I Fuochi Sacri dei Liguri
di Mariella Bernacchi
La Liguria è terra di tradizioni primordiali, la sua lingua pre-esisteva al volgare e al dialetto toscano che in seguito sarebbe diventato ?italiano?.
Ed è una miniera di parole di radice celtica, germanica, e, curiosamente, anche araba. Forse per invasioni o frequentazioni di Punici e Saraceni, ma potrebbero esservi radici assai più antiche, addirittura una traccia di ancestrali culti del fuoco indoeuropei. E? conreoversa l?origine dei Liguri. Lo storico romano Varrone, li fa risalire a tribù proto-celtiche, e dello stesso parere è il ricercatore italiano Gualtiero Ciola, nel suo ?Noi, Celti e Longobardi?. Ma qualcosa di veramente straordinario è la contemporaneità di almeno due feste del fuoco che si svolgono in giornate contemporanee a migliaia di chilometri di distanza: in Iran, segretamente, la notte del fuoco di Zoroastro, e a Savona la ?Festa dei Lumetti?, che cadono ambedue il 19 Marzo, una data prossima all?Equinozio di Primavera. Sia chiaro che quel giorno, Festa di San Giuseppe lavoratore, era presso i Romani celebrazione di Minerva, Dea protettrice di arti e mestieri che ha il suo equivalente nel celtico Lugh, Dio della luce solare. La Minerva romana ha fra i suoi simboli il pavone, animale zoroastriano e persiano per eccellenza. Dunque una traccia di memorie cultuali indoeuropee centrate sulla solarità che sono passate dall?antica Persia, nella valle dell?Indo, attraverso l?oriente, per approdare al suolo Italico . Attorno al 19 Marzo, i fedeli di Zoroastro, maestro che propugnò la vittoria del fuoco sacro sulle tenebre infernali e del Sole sul Buio, nonostante la religione islamica, nella notte che segna il passaggio dall?inverno alla primavera, saltano 7 volte su fuochi propiziatori, recitando la strofa magica :?la luce e il calore del fuoco a me, la parte gialla ai diavoli e ai cattivi?. Si tratta di un residuo del culto indoeuropeo del fuoco sacro, veicolato dall?antinomia zoroastriana luce-tenebre. Ma veniamo ora alle ?Seiann-e di lumetti? (le serate dei lumicini) della tradizione savonese, che fanno coincidere la festa di San Giuseppe con quella dell?antica Madonna della misericordia, apparsa ad un contadino nei pressi di un corso d?acqua. Ormai le luci al neon e i fanali delle automobili hanno surclassato ?lumetti? e ?balunetti?(palloncini di carta con una candela accesa dentro appesi alle finestre), ma chi scrive se li ricorda ancora in pieno splendore negli anni dell?infanzia. In quelle serate era tutto un brillio di luci, specie nei ?caruggi?(vicoli) dove lumetti e balunetti formavano file ininterrotte di luci palpitanti. Vi erano palle luminose ai balconi, bicchieri di carta con una candela alle finestre, lumi ad olio, luci elettriche nelle principali vie. La popolazione, sciamava per le strade, specie gli anziani, per scambiarsi visite serali approfittando del primo tepore primaverile. Non mancavano piccoli e inoffensivi petardi tirati dai ragazzini per far chiasso. Le luci si accendevano al tramonto per restare accese fino a notte tarda, lungo tutta la città, spingendosi verso il fiume Letimbro, sulle cui colline i contadini accendevano falò con le fiamme più alte possibile, come in una gara luminosa, fino al santuario della Madonna. Qui la festa si concludeva con funzioni religiose officiate dal vescovo, e con la vendita di collane di nocciole che venivano poi consumate a casa. Si ricordi il valore del nocciolo come pianta sacra della tradizione druidica. Intorno al solstizio d?inverno si celebra a Savona e provincia ?Uconfeügo? (il confuoco), un falò solstiziale di origine pagana che è continuato fino ai giorni nostri. Esso consiste nell?offerta alle autorità cittadine di ceppi di alloro e fronde, che vengono irrorate di vino, confettini dolci, e alle quali è poi dato fuoco. Se il fuoco sarà alto e dritto è di buon auspicio. Le ceneri e i tizzoni sono raccolti come porta fortuna e offerti alle autorità comunali in un artistico vaso. L?alloro è pianta sacra ai Liguri come la quercia lo è per i Celti. L?alloro, perennemente verde, si ricollega ad Apollo Iperboreo, ed è un simbolo di immortalità. Era l?originario albero di Natale dei Liguri. Le sue fronde ricoprivano il ?pandolce di Natale?; una sorta di panettone rotondo e schiacciato, che simboleggiava il sole. Si presentava in tavola coperto di alloro, i commensali toglievano le foglie, e il ?sole? del dolce dorato e coperto di canditi e uvetta illuminava la tavola. Fuochi si accendevano ancora la notte di San Giovanni, il 24 Giugno, e lumini galleggianti sono spinti sul mare in occasione di feste Mariane : la divinità femminile Ligure dei primordi era la ?Mater Matuta?, una vergine partoriente.
Il sacro Fuoco è immortale !


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Potresti indicare i dati relativi? Grazie.
Grazie Mjollnir; forse è il caso di segnalare detto sito nell'apposito tread?

