La Svezia, in seguito a un referendum tenutosi nell’80 (dopo l’incidente di Three Mile Island) avrebbe dovuto uscire dal nucleare a partire dal ’92.
La fermata del primo reattore (centrale di Barsebäck) è avvenuta solo all’inizio del 2000. Successivamente il governo ha deciso di rinviare la fermata del secondo reattore
“per la mancanza di alternative valide sul piano economico e ambientale”. La Svezia ha tuttora undici reattori nucleari che funzionano a pieno regime coprendo il 49% del fabbisogno elettrico nazionale (la parte restante proviene dall’idroelettrico).
la combustione dei derivati gassosi delle biomasse a parte la singola voce CO
2 è un fattore inquinante notevolissimo, si vedano i dati sul Gas che riporto dopo per avere una rilevazione sostanzialmente analoga.
L’efficienza termodinamica, o rendimento, dei pannelli solari attuali oscilla tra il 12% e il 17% (e siamo buoni a dare questi valori, altri direbbero 10-15%), in laboratorio si sono però, negli ultimi dieci anni, preparate tecnologie future in grado di portare questo livello al 23%.
Un aumento del 10% in effetti non sarebbe male, vediamo però di comparare questo aumento con la forcella di efficienza termodinamica reale di una centrale nucleare, ebbene essa ha come minimo il 30% e come massimo circa il 37% (del nuovo reattore EPR). Vediamo quindi come non essendoci nemmeno un punto di contatto tra le due forcelle sia semplicemente sbagliato, dal punto di vista tecnico, pensare che la prima sia migliore della seconda per generare energia. Per intenderci il nucleare in termini di efficienza della tecnologia sorpassa il solare di circa 20 punti percentuali. Oltre a questo va considerato che la disponibilità d’impianto durante il periodo produttivo (ossia la percentuale in cui la potenza nominale della centrale è potenza effettiva e spendibile sulla rete) delle centrali solari è il 15%, mentre per il nucleare è il 90%. Questo vuol dire che per garantire lo stesso carico medio della sua potenza di targa, durante tutto il periodo produttivo, la centrale solare deve essere 6 volte più potente di quella nucleare (indi i suoi costi vanno moltiplicati). Ovviamente costruire un parco di potenza solare da 10.000 MWe (ipotesi assurdamente grande ma per avventura prendiamola comunque) significa anche non avere 10.000 MWe di notte, quindi dover costruire, e pagare, centrali alternative in grado di reggere le necessità della rete quando il sole va al tramonto. O nucleari o termoelettriche, e si ritorna al problema delle emissioni, scoprendo che in realtà il solare, se non sostenuto dal nucleare, è inquinante, poiché in nessun caso, a parte quello di “utilizzo marginale”, si potrebbe fare a meno di centrali di riserva che possano evitare il blackout in casi di: eclissi, maltempo, notte, e perché no grandinate sui pannelli.
Se vogliamo poi rendere ancora più impietoso il confronto nucleare-solare aggiungiamo che, mentre le centrali solari sono inutili appena manca il sole, le centrali nucleari (che rimangono sempre a pieno regime) anche se non hanno carico di rete da coprire possono utilizzare l’energia: a) per l’esportazione (come fanno con noi i nostri più saggi vicini francesi) b) per produrre idrogeno e diminuire ulteriormente le emissioni GhG. Perché un reattore nucleare può fare anche questo, con buona pace degli ambientalisti che vogliono l’idrogeno ma non conoscendo niente di chimica non sanno che va prodotto e quindi pagato in sonanti monete di corrente elettrica.
NON si tratta di carenza di investimenti sul solare...
Nei fatti in Italia si sono spesi per le nuove F.E.R. (solare, eolico, biomasse), al netto dei contributi alla ricerca ENEA e solo di incentivi, 49.000.000.000 di €, 98.000.000.000.000 di lire, dal 1975 al 2001 *, anni in cui la potenza italiana del “nuovo rinnovabile” ha raggiunto pensate un po’ addirittura il 2% della produzione, proveniente per ¾ dalle biomasse e solo per ¼ dal solare e dall’eolico, equamente divisi.
Si fa presente al lettore che in soldoni questo significa 1500 MWe di potenza, una centrale nucleare EPR produce 1.500 MW da sola, quindi l’equivalente di più di tutto il parco rinnovabile italiano.
Dov’è la differenza dunque?
La differenza è che i 1500 MWe di rinnovabile ci sono costati 49 miliardi di € (come due leggi finanziarie) mentre 1500 MWe di nucleare ci costerebbero solo 2 miliardi di €, ossia un venticinquesimo di quanto buttato da governanti schiavi della convenienza politica. Facciamo presente che con 25 centrali da 1500 MWe l’Italia avrebbe prodotto da sola circa 37.500 MW in più. Tuttora ne importiamo ogni giorno circa 6.000. Avremmo dunque potuto mandare in pensione 31.500 MWe di centrali termoelettriche, quasi tutto il parco, e diventare il paese un paese più rispettoso dell’ambiente, a prescindere dall’utilità o meno del protocollo di Kyoto.
* strumenti normativi politiche incentivazione rinnovabili 1975-2001.
PNRE 1975 (Piano Nazionale per la Ricerca Energetica)
PEN 1981 (Piano Energetico Nazionale)
PEN 1985
PEN 1988
Provvedimento CIP 6/92
Provvedimento CIPE 137/98
Decreto Legislativo 79/99
Decreto Ministeriale 11.11.1999 (“Decreto 2%”)
Decreto Ministeriale 22.12.2000
Decreto Ministeriale 29.03.2001
(i costi degli stanziamenti sono stati scaricati sulla fiscalità generale e le tariffe elettriche )
La caratteristica, oltre il costo degli impianti e la necessità di impegnare significative aree di territorio, che rende la fonte eolica una alternativa poco praticabile è quella legata alla variazione della potenza del flusso eolico in relazione al mutare della velocità del vento. La potenza erogabile da un aeromotore è funzione del quadrato della velocità del flusso eolico, che lo aziona. Una variazione in più ed in meno di un metro al secondo della velocità del vento può, nelle condizioni più generiche di ventosità, portare a una escursione di potenza dello stesso ordine della potenza di targa. Questa è una condizione che pone problemi tecnici e di compatibilità che non trovano soluzione, almeno non trovano soluzione in termini economicamente sostenibili.
Per ottenere EFFETTIVAMENTE la potenza di 1000 MWe la dimensione della centrale, che a disponibilità 100% sarebbe di 12.500 ha, va divisa per il fattore di disponibilità reale dell’impianto (30%): 12500/0.30=41667 (ha). Dunque avere la potenza EFFETTIVA di 1000 MWe bisogna costruire fra tre e quattro impianti da 12,500 ha in zone molto distanti fra loro in modo che quando in un impianto non c’è vento sia alta la probabilità che almeno uno degli altri 3 possa prendere carico. E’ il limite di questi impianti. Si tenga inoltre presente che per assicurare la stabilità della rete, nei nodi dove impianti eolici o solari immettono potenza (discontinua) bisogna costruire potenza certa per evitare il collasso della rete. A differenza del solare l’eolico produce elettricità anche di notte, il suolo non è completamente coperto e può ancora essere usato per agricoltura (ma non per allevamento). I mulini a vento se non sono di potenze ridotte, producono forte rumore e una wind-farm, dove ci sono le aquile, uccide un’aquila al giorno. A rigore sulla punta di ognuna delle pale la normativa aeronautica prevederebbe una luce di potenza che dipende dell’altezza raggiunta dalla pala; tale luce, contrariamente alla potenza fornita dal mulino, deve essere accesa 24 ore la giorno e costituisce un’assorbimento non trascurabile (antinebbia per jet commerciale). La realizzazione delle tre wind-farm nelle gole tra l’Arizona e la California potrebbe essere la causa dello scavalcamento di Los Angeles da parte dei venti e la ragione dell’elevato inquinamento della città (un elevato numero di veicoli era presente anche prima della realizzazione delle wind farms).
I mulini a vento che hanno caratterizzato i secoli passati e, più di recente, gli opifici e le officine della prima rivoluzione industriale azionati da aeromotori lenti di grandi dimensioni, devono essere considerati i segni oleografici degli albori della moderna società industriale, alla stregua della trazione animale per i veicoli a ruote, delle bestie da soma per portare carichi, dei gioghi di buoi per arare la terra. La navigazione a vela, una forma di utilizzo della fonte eolica, è stata soppiantata dal diffondersi dei motori meccanici, sia a vapore che endotermici. La tecnologia consente di realizzare veri e propri gioielli di imbarcazioni a vela, che vengono però utilizzati per le regate sportive, non per la navigazione commerciale. La navigazione commerciale a vela, in genere di piccolo cabotaggio, sopravvive in aree del mondo povere e sottosviluppate, nelle quali è ancora diffusa la trazione animale per trasporto di carichi o per sollevamento idraulico. Sono indici di livelli di vita indigenti ed arretrati, non di benessere economico e sociale e, ancor meno, di sviluppo cosiddetto compatibile.
immaginando per assurdo che il nucleare abbia avuto una lobby (sarei curioso di sapere CHE COSA E' visto che prima le centrali non erano di privati ma DELL'ENEL ed ora della SOGIN e da essa gestite! [si chiama forse REPUBBLICA ITALIANA questa lobby??]) vorrei sapere dal cattedratico di "Dietrologia Applicata a Cazzo di Cane" della libera università di Verdolandia SE tale LOBBY potrebbe nelle sue idee ANCHE SOLO IMMAGINARE di essere comparabile con LA LOBBY PETROLIFERA MONDIALE???
Non si ricorda l'esimio professore che SINDROME CINESE (film becero antinucleare con catastrofe per larga parte TECNICAMENTE IMPOSSIBILE NELLA REALTA') fu finanziato dal noto "lobbysta nucleare", solo "temporaneamente" prestato alla seconda produzione petrolifera del mondo, H.M. REHZA PALHEVI, SCIA' DI PERSIA???
Esistono DUE SOLI CRITERI per quantificare le variabili da te esposte: rischio e inquinamento. sono i criteri della QUANTIFICAZIONE NUMERICA.
Ora attendo di sapere in cosa il nucleare sarebbe inquinante più delle fonti ATTUALMENTE USATE SENZA RITEGNO:
Dati riferiti a 1000 MegawattPotenza installata (MWe) dei vari tipi di fonti di energia elettrica.
Volume di CO
2 in atmosfera (m
3/anno)
Carbone 3.000.000.000
Olio combustibile 2.302.000.000
Gas Ciclo Combinato 1.500.000.000
Nucleare 0
Volume di SO
2 in atmosfera (m
3/anno)
Carbone 41.000.000
Olio combustibile 91.000.000
Gas Ciclo Combinato 10.000.000
Nucleare 0
Volume di NO
x in atmosfera (m
3/anno)
Carbone 14.000.000
Olio combustibile 7.000.000
Gas Ciclo Combinato 7.000.000
Nucleare 0
Volume di polveri in atmosfera (m
3/anno)
Carbone 1.200.000
Olio combustibile 1.650.000
Gas Ciclo Combinato 100.000
Nucleare 0
Volume residuo, cioè da gestire (m
3/anno)
Carbone 310.000
Olio combustibile 68 000
Gas Ciclo Combinato 10
Nucleare 10
Volume residuo di cui sono classificati come “pericolosi” i seguenti m
3Carbone 4 500
Olio combustibile 1 000
Gas Ciclo Combinato 2
Nucleare 3
RILASCIO DI RADIOATTIVITA' NELL'AMBIENTE CIRCOSTANTE
(Ci/a)
Carbone 5.0
Olio Combustibile 2.5
Gas Ciclo Combinato 2.5
Nucleare 0.5
Così possiamo agevolmente notare che le impurità (radioisotopi diffusi) dei combustibili fossili emesse dalle ciminiere delle centrali termiche conducono per gas e petrolio ad una emissione di radioattività 5 VOLTE SUPERIORE a quella di una centrale nucleare, senza parlare del carbone che ha emissioni DIECI VOLTE SUPERIORI. [nelle sole scorie a terra di centrale a carbone c'è materiale per due bombe atomiche, tutto derivante dalle impurità presenti nelle milioni di tonnellate di roba che la centrale ingurgita]
Al riguardo delle emissioni di GhG vediamo di notare quale sarebbe stato l'andazzo senza il contributo della produzione nucleare....
L’esperienza condotta dai paesi che hanno fatto estensivo ricorso al nucleare per la produzione di energia elettrica dimostra che i vantaggi ambientali non sono solo teorici. Uno studio recentemente condotto dal CEA dimostra che la mancata realizzazione del programma nucleare francese si sarebbe tradotta con orizzonte 2000 in un forte incremento delle emissioni di SO2 (+0,5 Mt/anno, ovvero +30% rispetto ai livelli attuali), NOx (+0,7 Mt/anno, ovvero +40%) e CO2 (+340 Mt/anno, ovvero +90%). In Francia il livello di emissione di CO2 era di nel ‘73 di 530 Mt/anno, mentre oggi è ridotto a 387 Mt/anno. Negli ultimi vent’anni l’energia nucleare ha evitato a livello mondiale l’emissione di oltre 4 miliardi di tonnellate di carbonio come anidride carbonica.
Ora parliamo di scorie ad alto livello... esse costituiscono solo il 3% del volume prodotto nelle attività umane, ma contengono il 95% della radioattività.
Un reattore del tipo PWR scarica annualmente da 40 a 70 elementi di combustibile, un BWR da 120 a 200 (rispettivamente 461.4 e 183.3 Kg di uranio per assembly). Infatti dopo 3 anni di permanenza all’interno del reattore il combustibile passa alle piscine di raffreddamento; si sono formati in totale circa 350 nuclidi differenti, 200 dei quali radioattivi.
Si ha, in media, la seguente composizione:
- 94% uranio 238
- 1% uranio 235
- 1% plutonio
- 0.1% attinidi minori (Np, Am, Cm)
- 3÷4% prodotti di fissione
quindi
un impianto nucleare da 1000 MWe produce annualmente solo 25÷30 tonnellate di scorie ad alto livello vetrificate, pari ad un volume di circa 3 m
3. E’ stato calcolato che un uomo che usasse solo energia di origine nucleare produrrebbe, nell’arco della propria vita, un volume di scorie di questo tipo tale da poter essere contenuto nel palmo di una mano. Del resto dai dati sopra esposti si calcola facilmente che il consumo di 1 KWh per 100 anni produrrebbe un volume di scorie vetrificate pari a 0.3 litri (meno di una lattina da 33 cl!), o se si preferisce una sfera di diametro pari a 8.3 cm. Un impianto da 1000 MWe, annualmente, ne produce 12 cilindri di altezza 1.3 e diametro 0.4 metri con 400 Kg di vetro.
le scorie radioattive,
al contrario dei rifiuti convenzionali, decadono nel tempo, si osserva quindi che i prodotti di fissione sono pericolosi per circa 300 anni, gli attinidi minori per circa 10.000, il plutonio per circa 250.000
N.B.
FINORA NESSUNO HA INTRODOTTO NEL DIBATTITO PUBBLICO LA REALTA' DEL CICLO NUCLEARE INDUSTRIALE: ossia il fatto che gran parte di questa roba sia CONSUMABILE
infatti esistono reattori (HTR, FBR, LMFBR e tra poco anche ADS) che POSSONO BRUCIARE IL PLUTONIO PRODUCENDO ENERGIA. [e non solo il plutonio, ma anche altre componenti delle scorie]
La differenza sostanziale è che con il nucleare sappiamo DOVE STA questo pacchetto di sigarette, con le fonti termiche NO, visto che lo sputano in forma di polveri in giro per l'atmosfera e NEI NOSTRI POLMONI e CIBI.
La tecnologia nucleare ci da' i suoi rifiuti tutti CONCENTRATI PRECISI E MISURABILI, possiamo poi scegliere DOVE metterli in sicurezza. Tra l'altro sono anche a data di scadenza certa.
Le altre tecnologie ci danno i loro rifiuti DISPERSI, ALEATORIAMENTE DIFFUSI nei loro effetti, non possiamo affatto scegliere DOVE metterli in sicurezza, perchè son gas e sfuggono. E non hanno data di scadenza.
Per quel che riguarda l'altra variabile... sul rischio esiste un solo metro: la conseguenza sanitaria che nella storia si è avuta da parte delle fonti in confronto l'une con le altre.
Attendo un conto delle vittime del nucleare negli ultimi cinquanta anni, posso intanto informarti che LA SOLA DIGA IDROELETTRICA SADE DEL VAJONT ha fatto PIU' MORTI (oltre duemila e duecento se non erro) di quelli che mi risultano imputabili all'attività nucleare civile ed ai suoi risibili incidenti. Attendo i tuoi numeri.
sei male informato. le nostre prime tre centrali nucleari, Latina, Garigliano e Trino Vercellese, furono costruite rispettivamente in 55, 62 e 51 mesi, (ossia 4,3 , 4,2 e 5,1 anni) quando le competenze non erano certo maggiori di quelle di oggi. Centrali nucleari sono disponibili sul mercato in 36 MESI, TRE ANNI, ossia cinque volte meno di quanto riporti.
1- l'uranio impoverito è lo scarto della produzione di combustibile nucleare ed è comunemente impiegato come zavorra dinamica lungo i profili alari degli aerei civili, quelli che tutti prendiamo, e nella coda. L'utilizzo militare non è legato tanto alle bombe quanto ai proiettili perforanti decalibrati anticarro, assolutamente residuali. L'uranio impoverito non presenta ALCUN PERICOLO PER LA SALUTE se non viene precedentemente sminuzzato in polveri ultrafini a temperature di diverse migliaia di gradi. in sostanza potete costruirci il vostro tagliere da cucina e non correrete alcun rischio fin tanto che non lo mettete sotto una fresa al diamante che lo polverizzi riscaldandolo molto. l'unico pericolo ce l'avete se state entro qualche metro dal foro di un proiettile apsfds sulla corazza di un carro armato, caso in cui l'ambiente attorno a voi (per poco tempo) permarrebbe pieno di polveri, il problema è evitabile con l'impiego di opportune maschere in dotazione ad ogni esercito. fatto sta che l'impiego del nucleare civile non è direttamente connesso alla presenza di una battaglia di MBT di livello tale da richiedere proietti APSFDS nelle immediate vicinanze di casa vostra.
2- i tempi di ricarica delle centrali sono DIECI ANNI, e la mole di combustibile consumata all'anno è pari a 3 metri cubi, id est è possibile stoccare uranio per un secolo di autonomia in un capannone industriale di medie dimensioni se proprio volete. Ma sarebbe del tutto inutile poichè è sostanzialmente IMPOSSIBILE che per DIECI ANNI il commercio internazionale di Uranio (prodotto anche da paesi politicamente stabili come il canada e presente anche in Italia in alcuni giacimenti) rimanga bloccato.
Nemmeno la IIGM è durata dieci anni!
Per il gas e il petrolio il tempo scende a pochi mesi e solo a prezzo di razionamenti, vogliamo scherzare caro stuart?
chiunque intenda parlare ancora di nucleare dopo questo post è pregato di farlo dicendo cose che non siano già state smentite.