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Risultati da 1 a 10 di 56
  1. #1
    Nimmo
    Ospite

    Predefinito Perchè abbiamo perso...

    Cari camerati,



    non amando molto le elezioni, amo ancora meno le analisi del voto. Tuttavia, mi permetto di aggiungere un paio di argomenti a quelli che qui sento espressi.



    Le dichiarazioni di sconfitta mi appaiono giuste e consequenziali all’evidenza.



    Tuttavia, non penso che si sia perso, o si sia perso solo, per mancati accordi unitari fra le varie frange dell’area destro radicale (termine che, come sapete, non amo ma che userò per carità di patria). Così come non si è perso solo per la mancata visibilità mediatica.



    A mio modesto modo di vedere, le somme aritmetiche avrebbero anche potuto determinare l’elezione dei famosi 4 deputati (che sono invece andati ai rifondaroli Neo-Democristiani) ma, vi chiedo: con quali prospettive politiche?



    Gli è che le prospettive politiche non si costruiscono dopo le elezioni, ma prima. E non si costruiscono a tavolino buttando su un foglio di carta 10, 100, o 1000 punti programmatici da realizzare una volta dentro la stanza dei bottoni.



    In questi ultimi venti o trent’anni, io ho visto una solo componente d’area destroradicale, che peraltro non è un partito, fare politica: le Osa. E, aggiungo, che forse proprio perché non è un partito è riuscita a fare politica. E questo non lo dico perché sono ostile all’idea di partito in sé: ma solo per semplice constatazione dei fatti.



    Bisognerebbe intendere, innanzi tutto, cosa sia fare politica.



    Fare politica, secondo me, non può limitarsi all’esercizio della difesa della propria identità storica, culturale, antropologica. Cosa che del resto, sappiamo fare benissimo. L’identità è a monte, ma non è un progetto politico.



    E mi spiego. Fare politica è costruzione di un’azione nel concreto del tessuto sociale. È un interventismo continuo nelle problematiche del tessuto connettivo del territorio nel quale si vive, si lavora, si studia.



    Nella mia dichiarazione di voto, alla vigilia della disfatta, mi sono espresso a favore della Fiamma Tricolore perché una sua componente indipendente, le Osa appunto, ha dimostrato, nei fatti e non in propositi pre elettivi, di saper fare politica, entrando nel vivo di una problematica in emergenza come quella della casa: prima con le occupazioni, poi con la proposta reale, concreta, operativa su tutto (o quasi) il territorio nazionale del Mutuo Sociale per il diritto di proprietà della casa, raccogliendo consensi trasversali in tutti o (quasi) gli schieramenti d’area: finanche in An ed Ag. Addirittura sensibilizzando su un argomento (quello dell’emergenza casa) che non era mai entrato così prepotentemente nei programmi o negli intenti di tutti o quasi gli schieramenti politici istituzionali: da Rifondazione Comunista a Forza Italia.



    Magari per assurdo, se il nuovo governo di centro-sinistra varasse una legge che soltanto si avvicinasse alla proposta di legge del Mutuo Sociale, ovvero: se agli italiani venisse concesso un mutuo a tasso zero per l’acquisto della prima casa, sarebbe comunque una battaglia politica vinta, per il popolo e con il popolo, da Gianluca Iannone e dalle Osa. Ovviamente, non credo molto che il nuovo governo saprà (e vorrà) fare tanto, ma questo è un altro discorso. Discorso che, invece le Osa - ne sono certo - continueranno a pronunciare...



    Il problema della casa non è il solo nodo cruciale in cui si potrebbe e dovrebbe esercitare una rinascente virtù politica dell’area cosiddetta destroradicale.



    Solo per fare un esempio, la questione dell’ambiente è un altro ottimo terreno di intervento politico in cui poter esercitare la nostra identità e le nostre origini storiche. Ricordo, en pàssant, che la bonifica delle paludi pontine è stata la più grandiosa opera di recupero eco-ambientale mai effettuata in Italia e, forse, non solo in Italia.



    Queste (la casa, l’ambiente, la salute, l’istruzione, il lavoro...) sono battaglie politiche. Le manifestazioni di quartiere per la difesa dei prodotti mercantili italiani, contro quelli, che so?, cinesi, invece, no...



    Cosa voglio dire, in sostanza? Che pur essendo bravissimi a tenere alte insegne e simboli, dimentichiamo troppo facilmente che insegne e simboli appartengono ad un patrimonio creato con l’azione (e la politica è azione nel campo del possibile...), non fantasticando sulle utopie di quel mondo perfetto che sorgerà d’incanto alla fine di un’infinita attesa, sia pure insonne.



    Concludendo, ribadisco: non abbiamo perso, ancora una volta, per mancanza di virtù o di cattiva volontà; non abbiamo perso perché siamo divisi: abbiamo perso perché non sappiamo più fare politica... E perché ci siamo intestarditi a combattere battaglie di retroguardia...



    miro renzaglia

    da Noreporter.org



    Sempre un piacere leggere il grande Renzaglia.

  2. #2
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    Renzaglia scrive molte cose condivisibili...ma l'affermazione "avremmo eletto 4 deputati ma con quali prospettive", francamente non riesco a condividerla...
    Intanto avremmo eletto 4 camerati, fossero anche stati 3 camerati più la Mussolini, comunque una prima pietra intorno alla quale costruire un progetto.
    Ora è più difficile, non impossibile, ma più difficile.

  3. #3
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    replica di milite:
    non è vero renzaglia, abbiamo perso per la squadra del cuore e per i nazi-pagani anticlericali.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da cristiano72
    Intanto avremmo eletto 4 camerati, fossero anche stati 3 camerati più la Mussolini, comunque una prima pietra intorno alla quale costruire un progetto.
    Ora è più difficile, non impossibile, ma più difficile.
    D'accordo!
    NIHIL DIFFICILE VOLENTI

  5. #5
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    Prossimo al nulla, laggiu' nell'abisso io conduco da solo la mia lotta.......In ogni caso nessun rimorso
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    Citazione Originariamente Scritto da Nimmo
    Cari camerati,



    non amando molto le elezioni, amo ancora meno le analisi del voto. Tuttavia, mi permetto di aggiungere un paio di argomenti a quelli che qui sento espressi.



    Le dichiarazioni di sconfitta mi appaiono giuste e consequenziali all’evidenza.



    Tuttavia, non penso che si sia perso, o si sia perso solo, per mancati accordi unitari fra le varie frange dell’area destro radicale (termine che, come sapete, non amo ma che userò per carità di patria). Così come non si è perso solo per la mancata visibilità mediatica.



    A mio modesto modo di vedere, le somme aritmetiche avrebbero anche potuto determinare l’elezione dei famosi 4 deputati (che sono invece andati ai rifondaroli Neo-Democristiani) ma, vi chiedo: con quali prospettive politiche?



    Gli è che le prospettive politiche non si costruiscono dopo le elezioni, ma prima. E non si costruiscono a tavolino buttando su un foglio di carta 10, 100, o 1000 punti programmatici da realizzare una volta dentro la stanza dei bottoni.



    In questi ultimi venti o trent’anni, io ho visto una solo componente d’area destroradicale, che peraltro non è un partito, fare politica: le Osa. E, aggiungo, che forse proprio perché non è un partito è riuscita a fare politica. E questo non lo dico perché sono ostile all’idea di partito in sé: ma solo per semplice constatazione dei fatti.



    Bisognerebbe intendere, innanzi tutto, cosa sia fare politica.



    Fare politica, secondo me, non può limitarsi all’esercizio della difesa della propria identità storica, culturale, antropologica. Cosa che del resto, sappiamo fare benissimo. L’identità è a monte, ma non è un progetto politico.



    E mi spiego. Fare politica è costruzione di un’azione nel concreto del tessuto sociale. È un interventismo continuo nelle problematiche del tessuto connettivo del territorio nel quale si vive, si lavora, si studia.



    Nella mia dichiarazione di voto, alla vigilia della disfatta, mi sono espresso a favore della Fiamma Tricolore perché una sua componente indipendente, le Osa appunto, ha dimostrato, nei fatti e non in propositi pre elettivi, di saper fare politica, entrando nel vivo di una problematica in emergenza come quella della casa: prima con le occupazioni, poi con la proposta reale, concreta, operativa su tutto (o quasi) il territorio nazionale del Mutuo Sociale per il diritto di proprietà della casa, raccogliendo consensi trasversali in tutti o (quasi) gli schieramenti d’area: finanche in An ed Ag. Addirittura sensibilizzando su un argomento (quello dell’emergenza casa) che non era mai entrato così prepotentemente nei programmi o negli intenti di tutti o quasi gli schieramenti politici istituzionali: da Rifondazione Comunista a Forza Italia.



    Magari per assurdo, se il nuovo governo di centro-sinistra varasse una legge che soltanto si avvicinasse alla proposta di legge del Mutuo Sociale, ovvero: se agli italiani venisse concesso un mutuo a tasso zero per l’acquisto della prima casa, sarebbe comunque una battaglia politica vinta, per il popolo e con il popolo, da Gianluca Iannone e dalle Osa. Ovviamente, non credo molto che il nuovo governo saprà (e vorrà) fare tanto, ma questo è un altro discorso. Discorso che, invece le Osa - ne sono certo - continueranno a pronunciare...



    Il problema della casa non è il solo nodo cruciale in cui si potrebbe e dovrebbe esercitare una rinascente virtù politica dell’area cosiddetta destroradicale.



    Solo per fare un esempio, la questione dell’ambiente è un altro ottimo terreno di intervento politico in cui poter esercitare la nostra identità e le nostre origini storiche. Ricordo, en pàssant, che la bonifica delle paludi pontine è stata la più grandiosa opera di recupero eco-ambientale mai effettuata in Italia e, forse, non solo in Italia.



    Queste (la casa, l’ambiente, la salute, l’istruzione, il lavoro...) sono battaglie politiche. Le manifestazioni di quartiere per la difesa dei prodotti mercantili italiani, contro quelli, che so?, cinesi, invece, no...



    Cosa voglio dire, in sostanza? Che pur essendo bravissimi a tenere alte insegne e simboli, dimentichiamo troppo facilmente che insegne e simboli appartengono ad un patrimonio creato con l’azione (e la politica è azione nel campo del possibile...), non fantasticando sulle utopie di quel mondo perfetto che sorgerà d’incanto alla fine di un’infinita attesa, sia pure insonne.



    Concludendo, ribadisco: non abbiamo perso, ancora una volta, per mancanza di virtù o di cattiva volontà; non abbiamo perso perché siamo divisi: abbiamo perso perché non sappiamo più fare politica... E perché ci siamo intestarditi a combattere battaglie di retroguardia...



    miro renzaglia

    da Noreporter.org



    Sempre un piacere leggere il grande Renzaglia.
    posso solo quotare......

  6. #6
    Siamo solo noi
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da lupo1982
    replica di milite:
    non è vero renzaglia, abbiamo perso per la squadra del cuore e per i nazi-pagani anticlericali.
    NIHIL DIFFICILE VOLENTI

  7. #7
    alfredoibba
    Ospite

    Predefinito

    La ragione della sconfitta è l' accordo con la Casa delle Libertà.

  8. #8
    ALEXANDER INC
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    Citazione Originariamente Scritto da alfredoibba
    La ragione della sconfitta è l' accordo con la Casa delle Libertà.

  9. #9
    civis_romanus
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da alfredoibba
    La ragione della sconfitta è l' accordo con la Casa delle Libertà.
    zitti tutti: l'oracolo ha parlato

  10. #10
    RibelleSano
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da civis_romanus
    zitti tutti: l'oracolo ha parlato

 

 
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