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Discussione: Rosarno!

  1. #31
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    Dibattito su Marxiana

    Vi è sicuramente uno specifico meridionale, ma alcuni dei caratteri del proletariato marginale qui descritti, li possiamo riscontrare anche altrove, nelle grandi metropoli tipo Roma. Non è casuale che il maggior numero di aggressioni contro immigrati, nella capitale, si siano avute nella area a maggior concentrazione proletaria e sottoproletaria (cioè l'VIII Municipio e Tor Bella Monaca in particolare). Episodi, questi, compiuti da poco e sentiti come giusti o non condannabili da molti...Dunque "l'incanaglimento dei rapporti sociali" è osservabile non solo nel meridione, ma anche molto vicino a noi.

    Per quanto concerne l'attecchire della campagna mediatica razzista, vanno dette due cose. La prima è che si sono persi anni in discorsi inutili o fuorvianti che sono quelli che sin qui hanno dominato a sinistra; discorsi impregnati di retorica dell'accoglienza e di richiami umanitari, che non possono che essere respinti dal soggetto proletario italiano (oltre ad avere il difetto di contribuire ad occultare il fatto che gli immigrati sono anzitutto degli sfruttati). Volantinando per il corteo del 17 ottobre in diverse piazze romane, ho avuto la possibilità di verificare che un discorso che non si basa su presupposti genericamente solidaristici, ma che punta sul fatto che anche al proletario italiano conviene che migliori la condizione dell'immigrato, se non fa cambiare idea a nessuno, perlomeno suscita un interesse iniziale, guadagna l'attenzione (laddove il richiamo "cattolicheggiante" all'accoglienza ottiene rifiuti ed anche insulti). In secondo luogo: chiaramente non basta fare il discorso giusto, occorre nei limiti del possibile praticarlo.E praticarlo vuol dire creare tutti i possibili canali di comunicazione tra le lotte degli immigrati e quelle che svolgono i lavoratori "autoctoni" per la difesa del posto di lavoro. Su questo terreno, che richiede un lavoro costante e che non dà grandi soddisfazioni immediate, si è in ritardo. Non parliamo poi dell'intervento nei territori (il senso di estraneità-ostilità nei confronti di ogni tipo di sinistra comincia a diffondersi pure nella estrema periferia romana e non è dunque un dato esclusivo del meridione).

    Quanto allo sciopero degli immigrati...in realtà si tratta di una cosa di cui si parla da un po' di anni. Ha avuto una accelerazione negli ultimi tempi in virtù di una analoga esperienza francese ma è evidente che al suo debutto da noi non potrà che assumere una valenza di carattere meramente simbolico (se veramente il suo debutto è per il principio di marzo). Perché - a parte lo spaccato meridionale che ci fornisce Biagio - il livello di coordinamento nazionale tra le realtà immigrate (e soprattutto, tra le realtà di lavoratori immigrati) nonostante non sia malaccio ed abbia fatto dei passi in avanti negli ultimi anni, è ancora inadeguato ad un simile obiettivo. Un obiettivo che non può essere praticato attraverso una campagna su facebook: uno sciopero non è la stessa cosa che il No B day! Oltre al fatto, che ho già segnalato, che non vi sarebbe una significativa partecipazione del lavoro domestico femminile (che costituisce una parte importantissima del lavoro degli immigrati), anche altri settori avrebbero difficoltà. Non dimentichiamo che, negli ultimi anni, la partecipazione alle lotte degli immigrati da parte delle due comunità più inserite nel settore edilizio - romeni e albanesi - è stata limitata ad alcune componenti politicamente più coscienti. La situazione del settore edilizio è difficile anche qui, non solo giù (naturalmente, nel meridione tutti i problemi assumono dimensioni maggiori). E peraltro il settore edilizio - nella estrema periferia romana - è anche tra quelli in cui è possibile si verifichi concorrenza tra gli immigrati ed un pezzo del proletariato "autoctono".

    Ora, però, la questione dello sciopero degli immigrati è stata lanciata: su indymedia roma la riunione del 24 gennaio, da tempo prevista, è veicolata come momento di costruzione dello sciopero stesso (ma in realtà, si trattava della sede in cui discutere delle iniziative post 17 ottobre). Staremo a vedere quale sarà la effettiva spendibilità politica di quello che si configura come uno sciopero simbolico-virtuale. Una iniziativa in fondo un po' strana. Per anni si è parlato di immigrati come fratelli da difendere (disconoscendo, per via umanitaria, il loro protagonismo). Oggi che vengono giustamente riconosciuti anzitutto come sfruttati, sembra che subito si voglia accelerare, producendo una iniziativa virtuale laddove ci sarebbe bisogno di un lavoro di carattere capillare. Vedremo: può essere che una dimensione non escluda l'altra, che il simbolico-virtuale non sia di ostacolo al lavoro quotidiano per la ricomposizione degli sfruttati e che lo sciopero annunciato riesca ad avere qualche utile effetto politico...può essere...

    Stefano Macera


    -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


    La sinistra - da quella moderata a quella più radicale - è semplicemente ESTRANEA al e vista con OSTILITA' o indifferenza dal proletariato marginale e dal lumpen meridionali. Atomismo, individualismo, guerra degli uni contro gli altri, cultura iperconsumistica, sfilacciamento dei rapporti solidali intraclassisti, progettualità di vita inesistente/ impossibile se non a brevissimo tempo... sono le caratteristiche principali che forgiano importanti fette delle classi subalterne contemporanee nel meridione italiano. Rosarno sarà anche un episodio fortemente condizionato dalla malavita locale - forse addirittura da un episodio "banale" - ma si inserisce in un quadro di "incanaglimento" feroce dei rapporti sociali, con la frazione autoctona del proletariato marginale e lumpen che entra in diretto e violento scontro con gli immigrati (frazione allogena). Rosarno non è sola. Prima di Rosarno c'è Castel Volturno. Dove a reagire contro la strage non c'erano castellani, se non in minima parte. Dove, dopo una simile strage, la gente rivendicava la necessità di "deportare" gli immigrati - in fondo percepiti come la "causa ultima" dello stesso evento. Dove innanzi ad un massacro di quelle proporzioni, i castellani si lamentavano delle "vetrine rotte" e dell'attacco alla proprietà privata. Ma nemmeno Castel Volturno è sola... se ne potrebbero fare tantissimi di esempi. La martellante campagna mediatica sull'inimicizia degli immigrati produce effetti micidiali sulle coscienze dei proletari e dei lumpen. La legittimazione viene dall'alto, ma noi siamo incapaci sia di contrapporre un messaggio diffuso diverso, sia di interloquire e fare militanza attiva in questi "luoghi" (aree marginali delle metropoli o delle zone più periferiche) .
    Insomma, il Sud è già una polveriera, e lo dimostra anche il fatto che gli immigrati, quando l'esasperazione li porta a dover affermare la propria voce in pubblico, lo fanno con i propri corpi e con rivolte: l'unico mezzo che hanno per far sentire la propria voce, per affermare la propria vita, la propria dignità sul piano materiale ma soprattutto su quello simbolico (la rivolta diviene l'unico mezzo che riesce a "bucare lo scherzo", ché altrimenti silenzia sistematicamente la vita degli immigrati). L'idea di indire uno sciopero degli immigrati mi fa ridere, perché solo qualche deficiente che non conosce nulla della realtà di buona parte d'Italia può credere in un successo. Forse al Nord la salarizzazione a mezzo di contratti di lavoro ed inserimento in fabbriche degli immigrati consente simili ragionamenti. Ma, qui, come è pensabile uno sciopero quando una giornata di lavoro persa può costare al'immigrato la sopravvivenza e quando i sindacati sono quasi completamente assenti dalle dinamiche del lavoro degli immigrati? Come si fanno a coinvolgere i braccianti, gli edili, chi svolge lavoro servile, chi lavora nei servizi? La proposta mi sembra tanto utile a solleticare le coscienze perbeniste dei salotti rosa che sarebbero i primi a dover bruciare, ma rischierebbe di fare un clamoroso buco nell'acqua.

    Il Sud, insomma, è una polveriera... il problema è solo capire chi e come accenderà la miccia. Noi per ora non l'abbiamo individuata, ma a dire il vero non abbiamo nemmeno il cerino per produrre la scintilla.

    Biagio Borretti
    Muntzer il Sopravvissuto

  2. #32
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    Ho letto molti degli interventi su questa importantissima discussione sui fatti di Rosarno. Mi sento di condividerne la sostanza. Ho apprezzato in particolare l'insistenza sulla necessità di lavorare affinché gli italiani che non hanno nulla ha da guadagnare dal sistema capitalistico comprendano la posta in gioco e non si facciano trascinare incivilmente e barbaramente nella guerra tra poveri che, come prevedibilmente, si sta scatenando.
    La crisi economico accentuerà, purtroppo, questo tipo di tendenza, e le conseguenze nefaste dell'impoverimento e della crescente disocccupazione saranno scaricate contro ogni capro-espiatorio di turno.

    D'altra parte la funzione degli immigrati è triplice per il sistema capitalistico:

    - aumentare i profitti del capitale in maniera diretta tramite lo sfruttamente della forza lavoro straniera più incline a farsi pagare miseramente.

    - aumentare i profitti del capitale depotenziando il potere contrattuale della manodopera nazionale

    - controllare il malcontento sociale tramite lo scatenamento della guerra tra poveri.


    Purtroppo affinché qualcosa si muova dovrebbero occorrere due eventi simultaneamente:

    1- il sollevamento popolare contro i propri governi corrotti soggiacenti al ricatto dell'imperialismo nei paesi da cui gli immigrati provengono costretti dalla miseria, ma soprattutto dal sistema di indebitamente perverso creato dal FMI per conto dell'imperialismo occidentale.

    2- il ricompattamento di un blocco popolare nei paesi imperialisti capace di non cadere nella trappola della guerra tra poveri e di individuare l'origine del male sociale capitalistico.



    Solidarietà alla lotta degli immigrati a Rosarno.
    Ultima modifica di Terraeamore; 12-01-10 alle 15:59

  3. #33
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    Predefinito Rif: Italiani razzisti

    Certamente.

  4. #34
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    Noto con favore il fatto che la rivolta di Rosarno ha costretto a fare i conti materialisticamente con la realtà a partire non dai bei pensieri ma dalla situazione concreta. Questa rivoltà ha mandato all'aria tanti luoghi comuni che hanno riempito analisi e discorsi specialmente nella sinistra. La realtà è quella che è, non ci sono soluzioni facili e nè tanto meno scorciatoie. Sarebbe bello pensare ad un mondo retto da buoni sentimenti o da super governi regolatori che stabiliscono quello che è giusto in assoluto, ma ci troviamo di fronte un sistema sociale che è abiettamente contro qualsiasi pensiero "umano" e che quindi ragiona solo con la pancia della legge del valore e fa ragionare solo con la pancia della miseria eonomica sociale e culturale. Ripeto, come ho sempre sostenuto, e l'ho fatto anche nel Comitato Lavoratori Immigrati e Italianio Uniti la fondamentale importanza di intervenire nei quartieri a più alto tasso di ostilità antimmigrati, che poi sono le realtà sociali a più alto tasso di composizione proletaria. Sono i proletari, infatti, i soggetti portati a scontrarsi con gli immigrati, non sono i borghesi dei quartieri-bene che invece gli immigrati li ospitano come colf badanti servitori a tempo pieno. Per questo la direzione del movimento che vuole invertire la rotta e vuole ostacolare con tutti i mezzi possibile la famigerata guerra tra poveri è l'intervento - difficile, arduo, impegnativo, rischioso - laddove il capitale determina il livello più alto della contraddizione. Come ebbi a titolare in un mio articolo apparso nella rivista Comunismo e Comunità, Hic Rhodus hic salta!

  5. #35
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    ITALIA: AMNESTY INTERNATIONAL, ‘TUTTI I MIGRANTI DEVONO ESSERE PROTETTI
    DAGLI ATTACCHI E DALLO SFRUTTAMENTO’

    All’indomani di due giorni di violenti scontri tra lavoratori migranti e
    cittadini di Rosarno, che hanno portato alla fuga o al trasferimento
    forzato di oltre un migliaio di migranti, Amnesty International ha
    espresso il timore che le autorita’ italiane non stiano tutelando i
    diritti economici e sociali dei migranti e non li stiano proteggendo dalla
    crescente ondata di xenofobia e violenza a sfondo razziale.
    L’organizzazione per i diritti umani teme anche che molti dei migranti
    sfollati, la maggior parte dei quali provenienti dall’Africa subsahariana,
    rimangano a rischio di subire ulteriori violazioni.

    Gli scontri di Rosarno sono iniziati dopo che, nella notte del 7 gennaio,
    gli occupanti di un’automobile avevano sparato contro due migranti con un
    fucile ad aria compressa. Dopo questo episodio, diverse centinaia di
    migranti hanno dato vita a una manifestazione lungo le vie della citta’,
    protestando contro il trattamento discriminatorio e le misere condizioni
    di vita, dando fuoco a delle vetture e scontrandosi con la polizia. Il
    giorno dopo, gli abitanti di Rosarno hanno bloccato la circolazione e
    occupato la sede del Municipio. Due migranti sono stati colpiti con
    spranghe, cinque volutamente investiti e due feriti con fucili a pallini.
    Al termine degli scontri, 53 persone (21 migranti, 14 rosarnesi e 18
    agenti di polizia) hanno dovuto ricorrere a cure ospedaliere. L’ordine e’
    stato ristabilito dopo la partenza della maggior parte dei lavoratori
    migranti, centinaia dei quali trasferiti dalle autorita’, e la successiva
    demolizione di molti dei rifugi temporanei che erano stati da loro
    occupati in strutture ed edifici abbandonati.

    Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha attribuito i disordini alla
    precedente mancanza di controlli sull’immigrazione. Pur sottolineando che
    chiunque si renda responsabile di atti di violenza dev’essere sottoposto a
    indagine e processato, Amnesty International teme che le cause di fondo
    dei fatti di Rosarno risiedano da un lato nel massiccio sfruttamento dei
    migranti impiegati nell’agricoltura e dall’altro nell’assenza di misure
    concrete, da parte delle autorita’ nazionali e locali, per contrastare la
    xenofobia in crescita in tutto il paese.

    La tratta e lo sfruttamento dei migranti ha fatto si’ che migliaia di
    persone nella zona di Rosarno e in molte altre parti d’Italia lavorino per
    due euro all’ora e vivano in dormitori senza elettricita’, acqua potabile
    e riscaldamento. In precedenza, Amnesty International si era detta
    preoccupata per il fatto che la criminalizzazione dei migranti irregolari
    prodotta dal recente ‘pacchetto sicurezza’ avrebbe reso questi ultimi
    ancora piu’ vulnerabili allo sfruttamento, limitando il loro accesso
    all’impiego, all’alloggio e ai servizi essenziali e, contemporaneamente,
    scoraggiandoli dal denunciare gli abusi che subiscono.

    L’aumento della xenofobia in Italia si riflette nella crescente retorica
    anti-migranti e anti-rom da parte di esponenti politici nazionali e locali
    e nell’incremento del numero di attacchi a sfondo razziale segnalati dalla
    stampa negli ultimi 18 mesi.

    Per affrontare le cause di fondo dei disordini di Rosarno, Amnesty
    International chiede alle autorita’ italiane di:
    - dare maggiore priorita’ alla lotta contro i crimini dell’odio,
    assicurare che le vittime di reati a sfondo razziale abbiano accesso a un
    effettivo rimedio, che questi reati siano sottoposti a indagini e i
    responsabili portati di fronte alla giustizia;
    - assumere provvedimenti piu’ incisivi per impedire alle autorita’
    nazionali e locali di promuovere o incitare alla discriminazione razziale,
    secondo quanto prevede l’art. 4.c della Convenzione internazionale
    sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale;
    - contrastare efficacemente la tratta di esseri umani e fornire assistenza
    alle vittime, secondo quanto prevede la Convenzione del Consiglio d’Europa
    per l’azione contro il traffico di esseri umani;
    - garantire ai lavoratori migranti legalmente residenti in Italia eguali
    opportunita’ e trattamento in materia d’impiego e d’occupazione, come
    richiesto dall’art. 10 della Convenzione del 1975 sui lavoratori migranti
    dell’Organizzazione internazionale del lavoro;
    - invertire la linea introdotta dal recente ‘pacchetto sicurezza’ che ha
    reso un reato l’immigrazione irregolare;
    - garantire che tutti i migranti abbiano effettivo accesso al diritto a un
    alloggio e a condizioni di vita adeguati, un diritto che il Comitato Onu
    sui diritti economici, sociali e culturali ha stabilito si applica a
    tutti, a prescindere dallo status, sottolineando che esso comprende ‘il
    diritto a vivere in un luogo in condizioni di sicurezza, pace e dignita’’.

    Amnesty International sottolinea inoltre il rischio che molti dei migranti
    sfollati da Rosarno possano subire ulteriori violazioni dei diritti umani.
    La polizia italiana ha reso noto che 828 migranti sono stati trasferiti in
    due centri per stranieri a Crotone e Bari. Molti dei migranti che vivevano
    e lavoravano a Rosarno erano regolarmente residenti in Italia, ma molti
    altri migranti sfollati si trovano in Italia senza autorizzazione, Amnesty
    International teme che possano andare incontro a lunghi periodi di
    detenzione senza che siano state prese in considerazione possibili
    alternative o che possano essere espulsi senza un effettivo accesso a
    procedure e meccanismi che potrebbero metterli in grado di chiedere asilo
    o altre forme di protezione o di ricorrere contro un ordine d’espulsione.

    Molti migranti allontanati da Rosarno dalle autorita’ o costretti a
    lasciare la citta’ non potranno farvi rientro sia per mancanza di
    sicurezza, sia per la distruzione dei luoghi in cui dimoravano. Il
    trasferimento forzato di persone dalle proprie dimore senza una giusta
    procedura che comprenda anche la disponibilita’ di una sistemazione
    alternativa adeguata, si configura come uno sgombero forzato e dunque come
    una violazione del diritto internazionale. Anche se il trasferimento e’
    stato deciso come misura temporanea di emergenza a causa della minaccia di
    violenza, se queste persone non possono rientrare nelle loro abitazioni
    perche’ sono state demolite, sulla base del diritto internazionale le
    autorita’ italiane sono obbligate a fornire una sistemazione alternativa
    adeguata e un rimedio efficace.

    Pertanto, a seguito dei fatti di Rosarno, Amnesty International chiede
    alle autorita’ italiane di garantire che:
    - tutte le denunce di reati a sfondo razzista siano sottoposti a indagini
    efficaci, chiunque sia ritenuto responsabile sia sottoposto a processo e
    le vittime ricevano un effettivo risarcimento;
    - il principio di non respingimento e di una procedura corretta siano
    rispettati, fornendo a tutti i migranti, ove necessario, un accesso
    effettivo a procedure eque e soddisfacenti per chiedere asilo o per
    ricorrere contro un ordine di espulsione beneficiando in pieno delle
    garanzie procedurali;
    - tutti i migranti allontanati da Rosarno possano tornare ai loro luoghi
    di residenza oppure venga loro proposta una sistemazione alternativa
    adeguata, in altra parte d’Italia.

  6. #36
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    Intervengo in questa discussione su richiesta di Riccardo, in genere schivo questi temi perchè sono facile preda di sfoghi (giustissimi) più che di spunti critici (preciso che non mi riferisco a nessuno degli interventi anche perchè non li ho ancora letti, li leggerò con calma quando avrò più tempo); tuttavia l'autore della richiesta ha il mio apprezzamento, quindi dirò la mia opinione.
    L'avevo pensato già dai fatti di ...... (ora non mi viene il nome del paese, ma penso si capisca, è il paese nella zona controllata dai casalesi) e da alcuni episodi sparsi qua e la per questa penisola così strana e lunga; quello che sta avvenendo è un preludio di altri e più gravi episodi d'intolleranza che a breve si scateneranno; nessuno usa più il termine che sto per adoperare io, ma si tratta di avvisaglie di pogrom: in seguito a certe situazioni (non mi interessa valutarle per ora), accade che in Italia nel 2009 è pericoloso girare per le strade se ... hai la pelle nera, sei di religione islamica, sei orientale, hai gli occhi a mandorla, hai tratti slavi, ecc. ecc. Non mi interessa parlare di razzismo perchè è come spiegare un goal dicendo che la palla ha oltrepassato la linea di porta; occorre analizzare ciò che fa sì che atteggiamenti razzisti (preferisco usare disciminatori perchè non si tratta qui solo della "razza") si manifestano. Usando una metafora psicanalitica penso di poter affermare che la discriminazione è un'operazione ben riuscita di transfert: il problema viene trasposto su altri individui per cercare di dimenticare che riguarda se stessi; come tutte le operazioni di transfert non serve ad un benemerito cazzo (pensate ad un alcolista che usi questa tecnica - anche se non penso la usino più per patologie sociali ... gli rimane il problema di eliminare la causa che ha ingenerato l'alcolismo, sì forse non berrà più, andrà magari a spararsi una bella pera per compensare). Come si dice? Ultimo arrivato, primo a sloggiare. Bisogna capire da cosa dev'essere sloggiato; anche qui le merdate sulla terra natale di nazistica memoria possono impressionare spiriti diciamo ebeti, ma non persone dotate di raziocinio; ciò da cui devono sloggiare è il lavoro (non importa che a raccogliere i pomodori un italiano non ci andrebbe, e giustamente cazzo, si inventino delle fottute macchine quei padroncini fascisti invece di costringere esseri umani a rimanere piegati per 8 ore). La causa di tutta questa discriminazione è la crisi che ormai si sta rovesciando in crisi del lavoro (dopo essere stata crisi del capitale e non essendo potuta diventare - per le solite maledette ragioni - crisi rivoluzionaria); come in un galeone alla deriva, l'acqua va razionata fino all'ultima goccia; anzi, meglio far credere che c'è il negretto sguattero che puliva il ponte che ti sta fregando l'acqua dalla bocca o la usa per pulirsi il culo, così sembra che il lavoro ci sia per tutti in realtà e pure un lavoro di quelli che come si dice nobilitano l'uomo (pulire anziani che si cagano addosso regolarmente e non vengono accuditi in strutture pubbliche GRATUITE; spazzare stalle con all'interno stipate vacche a perdita occhio; raccogliere la nostra immondizia girando come trottole coi camion invece di usare contenitori collettivi; fare le righe sulle strade e rimanere con la palettina rossa e verde per fermare le macchine in strade ad una sola corsia ...). Il problema è sempre quello: esorcizzare la crisi e scaricarla sullo "sfigato" di turno; al contrario i lavoratori italiani dovrebbero fare fronte comune coi nostri compagni "stranieri" (che brutta parola, vengono sempre dalla nostra galassia in fondo, sono nostri coinquilini) contro il padronato che prontamente si è organizzato in un fronte compatto (succede come nelle orge, i maschi si lottano le donne all'inizio ma quando capiscono che quelle sono ben felici di concedersi, allora si alleano e aspettano il loro turno). Concludendo ringrazio pubblicamente i rivoltosi perchè hanno dato una grossa lezione di civiltà agli italiani; aggiungiamoci pure che gli stessi italiani che hanno inscenato la caccia al negro erano gli stessi che gli davano il famoso lavoro che rende liberi (saranno stati loro a rubare la targa da Auschwitz?) con il cartellino, pura mafia al 100% ... doppio ringraziamento.
    Ribellarsi è giusto.

    Saluti leninisti

  7. #37
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    Grazie per essere intervenuto!

  8. #38
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    DOPO ROSARNO

    Dopo i tragici fatti di Rosarno, la Casa editrice Ediesse vi propone tre libri per comprendere meglio il fenomeno del caporalatoe dello sfruttamento degli immigrati che lavorano come braccianti agricoli nel Sud Italia, i meccanismi socio-politici che dominano il territorio calabrese e, infine, il fenomeno dell’immigrazione in Italia attraverso un “buon esempio”: le Marche.


    Mauro Francesco Minervino
    La Calabria brucia
    Prefazione di Franco Arminio, nota di Gian Antonio Stella
    La Calabria degli incendi, della criminalità, della noia degli abitanti oppressi da un’afa che è innanzi tutto cappa sociale.

    Anselmo Botte
    Mannaggia la miserìa. Storie di braccianti stranieri e caporali nella Piana del Sele
    Prefazione di Guglielmo Epifani
    Il vivo racconto degli immigrati marocchini che lavorano nel ghetto di S. Nicola Varco, mercato ortofrutticolo della Piana del Sele.

    Angelo Ferracuti
    Il mondo in una regione. Storie di migranti nelle Marche
    Un viaggio nelle Marche alla scoperta delle vite dei migranti che cercano fortuna nel nostro paese.

    Info
    Carla Pagani
    Ufficio stampa Casa editrice Ediesse
    Via di Porta Tiburtina 36 - 00185 Roma
    [t] 06 44870286 [c] 338 1143059

  9. #39
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    Su Rosarno vorrei mettere in luce un aspetto...in questi giorni ci si è sperticati nel dire che gli abitanti della zona non sono razzisti perche' non hanno pregiudizi di tipo etnico /razziale nei confronti dei migranti, ma questo ragionamento contiene una grave falla..non è forse razzismo, sfruttare per pochi euro persone che proprio per la loro condizione disagiata di migrante quindi di minoranza che non puo' pretendere eguali diritti degli italiani , puo' essere sfruttata a piacimento?

    Il razzismo oggi non è tanto dettato dal colore della pelle o dalla religione,ma è un razzismo di tipo economico che giustifica agli occhi di molti italiani che si possa impunemente ricavare il massimo del profitto da persone provenienti da altri paesi e disposte per questo a lavorare in condizioni di estremo sfruttamento..

    Qunidi basta con il mito del "buon italiano" che non ha pregiudizi che non è razzista ...qui siamo di fronte ad un "razzismo economico".

  10. #40
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    Predefinito Rif: Rosarno!

    Su Rosarno e dintorni potete leggere il nuovo contributo di Sebastiano Isaia, pubblicato su Articoli Sito Comunismo e Comunità

 

 
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