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Discussione: Proposta operativa

  1. #61
    alfredoibba
    Ospite

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    Diciamo che il PCI e al CGIL, negli anni 50 e 60, erano organizzazioni che si impegnavano nella difesa dei lavoratori seriamente. La degenerazione in puri apparati burocratici distanti dal loro compito avverrà ad iniziare dagli anni 70, lentamente.
    Per quanto riguarda invece i movimenti della sinistra radicale extraparlamentare degli anni 60 e 70, erano per lo più creazioni di servizi segreti, NATO, CIA, massoneria: significativo il fatto che queste organizzazioni erano dirette da gente ricchissima e dell' alta borghesia, che oggi fa l' imprenditore o che ha ammazzato e ha fatto al più solo qualche anno di galera.

  2. #62
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    Citazione Originariamente Scritto da Melkitzedeq
    Intanto potresti sconfessare l'infame articolo "eurasia un mito da sfatare" che porta la tua firma. Questo sicuramente lo considereremo un gesto di buona volonta' da parte vostra. Dopo inizieremo a discutere.
    Pur non condividendo totalmente la posizione di Muntzer sull'Eurasia, non mi sembra corretto definirla "infamante", dai...

  3. #63
    ennerre
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Melkitzedeq
    Parlo per gli eurasiatisti: sapete chi siamo, sapete come la pensiamo e sapete come contattarci, se volete collaborare non c'e' che da chiederlo. Chiaramente non potra' mai esserci una collaborazione se ad una parte si chiede di rinnegare i propri valori per appiattirsi su quelli dell'altra.
    Riguardo il testo sopra riportato, lo lessi a suo tempo quando fu varato "Legittima Difesa" (sono iscritto alla lista antiamericanista), il concetto di fondo lo condivido, ma il tono e la terminologia utilizzati si rivolgono esplicitamente ad un pubblico specifico: la sinistra "no global". Questa strategia non la condividiamo e preferiamo rimanere "al di sopra". Inoltre io non firmo un testo a cui non ho messo mano, per fare un qualcosa di condiviso deve essere fatto insieme.
    Vi faro' una controproposta a tempo debito.
    Saluti.

    Senti, mi fai un piacere? Parla per te.

  4. #64
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    Ciao a tutti,
    Io sono arrivato su questo forum vagando per i meandri della rete: cercando degli articoli di Preve ho trovato il sito della rivista Comunitarismo e tramite i suoi link sono arrivato fin qui.
    Sono nuovo ma i punti di Quetzalcoatl e il progetto di Pietro mi sembrano interessanti. Potete contare su di me pewr quel poco che posso fare.
    Io sono della Bassa Lombarda e abbastanza comodo per un incontro a Milano. Forse tra la fine del mese e l'inizio del prossimo sarò per un paio di giorni (non so ancora quali) a Roma.
    A presto e vediamo quel che salterà fuori.

  5. #65
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    I romani dovrebbero mettersi daccordo per stabilire un incontro per iniziare a discutere.
    In seguito vediamo se riusciamo ad incontrarci tutti.

  6. #66
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    Citazione Originariamente Scritto da Quetzalcoatl
    Fino ad ora hanno aderito all'iniziativa:

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    I romani dovrebbero mettersi daccordo per stabilire un incontro per iniziare a discutere.
    In seguito vediamo se riusciamo ad incontrarci tutti.
    io sono di udine, per l'italia nord orientale.

  7. #67
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    Umbria. Dove regna "Il Capitale" oggi più spietatamente. Votano la guerra, parlano di pace... sinistra "radikale", sei peggio dell'antrace ! Breaking news: (ri)nasce il partito dell'insurrezione !
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    Citazione Originariamente Scritto da Quetzalcoatl
    A seguito dei risultati elettorali che, secondo me, impongono la necessità di iniziare a discutere di una possibile alleanza delle forze antagoniste; propongo di provare a realizzare qui su POL una aggregazione socialista e nazionalitaria, anticapitalista ed anti imperialista ed iniziare a stendere una sorta di manifesto programmatico che potrebbe poi porre le basi per qualcosa di non solo virtuale.

    Mi rivolgo principalmente ai comunitaristi ed agli euroasiatisti socialisti ed a tutte le libere individualità che si possono ricononoscere nel progetto.

    Saluti
    Quetzalcoatl
    Si pongono diversi problemi.

    Innanzi tutto: se si è anticapitalisti e alternativi al sistema di produzione capitalistico, con cosa si vuole sostituire il capitalismo stesso ? Qui penso inizierebbero a sorgere gli inevitabili differenze e distinguo: chi è per la nazionalizzazione/statalizzazione, chi per l'autogestione, chi per la cogestione.
    L'unica soluzione che mi viene in mente e che potrebbe essere accettata dalle diverse tendenze come punto di compromesso sarebbe quella della "proprietà pubblica (statale) sotto controllo operaio". Tale sistema si richiamerebbe all'esperienza - ancora iniziale - della fabbrica Zanon-Fasinpat in Patagonia: de iure la proprietà statale delle imprese, de facto una sorta di autogestione da parte dei lavoratori.

    Come intendere lo Stato ? Già orkonner sollevava la questione della messa in discussione della stessa forma socio-organzizativa statale. Anche qui, cercando di mediare tra le diverse tendenze, mi sembra che l'unica soluzione praticabile sarebbe quella dello Stato-Amministrazione marxianamente inteso (e "bordighianamente" interpretato attraverso il potere a "consigli" o organi simili).

    Cosa intendere per nazionalità ? A seconda della cultura, del gruppo di appartenenza o delle sensibilità personali, anche su questo punto non tutti sono concordi. C'è chi considera la propria nazione l'Italia, chi l'Europa, chi la propria macroregione o il proprio villaggio, chi il mondo intero, chi ha idee diverse sull'Eurasia (per alcuni un'alleanza strategico-militare, per altri una comunità di sentire comune e organico). Vi è inoltre chi si rifà a una sola di queste patrie, chi si rifà a più di una contemporaneamente. Come arrivare ad un accordo ? E' questo il punto insormontabile. Ma dato che sul breve periodo quello che si vuole realizzare è un'alleanza delle forze antagoniste che presumo serva a coordinarsi maggiormente così da essere meno isolati, otenere rappresentanze ed essere ascoltati, l'unica cosa che si può fare è per il momento mettere da parte le divergenze su quest'ultimo punto - ognuno magari cercando di non enfatizzare il proprio senso di appartenenza così da non urtare la sensibilità degli altri - per concentrarsi su quello che unisce.

    Penso infine che rischia di rivelarsi poco produttivo instaurare una discussione qui col rischio di sentirsi il giorno dopo sconfessati dai "leader" dei rispettivi movimenti.
    La cosa migliore è forse stendere 4-5 punti condivisi per poi magari fare pressione sui dirigenti (che sarebbe bene si incontrino tera loro).

  8. #68
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    Citazione Originariamente Scritto da Melkitzedeq
    Intanto potresti sconfessare l'infame articolo "eurasia un mito da sfatare" che porta la tua firma. Questo sicuramente lo considereremo un gesto di buona volonta' da parte vostra. Dopo inizieremo a discutere.


    P.S. ti saluta Tiberio.
    OMNIA SUNT COMMUNIA

    FORSE A TE "TE SCUREGGIA ER CERVELLO", COME SE DICE ALL'ACCADEMIA DELLA CRUSCA, LASCIO PERDERE "L'INFAME ARTICOLO", FORSE NON SAI COSA DICI, MA TU CHIEDI A ME DI SCONFESSARE UN ARTICOLO X POTER PARLARE CON TE, MA IO SCONFESSO TUTTA LA MIA VITA BASTA CHE MI CONCEDI UDIENZA, MA QUANDO DECIDERAI SCENDI UN PO' IN BASSO, SAI PESO UN POCHINO, E MI E' DIFFICILE SALIRE IN "ALTO",

    TUTTO E' DI TUTTI

  9. #69
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    Citazione Originariamente Scritto da Quetzalcoatl
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    I romani dovrebbero mettersi daccordo per stabilire un incontro per iniziare a discutere.
    In seguito vediamo se riusciamo ad incontrarci tutti.

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    MUNTZER

  10. #70
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    OMNIA SUNT COMMUNIA


    PROVE TECNICHE DI EURASIA?

    In questo numero di «Comunitarismo» i lettori troveranno la recensione all’ultimo libro di Costanzo Preve che tratta da un punto di vista filosofico, ma non solo, l’argomento geopolitica, con un capitolo dedicato all’Eurasia, intendendosi con questa espressione la possibile unione geopolitica tra l’Europa ed il Continente asiatico.

    Abbiamo già espresso su questa Rivista la nostra diffidenza verso certe concezioni eurasiatiche provenienti da ambiti di estrema destra neonazista che cercano di appropriarsi del concetto per inserirvi elementi imperialistici mutuati dall’esperienza nazionalsocialista e di riproporre il concetto di Lebensraum come motore di quest’unione.

    Noi, pur rifiutando a priori queste impostazioni deliranti, ci siamo però chiesti se valesse la pena, invece, analizzare e discutere su alcuni avvenimenti che hanno caratterizzato questi ultimi mesi e che sembrano avvalorare una politica di avvicinamento tra alcuni paesi di questo blocco continentale.

    Il primo avvenimento di portata storica è stato l’annuncio dato nei primi di agosto da parte di tutta la stampa dello svolgimento di manovre militari congiunte russo-cinesi in un’area di confine: la cosa ha destato scalpore perché mai nel corso della Storia dei due paesi ex-nemici si era verificata una cosa del genere.

    I due eserciti hanno svolto manovre congiunte aeronavali e terrestri che, a detta dei portavoce dei rispettivi Governi, avranno un seguito.

    Come infatti ha scritto Giulietto Chiesa «Come svegliandosi da un lungo sonno, i giornali di tutto il mondo “civile” hanno annunciato che Cina e Russia hanno cominciato in agosto le prime, grandi manovre militari congiunte della loro storia. Nemmeno ai tempi di Stalin e di Mao, di Chu Enlai e di Molotov, Russia (allora Unione Sovietica) e Cina si erano spinte a tanto. Certo erano – come si diceva allora – due paesi socialisti, avevano rapporti economici, l'URSS forniva armi alla Cina, ecc. Ma mai le loro truppe si erano messe insieme. C'erano stati momenti, al contrario, in cui le canne dei loro fucili si erano puntate reciprocamente le une contro le altre. Ma è acqua passata da molto tempo».

    Ed, infatti, la seconda puntata di questa storia è che l’8 settembre scorso le agenzie hanno battuto un’altra notizia storica: oltre alle manovre congiunte Mosca venderà ai cinesi aerei militari, sistemi ad alta tecnologia per la difesa aerea, sistemi di puntamento, insomma tutto ciò che Mosca può fornire a Pechino nel campo dell’alta tecnologia militare.

    Sempre Giulietto Chiesa, uno dei pochi giornalisti degni di questo nome, scrive: Il Pentagono pubblica i dati dell'armamento cinese, e rivela un segreto di Pulcinella: la Cina spende in armamenti dieci volte di più di quello che dichiara. Probabilmente le cifre americane sono attendibili, ma che cosa dicono? Dicono che i cinesi si stanno preparando alla stessa, identica cosa cui si stanno preparando gli americani: il momento in cui le risorse non basteranno per tutti e solo la forza deciderà chi potrà accedervi.

    Sarà un momento drammatico e non è molto lontano. Avverrà nel corso del prossimo decennio. Da qui la corsa cinese a comprare tutto il comprabile e anche il non comprabile. Perché quando la maggiore impresa petrolifera cinese, statale, si affaccia a Wall Street con la regolare offerta di comprarsi la Unocal americana, offrendo un miliardo di dollari in più della massima offerta di una multinazionale a stelle e strisce, ecco che scattano tutti gli allarmi.

    E quando Hu Jintao decide di rivalutare lo yuan di un modestissimo 2%, facendosi beffe della richiesta USA di rivalutare fino al 15%, l'occidente dovrebbe capire che Pechino non accetta ordini da nessuno. E procede – come Hu Jintao ha ribadito, con il sorriso sulle labbra e «denti d’acciaio» – secondo i suoi tempi, le sue esigenze, e non secondo le pressioni che vengono dall’esterno.
    Le esercitazioni militari congiunte, Cina-Russia sono solo un segnale, prima della «tempesta perfetta» che si annuncia.


    Ma non basta. Sempre quest’estate arriva un altro annuncio, stavolta dalla Shangai Cooperation Conference, un organismo che riunisce Russia, Cina, Iran e India in cui si invitano gli USA senza mezzi termini a smantellare le basi presenti in Uzbekistan e Turkmenistan, perché dopo l’attacco del 2001 all’Afghanistan si ritiene che il loro utilizzo non sia più necessario.

    È ovvio che dietro la mossa di questi paesi si cela l’obiettivo di non consentire agli americani di utilizzare queste basi per futuri attacchi sia verso l’Iran che verso, in un futuro non troppo lontano, la Cina e soprattutto di arginare la disgregazione dello spazio russo che ha subito duri colpi in questi anni con le cosiddette «rivoluzioni arancioni» finanziate dalla Cia in Georgia e, ultima in ordine di tempo, in Ucraina con l’elezione del pupazzo Yuvschenko.

    Ancora: quest’estate in qualche trafiletto di giornale filtra la notizia che la Cina stia vendendo all’Iran sistemi missilistici antiaerei in caso del paventato attacco Usa/Israele contro le centrali atomiche iraniane e che Cina e Iran stanno allacciando rapporti commerciali e militari sempre più stretti.

    E l’Europa? Sembrerebbe tagliata fuori da questo gioco di risiko planetario che si sta svolgendo quasi in sordina, dove molti Stati stanno correndo verso forme di riarmo «difensivo» nei confronti delle mire della superpotenza a stelle e strisce, ma non è proprio così…

    L’8 settembre esce una notizia di agenzia che riportiamo integralmente per il suo indubbio valore politico: «Il presidente russo Vladimir Putin arriva oggi a Berlino per firmare con il cancelliere Gerhard Schroeder l’accordo per la costruzione di un mega-gasdotto del Baltico, che aggirando l’Ucraina, la Bielorussia e la Polonia, permetterà alla Germania a partire dal 2010 di ricevere 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno, che successivamente dovrebbero salire a 55 miliardi di metri cubi. La firma del contratto era prevista inizialmente per il mese di ottobre a Mosca, ma le elezioni tedesche del 18 settembre e la probabile mancata rielezione di Schroeder hanno fatto anticipare la data. Il gasdotto lungo 1200 km, che partirà da Wyborg, nei pressi di San Pietroburgo, e terminerà a Greifswald, sulla costa baltica del Meclemburgo, sarà completamente sottomarino nei fondali del Baltico ed avrà un costo di 5 miliardi di euro. A partecipare al progetto sono l'azienda statale russa Gasprom, che deterrà il 51% della partecipazione, mentre il 49% verrà ripartito tra i due colossi energetici tedeschi Eon e Wintershall. La costruzione del nuovo gasdotto ha provocato parecchia irritazione nei Paesi baltici e soprattutto in Polonia, che adesso si vedono aggirati dalla nuova pipeline. Le reazioni della stampa polacca sono state durissime e anche il capo dello Stato, Aleksander Kwasniewski, ha affermato che il progetto è stato realizzato “sopra la testa della Polonia”. Il settimanale “Wprost”, che ha parlato al riguardo del “Patto Schroeder-Putin”, ha fatto addirittura un parallelo con il Patto Ribbentrop-Molotov del 1939, che decise la spartizione della Polonia tra il Terzo Reich nazista e l'Urss di Stalin. (AGI)».

    Non solo i due partner tagliano fuori paesi legati a «filo doppio» agli USA come la Polonia e l’Ucraina dal progetto, ma Schroeder, da vero statista europeo,si cautela firmando il via libera al progetto prima della scadenza elettorale dove potrebbe – noi ci auguriamo di no – perdere con la filoamericana Merkel.

    Ora non vorremmo giungere a conclusioni affrettate ma questi fatti se messi in una concatenazione logica non possono far tacere la sensazione che le cose sullo scacchiere eurasiatico si stiano muovendo in fretta e che i paesi più accorti si stiano preparando ad allineare i «pezzi» sullo scacchiere mondiale.

    L’asse franco-germanico scalpita in Europa e cerca di coinvolgere la Russia in un progressivo avvicinamento all’Europa, con vertici sempre più frequenti tra Chirac, Schroeder e Putin, che prevedono transazioni commerciali di natura strategica. La Russia, a sua volta, stringe febbrili alleanze militari con la Cina la quale sembra voler «uscire dal guscio» e giocare la partita che prevede l’allargamento della sfera di influenza sull’Asia Centrale e sul Medio Oriente, rinunciando alla politica di «laissez faire» perseguita sinora nei confronti degli Stati Uniti.

    In conclusione, non sappiamo ancora se queste sono prove tecniche di «eurasiatismo» o più semplicemente alleanze tattiche allo scopo di dissuadere gli USA dal perseguire il controllo totale delle risorse e dello spazio geostrategico in quell’area vitale del mondo. Di una cosa, però, siamo certi: sono iniziate le «grandi manovre» per lo scontro prossimo venturo e, come diceva un detto antico, «chi si ferma è perduto»…

    COMUNITARISMO OTT-DIC 2005


    TUTTO E' DI TUTTI






 

 
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