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Discussione: I Liguri

  1. #1
    zilath mexl rasnal
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    In mostra le antiche radici della Liguria


    Lo scorso 23 ottobre è stata inaugurata a Genova, nella stupenda cornice medievale della Commenda di San Giovanni in Pré, la mostra internazionale “I Liguri. Un antico popolo europeo tra Alpi e Mediterraneo”. Il progetto, sorto nell’ambito delle numerose manifestazioni organizzate in occasione di Genova 2004 (il capoluogo ligure è stato, con Lille, “Capitale europea della cultura” per l’anno che volge ora al termine) è nato «dall’esigenza di fare conoscere al grande pubblico, non solo locale, le testimonianze storiche e archeologiche di una popolazione che abitò un’ampia zona dell’Europa durante la protostoria». Gli organizzatori hanno affidato il progetto dell’allestimento nell’antico Ospedale della Commenda all’architetto Franco Ceschi e la cura dell’esposizione a Giuseppina Spadea. Ha inoltre collaborato un vasto Comitato Scientifico, nel quale figurano i nomi di numerosi membri della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, ente che si è distinto nell’organizzazione di numerose attività in seno al complesso progetto di Genova 2004.
    La mostra raccoglie numerose testimonianze archeologiche di quel popolo che abitò nel vasto territorio ligure (ben più esteso degli attuali confini della regione) prima dell’arrivo e della conquista a opera dei Romani, e che anche sotto la dominazione di Roma mantenne un certo grado di autonomia e di identità, conservando nel linguaggio, nei costumi, nella religiosità e nella tecnica alcune peculiarità caratteristiche.
    Attraverso oltre 900 oggetti esposti per la prima volta insieme (e alcuni dei quali mai presentati al pubblico), è possibile ripercorrere la storia degli antichi Liguri, conoscerne gli aspetti della vita quotidiana, gli usi e i costumi, il mondo spirituale, l’economia, la produzione artigianale e quella artistica.
    Si tratta della prima occasione in senso assoluto in cui vede la luce una mostra di simili proporzioni sugli antichi Liguri. Vi si possono ammirare le testimonianze archeologiche sparse in numerosi Musei e Istituzioni italiane e straniere, radunate eccezionalmente insieme secondo un filo conduttore che racconta chi essi erano, dove abitavano, quali attività svolgevano, come si sono venuti a caratterizzare nell’immaginario delle popolazioni con cui interagivano (Etruschi, Celti, Greci, Romani), quali erano i loro costumi e i loro rituali di vita e di morte.
    La mostra è stata espressamente concepita per attirare flussi di turismo culturale internazionale, dando la possibilità di ammirare oggetti di particolare pregio artistico e storico insieme a curiosità di interesse archeologico, allestiti secondo un valido progetto di moderna museografia. Le nove sezioni in cui si articola la mostra, infatti, sono state accuratamente organizzate e disposte con una serie di sapienti ausili visivi e sonori che interrompono continuamente il ritmo degli oggetti esposti (che nel lungo termine, altrimenti, rischierebbe di rivelarsi noioso e stancante per la maggior parte dei visitatori). Chi attraversa le sale dell’esposizione si imbatte così in rappresentazioni grafiche (ben riuscite e coinvolgenti), grafici indicanti stratigrafie e variazioni storiche, diorami, proiezioni (una delle quali curata dalla redazione del Telegiornale regionale RAI della Liguria), modelli di vario formato, ampie ricostruzioni tridimensionali e anche in curiosi spazi circolari sovrastati da una piccola cupola, sostando entro i quali si può udire un nastro preregistrato con la lettura di brani di autori classici riferiti al tema cui è dedicata la specifica sezione della mostra.
    Vi è un preciso disegno anche nella successione delle sezioni. Si inizia con una di particolare fascino, dedicata alla mitologia che avvolge le origini dei Liguri e coordinata dal prof. Giovanni Colonna, ordinario di Etruscologia e Antichità Italiche presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Essa presenta le raffigurazioni più antiche di Cicno, il mitico re dei Liguri, attraverso alcune eccezionali opere artistiche provenienti da diversi musei europei. La figura del leggendario re dei Liguri, che nel mito piange la morte di Fetonte, si confonde con quella dell’omonimo animale dal bianco collo, rappresentato sin dall’XI secolo a.C. e almeno fino al III a.C. in fibule, ornamenti, lucerne, statuette votive.
    La seconda sezione, curata da Roberto Maggi, direttore archeologo della Direzione regionale per i beni culturali e il paesaggio della Liguria, è a carattere più strettamente archeologico e documenta le testimonianze della preistoria e la trasformazione del paesaggio naturale ad opera dei primi pastori e agricoltori che abitarono la terra dei Liguri.
    Il percorso espositivo prosegue poi con una sezione intitolata “Alle radici degli antichi Liguri”, ove sono posti in mostra oggetti di uso più o meno comune come ceramiche e prodotti metallurgici. Gli archeologi interpretano i tratti e gli elementi comuni di questo materiale come indice di un’omogeneità culturale, o meglio come «nascita di un ethnos comune».
    La sezione seguente è una delle più ampie ed è dedicata a “I Liguri fra Greci, Etruschi e Celti”. Coordinata dal prof. Raffaele de Marinis, ordinario di Preistoria e Protostoria all’Università degli Studi di Milano, si apre con una ricostruzione a grandezza naturale, notevole per dimensioni e accuratezza nei dettagli, di parte della necropoli a incinerazione di Chiavari, sito archeologico scoperto nel 1959. Essa documenta non solo «il forte influsso del coevo mondo etrusco orientalizzante sulla popolazione ligure» ma anche i contatti con la cultura celtica di Golasecca. I responsabili della mostra osservano correttamente come «la presenza di materiali importati dall’Etruria e la molteplicità delle componenti culturali riconoscibili sia in forma diretta che mediata in alcuni siti, Chiavari in particolare (hallstattiana, golasecchiana, villanoviana, orientalizzante, greca e forse anche fenicia nel caso degli orecchini d’oro), ci parlano di un centro di traffici che doveva essere frequentato dagli Etruschi, ma anche da genti provenienti da più lontano e da diverse direzioni».
    Un’intera sezione (la quinta) è consacrata alla città di Genova, o meglio al suo “emporio”. Sin da epoca remota il capoluogo ligure si presentava come un importante crocevia marittimo e luogo di convivenza di popoli di etnie diverse (etruschi, umbri, greci, golasecchiani).
    Si viene poi, con la sesta sezione, agli scontri tra i Liguri e altri popoli, in particolare i Celti e i Romani. Questi ultimi avviarono le loro campagne militari contro i Liguri Apuani a seguito della Prima Guerra Punica, ossia intorno al finire del III secolo a.C. Sta a testimonianza della deportazione degli Apuani nel 180-179 a.C., riferita anche da Livio, la Tabula alimentaria dei Ligures Baebiani, concessa in prestito dal Museo Nazionale Romano. Un altro oggetto di grande interesse in mostra in questa sezione è l’elmo con corna in lamina di bronzo e decorazioni a sbalzo, forse appartenente a un mercenario, proveniente da Pulica, in Lunigiana.
    Non è semplice determinare l’epoca della definitiva pacificazione della zona a opera dei Romani, considerando il lungo protrarsi di una sorta di guerriglia che impose numerose operazioni militari. La settima e l’ottava sezione della mostra vertono proprio sui Liguri nell’epoca della dominazione romana. Delle due sezioni, una ha per principale oggetto la città di Luni, fondata per l’appunto dai Romani e della quale si può ammirare la tabella frontonale e le statue in terracotta del grande tempio, concesse alla mostra dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze. L’altra (denominata “Liguria e Liguri nel riordinamento imperiale”) ospita la famosa Tavola di Polcevera, nota anche come sententia Minuciorum, il più antico documento epigrafico di contenuto giuridico finora restituito nell’Italia nord-occidentale.
    L’ultima sezione, infine, coordinata dal prof. Massimo Quaini, ordinario di Geografia all’Università di Genova, è dedicata al “Ligurismo tra storia e mito”, ossia al risalente movimento di ricerca delle origini dei Liguri dai suoi pionieristici esordi ai giorni nostri.
    La mostra resterà aperta sino a tutto il 23 gennaio 2005. Data l’eccezionalità dell’evento, vale davvero la pena di organizzare un viaggio nella Superba per visitarla.

    Alberto Lombardo



    (da La Padania)

  2. #2
    zilath mexl rasnal
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    Wink Intervista a Renato del Ponte

    Abbiamo chiesto un commento sulla mostra e il catalogo della stessa al prof. Renato del Ponte, tra i massimi esperti dell’argomento, oltre che autore di un saggio di successo dal titolo I Liguri. Etnogenesi di un popolo (ed. Ecig, Genova 2001).
    Lei che impressione si è fatto della mostra?
    Ero presente il giorno dell’inaugurazione, che è stato un po’ caotico, e mi riprometto di tornare a visitarla con calma prima che chiuda. In ogni caso mi è parsa ben fatta e molto interessante. È un fatto di rilievo che per la prima volta siano stati riuniti tanti reperti e testimonianze sui Liguri. Si può sperare che tutto lo sforzo profuso nell’opera non vada dissipato velocemente… penso per esempio ai pannelli dell’esposizione.
    Magari potrebbero essere riutilizzati per una mostra itinerante…
    Già, magari…
    Ha visto anche il catalogo della mostra?
    Sì, l’ho comprato pochi giorni fa, appena è uscito. Devo dire che su questo qualche riserva la ho.
    Dal punto di vista scientifico?
    Più che altro sotto l’aspetto metodologico. Il difetto che maggiormente risalta è che non viene prestata alcuna attenzione alla spiritualità dei Liguri e al lato religioso in termini più generali. Per intenderci, non soltanto non vi si trova menzione del culto delle vette; ma non vi sono neppure interventi su Monte Sagro, il Monte Bego o la Valle delle Meraviglie. Sulle statue stele vi sono soltanto delle schede, ma nessun saggio interpretativo. Queste sono gravi lacune, a mio giudizio.
    Insomma l’interesse è rivolto esclusivamente alla cosiddetta cultura materiale.
    Sì, vi sono numerosi saggi storici, economici e sociali, alcuni dei quali di un certo interesse, ma mancano le interpretazioni di questo copioso materiale. Si tratta di un metodo che all’estero è ormai ampiamente superato grazie all’interdisciplinarietà ma che in Italia, nei lavori per così dire “ufficiali”, continua a essere seguito. È il risultato, questo, di una cultura per “addetti ai lavori”, quella di soprintendenti e docenti universitari, troppo spesso narcisistica e autoreferenziale.
    In definitiva quali sono gli elementi che l’hanno più colpita? Sono due, e di segno opposto. Un’assoluta novità, per me assai interessante, riguarda gli scavi della necropoli preromana di Albenga, che sono dell’anno 2004, cioè del tutto attuali. Quel che mi ha più impressionato è però un saggio dell’ultima sezione del catalogo, intitolato Idolum tribus: il ligurismo tra storia e mito, di un certo Osvaldo Raggio, che presumo appartenga all’Università di Genova. Costui attacca tutti i principali studiosi dell’antichità ligure che hanno operato dall’Ottocento a oggi perché, a suo dire, avrebbero alimentato un pericoloso revanscismo particolaristico: il solo fatto di parlare di etnia ligure sarebbe cioè una forma, più o meno celata, di discriminazione. Ci sono strali per tutti, da Emanuele Celesia sino a Nino Lamboglia. L’articolo contiene persino un esplicito attacco alla Lega Nord. Sarei curioso di sapere a che titolo un simile contributo figuri nel catalogo della mostra.

    (Intervista a cura di Alberto Lombardo)

    (da La Padania)

  3. #3
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    Predefinito Il Catalogo della Mostra


  4. #4
    zilath mexl rasnal
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    Predefinito Tutte le informazioni utili

    Tutte le informazioni utili

    La mostra, che ha aperto ufficialmente i battenti lo scorso 23 ottobre, chiuderà il 23 gennaio 2005. Sino ad allora sarà aperta tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 9.00 di mattina alle 7.00 di sera. Il prezzo del biglietto di ingresso intero è di 6,00 €, quello ridotto di 5,00 € (vi sono talmente tante categorie sociali e associazioni aventi diritto all’ingresso ridotto che è difficile non rientrare in nessuna di esse. Per accertarsene si può telefonare alla biglietteria al numero 010/5574004). Infine, per i gruppi organizzati e per le scuole, il prezzo del biglietto scende ulteriormente a soli 2,50 €.
    Sono stati organizzati degli specifici percorsi didattici per le scuole (specialmente medie ed elementari). Accompagnati da un archeologo, i ragazzi affrontano un viaggio nel tempo sulle tracce dei misteriosi Liguri, sperimentando di persona la metodologia della ricerca storico-archeologica. Il tour ha la durata media di un’ora e mezza. Per scuole e gruppi la prenotazione è obbligatoria.
    Si può inoltre accedere a visite guidate individuali, il sabato alle ore 15.30.
    La mostra è inclusa nella “GeNova04 Card”, una carta scontata che permette di accedere alle manifestazioni legate alla Capitale europea della cultura. La Card annuale (dall’ingresso illimitato a 11 mostre) costa 60,00 € (prezzo intero) o 45,00 € (prezzo ridotto). La Card 3 giorni, che da diritto di accesso all’Acquario, alla mostra e a tutti i musei genovesi, costa 29,00 €; nella versione “3 giorni + bus” costa 4,50 euro in più e, ovviamente, consente di salire su tutti i bus cittadini per i tre giorni di validità.
    La Commenda di San Giovanni di Prè, sede della mostra, si trova nel pieno centro storico di Genova, a poca distanza dalla Stazione di Genova Principe. Dall’uscita principale della stazione in Piazza Acquaverde basta percorrere in discesa la Salita San Giovanni e ci si ritrova in Piazza della Commenda.
    Il mirabile complesso di edifici venne fabbricato a partire dal 1180, anno della fondazione per volontà di Frate Guglielmo, dai Cavalieri Gerosolimitani, poi divenuto l’Ordine di Malta. Le due chiese sovrapposte e il grande edificio annesso dovevano assolvere alla duplice funzione di “stazione marittima” sulle rotte della Terrasanta (da Genova salpò in quegli anni la terza crociata al comando del re di Francia) e di ospedale per i pellegrini. Il complesso è conservato pressoché integro, nel suo splendido aspetto romanico con la severità dei muri in pietra nera di Promontorio, il calore dei mattoni, l’eleganza delle colonne in marmo e dei soffitti in legno dipinti con motivi geometrici e floreali.
    Ovviamente è stato pubblicato un ampio e interessante catalogo della mostra, pubblicato dalle Edizioni Skira. Esso può essere acquistato nello spazio vendita della mostra, posto vicino all’ingresso, oltre che in numerose librerie della città.
    Ogni ulteriore informazione si potrà avere dall’ufficio stampa di Genova 2004, che resterà operativo sino alla fine di marzo 2005 presso la sede di Palazzo Ducale, e che potrà essere contattato tramite le seguenti responsabili:
    Camilla Talfani (tel. 010/5574012), Florence Reimann (tel. 010/5574047), Eleonora Errico (tel. 010/5574059). Ci si può inoltre rivolgere agli indirizzi e-mail ufficiostampa@palazzoducale.genova.it e press@genova-2004.it.
    A.L.
    (da La Padania)

 

 

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