
Originariamente Scritto da
ZENA
A volte la sinistra è tanto patetica da fare pena. Ma cosa spacca la devolution? Magari spaccasse qualcosa, ma purtroppo ricucisce d'autorità.
Qualche esempio?
1) Una decina di materie, prima compartecipate (fra cui grandi opere ed energia), ritornate sotto l'egida dello Stato.
2) Istituzione del premierato forte.
3) Introduzione delle norme su Roma Capitale
4) Alle regioni non vengono devolute in via esclusiva scuola, sanità e polizia locale (che, notare, continuerà ad avere compiti puramente amministrativi e che quindi non sarà una vera forza di polizia regionale), ma solo l'organizzazione logistica di questi servizi i cui standard, formali e sostanziali, sono decisi e monitorati da Roma. La sanità, del resto, viene già gestita dalle Regioni, e quindi altro non si ha se non una cristallizzazione giuridica dell'attuale stato di cose.
5) Il principale limite all'esercizio delle funzioni regionali è costituito dalla clausola d'interesse nazionale, per cui il Parlamento può a suo insindacabile giudizio "cassare" una legge regionale: il fatto che una delibera non piaccia a Roma significa cioè "de facto" che è contrario all'interesse nazionale.
6) La riforma non comprende il federalismo fiscale. Lo preannuncia, ma non ne descrive forme e modalità,ovvero non mette in alcun modo in discussione la finanza derivata.
7) Le prefetture, lunga mano di Roma sulle "periferie", rimangono immutate e al loro posto, come immutato rimane quella mostruosità corrispondente al testo unico degli enti locali, vera ingessatura a discapito delle autonomie locali.
La devolution si risolve, insomma, in una ricentralizzazione di prerogative e competenze tale che nemmeno il centro-sinistra avrebbe osato tanto.
E' vero che si introdurrà una sorta di Senato federale, ma non è certo la fine del bicameralismo perfetto o la dissimmetria fra elezioni della Camera e elezione del Senato a spaccare l'italia. Semmai rende la legislazione più snella e il Senato una camera con una propria identità e un proprio ruolo.
Ma il punto è un altro: sta andando in scena il teatrino della politica per cui al popolo bue, di destra e di sinistra, si fa creder ciò che si vuole.
La sinistra, semplicemente, non può accettare che sia il centro-destra a riformare la costituzione. Nel caso andasse male il referendum, il titolo V dovrà comunque essere riformato, e sono sicuro che sul piano dei rapporti Stato-Regione la sinistra non proporrà una riforma molto diversa da quella attuale.