
Originariamente Scritto da
Ironman
Una raccolta di post (non solo di questo 3D), per nulla esaustiva, che racconta come ignoranza e razzismo vadano sempre a braccetto.
Il tema del 3D presupponeva tuttaltre riflessioni ma i soliti individui, di cui ben nota è l’avversione verso il Sud e i meridionali, hanno pensato bene di deliziarci con le solite stupidaggini infarcite di luoghi comuni.
A questi vorrei rispondere, pur consapevole che é solo una perdita di tempo.
Conoscere la storia non è affare per tutti. Costa fatica, occorre impegnare il cervello che, in certi casi, è latitante.
Si spiega così la prosopopea di quanti, per il solo fatto di abitare nelle regioni più ricche del Paese, pensano di avere conquistato quella posizione per loro esclusivo merito o capacità.
Non starò certo a dare lezioni sul passato prossimo di questo Paese, su come eravamo appena centocinquanta anni fa, prima che quell’imbecille e mercenario di Garibaldi, partisse alla conquista del Regno delle due Sicilie.
Anche perché, quanti presumono di essere migliori per il solo fatto di essere nati a nord della linea gotica, non sono, normalmente, in grado di valutare le conseguenze di quella vicenda e, tantomeno, comprendere che l’involuzione economico-sociale del meridione è stata indotta, forse anche involontariamente (ma su questo nutro forti dubbi), dalle infauste scelte politiche dei governi succeduti all’Unità d’Italia.
E’ innegabile, ci sono responsabilità che vanno addebitate anche ai meridionali: alla popolazione di allora innanzitutto, per essersi lasciata abbindolare dalla marmaglia prezzolata garibaldina che andava, invece, combattuta, respingendo il disegno di riunire l’Italia sotto l’unica corona della monarchia piemontese. Ci sono colpe anche della classe politica meridionale, incapace di difendere gli interessi di un territorio che era attivo e produttivo, trasformato in un serbatoio di voti e clientele.
Attività, produzioni, ricchezze, che sono state progressivamente annullate, per la stupida, ma interessata logica, di favorire lo sviluppo industriale del Nord, relegando il Sud al ruolo di territorio agricolo costruendo, nel contempo, un mercato dove poter sfogare la produzione delle fabbriche piemontesi e lombarde.
Naturalmente è una ricostruzione che non si trova sui libri di scuola, dove la storia ufficiale, accenna solo marginalmente ad una “Questione Meridionale”, indicata come problema ma senza approfondirne le origini. E’ una ricostruzione che viene fuori dall’analisi di documenti poco o per nulla noti, se non addirittura nascosti e che rivela i retroscena di una operazione nata non da sentimenti patriottici ma esclusivamente economici.
Le nuove generazioni, nate e cresciute nel nord ricco, che poco o nulla sanno dell’Italia prima dell’unificazione, hanno ereditato l’odio e la repulsione verso gli “altri italiani” - quelli poveri, costretti ad abbandonare la propria terra e a cercare lavoro là dove c’era - dai loro genitori, dai loro nonni, che l’hanno vissuto e condiviso negli anni (’50 e ’60) della rinascita economica.
Una emigrazione che ha contribuito ad impoverire, ancor più, un territorio già depredato da ogni ricchezza e privo di prospettive di sviluppo.
Uno sviluppo reso impossibile in mancanza delle infrastrutture necessarie: strade, ferrovie, acquedotti, di cui lo Stato dimenticò di dotare quella parte del Paese, decretandone la morte economica.
Ciò nonostante quelle popolazioni hanno contribuito alla rinascita dell’Italia appena uscita dalla guerra e di quel Nord, che li odiava pur avendo necessità di operai, ma non solo, anche di impiegati, di ferrovieri, di poliziotti, di maestri, di professori, che si occupassero di sostenere l’ossatura dello Stato, in un'epoca in cui l’impiego pubblico veniva “schifato” dalla maggioranza dei giovani del nord, preferendogli il più remunerativo lavoro in fabbrica.