Perché quando si parla di donne fasciste non si accenna mai alle prime in camicia azzurra e, poi, in camicia nera, prima del 1921? ...sempre e solo quelle del SAF, stimate ed apprezzate, ovviamente, ma perché solo loro?


Perché quando si parla di donne fasciste non si accenna mai alle prime in camicia azzurra e, poi, in camicia nera, prima del 1921? ...sempre e solo quelle del SAF, stimate ed apprezzate, ovviamente, ma perché solo loro?


beh...forse perché quelle del SAF hanno vissuto un determinato periodo del fascismo che a tutti noi sta a più a cuore...Originariamente Scritto da Outis
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Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.


Piera Gatteschi FondelliOriginariamente Scritto da Cippa
È l’unico generale di brigata donna, ma è rimasta nella memoria di chi le è stata vicina soprattutto per il suo fascino, la sua eleganza, il suo coraggio e il suo entusiasmo. Piera nasce a Pioppi in Toscana all’inizio del Novecento, in una di quelle belle famiglie allargate di una volta. Suo padre muore prima della sua nascita; tuttavia la bambina ha un ottimo rapporto con la mamma con la quale si trasferisce a Roma alla vigilia della grande guerra. Le vicende del dopoguerra la coinvolgono a tal punto che, fin dal 1921, si iscrive al Fascio di combattimento di Roma; il 19 ottobre 1922 prende parte al congresso che si svolge a Napoli e il 28 ottobre la ventenne Piera è a capo di un gruppetto di venti donne che formano la “squadra d’onore di scorta al gagliardetto” e con loro partecipa alla Marcia su Roma.
Le sue doti organizzative la portano a diventare ispettrice della Federazione dell’Urbe, occupandosi dell’Opera nazionale maternità e infanzia, della Croce Rossa, delle colonie estive. Ma sulla politica prevale l’amore: nel 1936 lascia tutto per seguire in Africa l’ingegner Mario Gatteschi che ha sposato e che dirige i lavori della strada Assab-Addis Abeba.
Quando, tre anni dopo, rientra in Italia, Mussolini la nomina Fiduciaria dei Fasci
femminili dell’Urbe che conta 150.000 iscritte. Nel 1940 diventa ispettrice nazionale del partito. Caduto il fascismo, Piera si rifugia dai suoceri nel Casentino, mentre il marito, tornato in Africa come combattente, è in Kenia prigioniero dagli inglesi.
Ma non è da lei nascondersi e stare in disparte: quando viene informata che Mussolini è stato liberato e ha fondato la Repubblica sociale italiana nel Nord, Piera si trasferisce a Brescia e avvia una nuova collaborazione con Alessandro Pavolini, il segretario del partito. Qui, alla fine del 1943, la Gatteschi manifesta al Duce il desiderio delle donne fasciste di avere un ruolo più incisivo nella difesa del paese. Il progetto è appoggiato da Pavolini e accettato da Graziani. Servono uomini per la guerra e le donne diventano necessarie per assisterli e per sostituirli nei tanti ruoli non di prima linea.
Il 18 aprile 1944 nasce il Servizio Ausiliario Femminile (Saf) nel quale affluiscono giovani donne di tutte le condizioni sociali. Il regolamento voluto da Piera, nominata generale di brigata, è rigido: niente pantaloni, niente trucco, niente fumo, nessuna concessione al cameratismo. La Gatteschi vuole che nessuno pensi alla sue ragazze come a delle esaltate o le ritenga di facili costumi: patriottismo e moralità sono le basi su cui intende costruire la nuova realtà delle donne soldato che però vuole molto femminili. «Non volevo un esercito di amazzoni» dirà molti anni dopo «ma di ausiliarie, di sorelle dei combattenti». Le ausiliarie prestano assistenza infermieristica negli ospedali militari, lavorano negli uffici e alla propaganda, allestiscono posti mobili di ristoro per la truppa.
Nell’arco di dodici mesi 6.000 giovani donne partecipano ai sei corsi di addestramento, che si svolgono prima a Venezia e poi a Como; soltanto dopo venivano assegnate ai Comandi.
Dopo il 25 aprile 1945 il Saf si dissolve e Pavolini suggerisce di distruggere tutta la documentazione per evitare vendette. Piera cerca di mettere in salvo le sue ragazze, ma lei stessa vive in clandestinità per circa un anno, prima in un convento, poi in un manicomio, trasferendosi successivamente in Abruzzo con il marito, nel frattempo tornato dalla prigionia e che morirà nel 1947. A lei resta la nipote Teresa Tirinnanzi, che aveva perso entrambi i genitori e che considera una figlia. Negli anni Sessanta si dedica all’organizzazione di viaggi turistici per i giovani del Movimento sociale italiano. Legge molto, ha una vasta cultura ed è appassionata di pittura. Tenta anche la gestione di un ristorante ma senza successo.
Quando muore, nel 1985, Mia Pavolini, che era stata la più giovane ausiliaria della Rsi, scrive: «Se la vita è movimento, lotta, delusioni, entusiasmo, fede, tenerezza, rabbia o dolore, interessarsi a tutto, sapersi meravigliare, estasiare, commuovere, e saper capire ed aiutare con amore, saper ridere e saper piangere, se tutto ciò è vita, tu eri la vita».


Se posso dire due parole...Ho partecipato ad un pranzo organizzato dalle ragazze l'anno scorso sulle rive del Garda con le ausiliarie e devo dire che sentirle parlare del loro passato ti fa capire di quanto forte è il loro spirito ancora adesso sono DONNE FASCISTE nonostante la loro età e sono meravigliosamente orgogliose da aver fatto parte di quel periodo, ci hanno raccontato cosa hanno visto con i loro occhi ci raccontato di quelle che ora non ci sono più,ci hanno fatto rivivere tramite il racconto di un prete che era con quelle ausiliarie state gettate nelle foibe...Su di loro ci sarebbe da dire molte altre cose. Quest'anno spero di essere invitata come l'anno scorso al loro raduno annuale dove arrivano quelle che ancora ci sono in vita da tutta Italia è stata un esperienza bella passare due giorni con queste DONNE in un cascinale e dormire nelle grandi camerate con loro.Sono DONNE che non hanno mai rinnegato niente del loro passato e continuano orgogliose la loro vita.


Bravo Ardimentoso.
Ma, da tutto bisognerebbe trarre una via per il domani.
Ottimo lavoro, ma non lo lasciamo preda del nostalgismo.


Premetto che il mio scritto non vuol essere una provocazione, ma solo il mio pensiero.
Pieno rispetto per queste donne, come per i vostri sentimenti, pieno rispetto per tutti coloro che sono morti; però non si possono equiparare i caduti della RSI con i partigiani.
Non è possibile dimenticare che gli aderenti alla RSI furono complici del nazismo, militanti di una dittatura violenta e razzista, non è possibile dimenticare i tanti innocenti uccisi, deportati e torturati solo per l’appartenenza ad una razza o per le idee politiche.
Impossibile dimenticare le squadracce che imperversarono nelle città e nei paesi italiani, la loro repressione violenta delle idee.
Non ci può essere riconciliazione per quel periodo storico, se non attraverso il ripudio dell’ideologia fascista di quel tempo.
Certamente, la guerra di liberazione, fu una tragedia immensa per tutto il popolo italiano… ma non fu guerra civile, ma, appunto guerra di liberazione.
Una tragedia che trasparì dalle parole di mio nonno, partigiano comunista, che non fu mai fiero di aver dovuto uccidere per difendere la libertà… “che non succeda mai più che uomo debba assumersi la responsabilità di privare della vita altro uomo, quello è un diritto che spetta solo a Dio”
Questo furono la maggior parte dei partigiani…uomini e donne costretti ad impugnare le armi contro, anche i propri fratelli, per la dignità e la libertà del loro paese.
Sia chiaro che NON imputo nulla a voi, se non il richiamarvi a quella ideologia.
Con rispetto, grazie per aver ospitato il mio intervento, che capisco possa provocarvi anche rabbia.
Roberto
Originariamente Scritto da woland
interbventi come il tuo ormai non ci provocano più rabbia, ma solo amara constatazione di quanto l'ignoranza sparsa in 70 anni ancora oggi faccia schiere di proseliti.
io ti rispondo da par mio con una semplice constatazione di fatto che potrai confutare da te chiedendone la ragione e cercandone le opportune risposte..
La "resistenza" Italiana non è riconosciuta dalla resistenza Europea
è l'unica cosa giusta che hai detto in tutto il thread.Originariamente Scritto da woland
Non si può equiparare infatti chi ha scelto la strada dell'onore e della fedeltà ad un ideale, con chi è salito sul carro del vincitore U$A, ha tradito il proprio paese , si è macchiato di crimini infami ( stupri, razzie, uccisioni di gente inerme) e ha compiuto al massimo "eroici" atti di guerra ai danni di eserciti ormai in ritirata...


........... SACROSANTO ........ NESSUNA EQUIPARAZIONE CON CHI SI E' POSTO AL SERVIZIO DEGLI INVASORI AMERICANI CHE HANNO RASO AL SUOLO LE NOSTRE CITTA' .........Originariamente Scritto da civis_romanus
......... !!!


TAM??Originariamente Scritto da ardimentoso
Non è che...
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