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Discussione: 11 tesi su Marx

  1. #11
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Forse Fusaro è confuso (e se non mandasse "messi, cavalli, cani ed un somaro per annunciare la morte di Renato Curcio, il carbonaro" gliene sarei grato) riguardo a Lenin, Althusser, e ci metto dentro anche il mio buon amico Lukacs (gli ultimi due talmente criticati a sproposito da chiunque da dimenticarne la storia travagliata; la ricordo io alle amiche ed amici ascoltatori. Lukacs ha evitato la fine di Karl Korsch solo perchè era molto più avveduto, ed ha potuto continuare "liberamente" la propria opera solo perchè si è autocensurato dopo che non tanto diplomaticamente qualche saccente del PCUS - non faccio nomi per disprezzo di certi morti - ha definito il suo "Storia e coscienza di classe" un libro idealistico da non pubblicare presso i cosiddetti "partiti fratelli" Ha preferito cospargersi il capo di cenere di fronte all'avanzare del fascismo mondiale, ritendendo che la propria battaglia avrebbe potuto essere meglio combattuta dall'interno del Komintern e non da recluso come Korsch. Althusser ha finito i suoi giorni da sepolto vivo, dopo che si è coscientemente posto contro lo stalinismo di ritorno mascherato dal famigerato esistenzialismo di Sartre, sbattendo in faccia a tutti i dogmatici dei PC di non aver capito un'acca di Marx e non senza fondate ragioni. Dopo aver strangolato la moglie ha dovuto subire l'infamia di un cattedratico "pezzo di merda funzionario dello stato" (per riprendere il Marx delle Teorie sul Plusvalore) che si è permesso di aprire l'anno accademico francese dicendo: ve l'avevo detto che quella era una filosofia omicida! Entrambi hanno difeso a loro modo la filosofia, l'hanno fatto annunciandone la prossima morte, capisco che i becchini non facciano tenerezza ai diretti interessati, ma tant'è. La difesa della filosofia la si fa uccidendola nella prassi comunista che genererà una Scienza Totale senza bisogno di discipline; spero sia chiaro? Come potrei odiare la filosofia io che mi becco costantemente del revisionista perchè mi nutro da quei 2 compagni e che studio continuamente altri compagni - che non mi risulta fossero muratori o tornitori - come Lefebvre, Mattick, Grossmann, Mandel, Rosdoslky, Bettelheim, Gramsci, Bordiga, Luxemburg, Bucharin, Lenin ... e potrei continuare quasi all'infinito). Evidentemente il buon Fusaro vive già nel comunismo dove non c'è divisione del lavoro; buon per lui (capita di essere abbagliati dalla propria poltrona, strano perchè non ricordo di averne viste di così luccicanti all'Università); se Ti pensi che possa pensare anche solo lontanamente di offendere un essere virtuale, stai proprio inguaiato, con così poco poi? So fare molto di meglio, ma mi tengo questi assi nelle maniche per quando sono al lavoro e mi tocca parlare coi "padroni" (hai presente quelli che licenziano? Quelli che ti discriminano? Ecco quelli esistono ancora, certo non in Facoltà, ma nei luoghi di lavoro sì); perciò non considerarti tanto importante da meritare un mio insulto, sarebbe fatica (mia) sprecata. Ti qualifico come borghese in quanto ne fai parte; confondi ancora le categorie di proletariato e borghesia con quelle di povero e ricco? O le confondi con le categorie per nascita? Io sono nato proletario, avrei potuto diventare un borghese (e viceversa); Marx è nato borghese ed è morto proletario (cazzo che sconvolgente rivelazione!). C'è sempre dello strano meccanicismo nelle tue tesi Fusaro, io guardo sotto, non guardo da sopra come fanno i filosofi, io guardo dentro perchè star sopra le cose è il miglior modo per non starci dentro (Hegel); non è così difficile da capire per chi si considera erede di Marx capire che Marx stesso aveva smesso d'essere un borghese nel momento in cui ha abbracciato anima e corpo la causa del proletariato (è la divisione del lavoro che non ti fa capacitare di queste contraddizioni? Strano vero che i grandi teorici del proletariato fossero tutto tranne che operai? No, normale. Si chiama mediatezza della scienza in una società reificata).
    Sul leninismo che usa gli stessi schemi da 90 anni neppure voglio rispondere. Non mi metto a fare questi giochi da ragazzino alla mia età. Se pensi di star parlando con un militante di Lotta Comunista o via sputtanando ti sbagli (ma non conoscendomi non è una colpa); io di sicuro non mi considero all'altezza di Lenin o di Trotsky, ma non ho la tua presunzione di confonderli con i loro epigoni. Lenin non è il leninismo e Trostky non è il pablismo, bada bene. Mi tocca ancora appellarmi ad Althusser e Lukacs: il primo si è dichiarato fiero di dover difendere di fronte agli innovatori il leninismo in quanto teoria del partito; il secondo si è dichiarato fiero di definirsi un marxista ortodosso perchè quello non implicava essere un dogmatico (ah ....... quante differenze, d'altronde è la filosofia no?). Non mi è mai piaciuto citare autorità perchè mi puzza di tribunale, e le persone con gli indici più lunghi dei medi non li sopporto; quindi d'ora in poi tacerò (nel massimo del possibile) sui nomi.
    Sull'interpretazione di Marx. Per carità sei liberissimo di interpretare tutto quello che vuoi; del resto se c'è chi l'ha definito un teorico dell'anarchismo ... come dire .... non c'è limite al peggio. Tirarlo dalla propria parte è già sinonimo di essere degli sconfitti perciò ne sono addirittura felice. Puoi cercare di interpretarlo come meglio credi (in questo sta proprio il grossissimo errore di alcune tesi althusseriane peraltro), ma come diceva uno con la barba a cui non piaceva l'acqua: "no one here gets out alive"; capito il senso? Il discrimine per la corretta teoria non sta nella teoria, ma nella prassi, e per un filosofo non dovrebbe essere difficile arrivarci, altrimenti che dire di scienze rigorosamente coerenti che avevano il piccolo inconveniente di essere prive d'oggetto? Non sta in Marx la sua interpretazione, sta nel processo che porta al comunismo.

  2. #12
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Matteo, che ne pensi su Rosarno? Intervieni in quella discussione, dai, vorrei capire il tuo punto di vista.

  3. #13
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Citazione Originariamente Scritto da Matteo Visualizza Messaggio
    Non è più rintracciabile la naturalità dell'essere umano da quando l'uomo stesso ha messo piede su questa terra; non più rintracciabile neppure una natura che non sia umana; il concetto di natura umana è un immediato che si rifiuta di essere superato tramite le mediazioni che hanno portato gli uomini ad essere ciò che oggi sono. La natura persino è già sociale, figuriamoci se possa esistere un uomo naturale. Così cadi all'indietro e da Marx precipiti a Feuerbach (a questo punto è preferibile l'idealismo di Hegel che riconosce il primato del pensiero in quanto farsi dell'uomo) ed al suo Uomo antropologico. No. L'uomo è la sua prassi sociale e questa va rivendicata, ogni diritto non è mai naturale ma è frutto di una prassi; ciò che si considerano diritti naturali sono in realtà precisi prodotti storici (figuriamoci se gli uomini delle caverne avrebbero mai potuto considerarsi come portatori di proprietà private! Si consideravano giustamente comunità immediata) e come tali saranno superati con l'avvento di una nuova epoca storica. E' pericolo il culto della naturalità, in genere è usato dai fascismi per combattere le conquiste sociali delle classi oppresse (il culto del sangue, la glorificazione della terra natale, l'idolatria dei simili ...); la naturalità diventa molto presto totem e come tale appiglio per calmare i bollenti spiriti di chi rivendica il futuro.


    Ciao Matteo, la tua risposta è molto chiara, ma non mi trovo d'accordo.
    Vorrei risponderti con parole mie, ma il tempo mi impedisce di elaborare al momento un pensiero più chiaro sulla questione.
    Per il momento mi limito a riportati uno stralcio dell'intervista di Romano' a Costanzo Preve, in cui quest'ultimo parla proprio del problema della natura umana (passo che mi trova interamente d'accordo):

    "Quando Marx parla di alienazione, la parola tedesca è Entfremdung,
    cioè diventare fremd e quindi straniero a se stesso. Per poter affermare
    questo, bisogna che io postuli l’esistenza di una natura umana, che pur non essendo astorica, non si risolve al cento per cento nella storia. Perché se io ipotizzo la totale storicità dell’essere umano vuole dire che la natura
    umana non esiste e allora anche l’alienazione non esiste e di volta in volta
    l’essere umano corrisponderebbe semplicemente ai rapporti sociali di
    produzione del momento e quindi avremmo una natura umana schiavista,
    feudale, capitalistica. Naturalmente chi pensa questo considera la categoria di alienazione idealistica e sbagliata, per esempio la scuola di Althusser.
    Invece, se si considera che esiste una natura umana che si trasforma come
    ente generico, non specializzato come le termiti o i lupi, la categoria di
    alienazione, respinta dalle scuole scientiste è invece fondamentale.
    Possiamo dire che l’uomo è alienato perché ipotizziamo che esista una
    natura umana e che il capitalismo lo riduca a homo oeconomicus e quindi
    a una sua sola dimensione, quella dello scambio.
    Negare la natura umana porta allo storicismo, che produce nel tempo
    relativismo e nichilismo: su questo punto Ratzinger ha ragione. Parlo non
    tanto di lui come Papa, una sorta di Mr Hyde che deve gestire un
    baraccone capitalistico, ma di lui come dottor Jekill e quindi come filosofo
    tedesco. Ratzinger capisce perfettamente, dal suo punto di vista teologico,
    che con una natura umana inesistente, come ipotizzano i vari Vattimo e
    altri, si arriva al relativismo; solo che non capisce che quello che si chiama
    relativismo è dovuto al fatto che in una società capitalistica tutto è relativo
    al valore di scambio. Io penso che la categoria di alienazione sia centrale e
    questo significa ritenere che la natura umana non sia interamente
    scioglibile nei rapporti sociali di produzione. A questo punto c’è una
    specie di gioco fra la natura umana biologica e la natura umana storica e
    sulla base della categoria di alienazione possiamo dire che laddove viene
    sfigurata e ridotta a solo homo oeconomicus, essa si aliena cioè diventa
    straniera a se stessa. Se accetto la teoria dell’alienazione e quella della
    natura umana, devo ricollocare Marx all’interno della tradizione filosofica greca e posteriore."

  4. #14
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Infatti Preve si sbaglia totalmente già nell'impostazione. Non mi piace fare il marxologo per cui non mi metterò a fare la citazione dei passi in cui Marx cambia il termine dai Manoscritti del '44 al Capitale, non penso sia molto utile (per ora) questo genere di critica (anche se non è un caso che Marx cambia termine perchè la teoria dell'alienazione viene modificata in maniera essenziale con l'elaborazione successiva del feticismo e Marx non parla più di alienazione di essenze). Posso solo dire che Preve prende una cantonata da dilettante.
    "Quando Marx parla di alienazione, la parola tedesca è Entfremdung,
    cioè diventare fremd e quindi straniero a se stesso. Per poter affermare
    questo, bisogna che io postuli l’esistenza di una natura umana, che pur non essendo astorica, non si risolve al cento per cento nella storia. Perché se io ipotizzo la totale storicità dell’essere umano vuole dire che la natura
    umana non esiste e allora anche l’alienazione non esiste e di volta in volta
    l’essere umano corrisponderebbe semplicemente ai rapporti sociali di
    produzione del momento e quindi avremmo una natura umana schiavista,
    feudale, capitalistica. Naturalmente chi pensa questo considera la categoria di alienazione idealistica e sbagliata, per esempio la scuola di Althusser.
    A continuare a parlare di filosofia in generale si finisce come Adorno che ha parlato di dialettica per una vita senza mai definirla correttamente e meno che mai concretamente; non mi stancherò mai di ripeterlo ai "filosofi di professione": la verità sta nelle cose, specificatamente nel divenire (per l'uomo divenire cosciente) delle cose, non nei teoremi filosofici campati per aria. Proviamo a ragionarci in maniera concreta sulla tesi di Preve. L'alienazione (che è sì idealistica per Althusser, ma non per un vizio da parte sua di storicismo, ma perchè correttamente considera il concetto di alienazione nel Marx dei Manoscritti del '44 ancora impregnati del comunismo antropologico e infatti poi Althusser dirà che il concetto è utilizzabile benissimo con la correzione di metodo operata nel Capitale, ma che a questo punto è preferibile usare il processo di esteriorizzazione-inversione-mistificazione) dovrà pur essere cominciata ad un certo punto della storia dell'uomo (a meno di non considerarla un concetto vuoto che sta lì per riempirsi la bocca d'aria; ricostruendo il pensiero di Marx (nei passi dei Grundrisse che prendono il nome di Formen) si perviene alla sua teoria secondo cui l'alienazione (concreta eh) ha inizio quando gli individui smettono di vivere in comunità naturali caratterizzate da una socialità naturale tra uomini e tra uomini e cose; mettiamo una data così a mo' di indice tanto per fare un esempio; a quando risaliranno le comunità naturali? Facciamo 20mila anni fa? Non penso che cambi molto qualsiasi data, è solo un esempio. Ad un certo punto dello sviluppo cominciano i fenomeni di divisione del lavoro sociale, ha inizio l'appropriazione privata (presumibilmente suolo e piccoli utensili), si ha la divisione in classi, dal matriarcato si passa al patriarcato, ecc. ecc. Mettiamo d'essere nel 10mila a.C. Bene. Da questo punto in poi l'umanità vivrà (e vive tutt'ora) una condizione d'alienazione, perciò (ipotesi Preve) si hanno 2 essenze umane: quella che si svilupperà da questo momento in poi (per giunta alienata) che si viene a fondere totalmente con la progrediente prassi sociale; e quella antecedente al 10mila a.C. caratterizzabile come essenza umana originaria. Ci siamo? Non penso di dover dire - perchè la conclusione è ovvia - che secondo questa teoria ciò che gli uomini devono rivendicare come propria essenza (gli concedo che sia solo una piccola parte) è d'essere delle scimmie bipedi che si servono di un linguaggio primitivo, sono coperti di stracci, e credono che il cielo gli cadrà addosso prima o poi. Che gran bella conquista ottenere sul prossimo CCNL dei metalmeccanici la dicitura: "specie homo sapiens, sapiens"! Ma stiamo scherzando?
    Preve non riesce a mettersi in testa che l'alienazione non è solo un processo che ha avuto un inizio e perciò si deve risalire dall'oggi all'essenza per esclusione di tratti caratteristici (storici), ma che è un processo continuamente rinnovantesi (su scala allargata), perciò: 1) è tautologico dire che l'uomo ha un'essenza perchè tutti gli esseri hanno un'essenza, anche i sassi; 2) l'uomo è - e ciò lo distingue dagli animali e solo questa la sua essenza - un farsi cosciente. La tesi (2) implica che l'essenza dell'uomo è il futuro dell'uomo, non un'origine da ritrovare (Preve odora di peccato originale come tutti i naturalisti: vivevamo felici e contenti da scimmie ed ora che sappiamo qualcosa è tanto triste), perciò la rivendicazione dell'uomo riguarda il suo dispiegarsi, non il suo essere-stato; ciò che è l'essenza dell'uomo è SEMPRE di là da venire, perchè l'uomo è la prassi sociale creatrice dell'umanità. La rivendicazione di un'essenza dell'uomo è una rivendicazione continuamente in contraddizione con le proprie premesse, perchè ciò che è essenziale per l'uomo oggi, potrebbe non esserlo domani, o viceversa. Preve guarda agli uomini come enti generici privi delle qualità che lo fanno essere uomo: questa è l'essenza per la filosofia, un'estrarre-astrarre dall'uomo le caratteristiche che lo rendono più uomo ogni giorno che passa per arrivare alla fantastica conclusione che siamo scimmie!

  5. #15
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Da Fusaro, per Matteo:

    Matteo (leninista): è impossibile, evidentemente, discutere serenamente con un leninista, nella misura in cui riduce la discussione a lotta di classe nei discorsi. ogni cosa che dico o che scrivo, è per te il frutto di una committenza (indiretta, nella migliore delle ipotesi) della classe borghese.evidentemente, in una simile prospettiva, la ... Mostra tuttodiscussione è già morta sul nascere. mi scuso, ma io non so come qualificare questo atteggiamento, se non paranoico. Leszek Kolakowski ha molto opportunamente parlato di "pensiero magico": per certo marxismo, la verità di ciò che uno dice dipende solo ed esclusivamente da chi la dice. per cui, se la borghesia critica Stalin, sono fandonie borghesi, semplicemente perché provengono dalla borghesia. è il suicidio della filosofia. Costanzo Preve ha scritto cose molto lucide su questi temi (cfr. "Storia critica del marxismo", Città Del Sole, Napoli 2007). io mi sono semplicemente preso la briga di (provare a) LEGGERE MARX e di (provare a) interpretarlo iuxta propria principia. ciascuna delle 11 tesi qui enunciate rapsodicamente e in modo impressionistico, nel libro - lo ripeto per l'ennesima volta! - viene suffragata con testi e con passaggi, oltre a essere argomentata più esaustivamente. onestà vorrebbe che uno, prima di ingiuriare un autore e il suo libro, si prendesse la briga di leggerlo... sennò finiamo per teorizzare, con Hume, la necessità di dare alle fiamme tutti i libri di metafisica e simili. testi tra le più sciocche che si possano sostenere, evidentemente. io non faccio parte (per fortuna!) delle comunità settarie marxiste folli, né condivido le loro ridicole diatribe ideologiche - interessanti meno della discussione teologica sul sesso degli angeli - e le loro penose marchiature di "eterodossia". è un mondo che non è il mio, e che mi pare del tutto analogo a quello della Chiesa cattolica e della sua capacità di produrre, reprimere e poi eventualmente inglobare le eresie a cui dà luogo. se tu ti trovi a tuo agio colà, sei liberissimo di starci. ma non pretendere che io debba rispondere di ciò che scrivo davanti alle vostre commissioni esaminatrici di "Marxismo Autentico". faccio solo notare che il mio discorso non voleva certo essere una banale divisione per classi: Marx Borghese, Hegel Borghese, Kant Borghese... ecc. lascio queste ridicole classificazioni a certo sociologismo marxista. intendevo solo dire che è la classe borghese a produrre, hegelianamente, la "coscienza infelice" e di conseguenza la teorizzazione dell'Aufhebung del sistema capitalistico. Ma so bene qual è il rapporto del leninismo con Hegel: un rapporto del tutto schizofrenico, per cui, da un lato, Hegel viene santificato come precursore di Marx e scopritore del metodo dialettico, e dall'altro, viene bellamente ignorato, di fatto, perché alla dlaettica hegeliana si preferisce la teoria gnoseologica della Wiederspiegelung. che dire? a ciascuno il suo. l'ho detto e lo ripeto. io cerco di collocare Marx nel solco dell'idealismo tedesco, e lo faccio argomentando questa mia scelta. c'è chi preferisce intenderlo come un sindacalista scamiciato o come un "materialista dialettico": ogni cosa può essere sostenuta, per carità, purché sia argomentata.

    Tra l'altro, chi volesse farsi un'idea del tenore delle argomentazioni "leniniste-internazionaliste" e delle loro risposte alle mie 11 tesi, faccia un giro qui:
    Un'interpretazione di Marx - Marxismo
    è veramente esilarante. geniale il giudizio di uno dei savi e dotti commentatori internazionalisti: << a me mi pare proprio na... Mostra tutto cazzata da piccolo borghesi >> (sic!). in questa dotta espressione si riassume la capacità argomentativa di certa gente di fede (che peraltro giudica senza aver letto il libro, è bene ricordarlo).

  6. #16
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Per Fusaro da Matteo

    La mia prima risposta l'hai avuto ed articolata. Se non sei in grado di controbattere o non ne hai voglia, non farne un caso internazionale, non sei vittima di un complotto; te lo ripeto: "non sei un pericolo perchè non sei all'altezza di rappresentarlo"; non ti montare la testa dai, sei ancora un cucciolotto per poter anche solo lontanamente pensare di essere di un qualche ostacolo. La saccenza è tipica dei ragazzini, perciò non è grave, dovrebbe passare con la maturazione.
    Passando alle tue confusioni teoriche.
    Non hai capito dove va collocato il discorso classista all'interno del marxismo; nello specifico non sai collocare gli intrecci tra il discorso teorico (filosofia), quello politico e quello economico; ragioni per compartimenti stagni e nonostante questo credi di fare della dialettica; non hai ancora capito qual è il senso dell'opera di Marx perchè non hai capito anche e soprattutto l'ambiente in cui Marx si è trovato ad operare, in questo modo ti pregiudici a-priori la possibilità di passare da un piano all'altro e quando pensi di farlo, lo fai solo estrinsecamente, senza preoccuparti di scovare le mediazioni necessarie che sole ti permetterebbero di stabilire di volta in volta il rango dei vari discorsi.
    Sul suffragare Marx coi testi. Stai prendendo a schiaffi millenni di filosofia, spero tu te ne renda almeno conto. Coi testi di Marx, posso far dire a Marx quello che voglio (dovresti saperlo avendo fatto degli studi all'università sul linguaggio); così come posso far dire ad Aristotele ciò che voglio, così come posso far dire ai Vangeli quello che voglio. Il modo peggiore per studiare (non leggere, non è un fumetto) un qualsiasi autore e limitarsi a cercare cosa sta scritto e non sforzarsi di capire cosa ha voluto dire. Per questo i testi non bastano, occorre analizzare l'ambiente marxiano: le lotte di frazione all'interno del movimento dei lavoratori; il clima filosofico attorno a Marx; capire la sua personalità (perchè molte sue espressioni sono metafore che vanno ricollocate senza prenderle letteralmente, a volte usa un linguaggio di fuoco e deliberatamente provocatorio o "estremista" per cercare di colpire l'avversario di turno, vedi un esempio con Lassalle o Bakunin); occorre capire che genere di testo si ha di fronte e quest'ultimo è un aspetto sottovalutato (si legge Il Capitale in un modo ed allo stesso modo si legge Materialismo ed Empiriocriticismo di Lenin), ma Marx e Lenin non sono stati 2 filosofi come si è stupidamente abituati a considerare i filosofi; occorre capire l'obiettivo che li ha mossi, sono partiti con l'intento di abbattere un sistema; perciò p. es. la Critica del programma di Gotha è da studiare avendo come humus la lotta di frazione all'interno dell'Internazionale, altrimenti non si comprende nulla di quel testo (come p. es. i primi scritti di Lenin sulla cosiddetta questione dei mercati - scritti che propendono per economisti ricardiani come Bulgakov o Baranoskji, e sono molto duri verso la Luxemburg - sono comprensibili solo capendo che in quel momento Lenin doveva demolire i populisti russi per portare avanti il proprio obiettivo).
    Tutto questo procedimento porta a muovere critiche verso l'operazione che hai portato avanti (ed ho studiato sia il tuo scritto sulla schiavitù salariata sia quello sull'atomismo greco). La tua è una semplice esegesi, che si serve di un vecchio metodo scientista in uso presso le scienze dell'800 di separare il soggettivo dall'oggettivo per arrivare ad una fantomatica oggettualità pura. Continuamente riporti alla rinfusa passi presi dagli scritti più diversi di Marx (nella fattispecie) senza degnarli di un minimo di commento critico per situare la loro posizione all'interno dell'universo teorico riguardante la parabola storica dell'autore; salti di palo in frasca servendoti dei testi come tappeto elastico, pensando ingenuamente di aver colto la lettera del passo in questione. 1) La lettera non esiste, perchè non è possibile arrivare ad un discorso puro non contaminato dall'ambiente di riferimento; 2) E' impresa vana cercare di arrivare all'originario pensiero del Marx del 1800 senza proiettarci il presente.
    La lettura corretta di Marx è quella che gli proietta consapevolmente ed in maniera quanto possibile controllata il vissuto odierno; non è passato invano il tempo, è servito anzi a chiarire quell'autore; non è importante cosa Marx ha letteralmente detto, ma cosa Marx direbbe oggi, cosa dicono quei testi oggi, a cosa servono oggi. Non si ritorna mai indietro senza portarsi addosso l'abito di oggi.
    E' sintomatico che tu continui a ribadire ogni 3 righe che stai argomentando la tua operazione, è sintomatico del fatto che hai paura di essere a corto d'argomenti o peggio che tu non ne abbia mai avuti, ma ti sia limitato a citare dei passi che sembrano darti ragione. Allora io che devo fare? Devo citarti i passi che ti smentiscono? Essendo più navigato non posso cadere in questo opposto errore, che poi è il medesimo; l'unica cosa che posso fare e ricordarti di collocare i testi nella prassi sociale del tempo. Non si combatte nessuna guerra con le citazioni (ed i tuoi testi sono zeppi di citazioni, consentimi la battuta, io potrei scrivere un testo di 1000 pagine in 5 giorni a quel modo), se non la guerra liturgica ... aiaiai ... ma non ero io il catechista? Magia della contraddizione. Probabilmente sei ancora una ragazzino e non ti sei mai preso la briga di studiare la storia del comunismo mondiale almeno dell'ultimo secolo, altrimenti proveresti del pudore a crederti un interprete di Marx che usa un metodo diverso da quello usato dai vari dottrinari dei vari PC; come pensi combattessero le loro battaglie? A forza di citazioni di Marx, credendo così di confermare la propria tesi; prontamente qualcuno lo smentiva con un altro passo (la storia italiana di Potere Operaio, Lotta Continua, Lotta Comunista, Autonomia Operaia, Avanguardia Operaia, Servire il Popolo, Battaglia COmunista, ecc. ecc. è la storia di una diatriba sulle citazioni).
    Devi sforzarti di capire che a me personalmente non importa un fico secco di collocare Marx in niente, non mi faccio le seghe mentali sul vuoto pneumatico. Per me Marx è un compagno del passato che si è battuto per liberarmi in quanto lavoratore; così lo uso e così lo studio: quando serve per la battaglia usare il massimo di rigore teorico, allora approfondisco quell'aspetto e per quanto le mie capacità lo consentono cerco di portare l'oscuro di Marx allo scoperto e da lì sul tavolo cerco di elaborarlo alla luce del presente; quando si tratta di fare il mio sporco lavoro di contrattare col padrone, allora devo spiegare al lavoratore quali sono i problemi pratici che dobbiamo superare per ficcarglielo nel culo e contemporaneamente per elevarci assieme nella coscienza di ciò che siamo usando le armi del comunismo. Non sono un filosofo e non mi interessa diventarlo, non sono un economista e non mi interessa diventarlo; quello che devo essere è più semplicemente un comunista che usa tutte le armi possibili per spezzare queste schifezze che spopolano. Quando mi trovo di fronte un filosofo, cerco di usare le armi della teoria, ma quando mi trovo di fronte un poveraccio che è stato licenziato, allora lo devo trattare da mio pari, non devo ingabbiarlo nella filosofia che non capirebbe, ma dargli degli spunti perchè si renda conto di cosa ha bisogno.
    Ho perso del tempo a parlare con un ambasciatore, per cui evita di rispondermi se non direttamente. Non chiedo tanto, almeno i coglioni.

  7. #17
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Da Fusaro per Matteo:

    no, tu non mi hai dato nessuna "confutazione articolata", a meno che non chiamiamo cos... Mostra tuttoì un riassuntino del catechismo leninista. se vuoi elaborare una critica articolata di ciò che dico, ti prendi la briga di leggerti il libro (anziché criticare 11 tesine che hanno il solo scopo di riassumere ciò che sta altrove) e mi critichi. sarà per me benvenuta ogni critica scientifica, come si dice nel primo libro di Das Kapital. è inaccettabile l'accusa personale, di cui tu ti riveli maestro: io sono un cucciolotto, un citazionista, un borghese (che, detto da un leninista, è l'insulto per antonomasia), ecc., di accusa in accusa. il che è, dal mio punto di vista, semplicemente penoso. io esplicito qui (come se non fosse già abbastanza chiara...) la mia premessa metodologica, che è poi quella di Adorno: "ich bin ein theoretisch Mann", sono un uomo teoretico. mi interessa capire, interpretare, fare filosofia. lascio a te e ai leninisti il compito di fare le rivoluzioni e di abbattere il capitalismo. buona fortuna, e che vinca il migliore. che il dialogo sia, tra noi, impossibile in partenza lo ammetti tu stesso: "devi sforzarti di capire che a me personalmente non importa un fico secco di collocare Marx in niente, non mi faccio le seghe mentali sul vuoto pneumatico" (sic!!!). e invece è proprio ciò che a me interessa!!! credo di averne il diritto. ho molta più speranza di dialogare con cattolici di ferro o con estremisti di destra, che non con leninisti ortodossi. ma va bene così. io - a differenza dei leninisti - dialogo con tutti, compresi cattolici e persone di destra. si chiama filosofia. se voi la volete chiamare "ideologia borghese", fate pure. siete liberissimi di farlo. la tua impostazione parte dalla (e resta bloccata nella) presunta identità di Marx e marxismo novecentesco (nella fattispecie leninismo). ho scritto un intero paragrafo del libro per destrutturare questo inossidabile locus communis, a partire dal detto di Marx "tutto quel che so è che io non sono marxista". se proprio non vuoi leggere "Bentornato Marx!" (tremendo libro borghese!!!), mi permetto di consigliarti i testi di Costanzo Preve, che dicono la stessa cosa e in modo anche migliore rispetto a come la dico io. ma tu sei "più navigato", per tua stessa ammissione: sai di avere la storia dalla tua, la grande classe operaia demiurgica e fautrice del comunismo. dato che ti appelli spesso ad Althusser, mi permetto di esortarti a riflettere sul suo "(ne pas) se raconter des histoires".
    scrivi: "è sintomatico che tu continui a ribadire ogni 3 righe che stai argomentando la tua operazione, è sintomatico del fatto che hai paura di essere a corto d'argomenti o peggio che tu non ne abbia mai avuti, ma ti sia limitato a citare dei passi che sembrano darti ragione": ma è chiaro, carissimo! in filosofia funziona così, è la pratica del "logon didonai", a cui voi forse preferite quella delle baionette!
    "Devo citarti i passi che ti smentiscono?": ne sarei felice, davvero. così la smetteresti di passare disinvoltamente da Marx a Lenin, da Marx a Korsch, da Marx ad Althusser, come se fossero un'unica persona chiamata Marxismo.

  8. #18
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    Predefinito Rif: 11 tesi su Marx

    Ambasciator non porta pene? Io cambierei il detto in: chi lo delega di sicuro non ha testicoli. Ti ho già detto di non rispondermi più per interposta persona mi sembra; vuoi che la chiuda io qui con te, caro saccentello dell'Università Statale di Milano? La chiudo volentieri con un perditempo del genere che crede d'essere chissà chi e invece sta balbettando una cavolata dietro l'altro nascondendosi dietro le Autorità (alias filosofi). Ti avevo risposto un'altra volta motivandoti dove stai sbagliando (libero di dissentire ovviamente), e ancora fai l'offesso; cos'è il tempo che è cattivo? No, sono io che sono una merda, diceva Gaber. Ti offendi per così poco, forse perchè ancora non hai avuto la fortuna di scontrarti col mondo ma solo con le nuvole; beata puerilità.
    P.S. Che non ti capiti mai di aver problemi sul lavoro e ti tocchi venire a piangere da chi sindacalmente difende i lavoratori della scuola (ma no che non ci venite, krumiri come siete voi dell'Università non fate scioperi dal 30 a.C.) reclamando i tuoi giusti diritti; potrei capitarti io e a me hanno insegnato che "la lotta di classe si fa con chi ci sta" ... krumiro avvisato ... Buona fortuna per il tuo santo lavoro mantenuto grazie al lavoro della classe operaia ... ah se non lo sapessi: tu sei pagato contro reddito, perciò nel capitalismo sei MANTENUTO. Adieu
    Ultima modifica di Matteo; 14-01-10 alle 20:10

  9. #19
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    Ci tengo a precisarlo: ho riportato io i commenti di entrambe, facendo da tramite, pur avendo invitato Fusaro ad intervenire qui direttamente. Stimo entrambe le persone, per questo ho tentato un approccio dialettico. Peccato che non ci sia riuscito. Passo e chiudo.

  10. #20
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    Sto leggendo il libro...
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

 

 
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