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Discussione: I messaggi peggiori

  1. #1
    Forumista senior
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    Predefinito I messaggi peggiori

    Ieri si è consumato l'ultimo confronto fra coloro che aspirano a diventare leader del governo che sboccierà dalle urne.
    Molti e forse troppi commenti danno la dimensione della deriva calcistica che la sfida elettorale ha purtroppo assunto: tifosi da una parte e dall'altra, al termine di uno scontro inevitabilmente verboso ed anche un po' noioso.

    Il più arguto osservatore è stato - a mio sommesso parere - Luca Liguori (che già ai tempi di LC sospettavo di ambiguità). Costui ha notato i seguenti due messaggi del premier, che oltre a confermare le convinzioni socio-politiche, tracciano anche un disegno socio-economico dell'Italia possibile con il centrodestra. (E mi pare sia stato il solo, oltre a me - almeno nel mio entourage - segno di matrice comune, ma di strade successive completamente diverse). Ecco i due messaggi, chiarissimi per un ex universitario di Lotta Continua:

    1) Non si può confrontare il figlio di un professionista, con il figlio di un operaio.

    2) L'imposizione fiscale non deve permettere la redistribuzione del reddito nazionale.

    Potrei commentare queste impostazioni direi filosofiche della società a lungo, dimostrando quanto male già hanno fatto e quanto ne faranno al nostro Paese. E senza il timore di essere smentito. Ma evito il commento approfondito, nella speranza che esca fuori da questo thread.
    Dico solo che fra tutti i messaggi, che dovrebbero essere di speranza per i votanti, questi sono assolutamente i peggiori.

    Informauro

  2. #2
    Cometa Rossa
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    Hai proprio ragione.

  3. #3
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    E' da quando è sceso in campo berlusconi che la politica ha assunto i toni ed il livello di una chiacchiera fra la portinaia ed il barista...
    E peggiora ogni giorno di piu.

  4. #4
    Verrà un giorno...
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    Francamente non comprendo il significato del 3ad...
    Due affermazioni...opinabili..."figlio del professionista e figlio dell'operaio" due soggetti con pari dignità e diritti...cui deve essere attribuita la parità "delle condizioni" in tema di accesso alla formazione e al lavoro. Tutto qui.

    Il prelievo fiscale non ha la funzione di Robin Hood, non l'ha mai avuta.Ognuno deve concorrere alla spesa pubblica in ragione della sua capacità contributiva. Questa è la Costituzione.Non vedo nulla di strano...non dice togliamo ai ricchi per dare ai poveri, ma che ricchi e poveri devono contribuire alla spesa pubblica in ragione delle loro capacità contributive.

  5. #5
    Forumista senior
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    Ora, mentre il primo messaggio l'ha notato anche l'ottimo Stef@, il secondo è letteralmente devastante. Infatti - se l'imposizione fiscale non servisse anche a redistribuire il reddito - il principio della progressività dell'imposta va a farsi benedire.
    Non sono uno psicologo, tuttavia ritengo che le sparate finali non siano state il frutto di uno studio accurato a tavolino, con tanto di suggerimento degli esperti (perchè sia chiaro: il premier non lo è!). Insomma le sparate finali sono germogliate pensando a voce alta, proprio dal filo conduttore della redistribuzione del reddito, che il premier abborrisce, tant'è che da una vita parla delle due aliquote fisse, 23 e 33% (dove sono finite, a proposito?).

    Ma questo è proprio il peggiore dei messaggi da lanciare al popolo, in quanto
    a) è un vantaggio evidente per chi si è già arricchito, con la promessa di ulteriori arricchimenti;
    b) uno svantaggio evidente per chi progetta un futuro migliore, partendo da zero;
    c) è in contrasto con la parvenza di cognizioni economiche di quesllo che dovrebbe essere il Presidente del Consiglio. Infatti, se da sempre rimpiange la Lira, è perchè intimamente è un fautore delle svalutazioni competitive (infatti non è esportatore...). E però con questo messaggio nega la condizione economica delle svalutazione: la maggiore fonte di riequilibrio fra i ceti sociali.

    Insomma signori, viva la faccia dei vu' cumprà: almeno costoro cercano di guadagnarsi il pane, non pretendono di mantenere il potere.

    Informauro

  6. #6
    Verrà un giorno...
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    De Luca "Diritto Tributario"....dai una lettura nella parte iniziale in cui precisa la finalità de prelievo fiscale...riportando accuratamente tutti gli orientamenti espressi in dottrina , nonchè quelli sociopolitici.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da informauro
    Ieri si è consumato l'ultimo confronto fra coloro che aspirano a diventare leader del governo che sboccierà dalle urne.
    Molti e forse troppi commenti danno la dimensione della deriva calcistica che la sfida elettorale ha purtroppo assunto: tifosi da una parte e dall'altra, al termine di uno scontro inevitabilmente verboso ed anche un po' noioso.

    Il più arguto osservatore è stato - a mio sommesso parere - Luca Liguori (che già ai tempi di LC sospettavo di ambiguità). Costui ha notato i seguenti due messaggi del premier, che oltre a confermare le convinzioni socio-politiche, tracciano anche un disegno socio-economico dell'Italia possibile con il centrodestra. (E mi pare sia stato il solo, oltre a me - almeno nel mio entourage - segno di matrice comune, ma di strade successive completamente diverse). Ecco i due messaggi, chiarissimi per un ex universitario di Lotta Continua:

    1) Non si può confrontare il figlio di un professionista, con il figlio di un operaio.

    2) L'imposizione fiscale non deve permettere la redistribuzione del reddito nazionale.

    Potrei commentare queste impostazioni direi filosofiche della società a lungo, dimostrando quanto male già hanno fatto e quanto ne faranno al nostro Paese. E senza il timore di essere smentito. Ma evito il commento approfondito, nella speranza che esca fuori da questo thread.
    Dico solo che fra tutti i messaggi, che dovrebbero essere di speranza per i votanti, questi sono assolutamente i peggiori.

    Informauro


    hai ragione ,anch'io me ne sono accorto,come tutti quelli,che provenenienti da una storia e incomiciano ad imbiancare,hanno sobbalzato,Liguori come mughini ferrara ecc Soltanto che la legge massmediologica è perversa e tutto passaa sotto silenzio,e grazie al fatto che le nuove generazioni non conoscono molto bene.
    NON è facile spiegare a loro come mai queste affermazioni sono gravissime e che entrano in quel populismo sud americano che tante sciagure ha portato
    rimango in attesa di risposta non certo da te ma da altri.sperando sempre nel dibattito(che ho avuto solo pochissime volte dal 2004)

  8. #8
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    la progressività delle tasse non è solo un elemento che garantisce una maggiori equità disributiva ma garantisce maggiore stabilità al sistema rispetto ai cicli economici...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da demos77
    Francamente non comprendo il significato del 3ad...
    Due affermazioni...opinabili..."figlio del professionista e figlio dell'operaio" due soggetti con pari dignità e diritti...cui deve essere attribuita la parità "delle condizioni" in tema di accesso alla formazione e al lavoro. Tutto qui.

    Il prelievo fiscale non ha la funzione di Robin Hood, non l'ha mai avuta.Ognuno deve concorrere alla spesa pubblica in ragione della sua capacità contributiva. Questa è la Costituzione.Non vedo nulla di strano...non dice togliamo ai ricchi per dare ai poveri, ma che ricchi e poveri devono contribuire alla spesa pubblica in ragione delle loro capacità contributive.
    Ecco la dimostrazione!
    Ma come si fa a credere che esistano pari condizioni, se nella mia scuola non c'è il denaro per la fotocopiatrice e nella tua di affidano un PC a 7 anni?
    Ma come si può citare la Costituzione senza conoscerne la ratio.
    E per paradosso quel che sostiene demos fosse letteralmente vero, e cioè usando la scorciatoia dell'interpretazione superficiale: non dice togliamo ai ricchi per dare ai poveri, ma che ricchi e poveri devono contribuire alla spesa pubblica in ragione delle loro capacità contributive, per quale minchia di motivo si sbandiera l'aumento della no-tax area?

    Comprendo che non posso avere la presunzione che tutti i forumisti, oltre a sfogliare la Costituzione abbiano letto le interpretazioni dei costituzionalisti (che almeno su questo punto sono tutti, ma proprio tutti d'accordo). Dunque faccio un esempio, con la speranza di essere compreso anche da chi si riempie la bocca di "mercato", senza temere di venir stimato né più né meno come un carciofo.
    Abito Roma, in centro. Mio fratello abita a Zagarolo, in centro. Entrambe abbiamo un appartamento di 200 mq. Il valore catastale del mio appartamento è di molto maggiore e dunque l'ICI è più elevata, accentuata da una aliquota superiore. Perchè?
    E mi fermo qui

    Informauro

  10. #10
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    Dare dell'ignorante al sottoscritto è più che legittimo, semplice manifestazione di pensiero non corroborata da conoscenze specifiche ( da parte tua).
    Il principio dell'uguaglianza del carico tributario si basa sul presupposto che l'onere fiscale va suddiviso fra tutti i soggetti d'imposta in proporzione alla propria capacità contributiva( ciò non osta ad una no tax area), che deriva da quella economica e patrimoniale.
    La dottrina è pressocchè concorde su questo postulato ma molteplici teorie sono state formulate circa l'attuazione pratica del principio.

    Teoria delle prestazioni e controprestazioni: Fu formulata in Italia da ROSSI, secondo il quale un'equa distribuzione di imposta si ha in caso di equivalenza tra tributi e controprestazioni offerte dallo stato sotto forma di servizi pubblici. Tale tesi non è accoglibile perchè i vantaggi dei servizi pubblici sono difficilmente valutabili comparativamente nella scala dei singoli bisogni.

    Teoria dell'eguale o minimo sacrificio. Alcuni Autori ritengono che l'uguaglianza del carico tributario vada raggiunta imponendo ai contribuenti un sacrificio economico che sia uguale o proporzionale fra tutti.Secondo tale orientamento si avrà uguaglianza di carico tributario quando i tributi imposti cagionano ai contribuenti un uguale sacrificio e perciò prelievo tributario, effettuato in ossequio del principio di decrescenza di utilità economica della ricchezza, deve pesare sui più abbienti. Tal enunciato risulta meglio precisato dalla teoria del sacrificio minimo di EDGEWORTH che ha indicato la necessità di recare il minimo danno ai contribuenti minori, attuando una forte progressività delle imposte.

    Teoria della capacità contributiva: è quella accolta dalla maggioranza dei sistemi tributari; essa si riallaccia ai principi dei bisogni e dell'utilità decrescente della ricchezza, ma li supera con l'affermazione che la capacità contributiva di ciascuno aumenta più che proporzionalmente rispetto all'aumento del reddito. Tala teoria giustifica l'intassabilità dei redditi minimi poichè riconosce la necessità di non far gravare le imposte su quei soggetti che, percependo un reddito basso, non manifestano alcuna capacità contributiva.

    Il sistema tributario italiano è informato, a norma dell'art. 53, a criteri di progressività: ciò non vieta che esistano alcuni tributi proporzionali o fissi.
    La progressività trova la sua giustificazione:
    nell'esigenza di limitare il divario economico tra le classi sociali
    nell'esigenza di perseguire il massimo utile generale con il minimo sacrificio di ognuno
    nella necessità di operare una redistribuzione dei redditi a favore delle categorie meno abbienti
    , che non è pertanto l'unica fianalità, attenzione!!!!!!! In sostanza tale criterio tende ad attuare sia il principio di solidarietà di cui all'art. 2 Cost. sia quello dell'uguaglianza di cui all'art. 3.
    Poichè tale norma non indica alcun criterio per determinare in concreto la progressività, sia MICHELI che GIANNINI ritengono questa disposizione di carattere programmatico (NON PRECETTIVO), frutto di scelte di politica fiscale.
    Nell'attuale sistema tributario il prevalere dell'imposizione indiretta sulla dietta finisce col rendere qualsi inefficace il criterio di progressività: non si riesce più a discriminare tra le diverse fonti di reddito e tra le diverse necessità dei consumi e quindi si rischia in concreto di far venir meno il principio di giusta distribuzione del carico fiscale ( non già del reddito).

 

 
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