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impresentabile
Per la “Chimera” - visto che non sono riuscito a trasmetterLe il mio pensiero in proposito - proverò allora a risponderLe in modo più articolato.
1. La “Chimera” – come nel caso di Geirone, Orthros, Cerbero, la Sfinge, l’Idra di Lerna, i draghi della Colchide, le Arpie, ecc. – è una creatura immaginaria e mostruosa, partorita dalla fantasia dei creatori di miti ;
2. la mitologia greca, in proposito, ci dice che “Chimera” è il prodotto difforme del mostro Echidna (donna/serpente generata da Gaia e Pontos) e del mostro Tifone (un’orribile creatura dalle cento bocche e dal corpo ricoperto di scaglie, ugualmente generata da Gaia, oppure da Hera, secondo un’altra tradizione);
3. “Chimera”, insomma – sempre secondo la mitologia greca - era una capra, con la testa di leone, il corpo di un serpente e la coda di drago; con la particolarità che vomitava fuoco dalla bocca e terrorizzava la Licia (regione costiera del Sud dell’Asia Minore, nell’attuale Turchia); fu uccisa da Bellerofonte, con l’aiuto di Pegaso (il cavallo alato delle Muse del monte Helicon);
Le sembra un “animale” o un “essere” facilmente reperibile sul “mercato” o individuabile nella realtà di tutti i giorni?
Ci sono dati scientifici che lascino pensare che sia mai realmente esistita?
Lei potrebbe obbiettarmi: “Secondo certi mitografi, la Chimera potrebbe essere il simbolo del calendario legato all’anno tri-partito, i cui emblemi, per le stagioni, erano il leone, la capra ed il serpente”; oppure, potrebbe dirmi che gli antichi greci, “vi vedevano la personificazione dei vulcani e delle eruzioni che devastavano la Licia…”.
Potrebbe inoltre ribattermi che “l’uomo moderno ha fatto della Chimera, il simbolo delle illusioni, di ciò che è irreale o impossibile.
In fine, potrebbe farmi osservare che “ciò che è pensabile, in un certo senso, è reale”.
Platone direbbe: “penso, quindi, ciò che è pensato” (dal greco: tò noumenon = cio che è pensato). E lo applica al mondo delle idee, in opposizione al mondo sensibile.
In altri termini: la sua “Chimera” potrebbe essere ciò che è pensato o pensabile dal puro intelletto, indipendentemente dall’esperienza sensibile.
Kant – opponendo “noumeno” a “fenomeno” - ne estrarrà due significati:
a. negativo: “ciò che sta a fondamento dei fenomeni, il loro “substratum” (ciò che è soltanto pensato, ed è inaccessibile sia ai sensi, sia all’intelletto)”;
b. positivo: “ciò che è soprasensibile, l’incondizionato, posto fuori dall’esperienza” (qualcosa che è esistente solo nell’ordine metafisico).
E’ la ragione per la quale, nel mio precedente intervento, mi ero permesso di rinviarLa ad alcuni protagonisti della medievale “disputa degli universali”.
Come Lei ben ricorderà, nella Scolastica, gli “universali” (universalia) erano le idee generali che davano luogo ad uno dei problemi più discussi nel Medioevo: il “problema degli universali”, appunto, posto precedentemente da Boetio (“prima est questio utrum genera ipsa et species vera sint, an in solis intellectibus numa inaniquae fingantur”).
Ora, senza doverLa annoiare ad enumerarLe l’insieme delle 13 soluzioni che furono allora sviscerate, mi limiterò semplicemente a ricordarLe le principali:
- la “soluzione nominalista”: “Gli universali sono soltanto nomi, “nuda et inania”; gli individui soli esistono”. Roscellino, da parte sua dirà: “Le idee generali sono puri nomi (nomina), semplici emissioni di voci (flatus vocis), senza corrispondenza nella realtà esterna;
- la “soluzione concettualista”: “Glu universali sono concetti formati dalla mente, ma rispondono alle specie ed ai generi della realtà esterna”;
- la “soluzione realista”: “Gli universali hanno un’esistenza indipendente dalla mente umana e dalle cose che denotano, oppure sono indipendenti, ma posti nelle cose stesse; in ogni modo sono reali (vera sunt)”;
- la soluzione “realista moderata” (Alberto Magno, Tommaso d’Aquino, ecc.): “Gli universali esisterebbero “ante rem”, prima che il mondo esistesse nella mente divina”.
Lei lo comprenderà. Se ho preso la libertà di rinviarla ad alcuni nominalisti (citati a caso), era semplicemente per farle capire che io avevo ben capito dove Lei voleva andare a “parare”.
Lei, in altre parole, con il concetto di “Chimera”, tende ad ammettere che le idee generali hanno un’esistenza indipendente dallo spirito che le concepisce e dagli esseri individuali.
Dunque, è un “realista” (inteso in senso filosofico, naturalmente) che cerca di collegarsi a Platone (che pone le idee fuori dal mondo sensibile) e ad Aristotele (che le pone nelle cose stesse).
Per quanto mi riguarda, invece – e senza per questo negare o deprezzare l’importanza delle mitologie e/o la possibile esistenza di un mondo metafisico (in senso aristotelico, ovviamente) – non sono né “realista”, né “concettualista”, né “nominalista”, né null’altro che possa essere direttamente o indirettamente ricondotto alla “disputa degli universali” o a qualunque altra “contesa” o “controversia” scaturita dalla colonizzazione culturale che opprime la mia Terra ed il mio Popolo da più di 1700 anni.