Tutto dipende dal punto di vista.
Molti fascisti si ritengono rivoluzionari (e conservatori insieme), portatori di un modello di sistema terzo (che in realtà terzo non fu, ma rimando a studi di storia economica come quelli di Foreman-Peck per maggiori approfondimenti) e di un modello di stato organicistico e gerarchico in cui la libertà dell'individuo si tramuta in dovere (non ricordo se lo scriveva Rocco o Gentile, dovrei ricercare il mio vecchio libro di storia).
Dal punto di vista di un antifascista già la sola idea di "stato organico" e di stato etico dovrebbe far salire un rigetto di bile.
Pertanto come descrizione sceglierei: persone potenzialmente rivoluzionarie dedite ad una causa in realtà reazionaria e non "terza" rispetto al sistema attuale, ma in essa totalmente inserita (vedasi Pinochet che i camerati sostenevano negli anni '70, ma anche il franchismo). L'idea di rivoluzione conservatrice è uno dei due ossimori su cui si fondarono i fascisti (l'altro è il cd "chaos ben ordinato") e tende sicuramente più alla seconda parte (vedasi l'esperienza mussoliniana) che alla prima.




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