tratto da: http://www.exclusion.net/images/pdf/..._Fumagalli.pdf

L’IRAP è l’imposta regionale sulle attività produttive. E’ stata pensata come imposta di
localizzazione ed è un’imposta che però non ha differenziazioni, nel senso che come l’ICI – tranne in pochi comuni – è uguale per tutti: che tu abbia la villa, che tu abbia la stamberga, paghi sempre il 5 per mille. E sull’IRAP c’è esattamente un processo di questo tipo. E’ stato fatto uno studio dell’IRER (l’Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia), sui dati del 1999 (sono disponibili adesso i dati del 2001) in cui aumentando l’aliquota dell’1% in alcuni settori che sono editoria, telecomunicazioni, banche, assicurazioni, che sono i settori più presenti, dislocati sul territorio nella realtà milanese, beh questo avrebbe consentito un gettito di circa 400 milioni di euro (se non ricordo male). Pensate che il 70% del gettito IRAP in Lombardia sono i servizi alle imprese e però quasi la totalità di questi sono il piccolo dettaglio nella distribuzione commerciale, mentre gli iper-mercati sono molto più protetti.

Il problema attuale è, inoltre, che non esiste una politica fiscale europea, (mentre vi è una ferrea politica monetaria), ma esistono delle direttive europee in materia fiscale assolutamente scoordinate, per cui ogni stato può fare più o meno quello che vuole. I principi di base però sono comuni, non perché imposti ma perché in linea con le politiche liberiste che vengono perseguite: riduzione della progressività delle aliquote, una politica che va in senso opposto ad una politica di redistribuzione da ceti più abbienti a quelli meno abbienti (pensiamo all’utilizzo dell’addizionale IRPEF che può essere fatta a livello locale); aumento dell’imposizione indiretta a scapito dell’imposizione diretta (quindi l’IVA); omogeinizzazione dell’IVA intorno al 20%; e abolizione delle tasse che vanno più direttamente a colpire le attività produttive a maggior valore aggiunto.
Quanto da me oggi sostenuto va esattamente in senso opposto a quelle che sono le tendenze dominanti. Tuttavia non bisogna demordere: si tratta di una battaglia politica e culturale che deve e può essere surrogata da una maggior conoscenza e informazione. In questa direzione devono andare i nostri sforzi.