
Originariamente Scritto da
Ultor753
Terracciano, che si definì sempre erede del fascismo, difese assieme a Claudio Mutti il colonialismo italiano dagli attacchi degli antiimperialisti che volevano equipararlo a quello americano in un dibattito su ITALICUM. Ecco l'intervento di Claudio Mutti in risposta a Miguel Martinez:
Caro Miguel,
col pretesto di ringraziarti per la qualifica di
"simpatico" che hai attribuita a una mia creatura (l'"amblimoro"), intervengo su un punto particolare della tua risposta a Carlo Terracciano. Ma, come vedrai, ne trarrò una conclusione più generale.
> Tu chiedi quanta disponibilità ci sia tra i nazionaleccetera a "guardare con lo stesso disincanto i morti delle foibe e quelli dell'Etiopia nel 1936".
> Per quanto mi riguarda, io che non sono un nazionaleccetera, ma semmai un continentaleccetera, posso ricordare che nel 1978 pubblicai, in appendice a un "quaderno del Veltro" ("Islam ed Europa"
di Antonio Medrano), uno scritto polemico intitolato "Della Libia di Gheddafi e dell'imbecillità di destra", firmato da due francesi: Abdelqader e Eric Houllefort. Ne riferisco un brano in cui veniva per l'appunto espresso, circa la conquista italiana dell'Etiopia, un punto di vista un po' sommario, che nel mio radicalismo di allora condivisi in toto. Questo: "Le truppe d'assalto che conquistarono l'Etiopia comprendevano forti contingenti libici e si sa che questa spedizione coloniale ebbe diritto da parte del Führer al silenzio diplomatico, ma che fu anche violentemente criticata dai giornali delle SS, particolarmente su 'Das Schwarze Korps', il settimanale
ufficiale dell'Ordine. Il nazionalsocialismo non poteva, per sua natura, che essere contrario al colonialismo, operazione antitradizionale quanto altre mai, poiché fra i suoi agenti si ritrovano immancabilmente i militari per rubare ai colonizzati la libertà, i finanzieri per rubare loro le ricchezze, i missionari
cristiani e gl'istitutori marxisti per rubare loro l'anima" (pp. 126-127).
> Questo un quarto di secolo fa. Oggi, per una valutazione della "conquista dell'Impero", sono propenso a tenere in considerazione anche il punto di vista che all'epoca venne espresso da tre autorevoli esponenti dell'estrema sinistra: Nicola Bombacci, Amadeo Bordiga e Arturo Labriola. Il primo indicò nei "signori umanitari
dell'antifascismo" i complici dell'imperialismo britannico: "Sappiamo che per i mercati inglesi (...) il cuore dell'Africa doveva restare schiavista. Questa era la legge di Londra avallata a Ginevra. (...) Vi spaventa che dove
regna sovrana la schiavitù più nera, arrivi, con l'Italia di Mussolini, la Carta del Lavoro" (I nemici dell'Italia proletaria e la maschera abissina, "La Verità", n.1, 1936, pp. 22-25). Il secondo commentò la conquista
dell'Etiopia in questi termini: "Se in questo momento mi decidessi a scrivere tutto ciò che penso (...) sono sicuro che si direbbe che la mia non è soltanto la famosa crisi di coscienza; ma che mi sono venduto..
> " Mussolini ha fatto cadere nella polvere tutti i vecchi idoli (,,,) è colui che con la sua volontà ha piegato Ginevra e tutte le coalizioni" (A.Peregalli - S. Saggioro, Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri
(1926-1945), Milano 1998, pp. 221-222). Quanto a Labriola, è noto che in
occasione della guerra d'Etiopia scrisse a Mussolini un messaggio di
adesione dall'esilio in cui si trovava. > A quanto pare, le menti più lucide della sinistra
italiana avevano perfettamente compreso che l'antifascismo del 1936,
condannando la conquista italiana dell'Etiopia, si schierava automaticamente
a favore del supercolonialismo britannico. > Tu invece dici: "il Campo è ovviamente 'antifascista',
nel senso che nel 1936 avrebbe mandato i volontari in Etiopia e in Spagna a
combattere contro Mussolini". Il nemico principale dell'epoca, la Gran Bretagna, avrebbe detto grazie. A ulteriore dimostrazione che l'"antifascismo antimperialista" è un amblimoro.
Cordiali saluti