Trapassato remoto
Prodi ha una grande idea innovativa: la concertazione!
Ci convince poco l'idea di cercare un vincitore nel confronto televisivo fra il presidente Berlusconi ed il professor Prodi, moderato su Rai 1 da Clemente Mimun, e ancora meno la possibilità che, da questo eventuale vincente, discenda il risultato elettorale del 9 e 10 aprile. Da quanto si è visto non ci sentiremmo nemmeno sicuri di poter dire che gli italiani siano stati influenzati nelle loro scelte elettorali da un dibattito così congegnato, che probabilmente sarà servito solo a confermare le intenzioni di coloro che hanno già scelto e non certo degli indecisi. Anzi, non ci stupiremmo se l'astensionismo aumentasse.
Il dibattito in sé, non avrà appassionato (in sostanza ha ribadito posizioni note dei contendenti) e non ha nemmeno annoiato, vista l'intensità con cui si è svolto. E' vero che è pur sempre un déjà vu del 1996 a dieci anni di distanza, ma bisognerà pur prendere atto che la classe politica del nostro paese non ha saputo finora produrre niente di meglio dei duellanti in questione, e questo è oggettivamente un problema per quello che può essere il futuro del paese, se non altro per motivi generazionali. Non saremo noi a dire che non possa servire un domani una guida nuova all'Italia. Ma poter pensare che questa guida nuova possa essere il professor Prodi, con tutto il rispetto, ci pare una presa in giro. Noi restiamo convinti che Berlusconi abbia maggiori qualità e le abbia dimostrate riuscendo a restare in sella alla sua coalizione per ben cinque anni, nonostante le tante difficoltà incontrate. Il livello di preparazione, di competenza manageriale di Berlusconi è superiore a quello accademico di Prodi, e più utile a guidare il governo di un paese. E' vero che Prodi appare nel complesso più politico di Berlusconi, ma questo dovrebbe far capire al professore, e noi crediamo che lo capisca, che la sua candidatura è a rischio degli umori della sua stessa coalizione e che non abbia davvero garanzie per potere sopravvivere alle tensioni di una sua eventuale maggioranza, come non è sopravvissuto nel ‘99. Tale discorso sarà ripetitivo finché ci pare, ma è autentico, e mina nelle sue fondamenta la credibilità stessa del professor Prodi; e Berlusconi non ha avuto problemi nel sottolinearlo ancora una volta. Spezzando una lancia per Berlusconi, a noi la sua posizione sulla difensiva, il suo voler sfilare cifre e dati, invece che sogni ed illusioni, non è dispiaciuto. E' il segno che il premier sta saldo con i piedi per terra e che è consapevole dell'enorme sforzo compiuto dal suo governo per fronteggiare la grande crisi interna ed internazionale che abbiamo incrociato. Però abbiamo notato che questo suo operato non è piaciuto al suo stesso occhio televisivo, ed egli nel suo appello finale si è scusato per non essere riuscito a dire tutto quello che avrebbe voluto.
Vorremmo rassicurarlo. Visto che quello di ieri è stato il primo round, ed egli era in qualche modo tenuto a dare conto dell'operato del governo, ha tempo per mettere a punto il progetto futuro per il paese su cui chiedere il voto all'elettorato.
Berlusconi ha un'arma nel suo arco che ancora non ha estratto, ed è il programma di Lisbona per lo sviluppo e la competitività dell'Italia, un programma che la coalizione del professor Prodi, sulla base delle sue stesse contraddizioni, non potrà mai realizzare. E' un argomento decisivo per dare un'idea futura del Paese e delle scelte che occorre imboccare guardando avanti, alle cose da fare per lo sviluppo economico. Il centrosinistra non ha una terapia a riguardo, stretto com'è dalle richieste di Rifondazione e del Pdci (che, oltre alla patrimoniale, vogliono anche il ripristino della scala mobile) e da quelle contrattuali della Cgil. La stagione della concertazione l'abbiamo già vista in Italia e con esiti piuttosto deludenti. E' vero che il professore ha detto che ad un certo punto si deve decidere. La nostra convinzione è che lui non sia in grado di decidere, ma qualcun altro più forte al suo posto, sì. Per cui, non avendo la sfera di cristallo, non possiamo escludere che il centrosinistra vinca le elezioni, nonostante la confusione sovrana che regna in quella compagine. Ma siamo certi che per tale confusione non sarà in grado di governare, e questo sarebbe un colpo di grazia per l'Italia, non l'inizio della sua ripresa.
Roma, 15 marzo 2006




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