"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels
Dibattito su Marxiana
Vi è sicuramente uno specifico meridionale, ma alcuni dei caratteri del proletariato marginale qui descritti, li possiamo riscontrare anche altrove, nelle grandi metropoli tipo Roma. Non è casuale che il maggior numero di aggressioni contro immigrati, nella capitale, si siano avute nella area a maggior concentrazione proletaria e sottoproletaria (cioè l'VIII Municipio e Tor Bella Monaca in particolare). Episodi, questi, compiuti da poco e sentiti come giusti o non condannabili da molti...Dunque "l'incanaglimento dei rapporti sociali" è osservabile non solo nel meridione, ma anche molto vicino a noi.
Per quanto concerne l'attecchire della campagna mediatica razzista, vanno dette due cose. La prima è che si sono persi anni in discorsi inutili o fuorvianti che sono quelli che sin qui hanno dominato a sinistra; discorsi impregnati di retorica dell'accoglienza e di richiami umanitari, che non possono che essere respinti dal soggetto proletario italiano (oltre ad avere il difetto di contribuire ad occultare il fatto che gli immigrati sono anzitutto degli sfruttati). Volantinando per il corteo del 17 ottobre in diverse piazze romane, ho avuto la possibilità di verificare che un discorso che non si basa su presupposti genericamente solidaristici, ma che punta sul fatto che anche al proletario italiano conviene che migliori la condizione dell'immigrato, se non fa cambiare idea a nessuno, perlomeno suscita un interesse iniziale, guadagna l'attenzione (laddove il richiamo "cattolicheggiante" all'accoglienza ottiene rifiuti ed anche insulti). In secondo luogo: chiaramente non basta fare il discorso giusto, occorre nei limiti del possibile praticarlo.E praticarlo vuol dire creare tutti i possibili canali di comunicazione tra le lotte degli immigrati e quelle che svolgono i lavoratori "autoctoni" per la difesa del posto di lavoro. Su questo terreno, che richiede un lavoro costante e che non dà grandi soddisfazioni immediate, si è in ritardo. Non parliamo poi dell'intervento nei territori (il senso di estraneità-ostilità nei confronti di ogni tipo di sinistra comincia a diffondersi pure nella estrema periferia romana e non è dunque un dato esclusivo del meridione).
Quanto allo sciopero degli immigrati...in realtà si tratta di una cosa di cui si parla da un po' di anni. Ha avuto una accelerazione negli ultimi tempi in virtù di una analoga esperienza francese ma è evidente che al suo debutto da noi non potrà che assumere una valenza di carattere meramente simbolico (se veramente il suo debutto è per il principio di marzo). Perché - a parte lo spaccato meridionale che ci fornisce Biagio - il livello di coordinamento nazionale tra le realtà immigrate (e soprattutto, tra le realtà di lavoratori immigrati) nonostante non sia malaccio ed abbia fatto dei passi in avanti negli ultimi anni, è ancora inadeguato ad un simile obiettivo. Un obiettivo che non può essere praticato attraverso una campagna su facebook: uno sciopero non è la stessa cosa che il No B day! Oltre al fatto, che ho già segnalato, che non vi sarebbe una significativa partecipazione del lavoro domestico femminile (che costituisce una parte importantissima del lavoro degli immigrati), anche altri settori avrebbero difficoltà. Non dimentichiamo che, negli ultimi anni, la partecipazione alle lotte degli immigrati da parte delle due comunità più inserite nel settore edilizio - romeni e albanesi - è stata limitata ad alcune componenti politicamente più coscienti. La situazione del settore edilizio è difficile anche qui, non solo giù (naturalmente, nel meridione tutti i problemi assumono dimensioni maggiori). E peraltro il settore edilizio - nella estrema periferia romana - è anche tra quelli in cui è possibile si verifichi concorrenza tra gli immigrati ed un pezzo del proletariato "autoctono".
Ora, però, la questione dello sciopero degli immigrati è stata lanciata: su indymedia roma la riunione del 24 gennaio, da tempo prevista, è veicolata come momento di costruzione dello sciopero stesso (ma in realtà, si trattava della sede in cui discutere delle iniziative post 17 ottobre). Staremo a vedere quale sarà la effettiva spendibilità politica di quello che si configura come uno sciopero simbolico-virtuale. Una iniziativa in fondo un po' strana. Per anni si è parlato di immigrati come fratelli da difendere (disconoscendo, per via umanitaria, il loro protagonismo). Oggi che vengono giustamente riconosciuti anzitutto come sfruttati, sembra che subito si voglia accelerare, producendo una iniziativa virtuale laddove ci sarebbe bisogno di un lavoro di carattere capillare. Vedremo: può essere che una dimensione non escluda l'altra, che il simbolico-virtuale non sia di ostacolo al lavoro quotidiano per la ricomposizione degli sfruttati e che lo sciopero annunciato riesca ad avere qualche utile effetto politico...può essere...
Stefano Macera
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La sinistra - da quella moderata a quella più radicale - è semplicemente ESTRANEA al e vista con OSTILITA' o indifferenza dal proletariato marginale e dal lumpen meridionali. Atomismo, individualismo, guerra degli uni contro gli altri, cultura iperconsumistica, sfilacciamento dei rapporti solidali intraclassisti, progettualità di vita inesistente/ impossibile se non a brevissimo tempo... sono le caratteristiche principali che forgiano importanti fette delle classi subalterne contemporanee nel meridione italiano. Rosarno sarà anche un episodio fortemente condizionato dalla malavita locale - forse addirittura da un episodio "banale" - ma si inserisce in un quadro di "incanaglimento" feroce dei rapporti sociali, con la frazione autoctona del proletariato marginale e lumpen che entra in diretto e violento scontro con gli immigrati (frazione allogena). Rosarno non è sola. Prima di Rosarno c'è Castel Volturno. Dove a reagire contro la strage non c'erano castellani, se non in minima parte. Dove, dopo una simile strage, la gente rivendicava la necessità di "deportare" gli immigrati - in fondo percepiti come la "causa ultima" dello stesso evento. Dove innanzi ad un massacro di quelle proporzioni, i castellani si lamentavano delle "vetrine rotte" e dell'attacco alla proprietà privata. Ma nemmeno Castel Volturno è sola... se ne potrebbero fare tantissimi di esempi. La martellante campagna mediatica sull'inimicizia degli immigrati produce effetti micidiali sulle coscienze dei proletari e dei lumpen. La legittimazione viene dall'alto, ma noi siamo incapaci sia di contrapporre un messaggio diffuso diverso, sia di interloquire e fare militanza attiva in questi "luoghi" (aree marginali delle metropoli o delle zone più periferiche) .
Insomma, il Sud è già una polveriera, e lo dimostra anche il fatto che gli immigrati, quando l'esasperazione li porta a dover affermare la propria voce in pubblico, lo fanno con i propri corpi e con rivolte: l'unico mezzo che hanno per far sentire la propria voce, per affermare la propria vita, la propria dignità sul piano materiale ma soprattutto su quello simbolico (la rivolta diviene l'unico mezzo che riesce a "bucare lo scherzo", ché altrimenti silenzia sistematicamente la vita degli immigrati). L'idea di indire uno sciopero degli immigrati mi fa ridere, perché solo qualche deficiente che non conosce nulla della realtà di buona parte d'Italia può credere in un successo. Forse al Nord la salarizzazione a mezzo di contratti di lavoro ed inserimento in fabbriche degli immigrati consente simili ragionamenti. Ma, qui, come è pensabile uno sciopero quando una giornata di lavoro persa può costare al'immigrato la sopravvivenza e quando i sindacati sono quasi completamente assenti dalle dinamiche del lavoro degli immigrati? Come si fanno a coinvolgere i braccianti, gli edili, chi svolge lavoro servile, chi lavora nei servizi? La proposta mi sembra tanto utile a solleticare le coscienze perbeniste dei salotti rosa che sarebbero i primi a dover bruciare, ma rischierebbe di fare un clamoroso buco nell'acqua.
Il Sud, insomma, è una polveriera... il problema è solo capire chi e come accenderà la miccia. Noi per ora non l'abbiamo individuata, ma a dire il vero non abbiamo nemmeno il cerino per produrre la scintilla.
Biagio Borretti




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