Gentilissimi Amici,
ho notato che alcuni di voi rifiutano con insofferenza di riconoscersi come 'di destra', e che nemmeno le aggiunte 'radicale', 'estrema' spesso vi bastano.
Temo che sia un errore. Ho davanti a me un volantino di quelli che non esitano a professarsi 'di sinistra'. Vi si dice: "Riteniamo che l'antifascismo sia un valore che dovrebbe essere di tutti e rifiutiamo la definizione semplicistica di 'opposti estremismi'. Crediamo che le pratiche dell'antifascismo non siano processabili così come non lo sono gli antifascisti..." Eccetera eccetera. Insomma, la ripetizione del "Uccidere un fascista non è reato".
Non vi pare, quindi, che di fronte a questi proclami sia più che mai necessario rispondere in modo compatto e lasciar perdere i piccoli distinguo intimi?
A sinistra - salvo eccezioni - sono il materialismo più deprimente, il risentimento più invidioso, l'ipocrisia più subdola ad accendere di pathos politico. Non è bene forse schierarsi il più lontano possibile (nella destra più lontana, perché più alta) da tali sentimenti, e individuare, nel minaccioso nemico comune, il motivo per battersi uniti? All'insegna della radicalità - che non è un prestito statunitense, ma il contrassegno di chi tende a guardare nel profondo le proprie idee e le ideologie.




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