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Discussione: CAVE: reportage.

  1. #11
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    Grazie Lupo... mi sembra quasi di esser stata là con voi...

  2. #12
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    Predefinito Il mio intervento per Cave

    Di seguito riporto, per mera conoscenza, il testo integrale dell'intervento di cui a Cave ho citato solo una parte. Giusto per ammorbarvi un po'.


    Cave 2 giugno 2006
    Giornata della costruzione…forse.
    Premessa

    La necessità di costruire un soggetto politico che continuasse le lotte etiche, sociali, politiche, culturali che aveva condotto il Fascismo, apparve evidente già all’indomani della sconfitta bellica, nell’aprile del ’45; quella stessa necessità è apparsa evidente nei lunghi anni del dopoguerra a tutte quelle generazioni di militanti che hanno creduto in un partito od in un movimento, rivelatosi però incapace o inadatto a proseguire quelle lotte e a conseguire quegli obiettivi.
    Purtroppo quella necessità è ancor oggi presente.
    Non si tratta della voglia nostalgica di riproporre strutture e cliché superati e vetusti, che non fanno altro che sostenere le lotte e le strutture sovversive che uscirono vincitrici dal secondo conflitto mondiale, al contrario si tratta di riproporre con linguaggi, forme, modi e strutture nuovi, adatti ai tempi d’oggi o, perché no, all’avanguardia, un pensiero ed una linea d’azione che furono superamento di barriere, sintesi di conflitti sociali, tensione verso l’alto.
    Negli anni recenti, senza andare a ripercorre le tappe di una crisi che sembra sempre senza sbocchi, una nave che viaggia sempre in mare aperto senza approdare mai, lo stimolo dato all’ambiente neofascista (sui termini e sui significati non è questa la sede per discuterne), dal vuoto ideale ed umano lasciato dal sistema politico italiano, in toto nessuno escluso, sembrava un viatico ottimale per realizzare quel progetto, alla luce anche della nascita di realtà politiche innovative e dirompenti, almeno nello slancio iniziale (ovvio il riferimento a Forza Nuova alla quale ho aderito nel 2000 e dalla quale sono uscito nel 2005), che hanno dato speranza a nuove e vecchie generazioni di militanti.
    Negli ultimi mesi però, le cocenti e pesanti sconfitte elettorali che hanno caratterizzato l’ambiente neofascista italiano hanno esacerbato gli animi ed accentuato conflitti intestini che da anni lacerano il nostro mondo, separando in un’assurda diaspora ragazzi, camerati, che sono, la maggior parte delle volte, spettatori e vittime di scontri che avvengono sopra di loro e sulle loro spalle.
    Non è mio interesse, né è questa l’occasione per discutere sulla validità o meno delle scelte effettuate (i risultati parlano da soli), né intendo appunto analizzare risultati elettorali che sono, credo oggettivamente, deprimenti, anche se ribadisco fin d’ora che il mio personale sostegno a qualsivoglia realtà futura o futuribile parte dal presupposto dell’estraneità a qualsivoglia accordo elettorale con elementi e partiti del Sistema, voglio altresì dare il mio contributo di idee, nel mio piccolo, per cercare di costruire qualcosa, che tenti di colmare quel vuoto di cui sopra.
    I dati di partenza:
    - La presenza di un ambiente politico istituzionale assolutamente ostile al nostro mondo, che si appresta, secondo molti di noi, a chiudere spazi e togliere agibilità politica al neofascismo;
    - la presenza di non meno di 5.000 militanti attivi e operativi sparsi su tutto il territorio nazionale;
    - la divisione, quasi totale, a compartimenti stagni e non comunicanti delle realtà alle quali questi militanti fanno riferimento: partiti, movimenti, comunità militanti, associazioni culturali ecc.;
    - il sostegno di almeno 500.000 elettori che hanno sostenuto i partiti in queste ultime elezioni politiche e amministrative, che devono essere stimolati e invogliati ad un maggiore impegno politico militante;
    - il disimpegno, secondo me, di almeno altrettanti elettori che chiedono, ma non trovano un soggetto politico credibile strutturato ed articolato che gli eviti di turarsi il naso e votare per il Sistema, che possono essere mobilitati e inquadrati;
    - la presenza di mezzi d’informazione, siti, riviste, bollettini, talvolta trasmissioni radiofoniche, talvolta televisive, che danno voce all’ambiente;
    - il non coordinamento e la non ottimizzazione di tutte queste strutture, per realizzare “prodotti” migliori e più incisivi;
    - la presenza di strutture e organizzazioni di carattere sociale e produttivo che oprano in tantissimi settori della vita quotidiana di questo popolo;
    - il non coordinamento e la non ottimizzazione di tutte queste strutture;
    - la volontà di gran parte, ma non tutta, la base militante di cambiare radicalmente il modo di far politica dell’ambiente;
    - la reticenza, speriamo fino ad oggi, della dirigenza di impegnarsi seriamente per realizzare il cambiamento;
    - il vecchio ed il marcio di cui dobbiamo liberarci per fare veramente la rivoluzione;
    - in ultimo, ma secondo me cosa fondamentale, la mancanza di volontà di strutturare una scuola di formazione, non solo militante, non solo politica, ma umana e civica per i giovani e meno giovani militanti, pur avendo a disposizione tutto quello che serve.

    La tesi
    Realizzare un coordinamento ed un’ottimizzazione delle forze in campo per rendere l’azione di tali strutture più efficace, più incisiva e più resistente agli attacchi politici, giudiziari, repressivi che da qui a qualche mese potrebbero manifestarsi. Non solo, gettare le basi per realizzare qualcosa di nuovo che possa colmare alcune lacune strutturali, organizzative, politiche, che rendono il neofascismo ancora inefficace ed inefficiente.
    Non mi illudo che da qui, oggi, possa scaturire la chimera, ma auspico che da qui, oggi, si possa intraprendere un percorso nuovo, razionale e logico prima di tutto, che porti al nuovo, in modi e forme che forse è presto per delineare.
    L’azione
    Fermo restando che le sensibilità, le idee fondanti, le linee guida e strategiche delle comunità e realtà che sono presenti qui oggi o che, pur non presenziando, si rendono disponibili a collaborare, non verrebbero messe in discussione, almeno non in questa circostanza, e che conseguentemente a nessuno verrebbe chiesto di ammainare bandiere e vessilli, o abiurare fedi e giuramenti, l’azione da svolgere è quella di aprire le porte dei nostri piccoli orti ad altri, e provare a costruire qualcosa di nuovo insieme su terreni ancora non coltivati, o abbandonati.
    Questo vuol dire abbattere steccati, formali e personalistici più che sostanziali, e accettare e proporre collaborazione.
    Lungi dal voler negare la fondatezza delle discordie che a vario livello e un po’ ovunque in Italia separano e contrappongono i militanti delle varie comunità, credo sia possibile soprassedere magari temporaneamente, magari per sperimentare nuovi progetti, a queste diatribe, che, tuttavia, vanno affrontate e chiarite pubblicamente onde evitare il riproporsi periodico e devastante di tali conflitti. Sono io il primo a dire che sono in disaccordo su alcuni principi e certe strategie adottati qua e la da realtà politiche e metapolitiche, ognuno ha la propria personalità, ci mancherebbe altro, ma andare oltre è oggi imperativo categorico per tutti.
    Coordinare l’azione, ottimizzare spazi, tempi e risorse umane ed economiche, per affrontare sfide più impegnative ed avvincenti, con più mezzi, più preparazione, più conoscenza e coscienza del proprio ruolo di soldato politico combattente per una rivoluzione culturale prima che sociale e politica.
    L’approdo ultimo è, secondo me, il 2009, alle elezioni europee, con un buon trampolino di lancio l’anno prima, in cui si rinnoveranno alcune amministrazioni locali. In quella tornata elettorale amministrativa si potranno sperimentare aggregazioni, cartelli, unità che fungeranno da laboratori per l’appuntamento ben più importante dell’anno dopo. Credo fermamente che le elezioni amministrative, soprattutto in realtà piccole e medio piccole, nelle quali la politicizzazione dell’evento ed il conseguente formarsi di due blocchi contrapposti che escludono tutto il resto, è meno evidente, dia spazio e agibilità politica, e possa garantire buoni risultati.
    Nel frattempo come organizzarsi? Complesso, ma non impossibile, volendo.
    A livello formativo e selettivo, realizzare vere e proprie scuole nelle quali tenere corsi di vario genere e su vari livelli di approfondimento. Le persone per realizzare questo progetto non mancano, le strutture nemmeno, e la tecnologia oggi consente di arrivare ovunque.
    I livelli di formazione: 3. Di base; per quadri politici dirigenti; d’eccellenza e specialistici, per coloro i quali riusciranno ad inserirsi nei gangli del Sistema. I corsi base saranno i fondamentali perché indirizzati ai militanti più giovani che dovranno essere formati e selezionati senza pietà e remore per nessuno. Questi corsi dovranno strutturarsi come una vera e propria scuola media superiore “parallela” alla ufficiale, nella quale insegnare ciò che non viene insegnato o correggere ciò che viene distorto, ad esempio l’educazione civica, nella quale insegnare non, o meglio non solo, a non buttare la carta per terra, ma come è costruito l’apparato istituzionale del nostro paese, capire come funziona il governo e le istituzioni, essere in grado di affrontare un dibattito, un incontro, uno scontro, dialettico, con chiunque e vincerlo grazie a conoscenze che i giovani di oggi non hanno. Insegnare come funzionano i consigli d’istituto, nelle scuole, quali poteri hanno gli studenti, come presentarsi alle elezioni studentesche, come presentare delle proposte, come muoversi in una burocrazia che opprime se la si ignora, ma che può servire se la si conosce. Entrare con l’associazionismo nelle strutture scolastiche vuol dire anche, e giova ricordarlo, soldi e finanziamenti per attività, politico-culturali, e spazi per organizzare incontri, convegni, dibattiti. Non ha importanza se c’è o ci sarà un solo camerata in una determinata scuola, l’importante è che quel camerata sia capace di lavorare per realizzare qualcosa anche da solo. I giovani seguono chi ha iniziativa ed intraprendenza. La formazione quadri, ovviamente di livello più alto, da un punto di vista contenutistico ed indirizzata a militanti che si vorranno o potranno inserirsi nella pubblica amministrazione, ma soprattutto vorranno e potranno dirigere e guidare cellule rivoluzionarie, cuib legionari. La formazione quadri deve creare soldati politici esemplari, disciplinati, inquadrati. L’aspirazione di tutti è da sempre, ricreare un Ordine. Ne sono esempio la scuola di mistica fascista come la scuola per le SS ecc. I quadri dirigenziali devono essere esempi di uomini nuovi. Questa scuola è più difficile, perché il nostro mondo oggi manca proprio di quadri oltre che di capi, esemplari. Ma da qualche parte si dovrà pur cominciare. Infine la scuola d’eccellenza: abbiamo per fortuna, anche se pochi, dei grandi cervelli che sanno leggere la realtà sociale, culturale e politica, meglio di altri a questi è dato il compito di realizzare tesi analitiche su singoli temi per avere basi solide sulle quali costruire battaglie politiche in futuro. Un progetto del genere è partito grazie ad ottimi camerati che si stanno adoperando in questo senso, credo che alcuni siano qui presenti e se vorranno potranno esporre il progetto che per ora vive tramite PoliticaOnLine.
    La selezione sarà logica conseguenza della formazione, oggi servono più cervelli che muscoli, è un dato di fatto inconfutabile. Quanto poi al discorso “fisico” credo verrà affrontato attraverso il progetto del Soccorso Sociale, al quale rimetto, la trattazione di questo argomento.
    La comunicazione, la guerra globale del XXI secolo, la pecca peggiore del nostro ambiente. Oltre a riproporre la collaborazione fra le decine di bollettini e periodici che ci sono già in circolazione, un argomento che è stato già toccato lo scorso 1 maggio, affermando che sarebbe più logico realizzare alcuni grandi periodici autofinanziati, piuttosto che decine di bollettini che girano fra pochi intimi. Il finanziamento del progetto potrebbe venire dal finanziamento statale per la pubblicistica, ma sostanzialmente da un acquisto militante degli stessi, in futuro la pubblicità potrebbe essere fonte di sostentamento per queste riviste, ma attualmente dovremmo appellarci alle migliaia di militanti e simpatizzanti. Una tiratura di un grande settimanale non va oltre le 30.000 copie, considerando un bacino di 500.000 elettori, con una giusta sensibilizzazione credo si possa fare. Tuttavia credo che la frontiera ed il mezzo del futuro sia, ovviamente il web. Usato al massimo delle sue potenzialità è arma devastante e fuori controllo. I siti di controinformazione, o di vera informazione stanno assolvendo bene al loro compito, ma serve qualcosa di più forte e diretto: radio e tv. Il web garantisce spazio e agibilità per web radio e web tv, ossia per informazione di massa diretta. La costruzione di queste strutture non è eccessivamente dispendiosa e consente un progressivo affinamento e miglioramento dell’offerta, raggiungibile da tutta l’Italia e aperto alla collaborazione di tutti, basta avere un computer un adsl e un po’ di fantasia. Si possono realizzare a costo quasi zero, programmi radio, interviste televisive, anche interi programmi. Pensiamo a Mediaset o alla RAI, dai loro siti si possono vedere e/o scaricare programmi televisivi ti Matrix o Report per citare due momenti d’informazione a 360°. Un esempio per tutti, Beppe Grillo, dal suo blog si accede ad un server di filmati ed interviste delle sue azioni e provocazioni che sono li alla portata di tutti e non censurabili. Si può fare in qualunque parte d’Italia e condividere i materiali prodotti. L’attenzione dei media ufficiali crescerà al crescere del fenomeno. In ogni caso anche se non si raggiungessero i grandi media sarebbero comunque mezzi di divulgazione d’idee. Anche qui, le persone capaci ci sono, basta coordinarle e lavorare insieme.
    Sempre in tema di comunicazione, tradizionale, si deve entrare di più nel sistema delle piccole radio e televisioni locali, c’è spazio e opportunità. Le piccole tv locali hanno ascolti minimi, quindi una presenza garantita e numerosa è allettante per chiunque faccia televisione.
    Infine, ma potrei aggiungere altre attività e iniziative che si possono intraprendere, per quel che riguarda l’attività di piazza, fondamentale per il contatto umano diretto e per la crescita del soldato politico, credo sia più utile ridurre il numero delle attività, ma ampliarne l’impatto, ossia meno manifestazioni, ma più organizzate. Direi una grande iniziativa al mese, con manifestazioni cortei (magari meno marziali e più goliardici per non intimorire ma far partecipare la gente) e presidi in contemporanea in più parti d’Italia su un unico tema, affrontato non solo con un volantino propagandistico, ma con documenti politici complessi ed esaurienti, che dimostrino capacità di analisi di critica e di proposta. Nell’arco del mese preparatorio alla manifestazione, si studia l’argomento si prepara l’evento e si bombarda mediaticamente la grande informazione con comunicati trasversali, dei vari coordinamenti, e singoli, delle varie comunità, ognuno ai propri contatti di fiducia, ma tutti a tutti i grandi media: agenzie di stampa, quotidiani nazionali, televisioni locali e nazionali.
    Concludo con dei cenni su altri temi sui quali improntare battaglie e strategie:
    - comitati civici e di quartiere
    - ambientalismo ed ecologia
    - associazioni ed ordini professionali
    - volontariato
    - arte: letteratura cinema teatro, classici e d’avanguardia

    Augurandomi che oggi si possa partire con spirito nuovo e nuovo entusiasmo, saluto e ringrazio tutti voi, a soprattutto chi mi ha dato la possibilità di parlare qui oggi davanti a voi.
    Grazie Daniele, grazie a tutti i camerati di Cave che hanno reso possibile quest’incontro, un saluto a tutti! A noi!
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

  3. #13
    lorenzo v.
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    Bello, Pretoriano, molto bello.

    Capisco che non è un 3d di discussione ,posto giusto una riflessione:
    Quest' "Area" Deve Morire , anche solo per fare quanto proponi, deve prima morire .

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da lorenzo v.
    Bello, Pretoriano, molto bello.

    Capisco che non è un 3d di discussione ,posto giusto una riflessione:
    Quest' "Area" Deve Morire , anche solo per fare quanto proponi, deve prima morire .
    Ma forse morrà (per rinascere sotto nuove spoglie e antico spirito) proprio mediante affermazioni REALI di questo tipo...

  5. #15
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    E' stata una giornata importante,ora dobbiamo impegnarci tutti a fondo per costruire qualcosa di veramente rivoluzionario come il Socccorso sociale.

  6. #16
    forti e degni!
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Pretoriano
    Di seguito riporto, per mera conoscenza, il testo integrale dell'intervento di cui a Cave ho citato solo una parte. Giusto per ammorbarvi un po'.


    Cave 2 giugno 2006
    Giornata della costruzione…forse.
    Premessa

    La necessità di costruire un soggetto politico che continuasse le lotte etiche, sociali, politiche, culturali che aveva condotto il Fascismo, apparve evidente già all’indomani della sconfitta bellica, nell’aprile del ’45; quella stessa necessità è apparsa evidente nei lunghi anni del dopoguerra a tutte quelle generazioni di militanti che hanno creduto in un partito od in un movimento, rivelatosi però incapace o inadatto a proseguire quelle lotte e a conseguire quegli obiettivi.
    Purtroppo quella necessità è ancor oggi presente.
    Non si tratta della voglia nostalgica di riproporre strutture e cliché superati e vetusti, che non fanno altro che sostenere le lotte e le strutture sovversive che uscirono vincitrici dal secondo conflitto mondiale, al contrario si tratta di riproporre con linguaggi, forme, modi e strutture nuovi, adatti ai tempi d’oggi o, perché no, all’avanguardia, un pensiero ed una linea d’azione che furono superamento di barriere, sintesi di conflitti sociali, tensione verso l’alto.
    Negli anni recenti, senza andare a ripercorre le tappe di una crisi che sembra sempre senza sbocchi, una nave che viaggia sempre in mare aperto senza approdare mai, lo stimolo dato all’ambiente neofascista (sui termini e sui significati non è questa la sede per discuterne), dal vuoto ideale ed umano lasciato dal sistema politico italiano, in toto nessuno escluso, sembrava un viatico ottimale per realizzare quel progetto, alla luce anche della nascita di realtà politiche innovative e dirompenti, almeno nello slancio iniziale (ovvio il riferimento a Forza Nuova alla quale ho aderito nel 2000 e dalla quale sono uscito nel 2005), che hanno dato speranza a nuove e vecchie generazioni di militanti.
    Negli ultimi mesi però, le cocenti e pesanti sconfitte elettorali che hanno caratterizzato l’ambiente neofascista italiano hanno esacerbato gli animi ed accentuato conflitti intestini che da anni lacerano il nostro mondo, separando in un’assurda diaspora ragazzi, camerati, che sono, la maggior parte delle volte, spettatori e vittime di scontri che avvengono sopra di loro e sulle loro spalle.
    Non è mio interesse, né è questa l’occasione per discutere sulla validità o meno delle scelte effettuate (i risultati parlano da soli), né intendo appunto analizzare risultati elettorali che sono, credo oggettivamente, deprimenti, anche se ribadisco fin d’ora che il mio personale sostegno a qualsivoglia realtà futura o futuribile parte dal presupposto dell’estraneità a qualsivoglia accordo elettorale con elementi e partiti del Sistema, voglio altresì dare il mio contributo di idee, nel mio piccolo, per cercare di costruire qualcosa, che tenti di colmare quel vuoto di cui sopra.
    I dati di partenza:
    - La presenza di un ambiente politico istituzionale assolutamente ostile al nostro mondo, che si appresta, secondo molti di noi, a chiudere spazi e togliere agibilità politica al neofascismo;
    - la presenza di non meno di 5.000 militanti attivi e operativi sparsi su tutto il territorio nazionale;
    - la divisione, quasi totale, a compartimenti stagni e non comunicanti delle realtà alle quali questi militanti fanno riferimento: partiti, movimenti, comunità militanti, associazioni culturali ecc.;
    - il sostegno di almeno 500.000 elettori che hanno sostenuto i partiti in queste ultime elezioni politiche e amministrative, che devono essere stimolati e invogliati ad un maggiore impegno politico militante;
    - il disimpegno, secondo me, di almeno altrettanti elettori che chiedono, ma non trovano un soggetto politico credibile strutturato ed articolato che gli eviti di turarsi il naso e votare per il Sistema, che possono essere mobilitati e inquadrati;
    - la presenza di mezzi d’informazione, siti, riviste, bollettini, talvolta trasmissioni radiofoniche, talvolta televisive, che danno voce all’ambiente;
    - il non coordinamento e la non ottimizzazione di tutte queste strutture, per realizzare “prodotti” migliori e più incisivi;
    - la presenza di strutture e organizzazioni di carattere sociale e produttivo che oprano in tantissimi settori della vita quotidiana di questo popolo;
    - il non coordinamento e la non ottimizzazione di tutte queste strutture;
    - la volontà di gran parte, ma non tutta, la base militante di cambiare radicalmente il modo di far politica dell’ambiente;
    - la reticenza, speriamo fino ad oggi, della dirigenza di impegnarsi seriamente per realizzare il cambiamento;
    - il vecchio ed il marcio di cui dobbiamo liberarci per fare veramente la rivoluzione;
    - in ultimo, ma secondo me cosa fondamentale, la mancanza di volontà di strutturare una scuola di formazione, non solo militante, non solo politica, ma umana e civica per i giovani e meno giovani militanti, pur avendo a disposizione tutto quello che serve.

    La tesi
    Realizzare un coordinamento ed un’ottimizzazione delle forze in campo per rendere l’azione di tali strutture più efficace, più incisiva e più resistente agli attacchi politici, giudiziari, repressivi che da qui a qualche mese potrebbero manifestarsi. Non solo, gettare le basi per realizzare qualcosa di nuovo che possa colmare alcune lacune strutturali, organizzative, politiche, che rendono il neofascismo ancora inefficace ed inefficiente.
    Non mi illudo che da qui, oggi, possa scaturire la chimera, ma auspico che da qui, oggi, si possa intraprendere un percorso nuovo, razionale e logico prima di tutto, che porti al nuovo, in modi e forme che forse è presto per delineare.
    L’azione
    Fermo restando che le sensibilità, le idee fondanti, le linee guida e strategiche delle comunità e realtà che sono presenti qui oggi o che, pur non presenziando, si rendono disponibili a collaborare, non verrebbero messe in discussione, almeno non in questa circostanza, e che conseguentemente a nessuno verrebbe chiesto di ammainare bandiere e vessilli, o abiurare fedi e giuramenti, l’azione da svolgere è quella di aprire le porte dei nostri piccoli orti ad altri, e provare a costruire qualcosa di nuovo insieme su terreni ancora non coltivati, o abbandonati.
    Questo vuol dire abbattere steccati, formali e personalistici più che sostanziali, e accettare e proporre collaborazione.
    Lungi dal voler negare la fondatezza delle discordie che a vario livello e un po’ ovunque in Italia separano e contrappongono i militanti delle varie comunità, credo sia possibile soprassedere magari temporaneamente, magari per sperimentare nuovi progetti, a queste diatribe, che, tuttavia, vanno affrontate e chiarite pubblicamente onde evitare il riproporsi periodico e devastante di tali conflitti. Sono io il primo a dire che sono in disaccordo su alcuni principi e certe strategie adottati qua e la da realtà politiche e metapolitiche, ognuno ha la propria personalità, ci mancherebbe altro, ma andare oltre è oggi imperativo categorico per tutti.
    Coordinare l’azione, ottimizzare spazi, tempi e risorse umane ed economiche, per affrontare sfide più impegnative ed avvincenti, con più mezzi, più preparazione, più conoscenza e coscienza del proprio ruolo di soldato politico combattente per una rivoluzione culturale prima che sociale e politica.
    L’approdo ultimo è, secondo me, il 2009, alle elezioni europee, con un buon trampolino di lancio l’anno prima, in cui si rinnoveranno alcune amministrazioni locali. In quella tornata elettorale amministrativa si potranno sperimentare aggregazioni, cartelli, unità che fungeranno da laboratori per l’appuntamento ben più importante dell’anno dopo. Credo fermamente che le elezioni amministrative, soprattutto in realtà piccole e medio piccole, nelle quali la politicizzazione dell’evento ed il conseguente formarsi di due blocchi contrapposti che escludono tutto il resto, è meno evidente, dia spazio e agibilità politica, e possa garantire buoni risultati.
    Nel frattempo come organizzarsi? Complesso, ma non impossibile, volendo.
    A livello formativo e selettivo, realizzare vere e proprie scuole nelle quali tenere corsi di vario genere e su vari livelli di approfondimento. Le persone per realizzare questo progetto non mancano, le strutture nemmeno, e la tecnologia oggi consente di arrivare ovunque.
    I livelli di formazione: 3. Di base; per quadri politici dirigenti; d’eccellenza e specialistici, per coloro i quali riusciranno ad inserirsi nei gangli del Sistema. I corsi base saranno i fondamentali perché indirizzati ai militanti più giovani che dovranno essere formati e selezionati senza pietà e remore per nessuno. Questi corsi dovranno strutturarsi come una vera e propria scuola media superiore “parallela” alla ufficiale, nella quale insegnare ciò che non viene insegnato o correggere ciò che viene distorto, ad esempio l’educazione civica, nella quale insegnare non, o meglio non solo, a non buttare la carta per terra, ma come è costruito l’apparato istituzionale del nostro paese, capire come funziona il governo e le istituzioni, essere in grado di affrontare un dibattito, un incontro, uno scontro, dialettico, con chiunque e vincerlo grazie a conoscenze che i giovani di oggi non hanno. Insegnare come funzionano i consigli d’istituto, nelle scuole, quali poteri hanno gli studenti, come presentarsi alle elezioni studentesche, come presentare delle proposte, come muoversi in una burocrazia che opprime se la si ignora, ma che può servire se la si conosce. Entrare con l’associazionismo nelle strutture scolastiche vuol dire anche, e giova ricordarlo, soldi e finanziamenti per attività, politico-culturali, e spazi per organizzare incontri, convegni, dibattiti. Non ha importanza se c’è o ci sarà un solo camerata in una determinata scuola, l’importante è che quel camerata sia capace di lavorare per realizzare qualcosa anche da solo. I giovani seguono chi ha iniziativa ed intraprendenza. La formazione quadri, ovviamente di livello più alto, da un punto di vista contenutistico ed indirizzata a militanti che si vorranno o potranno inserirsi nella pubblica amministrazione, ma soprattutto vorranno e potranno dirigere e guidare cellule rivoluzionarie, cuib legionari. La formazione quadri deve creare soldati politici esemplari, disciplinati, inquadrati. L’aspirazione di tutti è da sempre, ricreare un Ordine. Ne sono esempio la scuola di mistica fascista come la scuola per le SS ecc. I quadri dirigenziali devono essere esempi di uomini nuovi. Questa scuola è più difficile, perché il nostro mondo oggi manca proprio di quadri oltre che di capi, esemplari. Ma da qualche parte si dovrà pur cominciare. Infine la scuola d’eccellenza: abbiamo per fortuna, anche se pochi, dei grandi cervelli che sanno leggere la realtà sociale, culturale e politica, meglio di altri a questi è dato il compito di realizzare tesi analitiche su singoli temi per avere basi solide sulle quali costruire battaglie politiche in futuro. Un progetto del genere è partito grazie ad ottimi camerati che si stanno adoperando in questo senso, credo che alcuni siano qui presenti e se vorranno potranno esporre il progetto che per ora vive tramite PoliticaOnLine.
    La selezione sarà logica conseguenza della formazione, oggi servono più cervelli che muscoli, è un dato di fatto inconfutabile. Quanto poi al discorso “fisico” credo verrà affrontato attraverso il progetto del Soccorso Sociale, al quale rimetto, la trattazione di questo argomento.
    La comunicazione, la guerra globale del XXI secolo, la pecca peggiore del nostro ambiente. Oltre a riproporre la collaborazione fra le decine di bollettini e periodici che ci sono già in circolazione, un argomento che è stato già toccato lo scorso 1 maggio, affermando che sarebbe più logico realizzare alcuni grandi periodici autofinanziati, piuttosto che decine di bollettini che girano fra pochi intimi. Il finanziamento del progetto potrebbe venire dal finanziamento statale per la pubblicistica, ma sostanzialmente da un acquisto militante degli stessi, in futuro la pubblicità potrebbe essere fonte di sostentamento per queste riviste, ma attualmente dovremmo appellarci alle migliaia di militanti e simpatizzanti. Una tiratura di un grande settimanale non va oltre le 30.000 copie, considerando un bacino di 500.000 elettori, con una giusta sensibilizzazione credo si possa fare. Tuttavia credo che la frontiera ed il mezzo del futuro sia, ovviamente il web. Usato al massimo delle sue potenzialità è arma devastante e fuori controllo. I siti di controinformazione, o di vera informazione stanno assolvendo bene al loro compito, ma serve qualcosa di più forte e diretto: radio e tv. Il web garantisce spazio e agibilità per web radio e web tv, ossia per informazione di massa diretta. La costruzione di queste strutture non è eccessivamente dispendiosa e consente un progressivo affinamento e miglioramento dell’offerta, raggiungibile da tutta l’Italia e aperto alla collaborazione di tutti, basta avere un computer un adsl e un po’ di fantasia. Si possono realizzare a costo quasi zero, programmi radio, interviste televisive, anche interi programmi. Pensiamo a Mediaset o alla RAI, dai loro siti si possono vedere e/o scaricare programmi televisivi ti Matrix o Report per citare due momenti d’informazione a 360°. Un esempio per tutti, Beppe Grillo, dal suo blog si accede ad un server di filmati ed interviste delle sue azioni e provocazioni che sono li alla portata di tutti e non censurabili. Si può fare in qualunque parte d’Italia e condividere i materiali prodotti. L’attenzione dei media ufficiali crescerà al crescere del fenomeno. In ogni caso anche se non si raggiungessero i grandi media sarebbero comunque mezzi di divulgazione d’idee. Anche qui, le persone capaci ci sono, basta coordinarle e lavorare insieme.
    Sempre in tema di comunicazione, tradizionale, si deve entrare di più nel sistema delle piccole radio e televisioni locali, c’è spazio e opportunità. Le piccole tv locali hanno ascolti minimi, quindi una presenza garantita e numerosa è allettante per chiunque faccia televisione.
    Infine, ma potrei aggiungere altre attività e iniziative che si possono intraprendere, per quel che riguarda l’attività di piazza, fondamentale per il contatto umano diretto e per la crescita del soldato politico, credo sia più utile ridurre il numero delle attività, ma ampliarne l’impatto, ossia meno manifestazioni, ma più organizzate. Direi una grande iniziativa al mese, con manifestazioni cortei (magari meno marziali e più goliardici per non intimorire ma far partecipare la gente) e presidi in contemporanea in più parti d’Italia su un unico tema, affrontato non solo con un volantino propagandistico, ma con documenti politici complessi ed esaurienti, che dimostrino capacità di analisi di critica e di proposta. Nell’arco del mese preparatorio alla manifestazione, si studia l’argomento si prepara l’evento e si bombarda mediaticamente la grande informazione con comunicati trasversali, dei vari coordinamenti, e singoli, delle varie comunità, ognuno ai propri contatti di fiducia, ma tutti a tutti i grandi media: agenzie di stampa, quotidiani nazionali, televisioni locali e nazionali.
    Concludo con dei cenni su altri temi sui quali improntare battaglie e strategie:
    - comitati civici e di quartiere
    - ambientalismo ed ecologia
    - associazioni ed ordini professionali
    - volontariato
    - arte: letteratura cinema teatro, classici e d’avanguardia

    Augurandomi che oggi si possa partire con spirito nuovo e nuovo entusiasmo, saluto e ringrazio tutti voi, a soprattutto chi mi ha dato la possibilità di parlare qui oggi davanti a voi.
    Grazie Daniele, grazie a tutti i camerati di Cave che hanno reso possibile quest’incontro, un saluto a tutti! A noi!
    Ma chi eri?il ciccione con la barba che stava stravaccato vicino a Gabriele o il mago del web che è intervenuto in un secondo tempo?

  7. #17
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Pretoriano
    Di seguito riporto, per mera conoscenza, il testo integrale dell'intervento di cui a Cave ho citato solo una parte. Giusto per ammorbarvi un po'.


    Cave 2 giugno 2006
    Giornata della costruzione…forse.
    Premessa

    La necessità di costruire un soggetto politico che continuasse le lotte etiche, sociali, politiche, culturali che aveva condotto il Fascismo, apparve evidente già all’indomani della sconfitta bellica, nell’aprile del ’45; quella stessa necessità è apparsa evidente nei lunghi anni del dopoguerra a tutte quelle generazioni di militanti che hanno creduto in un partito od in un movimento, rivelatosi però incapace o inadatto a proseguire quelle lotte e a conseguire quegli obiettivi.
    Purtroppo quella necessità è ancor oggi presente.
    Non si tratta della voglia nostalgica di riproporre strutture e cliché superati e vetusti, che non fanno altro che sostenere le lotte e le strutture sovversive che uscirono vincitrici dal secondo conflitto mondiale, al contrario si tratta di riproporre con linguaggi, forme, modi e strutture nuovi, adatti ai tempi d’oggi o, perché no, all’avanguardia, un pensiero ed una linea d’azione che furono superamento di barriere, sintesi di conflitti sociali, tensione verso l’alto.
    Negli anni recenti, senza andare a ripercorre le tappe di una crisi che sembra sempre senza sbocchi, una nave che viaggia sempre in mare aperto senza approdare mai, lo stimolo dato all’ambiente neofascista (sui termini e sui significati non è questa la sede per discuterne), dal vuoto ideale ed umano lasciato dal sistema politico italiano, in toto nessuno escluso, sembrava un viatico ottimale per realizzare quel progetto, alla luce anche della nascita di realtà politiche innovative e dirompenti, almeno nello slancio iniziale (ovvio il riferimento a Forza Nuova alla quale ho aderito nel 2000 e dalla quale sono uscito nel 2005), che hanno dato speranza a nuove e vecchie generazioni di militanti.
    Negli ultimi mesi però, le cocenti e pesanti sconfitte elettorali che hanno caratterizzato l’ambiente neofascista italiano hanno esacerbato gli animi ed accentuato conflitti intestini che da anni lacerano il nostro mondo, separando in un’assurda diaspora ragazzi, camerati, che sono, la maggior parte delle volte, spettatori e vittime di scontri che avvengono sopra di loro e sulle loro spalle.
    Non è mio interesse, né è questa l’occasione per discutere sulla validità o meno delle scelte effettuate (i risultati parlano da soli), né intendo appunto analizzare risultati elettorali che sono, credo oggettivamente, deprimenti, anche se ribadisco fin d’ora che il mio personale sostegno a qualsivoglia realtà futura o futuribile parte dal presupposto dell’estraneità a qualsivoglia accordo elettorale con elementi e partiti del Sistema, voglio altresì dare il mio contributo di idee, nel mio piccolo, per cercare di costruire qualcosa, che tenti di colmare quel vuoto di cui sopra.
    I dati di partenza:
    - La presenza di un ambiente politico istituzionale assolutamente ostile al nostro mondo, che si appresta, secondo molti di noi, a chiudere spazi e togliere agibilità politica al neofascismo;
    - la presenza di non meno di 5.000 militanti attivi e operativi sparsi su tutto il territorio nazionale;
    - la divisione, quasi totale, a compartimenti stagni e non comunicanti delle realtà alle quali questi militanti fanno riferimento: partiti, movimenti, comunità militanti, associazioni culturali ecc.;
    - il sostegno di almeno 500.000 elettori che hanno sostenuto i partiti in queste ultime elezioni politiche e amministrative, che devono essere stimolati e invogliati ad un maggiore impegno politico militante;
    - il disimpegno, secondo me, di almeno altrettanti elettori che chiedono, ma non trovano un soggetto politico credibile strutturato ed articolato che gli eviti di turarsi il naso e votare per il Sistema, che possono essere mobilitati e inquadrati;
    - la presenza di mezzi d’informazione, siti, riviste, bollettini, talvolta trasmissioni radiofoniche, talvolta televisive, che danno voce all’ambiente;
    - il non coordinamento e la non ottimizzazione di tutte queste strutture, per realizzare “prodotti” migliori e più incisivi;
    - la presenza di strutture e organizzazioni di carattere sociale e produttivo che oprano in tantissimi settori della vita quotidiana di questo popolo;
    - il non coordinamento e la non ottimizzazione di tutte queste strutture;
    - la volontà di gran parte, ma non tutta, la base militante di cambiare radicalmente il modo di far politica dell’ambiente;
    - la reticenza, speriamo fino ad oggi, della dirigenza di impegnarsi seriamente per realizzare il cambiamento;
    - il vecchio ed il marcio di cui dobbiamo liberarci per fare veramente la rivoluzione;
    - in ultimo, ma secondo me cosa fondamentale, la mancanza di volontà di strutturare una scuola di formazione, non solo militante, non solo politica, ma umana e civica per i giovani e meno giovani militanti, pur avendo a disposizione tutto quello che serve.

    La tesi
    Realizzare un coordinamento ed un’ottimizzazione delle forze in campo per rendere l’azione di tali strutture più efficace, più incisiva e più resistente agli attacchi politici, giudiziari, repressivi che da qui a qualche mese potrebbero manifestarsi. Non solo, gettare le basi per realizzare qualcosa di nuovo che possa colmare alcune lacune strutturali, organizzative, politiche, che rendono il neofascismo ancora inefficace ed inefficiente.
    Non mi illudo che da qui, oggi, possa scaturire la chimera, ma auspico che da qui, oggi, si possa intraprendere un percorso nuovo, razionale e logico prima di tutto, che porti al nuovo, in modi e forme che forse è presto per delineare.
    L’azione
    Fermo restando che le sensibilità, le idee fondanti, le linee guida e strategiche delle comunità e realtà che sono presenti qui oggi o che, pur non presenziando, si rendono disponibili a collaborare, non verrebbero messe in discussione, almeno non in questa circostanza, e che conseguentemente a nessuno verrebbe chiesto di ammainare bandiere e vessilli, o abiurare fedi e giuramenti, l’azione da svolgere è quella di aprire le porte dei nostri piccoli orti ad altri, e provare a costruire qualcosa di nuovo insieme su terreni ancora non coltivati, o abbandonati.
    Questo vuol dire abbattere steccati, formali e personalistici più che sostanziali, e accettare e proporre collaborazione.
    Lungi dal voler negare la fondatezza delle discordie che a vario livello e un po’ ovunque in Italia separano e contrappongono i militanti delle varie comunità, credo sia possibile soprassedere magari temporaneamente, magari per sperimentare nuovi progetti, a queste diatribe, che, tuttavia, vanno affrontate e chiarite pubblicamente onde evitare il riproporsi periodico e devastante di tali conflitti. Sono io il primo a dire che sono in disaccordo su alcuni principi e certe strategie adottati qua e la da realtà politiche e metapolitiche, ognuno ha la propria personalità, ci mancherebbe altro, ma andare oltre è oggi imperativo categorico per tutti.
    Coordinare l’azione, ottimizzare spazi, tempi e risorse umane ed economiche, per affrontare sfide più impegnative ed avvincenti, con più mezzi, più preparazione, più conoscenza e coscienza del proprio ruolo di soldato politico combattente per una rivoluzione culturale prima che sociale e politica.
    L’approdo ultimo è, secondo me, il 2009, alle elezioni europee, con un buon trampolino di lancio l’anno prima, in cui si rinnoveranno alcune amministrazioni locali. In quella tornata elettorale amministrativa si potranno sperimentare aggregazioni, cartelli, unità che fungeranno da laboratori per l’appuntamento ben più importante dell’anno dopo. Credo fermamente che le elezioni amministrative, soprattutto in realtà piccole e medio piccole, nelle quali la politicizzazione dell’evento ed il conseguente formarsi di due blocchi contrapposti che escludono tutto il resto, è meno evidente, dia spazio e agibilità politica, e possa garantire buoni risultati.
    Nel frattempo come organizzarsi? Complesso, ma non impossibile, volendo.
    A livello formativo e selettivo, realizzare vere e proprie scuole nelle quali tenere corsi di vario genere e su vari livelli di approfondimento. Le persone per realizzare questo progetto non mancano, le strutture nemmeno, e la tecnologia oggi consente di arrivare ovunque.
    I livelli di formazione: 3. Di base; per quadri politici dirigenti; d’eccellenza e specialistici, per coloro i quali riusciranno ad inserirsi nei gangli del Sistema. I corsi base saranno i fondamentali perché indirizzati ai militanti più giovani che dovranno essere formati e selezionati senza pietà e remore per nessuno. Questi corsi dovranno strutturarsi come una vera e propria scuola media superiore “parallela” alla ufficiale, nella quale insegnare ciò che non viene insegnato o correggere ciò che viene distorto, ad esempio l’educazione civica, nella quale insegnare non, o meglio non solo, a non buttare la carta per terra, ma come è costruito l’apparato istituzionale del nostro paese, capire come funziona il governo e le istituzioni, essere in grado di affrontare un dibattito, un incontro, uno scontro, dialettico, con chiunque e vincerlo grazie a conoscenze che i giovani di oggi non hanno. Insegnare come funzionano i consigli d’istituto, nelle scuole, quali poteri hanno gli studenti, come presentarsi alle elezioni studentesche, come presentare delle proposte, come muoversi in una burocrazia che opprime se la si ignora, ma che può servire se la si conosce. Entrare con l’associazionismo nelle strutture scolastiche vuol dire anche, e giova ricordarlo, soldi e finanziamenti per attività, politico-culturali, e spazi per organizzare incontri, convegni, dibattiti. Non ha importanza se c’è o ci sarà un solo camerata in una determinata scuola, l’importante è che quel camerata sia capace di lavorare per realizzare qualcosa anche da solo. I giovani seguono chi ha iniziativa ed intraprendenza. La formazione quadri, ovviamente di livello più alto, da un punto di vista contenutistico ed indirizzata a militanti che si vorranno o potranno inserirsi nella pubblica amministrazione, ma soprattutto vorranno e potranno dirigere e guidare cellule rivoluzionarie, cuib legionari. La formazione quadri deve creare soldati politici esemplari, disciplinati, inquadrati. L’aspirazione di tutti è da sempre, ricreare un Ordine. Ne sono esempio la scuola di mistica fascista come la scuola per le SS ecc. I quadri dirigenziali devono essere esempi di uomini nuovi. Questa scuola è più difficile, perché il nostro mondo oggi manca proprio di quadri oltre che di capi, esemplari. Ma da qualche parte si dovrà pur cominciare. Infine la scuola d’eccellenza: abbiamo per fortuna, anche se pochi, dei grandi cervelli che sanno leggere la realtà sociale, culturale e politica, meglio di altri a questi è dato il compito di realizzare tesi analitiche su singoli temi per avere basi solide sulle quali costruire battaglie politiche in futuro. Un progetto del genere è partito grazie ad ottimi camerati che si stanno adoperando in questo senso, credo che alcuni siano qui presenti e se vorranno potranno esporre il progetto che per ora vive tramite PoliticaOnLine.
    La selezione sarà logica conseguenza della formazione, oggi servono più cervelli che muscoli, è un dato di fatto inconfutabile. Quanto poi al discorso “fisico” credo verrà affrontato attraverso il progetto del Soccorso Sociale, al quale rimetto, la trattazione di questo argomento.
    La comunicazione, la guerra globale del XXI secolo, la pecca peggiore del nostro ambiente. Oltre a riproporre la collaborazione fra le decine di bollettini e periodici che ci sono già in circolazione, un argomento che è stato già toccato lo scorso 1 maggio, affermando che sarebbe più logico realizzare alcuni grandi periodici autofinanziati, piuttosto che decine di bollettini che girano fra pochi intimi. Il finanziamento del progetto potrebbe venire dal finanziamento statale per la pubblicistica, ma sostanzialmente da un acquisto militante degli stessi, in futuro la pubblicità potrebbe essere fonte di sostentamento per queste riviste, ma attualmente dovremmo appellarci alle migliaia di militanti e simpatizzanti. Una tiratura di un grande settimanale non va oltre le 30.000 copie, considerando un bacino di 500.000 elettori, con una giusta sensibilizzazione credo si possa fare. Tuttavia credo che la frontiera ed il mezzo del futuro sia, ovviamente il web. Usato al massimo delle sue potenzialità è arma devastante e fuori controllo. I siti di controinformazione, o di vera informazione stanno assolvendo bene al loro compito, ma serve qualcosa di più forte e diretto: radio e tv. Il web garantisce spazio e agibilità per web radio e web tv, ossia per informazione di massa diretta. La costruzione di queste strutture non è eccessivamente dispendiosa e consente un progressivo affinamento e miglioramento dell’offerta, raggiungibile da tutta l’Italia e aperto alla collaborazione di tutti, basta avere un computer un adsl e un po’ di fantasia. Si possono realizzare a costo quasi zero, programmi radio, interviste televisive, anche interi programmi. Pensiamo a Mediaset o alla RAI, dai loro siti si possono vedere e/o scaricare programmi televisivi ti Matrix o Report per citare due momenti d’informazione a 360°. Un esempio per tutti, Beppe Grillo, dal suo blog si accede ad un server di filmati ed interviste delle sue azioni e provocazioni che sono li alla portata di tutti e non censurabili. Si può fare in qualunque parte d’Italia e condividere i materiali prodotti. L’attenzione dei media ufficiali crescerà al crescere del fenomeno. In ogni caso anche se non si raggiungessero i grandi media sarebbero comunque mezzi di divulgazione d’idee. Anche qui, le persone capaci ci sono, basta coordinarle e lavorare insieme.
    Sempre in tema di comunicazione, tradizionale, si deve entrare di più nel sistema delle piccole radio e televisioni locali, c’è spazio e opportunità. Le piccole tv locali hanno ascolti minimi, quindi una presenza garantita e numerosa è allettante per chiunque faccia televisione.
    Infine, ma potrei aggiungere altre attività e iniziative che si possono intraprendere, per quel che riguarda l’attività di piazza, fondamentale per il contatto umano diretto e per la crescita del soldato politico, credo sia più utile ridurre il numero delle attività, ma ampliarne l’impatto, ossia meno manifestazioni, ma più organizzate. Direi una grande iniziativa al mese, con manifestazioni cortei (magari meno marziali e più goliardici per non intimorire ma far partecipare la gente) e presidi in contemporanea in più parti d’Italia su un unico tema, affrontato non solo con un volantino propagandistico, ma con documenti politici complessi ed esaurienti, che dimostrino capacità di analisi di critica e di proposta. Nell’arco del mese preparatorio alla manifestazione, si studia l’argomento si prepara l’evento e si bombarda mediaticamente la grande informazione con comunicati trasversali, dei vari coordinamenti, e singoli, delle varie comunità, ognuno ai propri contatti di fiducia, ma tutti a tutti i grandi media: agenzie di stampa, quotidiani nazionali, televisioni locali e nazionali.
    Concludo con dei cenni su altri temi sui quali improntare battaglie e strategie:
    - comitati civici e di quartiere
    - ambientalismo ed ecologia
    - associazioni ed ordini professionali
    - volontariato
    - arte: letteratura cinema teatro, classici e d’avanguardia

    Augurandomi che oggi si possa partire con spirito nuovo e nuovo entusiasmo, saluto e ringrazio tutti voi, a soprattutto chi mi ha dato la possibilità di parlare qui oggi davanti a voi.
    Grazie Daniele, grazie a tutti i camerati di Cave che hanno reso possibile quest’incontro, un saluto a tutti! A noi!



    Interessante quanto dici.

  8. #18
    ardimentoso
    Ospite

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    Bella pretorià......
    ci stò

  9. #19
    Non fare lo stronzo con noi!
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    Citazione Originariamente Scritto da w lèon
    Ma chi eri?il ciccione con la barba che stava stravaccato vicino a Gabriele o il mago del web che è intervenuto in un secondo tempo?
    Era quello col cappello nero che diceva che a roma soltanto il 10% della popolazione non è PROPRIETARIO di una casa...
    www.fiammaroma.org

  10. #20
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da w lèon
    Ma chi eri?il ciccione con la barba che stava stravaccato vicino a Gabriele o il mago del web che è intervenuto in un secondo tempo?
    Mago mi sembra decisamente eccessivo, so accendere e spegnere e resettare quando s'impalla, e poco altro. Ma credo ci siano persone nell'ambiente in grado di portare avanti quel progetto.
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

 

 
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