Al tramonto arrivai alla mia casa - così racconta Milarepa - ed ahimè la vidi nelle stesse condizioni in cui mi era apparsa in sogno. La bella casa che prima sembrava un tempio, non era più che una squallida rovina. La collezione di libri sacri era stata danneggiata dalla pioggia ed uno spesso strato di polvere e terra, caduta dal soffitto sfondato, li aveva ricoperti. Topi ed uccelli vi avevano costruito il nido. Dovunque io volgessi lo sguardo non vi trovavo che desolazione e rovina. Affranto dal dolore mi diressi verso l'atrio e mi imbattei in un mucchio di terra e cenci su cui un grosso cespuglio di erba era cresciuto. Lo scrollai ed intravidi alcune ossa umane che riconobbi istintivamente per quelle di mia madre. Un'indicibile angoscia mi vinse; tanto forte fu il dolore di non potere più vedere mia madre che ero sul punto di venir meno, quando mi ricordai degli insegnamenti del mio maestro; feci un cuscino delle ossa di mia madre e mi assorsi in uno stato indisturbato di tranquillità, in una chiara e profonda meditazione. E sette giorni e sette notti passarono così. Poi, riflettendo, arrivai alla conclusione che il giro delle morti e delle rinascite è irreale e decisi di seppellire le ossa di mia madre e ritirarmi nella grotta di Dragkartaso per passare il mio tempo colà in continua meditazione. Risolsi di sedere colà giorno e notte fino al termine della mia vita e feci voto che se mai un qualche pensiero mondano avesse dovuto tentarmi, avrei piuttosto commesso suicidio che lasciarmi sopraffare.




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. Defraudano della linfa stessa che nutre il proprio essere.