzo secolo a oggi. Mi auguro che sulla scelta di mettere fine ai finanziamenti alla scuola privata, confessionale o no, noi si sia in grado di creare un movimento».
Mastella ha scelto di firmare il programma, tranne la parte relativa ai Pacs. Avete considerato di fare qualcosa del genere?
«Mastella è irripetibile, è unico. Noi non siamo l’Udeur, non abbiamo cominciato a trattare chiedendo seggi all’Unione. Ci occupiamo di cose meno importanti, di scuola pubblica, di diritti civili. Massimo D’Alema ha detto che non sono fondamentali. Io, senza ovviamente volergli insegnare niente, dico che sbaglia, perché penso che sono questioni molto profonde nella vita della gente»
Uscirete dal centrosinistra?
«Anche per questo bisogna chiedere a Mastella».
Dunque, quello che è avvenuto è uno strappo risolvibile?
«Penso di sì. Il nostro obiettivo è far riflettere l’intera coalizione. Ho l’impressione che una parte dei gruppi dirigenti dei partiti si sia preoccupato di altro. C’è stato una specie di gioco dell’oca: chi va alla Presidenza della Camera, chi al Quirinale, piuttosto che agli Esteri. Forse è ora di cominciare a occuparsi di cose un po’ più concrete e reali. Di sapere chi sarà il prossimo Presidente della Camera, con franchezza non ci interessa».




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