Io penso che la Legge Biagi sia andata nella giusta direzione perchè è sempre meglio offrire un lavoro "precario" che un "non-lavoro". Ora, però, piuttosto che addentrarmi in un discorso da economista quale non sono, invece che fare le pulci a suddetta legge proverò a dire qualcosa circa il perchè in Italia persista ancora il miraggio del lavoro fisso invece che la ricerca di un lavoro migliore sul piano professionale ed economico.
A mio avviso il problema che affligge da tempo l'Italia (e il Sud Italia in particolare) è la mancanza di una reale cultura di mercato. E' noto che per prosperare, il mercato deve necessariamente basarsi sulla concorrenza e quest'ultima sulla capacità di offrire un prodotto migliore. Più sono le offerte, maggiore è la qualità e minore il prezzo. Alla base di tutto il meccanismo virtuoso c'è comunque il merito: ciò che rende valido un servizio o l'idea più originale. Purtroppo da noi il mercato, sedicente libero, è minato alla base da monopoli, duopoli e logiche nazionalistiche che frenano lo sviluppo di una libera concorrenza impedendo a nuovi soggetti di emergere.
Il caso della nostra TV è quanto mai esemplificativo. Il più reaganiano dei nostri politici è altresì un imprenditore monopolista, che da anni regna incontrastato ai danni di una inesistente concorrenza, che dirige le sue aziende con fare paternalistico premiando una ristretta cerchia di collaboratori fidati a danno di volti nuovi impossibilitati ad emergere. Dall'altra parte c'è una TV di Stato, che si vuole servizio pubblico ma che ragiona secondo il metro commerciale di un'emittente privata, salvo garantire anche qui i "soliti noti" a danno di giovani più meritevoli, i più fortunati dei quali sono costretti spesso ad invecchiare senza ottenere grosse occasioni professionali.
Abbiamo una TV che è la stessa da 30 anni con programmi fotocopia che si susseguono nell'indifferenza generale, in quanto il prodotto "buono" ormai si ritiene garantito solo previo pagamento, a vantaggio di quella che rimane comunque una ristretta cerchia di utenti "fortunati".
Ma potremmo parlare di tantissime altre cose. Di quei dipendenti pubblici il cui guadagno fisso spesso fa dimenticare loro la ragione principe per cui vengono mensilmente pagati. Gente che mira a dare il minimo perchè non è tenuta a dare il massimo e sa di avere tutelati i propri diritti dalla casta sindacale. Gente che quasi mai è stata scelta per le qualità professionali, ma il più delle volte per nepotismo o semplice assistenzialismo.
E ancora, aziende che vivacchiano entro gli angusti limiti della loro abituale e ristretta clientela, oltre la quale non sa vedere. Dipendenti indifferenti ai guadagni dei propri titolari e titolari indifferenti ai guadagni dei propri dipendenti. Eppure, se a questi ultimi venisse dato un minimo garantito e degli incentivi "pesanti" sul lavoro effettuato si responsabilizzerebbero persone che altrimenti sono solite sonnecchiare spesso ai danni degli stessi clienti ai quali viene reso un servizio non conforme alle più basse aspettative.
Così, salvo casi isolati che danno lustro internazionale al "made in Italy", il nostro mondo del lavoro si contrassegna purtroppo per la sconfitta del merito e la vittoria del privilegio. Un privilegio spesso volgare e modesto, frutto di una cultura ancor più modesta e sicuramente arretrata, che negando ogni banale logica di mercato impedisce al nostro paese di crescere e di prosperare.




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hefico:

