Il presidente Ds all'assemblea dei grandi elettori dell'Unione
"La sua candidatura è un grande successo, guai a recedere"
Il via libera del lìder Maximo
"Napolitano, la scelta migliore"
Sferzante con Berlusconi: "Per me era difficile, nei momenti
decisivi il Cavaliere dimostra di non avere coraggio politico"
ROMA - E' anche il suo momento. Non salirà al Quirinale, come forse aveva sperato. Ma Massimo D'Alema resta il grande protagonista della vigilia della elezione - salvo sorprese - di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica.
Grande protagonista perché proprio lui, il lìder Maximo dei "due passi indietro", quello della guida di Montecitorio e poi della candidatura al Quirinale, è chiamato a dare l'ultima spinta all'ex presidente della Camera. Per compattare l'Unione. Fugare ogni dubbio. E consentire, domani mattina, il raggiungimento pieno del quorum.
Il presidente Ds lo fa con convinzione. Parla all'assemblea dei grandi elettori del centrosinistra e dice che ora "un passo indietro sarebbe gravissimo". Definisce la scelta di Napolitano un "grande successo" e una soluzione non di parte: "Noi candidiamo il presidente di tutti, e la maggioranza si assume una responsabilità generale". Poi, il messaggio diretto a chi domani dovrà mettere la scheda nell'urna: "Non ci possiamo permettere un passo falso", ed è un messaggio che assume grande significato se arriva appunto da chi, fino a pochi giorni prima, sembrava il candidato dell'Unione per il Colle.
Mentre Giorgio Napolitano apprezza, e Romano prodi lo ringrazia sollennemente e pubblicamente, D'Alema compare subito dopo ai microfoni di Sky. Parla di una Cdl divisa, che prima ha sollecitato e poi non ha raccolto la disponibilità dell'Unione a convergere su una figura istituzionale. E parla anche della sua candidatura, togliendosi un sassolino dalla scarpa nei confronti di Silvio Berlusconi: "Era molto difficile una convergenza sul mio nome, occorreva molto coraggio. E purtroppo devo constatare che nei momenti in cui occorre il coraggio politico, a Berlusconi quel coraggio manca. E' accaduto così per la Bicamerale, ed è accaduto così anche questa volta".
Sul futuro, infine, il presidente della Quercia dice di non essere alla ricerca di "gradi e galloni". "Per ora non mi candido a nulla, poi vedremo se sarò utile al governo del paese". La sua utilità, con ogni probabilità, sarà il ministero degli Esteri nel nuovo governo di Romano Prodi.
Un governo che potrebbe nascere già all'inizio della prossima settimana, almeno secondo le previsioni di D'Alema. Se Giorgio Napolitano dovesse essere eletto domani - dice il presidente della Quercia - "è possibile che l'incarico per il nuovo governo possa essere già dato domenica".




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