
Originariamente Scritto da
Fante d'Italia
La morte dello Scià di Persia
Martire del fondamentalismo islamico
Di:
Francois Billaut
Colui che fu uno degli uomini più potenti del mondo morì solo, al Cairo, abbandonato da tutti. Solo l’Egitto ebbe il coraggio di accogliere il Proscritto, vittima dell’odio dei Muollahs e dell’indifferenza dei suoi amici di un tempo.
Funerali in esilio, ma funerali di stato.
Il Presidente Anouar al-Sadate, per accompagnare lo Scià dell’Iran alla sua ultima dimora, volle una cerimonia degna di un capo di stato.
“
Lasciamo alla Storia il compito di giudicare il Sovrano Mohammed Reza. Noi, nell’Egitto mussulmano, testimoniamo rispetto all’Uomo, al Mussulmano.”
E’ così che, in quel mattino del 29 Luglio 1980, tre milioni di Egiziani si ammassarono in rispettoso silenzio nelle vie del Cairo.
Un omaggio popolare che sopperì all’assenza dei vecchi amici, Sovrani e altri capi di stato che, dieci anni prima, a loro volta si erano ammassati ai festeggiamenti di Persepoli.
Solo il già Presidente Nixon ed il già regnante Re Costantino di Grecia annunciarono la loro presenza.
Il corteggio, lungo il percorso che conduce alla Moschea El Rifaï, era composto da 5000 soldati.
Tre ufficiali, recanti su dei cuscini le decorazioni dello Scià defunto, precedevano il feretro ammantato del Vessillo Imperiale e seguito dai figli Reza, nuovo Imperatore titolare d’Iran, il Principe Ali Reza ed il Presidente Sadate in grande uniforme.
L’Imperatrice Farah, i lineamenti del viso tirati e vestita di nero, era attorniata dalle figlie Farahnaz e Leila, dalla cognata Principessa Aschraf, da sua madre la Signora Diba e da Jehane Sadate.
La tumulazione nella moschea avvenne nella più stretta intimità. Il primo pugno di terra posto sulla spoglia, fu di quella che lo Scià aveva portato con sé dall’Iran il 16 Gennaio 1979, partendo per l’esilio, un mattino gelido che ora torna alla mente della Sciabanou. “
Quella partenza rappresentò la fine di tutto quanto, negli anni, egli aveva realizzato per il suo Paese. Allorché giungemmo accanto all’aereo i suoi occhi lacrimavano. Fu straziante per me, il vederlo piangere, ma non cedetti.”
Ella non cederà mai, neppure nei diciotto mesi d’inferno che seguirono. Dopo un primo scalo in Egitto, dove il Presidente Sadate li ricevette ancora quali regnanti, i Sovrani Iraniani decisero di raggiungere gli Stati Uniti dove già si trovavano gli Augusti Figli.
Tutti gli “Stati amici” si erano però già affrettati a riconoscere il Consiglio della Rivoluzione, appena installato da Khomeiny, e tutte le porte si chiusero: lo Scià e la sua Sposa erano ormai dei paria.
La coppia si avviò ad un interminabile peregrinare che la condurrà dal Marocco al Messico, passando per le Bahamas e Panama…
A Teheran s’instaurò il terrore islamico. Arresti ed esecuzioni si moltiplicarono. Il Sovrano e la sua Sposa “corrumpus du régime” erano in testa nella lista dei condannati a morte. Un editto garantì la benevolenza di Dio a quel credente che avesse compiuta la buona azione di toglier loro la vita!
La minaccia non fu sterile, il nipote dello Scià, Shahryar, venne assassinato nel pieno di una via parigina.
A questa angoscia, che consumava Farah, si aggiunsero le inquietudini per la salute del Marito. Mohammed Reza era da anni ammalato di cancro ed era nella necessità di un urgente intervento chirurgico. Il presidente Jimmy Carter finì per acconsentire a che l’operazione avvenisse a New York.
I rivoluzionari repubblicani, saputo che gli Stati Uniti ospitavano lo Scià, sequestrarono il personale diplomatico della loro ambasciata. Centoventi ostaggi divennero moneta di scambio nelle mani di Teheran per ottenere la consegna dello Scià.
La Coppia Imperiale, dopo l’operazione, venne costretta a risiedere nell’ospedale psichiatrico di una base militare nel Texas sino a che, ancora una volta, il riscatto venne dall’Egitto. Sadate pose termine al calvario dei Sovrani. Gli Egiziani, per i quali l’asilo è un sacro dovere, affermavano che: “
Lo Scià ci ha aiutati nei momenti difficili. Tocca a noi, ora, di ricambiare”.
Insieme ai loro quattro figli, lo Scià e la sua Sposa presero dimora nel palazzo di Koubeh, già residenza della Famiglia Reale Egiziana. Una dimora ben conosciuta dal Sovrano, giacchè proprio in quel palazzo, quarantadue anni prima, incontrò la sua prima sposa la figlia di Re Fouad I d’Egitto.
L’avanzare della malattia obbligò i medici, il 4 Aprile del 1980, a sottoporre il Sovrano all’asportazione della milza. Una terza operazione seguì il 30 di Giugno.
Lo Shahinshah, il Re dei Re dell’Iran, si spense il 27 Luglio del 1980, qualche minuto prima delle dieci del mattino.
Da: Point de Vue nr.3027 - 2006
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Nota: La prima Moglie dello Scià ha un nome che, però non posso scrivere perchè, evidentemente, contiene sillabe chiave di una faccina poco amichevole. Queste: Fa

ia
La traduzione è mia. Mi scuso, quindi, per la goffaggine del testo italiano.