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  1. #11
    Monarchico da sempre !
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    Citazione Originariamente Scritto da lupocattivo
    Senza spellarsi le dita a difendere lo Scià, basta vedere che bell'affare che hanno gli iraniani ....
    l'attuale presidente Iraniano, è talmente avventato ridicolo (anche per un estremista) nelle sue dichiarazioni, da farmi pensare che sia già lui la marionetta designata dalla CIA per provocare il casino !

    Saluti

  2. #12
    Il domani appartiene A NOI...!
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    Exclamation

    Citazione Originariamente Scritto da Conterio
    Vero, ma questa guerra conferma quanto detto sopra... si pagò l'iraq, per tenere a bada l'Iran, ormai fuoricontrollo....



    Come vedi, dai tempi del Colonialismo britannico in zona, la politica è sempre la stessa... pagare qualcuno per destabilizzare un'altro, fino a quando tutti insieme non sono più in grado di opporsi ... attuale invasione e sfruttamento agevole delle risorse !

    Saluti
    ................ QUOTO ...........!

  3. #13
    Il domani appartiene A NOI...!
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    Wink ..... Complimenti roberto m...........!

    Citazione Originariamente Scritto da roberto m
    vero, a dimostrazione che noi monarchici non siamo servi di nessuno, tantomeno degli Usa

  4. #14
    più arcipreti, meno arcigay
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    beh, un conto è dire che reza pahlavi fosse meglio che non questo regime di pazzi che c'è ora (e che speriamo gli USA abbattano al più presto), un altro conto è elogiare a piene mani lo scià... non dimenticatevi una parola: SAVAK

    era la polizia segreta dello scià, e vi assicuro che non era niente di buono... leggete "SHah-in-shah" di R. Kapucinsky per vedere come si viveva sotto i pahlavi.

  5. #15
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da Dreyer
    beh, un conto è dire che reza pahlavi fosse meglio che non questo regime di pazzi che c'è ora (e che speriamo gli USA abbattano al più presto), un altro conto è elogiare a piene mani lo scià... non dimenticatevi una parola: SAVAK

    era la polizia segreta dello scià, e vi assicuro che non era niente di buono... leggete "SHah-in-shah" di R. Kapucinsky per vedere come si viveva sotto i pahlavi.
    ho come l'impressione che con bestie come gli attuali detentori del potere in Iran non si potesse trattare con i fiorellini...
    poi per carità, condanno tutte le violenze se gratuite
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Dreyer
    beh, un conto è dire che reza pahlavi fosse meglio che non questo regime di pazzi che c'è ora (e che speriamo gli USA abbattano al più presto), un altro conto è elogiare a piene mani lo scià... non dimenticatevi una parola: SAVAK

    era la polizia segreta dello scià, e vi assicuro che non era niente di buono... leggete "SHah-in-shah" di R. Kapucinsky per vedere come si viveva sotto i pahlavi.
    E' vero Dreyer quel che dici, ma l'anno passato, ho assistito ad un illuminante incontro tra la mia comunità, ed il Vescovo del capoluogo. Dopo la lettura di alcuni passi del vangelo, incentrati sui doveri della donna, e la sua sudditanza nel confronti del marito, dal pubblico, si alzò una giovane donna (35 anni max) e criticamente chiese : "non è controproducente per la chiesa, leggere oggi dei passi del vangelo così contrari al modo di pensare e di agire moderno. Non rischiamo di perdere altra credibilità di fronte ai fedeli meno fermi ?"

    Al che il Vescovo, con uno stile ed una dialettica assolutamente perfetti, rispose che il contesto del vangelo letto, doveva essere accuratamente contestualizzato alle situazioni ed al tempo stesso in cui era stato scritto.
    Così facendo, non solo avremmo avuto chiara la reale esigenza delle donne del tempo, ma ci saremmo accorti che il vangelo, era un libro molto moderno (per l'epoca) e molto protettivo nei confronti delle donne. In effetti all'epoca nessun libro aveva ancora dato un ruolo preciso alla donna, nel rispetto delle sue caratteristiche e del suo essere umano, con diritti definiti ..."il marito è tenuto ad amarla ecc. ecc. "

    Ecco questo incontro è stato per me molto illuminante.

    Trasferendo questo sistema di ragionamento (che reputo corretto), anche i fatti della Persia assumono un aspetto meno spigoloso (periodo Scià), mentre mantengono gli stessi spigoli riscontrati le attuali istituzioni !

    Ciao

  7. #17
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    Mohammed Reza d'Iran - un martire del XX Secolo

    La morte dello Scià di Persia
    Martire del fondamentalismo islamico


    Di: Francois Billaut

    Colui che fu uno degli uomini più potenti del mondo morì solo, al Cairo, abbandonato da tutti. Solo l’Egitto ebbe il coraggio di accogliere il Proscritto, vittima dell’odio dei Muollahs e dell’indifferenza dei suoi amici di un tempo.

    Funerali in esilio, ma funerali di stato.
    Il Presidente Anouar al-Sadate, per accompagnare lo Scià dell’Iran alla sua ultima dimora, volle una cerimonia degna di un capo di stato.
    Lasciamo alla Storia il compito di giudicare il Sovrano Mohammed Reza. Noi, nell’Egitto mussulmano, testimoniamo rispetto all’Uomo, al Mussulmano.
    E’ così che, in quel mattino del 29 Luglio 1980, tre milioni di Egiziani si ammassarono in rispettoso silenzio nelle vie del Cairo.
    Un omaggio popolare che sopperì all’assenza dei vecchi amici, Sovrani e altri capi di stato che, dieci anni prima, a loro volta si erano ammassati ai festeggiamenti di Persepoli.
    Solo il già Presidente Nixon ed il già regnante Re Costantino di Grecia annunciarono la loro presenza.

    Il corteggio, lungo il percorso che conduce alla Moschea El Rifaï, era composto da 5000 soldati.
    Tre ufficiali, recanti su dei cuscini le decorazioni dello Scià defunto, precedevano il feretro ammantato del Vessillo Imperiale e seguito dai figli Reza, nuovo Imperatore titolare d’Iran, il Principe Ali Reza ed il Presidente Sadate in grande uniforme.
    L’Imperatrice Farah, i lineamenti del viso tirati e vestita di nero, era attorniata dalle figlie Farahnaz e Leila, dalla cognata Principessa Aschraf, da sua madre la Signora Diba e da Jehane Sadate.
    La tumulazione nella moschea avvenne nella più stretta intimità. Il primo pugno di terra posto sulla spoglia, fu di quella che lo Scià aveva portato con sé dall’Iran il 16 Gennaio 1979, partendo per l’esilio, un mattino gelido che ora torna alla mente della Sciabanou. “Quella partenza rappresentò la fine di tutto quanto, negli anni, egli aveva realizzato per il suo Paese. Allorché giungemmo accanto all’aereo i suoi occhi lacrimavano. Fu straziante per me, il vederlo piangere, ma non cedetti.

    Ella non cederà mai, neppure nei diciotto mesi d’inferno che seguirono. Dopo un primo scalo in Egitto, dove il Presidente Sadate li ricevette ancora quali regnanti, i Sovrani Iraniani decisero di raggiungere gli Stati Uniti dove già si trovavano gli Augusti Figli.
    Tutti gli “Stati amici” si erano però già affrettati a riconoscere il Consiglio della Rivoluzione, appena installato da Khomeiny, e tutte le porte si chiusero: lo Scià e la sua Sposa erano ormai dei paria.

    La coppia si avviò ad un interminabile peregrinare che la condurrà dal Marocco al Messico, passando per le Bahamas e Panama…
    A Teheran s’instaurò il terrore islamico. Arresti ed esecuzioni si moltiplicarono. Il Sovrano e la sua Sposa “corrumpus du régime” erano in testa nella lista dei condannati a morte. Un editto garantì la benevolenza di Dio a quel credente che avesse compiuta la buona azione di toglier loro la vita!
    La minaccia non fu sterile, il nipote dello Scià, Shahryar, venne assassinato nel pieno di una via parigina.

    A questa angoscia, che consumava Farah, si aggiunsero le inquietudini per la salute del Marito. Mohammed Reza era da anni ammalato di cancro ed era nella necessità di un urgente intervento chirurgico. Il presidente Jimmy Carter finì per acconsentire a che l’operazione avvenisse a New York.

    I rivoluzionari repubblicani, saputo che gli Stati Uniti ospitavano lo Scià, sequestrarono il personale diplomatico della loro ambasciata. Centoventi ostaggi divennero moneta di scambio nelle mani di Teheran per ottenere la consegna dello Scià.
    La Coppia Imperiale, dopo l’operazione, venne costretta a risiedere nell’ospedale psichiatrico di una base militare nel Texas sino a che, ancora una volta, il riscatto venne dall’Egitto. Sadate pose termine al calvario dei Sovrani. Gli Egiziani, per i quali l’asilo è un sacro dovere, affermavano che: “Lo Scià ci ha aiutati nei momenti difficili. Tocca a noi, ora, di ricambiare”.

    Insieme ai loro quattro figli, lo Scià e la sua Sposa presero dimora nel palazzo di Koubeh, già residenza della Famiglia Reale Egiziana. Una dimora ben conosciuta dal Sovrano, giacchè proprio in quel palazzo, quarantadue anni prima, incontrò la sua prima sposa la figlia di Re Fouad I d’Egitto.

    L’avanzare della malattia obbligò i medici, il 4 Aprile del 1980, a sottoporre il Sovrano all’asportazione della milza. Una terza operazione seguì il 30 di Giugno.

    Lo Shahinshah, il Re dei Re dell’Iran, si spense il 27 Luglio del 1980, qualche minuto prima delle dieci del mattino.

    Da: Point de Vue nr.3027 - 2006
    ----------------------------------
    Nota: La prima Moglie dello Scià ha un nome che, però non posso scrivere perchè, evidentemente, contiene sillabe chiave di una faccina poco amichevole. Queste: Faia
    La traduzione è mia. Mi scuso, quindi, per la goffaggine del testo italiano.

  8. #18
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  9. #19
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    Ieri sera mi sono letto l'articolo del "Point de Vue"...

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da Fante d'Italia
    La morte dello Scià di Persia
    Martire del fondamentalismo islamico


    Di: Francois Billaut

    Colui che fu uno degli uomini più potenti del mondo morì solo, al Cairo, abbandonato da tutti. Solo l’Egitto ebbe il coraggio di accogliere il Proscritto, vittima dell’odio dei Muollahs e dell’indifferenza dei suoi amici di un tempo.

    Funerali in esilio, ma funerali di stato.
    Il Presidente Anouar al-Sadate, per accompagnare lo Scià dell’Iran alla sua ultima dimora, volle una cerimonia degna di un capo di stato.
    Lasciamo alla Storia il compito di giudicare il Sovrano Mohammed Reza. Noi, nell’Egitto mussulmano, testimoniamo rispetto all’Uomo, al Mussulmano.
    E’ così che, in quel mattino del 29 Luglio 1980, tre milioni di Egiziani si ammassarono in rispettoso silenzio nelle vie del Cairo.
    Un omaggio popolare che sopperì all’assenza dei vecchi amici, Sovrani e altri capi di stato che, dieci anni prima, a loro volta si erano ammassati ai festeggiamenti di Persepoli.
    Solo il già Presidente Nixon ed il già regnante Re Costantino di Grecia annunciarono la loro presenza.

    Il corteggio, lungo il percorso che conduce alla Moschea El Rifaï, era composto da 5000 soldati.
    Tre ufficiali, recanti su dei cuscini le decorazioni dello Scià defunto, precedevano il feretro ammantato del Vessillo Imperiale e seguito dai figli Reza, nuovo Imperatore titolare d’Iran, il Principe Ali Reza ed il Presidente Sadate in grande uniforme.
    L’Imperatrice Farah, i lineamenti del viso tirati e vestita di nero, era attorniata dalle figlie Farahnaz e Leila, dalla cognata Principessa Aschraf, da sua madre la Signora Diba e da Jehane Sadate.
    La tumulazione nella moschea avvenne nella più stretta intimità. Il primo pugno di terra posto sulla spoglia, fu di quella che lo Scià aveva portato con sé dall’Iran il 16 Gennaio 1979, partendo per l’esilio, un mattino gelido che ora torna alla mente della Sciabanou. “Quella partenza rappresentò la fine di tutto quanto, negli anni, egli aveva realizzato per il suo Paese. Allorché giungemmo accanto all’aereo i suoi occhi lacrimavano. Fu straziante per me, il vederlo piangere, ma non cedetti.

    Ella non cederà mai, neppure nei diciotto mesi d’inferno che seguirono. Dopo un primo scalo in Egitto, dove il Presidente Sadate li ricevette ancora quali regnanti, i Sovrani Iraniani decisero di raggiungere gli Stati Uniti dove già si trovavano gli Augusti Figli.
    Tutti gli “Stati amici” si erano però già affrettati a riconoscere il Consiglio della Rivoluzione, appena installato da Khomeiny, e tutte le porte si chiusero: lo Scià e la sua Sposa erano ormai dei paria.

    La coppia si avviò ad un interminabile peregrinare che la condurrà dal Marocco al Messico, passando per le Bahamas e Panama…
    A Teheran s’instaurò il terrore islamico. Arresti ed esecuzioni si moltiplicarono. Il Sovrano e la sua Sposa “corrumpus du régime” erano in testa nella lista dei condannati a morte. Un editto garantì la benevolenza di Dio a quel credente che avesse compiuta la buona azione di toglier loro la vita!
    La minaccia non fu sterile, il nipote dello Scià, Shahryar, venne assassinato nel pieno di una via parigina.

    A questa angoscia, che consumava Farah, si aggiunsero le inquietudini per la salute del Marito. Mohammed Reza era da anni ammalato di cancro ed era nella necessità di un urgente intervento chirurgico. Il presidente Jimmy Carter finì per acconsentire a che l’operazione avvenisse a New York.

    I rivoluzionari repubblicani, saputo che gli Stati Uniti ospitavano lo Scià, sequestrarono il personale diplomatico della loro ambasciata. Centoventi ostaggi divennero moneta di scambio nelle mani di Teheran per ottenere la consegna dello Scià.
    La Coppia Imperiale, dopo l’operazione, venne costretta a risiedere nell’ospedale psichiatrico di una base militare nel Texas sino a che, ancora una volta, il riscatto venne dall’Egitto. Sadate pose termine al calvario dei Sovrani. Gli Egiziani, per i quali l’asilo è un sacro dovere, affermavano che: “Lo Scià ci ha aiutati nei momenti difficili. Tocca a noi, ora, di ricambiare”.

    Insieme ai loro quattro figli, lo Scià e la sua Sposa presero dimora nel palazzo di Koubeh, già residenza della Famiglia Reale Egiziana. Una dimora ben conosciuta dal Sovrano, giacchè proprio in quel palazzo, quarantadue anni prima, incontrò la sua prima sposa la figlia di Re Fouad I d’Egitto.

    L’avanzare della malattia obbligò i medici, il 4 Aprile del 1980, a sottoporre il Sovrano all’asportazione della milza. Una terza operazione seguì il 30 di Giugno.

    Lo Shahinshah, il Re dei Re dell’Iran, si spense il 27 Luglio del 1980, qualche minuto prima delle dieci del mattino.

    Da: Point de Vue nr.3027 - 2006
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    Nota: La prima Moglie dello Scià ha un nome che, però non posso scrivere perchè, evidentemente, contiene sillabe chiave di una faccina poco amichevole. Queste: Faia
    La traduzione è mia. Mi scuso, quindi, per la goffaggine del testo italiano.
    E' una gran bella traduzione !

    Ed ora, tutti coloro che si erano affrettati a chiudere le porte in faccia all'Imperatore e a riconoscere la repubblicha islamica... se la grattino !!!

 

 
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