Io ho sempre votato Alleanza Nazionale. Vengo da una famiglia conservatrice della medio-alta borghesia lombarda e ne ho sempre condiviso i valori di fondo. L’impegno politico come dovere civico, il rispetto delle regole perché se no è il caos e l’amore per il mio Paese. Ed è proprio a causa di tale amore che quest’anno non voterò A.N. Fini and company mi hanno profondamente delusa venendo a “patti col nemico” e mostrando incapacità nella difesa di quei valori che un tempo potevi condividere. Quando propose il voto allo straniero giurai a me stessa che il mio se l’era bello che giocato.
Così rimane aperta la rosa dei candidati, sempre però all’interno della Casa delle Libertà perché piuttosto che vedere Mortadella un’altra volta al Governo venderei l’anima al diavolo. Il Professore di problemi ce ne ha già causati parecchi, troppi: a cominciare dall’Unione Europea e dalla sua scarna presidenza che Tony Blair definì inutile e insignificante se non dannosa. Premesso quindi che di dare la preferenza alla lista che porta il suo nome non m’è mai passato neanche per l’anticamera del cervello, il ventaglio di possibilità che mi si sono aperte sono tanto deludenti quanto banali.
Forza Italia è forse il tradimento più eclatante. Siamo lontani anni luce dall’ideale di libertà-liberalità. L’egemonia berlusconiana sta sfociando nel più bieco esempio di partito ad personam. Il Presidente perde consensi come l’Inter perde campionati, non ha più la verve di una volta ed è ridotto ad insultare chi non lo vota. Troppa politica ha corrotto anche quel briciolo di libertarismo che rimaneva nel partito: il vecchio scherzo che gioca il potere per cui più ne hai più ne vorresti avere e non ti accontenti mai. Certo dobbiamo parecchio al partito: una collocazione decente nell’asse internazionale, forti amicizie con U.S.A. e Russia, due governi stabili e duraturi (e in Italia non è poco). Però non basta. Non mi basta.
Ho pensato seriamente e per parecchio tempo che avrei votato la Lega. Bossi e affini. Mi sembravano l’ultimo baluardo di sincerità e lealtà nella destra moderna. Dove lo trovi un ministro che ammette “La legge elettorale? Si, l’ho fatta io, ma rimane una porcata!”. La Lega dice pane al pane e vino al vino, non usa mezzi termini. Scusa se è poco. E poi distribuisce copie gratis de “La Forza della Ragione” della Fallaci che per una sostenitrice del pensiero fallacciano quale sono io è una gran cosa. Sembrava fatta, mi son detta “Si, quest’anno voto la Lega!” e mi sono avvicinata al movimento, tentando di auto-convircermi che la questione del federalismo fosse un fenomeno isolato. Mi illudevo. Mi sono scontrata in pieno viso con una marea di gente che pensa all’Italia come Padania e non riesce e concepire cosa ci sia sotto la linea Gotica. Gente che gira con slogan appiccicati all’auto che recitano “Italia fuori dai coglioni!”. E per una che il 25 aprile sventola sempre il tricolore dal terrazzo il secessionismo è inconcepibile. Viva l’Italia, l’Italia tutta intera, cantava De Gregori.
Così ho abbandonato anche la Lega. E son rimasta sola. Il mio voto finirà per un mero calcolo politico alla nuova D.C., la Democrazia Cristiana per l’Autonomia correlata al vecchio P.S.I. L’unico candidato provinciale si trova in questa lista, ed avere un aggancio a Roma può sempre far comodo. Una logica schiacciante, che a tratti fa davvero schifo. Ma d’altronde lo diceva anche Benedetto Croce: “In Democrazia capita di trovarsi a dover votare una massa di deficienti, tocca allora tapparsi il naso e votare il meno peggio”.




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