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  1. #71
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi
    Un Cretinetti patentato originale non c'è che dire, che non si guarda mai allo specchio........e pontifica sul veleno altrui: una vipera cornuta asinina che da del velenoso al bue.

    In Ignore List

    Addio Piccolo di Creta

    Ciao ciao,testolina da baccarà.. capisco,hai finito l'armamentario e non hai più nulla da dire quindi adesso vai a piangere sulle pagine del tuo personalissimo "Rude Pravo"..cercando tra uno spazio bianco e uno vuoto la risposta che non troverai.

    Adieu, petit homme ...

  2. #72
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    "I commercialisti contro il Grande Fratello fiscale «Il Garante lo boccerà»

    di AN. C.

    Antonio Tamborrino
    ROMA Il grande fratello fiscale? «Esiste già. E comunque nel 1998 il garante per la Privacy, Rodotà, bocciò sonoramente il piano del centro sinistra - proposto sempre da Visco - per violazione dei dati personali». Antonio Tamborrino, ex presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e attuale consigliere dell'Ordine, non ha dubbi: «Quanto sostenuto da Visco è solo terrorismo fiscale bello e buono». Consigliere, perché non le piace la proposta del viceministro? «Perché è la classica politica di sinistra che cerca di dare la caccia al contribuente. È un piano assolutamente da condannare». Secondo lei la nuova anagrafe tributaria funzionerà? «Prima di tutto non è certo una novità. Già oggi è possibile sapere tutto su un contribuente. Però non sarebbe giusto controllare ogni operazione. Del resto già nel 1998 l'authority per la Privacy bocciò un provvedimento simile. Non vedo perché dovrebbe passare adesso. E poi resterebbe sempre da vedere cosa ne pensano a Bruxelles». Eppure stanare gli evasori è un intento encomiabile... «Sì, ma non c'è bisogno delle minacce continue. Lo dicono anche autorevoli esponenti della maggioranza: Mastella, Castegnetti, Capezzone. Insomma, Visco rischia di restare solo se continuerà su questa strada». Va bene, però in qualche modo bisognerà pur fare. «Basterebbe seguire la strada intrapresa da Giulio Tremonti...». Non credo che questo governo vorrà farlo. «Però i risultati parlano da soli: nei primi sei mesi di quest'anno l'Erario ha incassato 20 miliardi di euro in più. Per merito di Tremonti. Una cifra pari a tutti i quattrini incassati con i condoni varati dal precedente governo. E, badi bene, è stato fatto tutto senza minacce». Con il primo versamento, l'anticipo, lo Stato ha incassato a giugno molto più di quanto si aspettava. Non si corre il rischio a novembre, con il conguaglio, che la politica della minaccia faccia fuggire i contribuenti? «E infatti il rischio è proprio questo: un ritorno al nero, al lavoro sommerso, che ovviamente non paga un euro di tasse». Come se ne esce? «Basterebbe fare tesoro della saggezza dei nostri padri come Ezio Vanoni. La sua riforma fiscale, una rivoluzione per l'epoca, si basava su un assunto: "Lo Stato deve fidarsi dei cittadini"». Sì, però di furbetti in Italia ce ne sono ancora tanti... «E allora li vadano a pescare. Ma non si può fare del terrorismo fiscale contro un intero Paese che, nella stragrande maggioranza dei casi, paga le tasse».
    "

    Saluti liberali

  3. #73
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    ..."di furbetti in Italia ce ne sono ancora tanti... «E allora li vadano a pescare!Ma non si può fare del Terrorismo Fiscale contro un intero Paese che,nella stragrande maggioranza dei casi, paga le tasse»...

    SOTTOSCRIVO IN PIENO

  4. #74
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    In the name of taxes

    da Sito Phastidio

    Non accade spesso che un’azienda lasci l’Irlanda per motivi fiscali, ma se l’azienda in questione è la società che gestisce i diritti d’autore degli U2, la notizia è doppia. A causa della modifica nel trattamento fiscale dei proventi da royalties, la band di Bono Vox (attivamente impegnato nella lotta alla povertà globale, e fresco acquirente di un’importante partecipazione azionaria nel magazine del lusso Forbes) ha deciso di spostare la residenza fiscale di U2 Limited in Olanda, dove le royalties sono pressoché esentasse, seguendo l’esempio dei Rolling Stones, che lo scorso anno avrebbero avuto un tax rate di solo l’1.6 per cento sugli 81.3 milioni di sterline guadagnati in royalties, utilizzando degli offshore trusts ed una società basata nei Paesi Bassi. La nuova legislazione fiscale irlandese, introdotta con la legge di bilancio per il 2006, prevede un tetto di 250.000 euro ai redditi aziendali esentasse. Nel 2005 gli U2 sono stati la band musicale che ha ottenuto i maggiori guadagni, con un reddito di circa 217 milioni di euro. L’Irlanda in futuro dovrà quindi fare a meno delle tasse sulle royalties degli U2.
    Alcune considerazioni: questa vicenda conferma che la competizione fiscale è una realtà con cui i governi nazionali (e regionali: vero, governatore Soru?) devono fare i conti, anche all’interno della stessa area economico-valutaria.
    Riguardo Bono ed il suo noto impegno umanitario, lungi da noi l’idea di stigmatizzare questa sua mossa, e di additarlo al pubblico ludibrio come pessimo razzolatore fiscale. Piuttosto, se obiettivo dei filantropi (da Bill Gates, Warren Buffett e Bono giù fino a noi, comuni mortali) è quello di massimizzare il proprio reddito dopo le imposte, per disporre di maggiori risorse da devolvere in attività caritatevoli, sarebbe forse opportuno studiare modifiche alla tassazione per agevolare le attività di donazione, riducendo il peso dello stato nella gestione del welfare a tutto vantaggio della sussidiarietà sociale.

  5. #75
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    Ormai l'indulto ha opportunamente - per la sinistra - lanciato il messaggio che le indagini non si fanno e vige l'impunità.

    Quindi tutte le balle riguardo il "primato morale" della sinistra sono tutte una presa per i fondelli, innanzitutto al loro elettorato.

    Di Pietro che, a chiacchiere, esiste politicamente quale cerbero della "legalità", in realtà ancora sguazza nel governo che lo avrebbe turlupinato: dimissioni non ne ha ancora date.

    Insomma una politica vecchia e addirittura peggiore di quel del vituperato vecchio "pentapartito" dc.

  6. #76
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    L'Indulto,I Soldati in Libano,le Fiducie,il Governo dei 102...ed ancora dobbiamo affrontare la Finanziaria,la Tav,i Pacs ecc.ecc.ecc...siamo solo all'inizio e gia' c'è tanto i cui vergognarsi per quelli che per 5 Anni non hanno fatto altro che salire sul Pulpito e Manifestare!

  7. #77
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    Una Finanziaria contro l'Italia Padoa-Schioppa non la firmi


    di Renato Brunetta

    Non essendo destinatario delle e-mail di Tommaso PadoaSchioppa, da ora in poi TPS (al pari di tutti gli altri italiani meno 92), aspetto con ansia di leggere dal super ministro dell'Economia due testi ufficiali. Il primo agli inizi di settembre rappresentato dalla nota di variazione e aggiornamento al Dpef. Il secondo costituito dal disegno di legge finanziaria ed eventuali collegati, "ddl delega" e gli inevitabili decreti legge di fine anno. A proposito di questi ultimi, mi auguro che TPS affidi la redazione di tali delicati strumenti a tecnici validi e affidabili, onde evitare altri infortuni da codice penale simili a quelli perpetrati durante l'estate all'interno del decreto ViscoBersani in tema di tassazione sugli immobili. Operatori di borsa e risparmiatori sono ancora lì a leccarsi le ferite e a minacciare ritorsioni.

    Ma andiamo con ordine. Appena insediato, TPS ci dice che la situazione economico-finanziaria del Paese è drammatica, che c'è un buco che più buco non si può, sconfessando i tecnici del suo ministero, soprattutto, la ragioneria che aveva presentato poche settimane prima un'onesta trimestrale di cassa.

    Per avvalorare le sue dichiarazioni nomina "alla bisogna" il prof. Faini a certificare, attraverso una due diligence, tutte le malefatte di Tremonti e compagni.

    Non trovando, poi, al ministero nessuno che gli scrivesse il Dpef, chiama l'ottimo prof. Sartor, come 103esimo sottosegretario, a redigere il relativo documento che vede la luce, pomposo e macroeconomicamente ineccepibile, il 7 luglio 2006 con l'approvazione del Consiglio dei ministri.

    Peccato, però, che tanta spocchia accademico-bancoitaliota produca uno dei tonfi tecnicopolitici più fragorosi della storia. Come se niente "fudesse", infatti, a pochi giorni dall'approvazione del Parlamento, con il voto definitivo del Senato il 26 luglio, dell'inutile quanto corposo Dpef cominciano a pervenire dallo stesso ministero i dati dell'autotassazione e del gettito fiscale: 19,7 miliardi in più registrati nel primo semestre 2006 rispetto al primo semestre 2005.

    Queste buone notizie, buone per il Paese, distruggono il castello di fantasmi che TPS si era costruito per poter tenere a bada la sua riottosa e ingestibile maggioranza: il buco che non c'è più, il gettito fiscale va da Dio, non ci sono problemi di contenimento del deficit 2006, e tutto il quadro di politica economica contenuto nel Dpef salta perché costruito su una dinamica delle entrate 2006 e seguenti completamente sbagliata in quanto sottostimata.

    A questo punto TPS è disperato. Mentre la sua disperazione monta, decolla la lotta di classe, la caccia all'evasore, la caccia all'autonomo, la caccia al ricco del suo vice-ministro Visco. E qui si delinea il vero scontro sulla politica economica e finanziaria del governo Prodi: tagli o tasse? E al povero Giavazzi che gli ricordava i buoni propositi sui tagli alla spesa corrente contenuti nel Dpef, TPS risponde piccato in maniera francamente minatoria e volgare.

    Bene. Adesso entriamo nel merito, seguendo l'autorevole monito di Eugenio Scalfari. Facendo quattro conti sul retro di una busta. Visto che TPS, anche in interviste recenti, invece che prendere atto del mutamento della situazione e della necessità di una totale riscrittura del Dpef, ha confermato che la Finanziaria sarà di 35 miliardi di euro: 20 di correzioni degli andamenti tendenziali della spesa pubblica e di rientro sotto il 3 per cento dei parametri europei e 15 come costo di riduzioni fiscali (10 miliardi di euro in meno derivanti dal taglio del cuneo contributivo) e per maggiori spese finalizzate allo sviluppo. Il dove tagliare è scritto sui libri di testo che certamente TPS conosce: pubblico impiego, sanità, pensioni ed enti locali. Le cosiddette e famigerate spese correnti.

    Vediamo, semplicemente scorrendo i giornali e non la palla di vetro, la percorribilità politicoparlamentare delle buone intenzioni di TPS. Su pubblico impiego non ci pare ci sia alcun margine per ridurre la dinamica dei costi salariali degli oltre 3 milioni e mezzo di impiegati dello Stato. Non ci è riuscito Berlusconi che, anzi, è stato di manica larga, tanto meno ci riuscirà Prodi. Continuerà il trend lassista per cui un dipendente pubblico seguiterà ad avere aumenti salariali superiori ai dipendenti privati. Dal pubblico impiego, dunque, zero "babà", anzi maggiori spese se mettiamo nel conto la regolarizzazione annunciata degli oltre 300mila precari.

    Vediamo la sanità. Dalla sanità non si vedono all'orizzonte novità che cambino il trend in essere che, come Berlusconi ricordava, ha portato negli ultimi cinque anni i trasferimenti al settore da 60 a oltre 90 miliardi di euro.

    Welfare pensionistico. Qui non solo non si riuscirà a tagliare nulla, ma si finirà per spendere di più nel breve, medio e lungo periodo. Con l'abrogazione, che è un costo nel breve, medio e lungo periodo, certa dello scalone tremontiano (innalzamento dal 2008 dell'età media di pensionamento), si contrappongono fumosi incentivi e disincentivi che, visto la loro origine sindacale, porteranno certamente a maggiori uscite, dato anche che la revisione dei coefficienti di trasformazione, previsti dalla legge Dini, comincerà a produrre i suoi effetti dal 2013.

    Enti locali. Dopo i tagli dell'«orrido Tremonti» ai trasferimenti delle amministrazioni locali e le relative reazioni dei sindaci di sinistra (chi minacciava lo spegnimento della pubblica illuminazione, piuttosto che il blocco di metropolitane e mezzi pubblici per mancanza di fondi), non ci sembra ci siano particolari margini per continuare nella stessa linea, né ci sembra che ci sia una qualche volontà nell'indurre gli enti locali a dismettere i loro asset nelle public utilities. Ne deriva anche per quest'area zero "babà".

    Da questa semplice e banale ma verosimile previsione emerge una considerazione sconfortante: questo governo la spesa corrente non riuscirà a tagliarla, ma aumenterà più o meno ai ritmi degli ultimi cinque anni. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire. E il problema non è lessicale: tagli alla Giavazzi o riforme alla TPS. Il problema è semplicemente di natura politica: vale a dire che la maggioranza che sostiene Prodi (al pari della maggioranza che ha sostenuto Berlusconi) è strutturalmente incapace di tagliare la spesa corrente.

    Come farà, dunque, TPS a far quadrare i conti? Semplice, bloccando gli investimenti: nessuna protesta nell'immediato, i Verdi felici e i governi locali esultano. Operazione questa già in atto (vedi Tav tolta dalla legge obiettivo, vedi il blocco del Ponte sullo Stretto di Messina, vedi le polemiche sui troppi cantieri aperti...). Tre piccioni con una fava. Il governo non si deve scervellare per trovare i soldi per le grandi opere. Due: i Verdi non rompono. Tre: aumentano i margini di manovra sulla finanza pubblica. E questa è la prima porcheria ai danni del Paese.

    La seconda porcheria sarà l'aumento delle tasse realizzato attraverso il gioco delle tre carte classista: diminuire il cuneo fiscale per amici, grandi imprese, lavoratori dipendenti delle grandi imprese, banche, assicurazioni, cooperative; aumentare il cuneo fiscale per il ceto medio: risparmiatori, possessori di titoli pubblici o privati ecc.; aumento del cuneo fiscale attraverso la revisione delle aliquote sempre al fine di colpire il ceto medio e di favorire i redditi medio-bassi (cancellazione del secondo modulo della riforma fiscale di Tremonti e riduzione della prima aliquota Ire dal 23 al 20 per cento, cui si dovrebbe aggiungere la tanto richiesta restituzione del fiscal drag ai lavoratori dipendenti).

    In sintesi, una Finanziaria con relativi collegati, decreti e deleghe di riforma (più o meno furbescamente diluita nei suoi effetti in più anni) contro l'Italia: contro l'Italia dei ceti medi, contro l'Italia degli artigiani, commercianti, professionisti, piccole e piccolissime imprese. Una Finanziaria che bloccherà investimenti, farà aumentare la spesa corrente e aumenterà le tasse al popolo dei produttori. Una Finanziaria che favorirà i soliti noti: i dipendenti della grande impresa, banche, assicurazioni, cooperative e pubblici dipendenti. Una Finanziaria contro i giovani, contro lo sviluppo del Paese. Una finanziaria, in definitiva, di lotta di classe, tutto Visco e niente riforme. Per questa ragione dubitiamo fortemente che Tommaso Padoa-Schioppa, persona stimabile, voglia firmare una simile porcheria.

    da: Libero

  8. #78
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide
    Una finanziaria, in definitiva, di lotta di classe, tutto Visco e niente riforme. Per questa ragione dubitiamo fortemente che Tommaso Padoa-Schioppa, persona stimabile, voglia firmare una simile porcheria.

    da: Libero
    Condivido, ovviamemente, le speranze di Brunetta. Ma non dimentichiamo che pure il TPS "tiene famigghia"...

  9. #79
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    «Macché tagli di spesa la Finanziaria sarà un grande imbroglio»
    di Antonio Signorini da Il Giornale
    L’economista ed europarlamentare di Forza Italia: «La lotta all’evasione rischia di far diminuire le entrate»

    «Si sta preparando la Finanziaria del grande imbroglio». Renato Brunetta, economista ed europarlamentare di Forza Italia ha un’idea molto precisa del testo che uscirà a settembre da Palazzo Chigi. Servirà a tenere insieme la «base politica» del centrosinistra. Verranno fatte contente le grandi imprese con il taglio del cuneo fiscale. E non si scontenterà nemmeno la sinistra radicale perché «non ci sarà nessun taglio. Questo governo non è in grado di farli». Ci sarà invece una «lotta di classe» mascherata da recupero dell’evasione fiscale e poi si bloccheranno gli investimenti in infrastrutture. Ma l’imbroglio è un altro. Si continuerà a dire che si deve coprire un buco nei conti pubblici, che in realtà non c’è.
    Ne è sicuro?
    «Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa aveva calcolato che per il 2007 servissero 15-18 miliardi di correzione per centrare il rientro nel rapporto deficit-Pil, così come concordato con Bruxelles. Poi è stato spiazzato dalle entrate fiscali del primo semestre del 2006. Se nel secondo semestre il gettito andrà come nel primo, ed è molto probabile, i conti ne risentiranno positivamente anche nel 2007».
    Effetti pratici?
    «Con l’economia che cresce e con i conti pubblici in ordine lasciati dal governo Berlusconi c’è la possibilità che sia sovrastimata non solo la correzione dell’1,5 per cento di Pil prevista da Padoa-Schioppa nel Dpef, ma anche il punto percentuale previsto da Tremonti. Il tendenziale alla fine potrebbe rivelarsi quello concordato con l’Unione Europea anche senza correzione».
    Basterebbe quindi una finanziaria da 20 miliardi. Eppure Bersani ha confermato che la finanziaria sarà di 35 miliardi, tutti nel 2007...
    «In realtà potrebbero fare una manovra tranquilla, che vale la metà. La correzione non serve, ma loro hanno un bisogno forsennato di dire che invece bisogna correggere i conti. Questo, come lo so io, lo sanno anche quelli della sinistra della maggioranza, che giustamente non si fanno fregare. Appena riapriranno le Camere Forza Italia chiederà al ministro di presentare la nota di variazione del Dpef, visto che quello attuale si basa su saldi sottostimati».
    Il ministro dell’Economia continua a dire che le riduzioni di spesa corrente ci saranno. Non gli crede?
    «Non faranno tagli, mi ci gioco la mia reputazione di economista».
    Dove troveranno i soldi?
    «Ci sarà il recupero dell’evasione fiscale, che però per Bruxelles non può essere conteggiato tra le entrate. Per coprire le maggiori uscite bloccheranno gli investimenti, così avranno anche qualche problema in meno con i Verdi».
    Non pensa che il recupero dell’evasione fiscale sia comunque un fatto positivo?
    «Bisogna chiederci se e come tutto questo possa servire all’Italia. Il taglio del cuneo fiscale, a mio avviso, sono soldi buttati. Non servirà a far crescere la competitività del Paese né a far crescere il potere d’acquisto. È un regalo alle grandi aziende. La lotta all’evasione può invece produrre apprensione sociale e rischia di avere effetti opposti a quelli sperati. Potrebbe fare calare il gettito fiscale, che negli anni del governo Berlusconi è aumentato. Non è di una finanziaria così che ha bisogno il Paese».

  10. #80
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