Mercoledì scorso un' esplosione di enorme violenza ha distrutto la cupola d' oro della moschea di Samarra, "come in un film di James Bond". Lo scrive il Corriere della Sera, mica io. Samarra, oltre ad essere uno dei più importanti luoghi sacri degli sciiti, è, guarda caso, uno dei centri della resistenza all' occupazione americana. Ed è la prima volta che un simbolo religioso di questa importanza viene colpito premeditatamente in quanto tale. Insomma, una provocazione enorme come l' esplosione, che ha gettato l' Iraq sul baratro di quella guerra civile totale che gli Americani bramano da tempo.
L' "attentatuni" giova infatti, giova eccome agli Americani, messi in difficoltà, oltre che dalla forza della guerriglia, dallo stesso esito delle elezioni del 15 dicembre. Gli USA vogliono a questo punto il caos, perchè temono che perfino il futuro governo di Baghdad possa sfuggirgli di mano.
Così, giovedì scorso 50 persone di ritorno da una manifestazione unitaria sunnita-sciita contro la distruzione della moschea di Samarra, ma anche contro il tentativo USA di spingere il paese nella guerra civile totale, sono state fermate e massacrate presso un check point della polizia (vera o falsa?) .
Fortunatamente vi sono ancora forze, in Iraq, che mettono al centro la lotta per la difesa degli interessi nazionali e la priorità della cacciata degli occupanti stranieri, per cui non è impossibile che riescano a respingere la trappola mortale dello scontro interreligioso tra sciiti e sunniti.
Insomma, il quadro mediorientale, in cui la provocazione di Samarra si inserisce appieno, è sempre più quello dello "Scontro di Civiltà" continuamente evocato e alimentato da Washington e ripreso in Italia dal presidente del Senato Pera con il suo "Appello per l' Occidente".




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