
Originariamente Scritto da
robert jordan
IN Italia c'è un ministro che non ha capito niente del mondo arabo, dell'Islam e delle inquietudini che stanno infiammando mezzo pianeta. Un ministro, Roberto Calderoli, che a furia di provocazioni si è garantito uno spazio fisso nelle cronachette della politica nazionale. E che - uno scherzo dietro l'altro - ha perso di vista il senso della misura, tanto da arrivare a sfidare platealmente i fedeli di Maometto, indossando una maglietta con le vignette che hanno scatenato la ribellione dell'emisfero islamico. Una mossa tragica, che ieri ha fatto scoppiare un tumulto a Bengasi, con diversi morti e feriti. Di questo, oltre che con la sua coscienza, il signor ministro dovrà rispondere anche a tutti noi italiani. Proprio nel giorno in cui i servizi segreti ci hanno ricordato che l'Italia resta un potenziale obiettivo del terrorismo, la «sparata» di Calderoli ha gettato al vento una cultura secolare di dialogo e tolleranza, e ha trasformato questo Paese in un nemico pubblico del mondo islamico. Tanto che oggi - dobbiamo prenderne atto con realismo - abbiamo alzato enormemente il pericolo di un attentato eversivo. [...] E bene ha fatto Silvio Berlusconi, a costo di presentarsi alle elezioni con un ministro in meno e una ferita con la Lega, a chiedere le dimissioni immediate dell'esponente padano. Una richiesta talmente legittima che persino il leader del Carroccio, Umberto Bossi, non ha potuto difendere il suo esponente nel governo. Certo, di tutto c'era bisogno in Italia, tranne che di stuzzicare il fanatismo religioso delle popolazioni islamiche. E di tutto c'era bisogno nella coalizione di centrodestra, tranne che di una nuova frizione tra gli alleati, con il pericolo sempre più forte di una ritorsione terroristica dagli effetti dirompenti sul voto di aprile. L'Italia però non è fatta di signori Calderoli, di irresponsabili e di provocatori. Questo è un Paese che ascolta tutti, che ha centinaia di volontari impegnati in tutto il mondo a portare solidarietà alle popolazioni disagiate, compresi gli Stati con maggioranze islamiche. In Italia ci sono decine di città che hanno finanziato la costruzione di moschee e che spingono il dialogo interculturale e religioso. Ma oggi, mentre in Libia si piangono tanti morti, l'Italia ha il volto spregiudicato di Calderoli. Un'immagine che non ci appartiene. E che va fatto di tutto per fare dimenticare nel più breve tempo possibile.