I popoli amici si stringono la mano
Bossi apre le porte della Lega alla presidente del Parlamento basco
Un mazzo di fiori, rigorosamente bianchi e verdi; una statuetta raffigurante Alberto da Giussano e il libro “Il mio progetto” edito da Sperling & Kupfer scritto da Umberto Bossi. Con tanto di dedica: “Buena suerte”.
Sono i tre regali che lo stesso Segretario federale della Lega Nord ha donato ieri sera alla presidente del Parlamento basco. Izaskun BilbaoBarandica in un incontro informale nell’ufficio di Bossi a via Bellerio, quartier generale del Carroccio.
Sulla scrivania del Senatur anche un piatto di dolci. «Calabresi. Molto buoni», sorride il leader leghista. Segno di un incontro cordiale, tra «popoli amici che si stringono la mano», quello tra Bossi e la giovane presidente basca. I due si erano già visti la sera prima per un faccia a faccia tutto politico all’Hotel Palace di Varese. Giusto il tempo di scambiarsi qualche idea sul federalismo fiscale che proprio il Senatur si è detto pronto a scrivere, nero su bianco, in vista della prossima legislatura. «L’accordo con Berlusconi è sul federalismo fiscale. Ora bisogna studiare come metterlo giù. Per questo - aveva detto Bossi martedì sera ai cronisti - ho intenzione di incontrare i rappresentanti di Comuni, Province e Regioni».
Ieri sera, invece, poca politica e spazio alla storia del movimento leghista. A raccontarla lo stesso Bossi. Ad ascoltare un’attenta Bilbao Barandica accompagnata dai leghisti Rosi Mauro, Giancarlo Giorgetti, Attilio Fontana e Federico Bricolo. L’occasione per rispolverare tradizioni e identità arriva da uno degli omaggi fatti alla presidente basca. Quell’Alberto da Giussano che - come ricorda il leader leghista - rappresenta «l’eroe nazionale padano». «Fu lui insieme ai suoi uomini a sconfiggere il Barbarossa. Uno che cercò di imporre la sua legge alla gente autonomista e fu sconfitto a Legnano». Oggi la Lega - continua il Senatur - «lo ricorda ogni anno con la festa di Pontida».
È un Umberto Bossi in grande forma quello che si presenta a fare gli onori di casa alla parlamentare basca. Maglione verde, camicia a quadretti e pantaloni grigi, Bossi sorride e scambia battute con tutti i presenti. Come quando, con un gesto della mano, fa capire a Bilbao Barandica la triste sorte toccata al Barbarossa. C’è anche il tempo di raccontare l’evoluzione del movimento a cui la stessa esponente basca ha guardato in questi anni «con grande interesse»: si parte dalla nascita della Lega Lombarda per arrivare all’unione di tutte le forze autonomiste del Nord. E non è un caso che nelle intenzioni di Bossi ci sia il progetto di portare «a Venezia tutti i gruppi autonomisti europei». L’invito ufficiale è stato rivolto ieri sera alla presidente basca che ha già dato il suo assenso a partecipare alla festa leghista in Laguna.
Uno slancio identitario che porta Bossi a spiegare come tra meno di un mese inaugurerà a Milano, in compagnia della Moratti e di Berlusconi, una sorta di cinecittà lombarda. «Grazie alla Lega l’industria creativa torna sotto la Madonnina. A Milano - continua Bossi - rinasce la cinematografia che Roma aveva portato via». Per poi annunciare l’uscita di un film su Alberto da Giussano: «Tra meno di due anni sarà pronto».
A fare da Cicerone anche il segretario della Lega Lombarda. È lui a dare una forma alle gigantografie appese sui muri dell’ufficio del Senatur. Insieme a Giorgetti, ci sono Attilio Fontana e Rosy Mauro che nel primo pomeriggio di ieri hanno ospitato al Pirellone la presidente basca. Al centro dell’incontro un dibattito sulla finanza locale. Un progetto a cui la Lega non nasconde di tenerci tantissimo. Nonostante «i tempi siano ancora lunghi» come ha fatto capire martedì sera lo stesso Bossi. «Senza soldi, le Regioni sono disperate. Allora dobbiamo dargli una mano. Adesso bisogna studiare come». E il leader del Carroccio sa già da dove partire: dare la possibilità agli Enti locali «di mettere delle loro tasse in sostituzione di quelle statali». Il problema - aveva detto ancora Bossi - sarà capire quali. La discussione è tutta qui». Al momento «Berlusconi sta mediando con gli altri segretari di partito. Comunque ora bisogna iniziare a lavorarci sopra». Chi è certamente più avanti rispetto alla realtà italiana è il popolo basco che difende «la sua identità» proprio attraverso «l’autonomia» come ricorda con un pizzico di orgoglio Bilbao Barandica. Da tempo nei Paesi baschi si respira una politica che punta molto sull’autonomia dei propri territori, investendo una particolare attenzione alle risorse locali. Una storia a cui Bossi guarda con simpatia: «Loro hanno molti anni di battaglie alle spalle». Sono più compatti rispetto a noi ma sono anche più avanti se facciamo un paragone con il nostro Paese».
C’è ancora tempo per uno scambio di battute. Alcune delle quali scatenano le risate dei presenti. Poi un rapido giro in quel labirinto che è la sede leghista di via Bellerio. E una tappa negli uffici della redazione del giornale. Qui la presidente basca ha solo il tempo di un veloce saluto ai giornalisti. A Malpensa («quello scalo, come l’Università di Varese, l’ha voluto la Lega», ricorda Bossi) c’è il volo diretto per Bilbao che l’aspetta. E «con il traffico che c’è, visto le infrastrutture che abbiamo» - ironizza Giorgetti - conviene che la parlamentare basca parta subito. Così farà. Rimane il tempo di un ultimo abbraccio affettuoso sulle scale con Bossi, poi la presidente basca esce da via Bellerio. Con in tasca l’invito per Venezia, firmato Umberto.




Rispondi Citando
