
Originariamente Scritto da
Barsanufio
Il faut avoir souffert non seulement pour le Roi mais aussi 'par' le Roi.
Parafrasando Bernanos (che diceva: l'Eglise): bisogna aver sofferto non solamente per il Re ma a causa del Re. Nella vita attuale del monarchico non possono che essere presenti la tristezza e la frustrazione. Per chi crede, anche la preghiera.
L'atteggiamento di chi - dopo le recenti e tristi notizie - si scaglia contro i repubblicani e il giudice Woodcock può anche essere comprensibile, ma è - nella migliore delle ipotesi - inutile. Nella peggiore, è invece un atteggiamento addirittura nocivo alla causa monarchica, posto che ancora ve ne sia una.
Ovviamente nessuno di noi sa quale sia la 'verità' di questa triste vicenda. Il punto è che questo importa poco. Non è che un episodio un po' squallido, che però richiama una costellazione di altri episodi poco edificanti di cui sono stati protagonisti membri della Real Casa.
Dalla 'fuga a Brindisi' del 9 settembre 1943 (perché, se può essere vero che vi era l'esigenza di conservare un governo legittimo, è altrettanto vero che almeno il Principe Umberto aveva il sacrosanto dovere di restare a combattere e a eventualmente morire con i suoi soldati: oltre ai - e più che i - brogli, fu questo a fare la differenza nel famoso referendum), a certi comportamenti del Principe Vittorio Emanuele durante l'esilio, alle dichiarazioni di riconoscimento della repubblica (fino al giuramento) in occasione della fine dell'esilio, alla sovraesposizione massmediatica del giovane Principe Emanuele Filiberto, tutto sembra costruito per minare la fede monarchica.
E' come se si dovesse essere monarchici nonostante i Re, ed essere fedeli alla Real Casa nonostante i suoi Capi. Perché - vedete - è proprio in questi momenti oscuri che la fedeltà viene provata. Mai come in questa occasione mi sento legato alla Corona (e alla Casa che la custodisce), mai come in questa occasione mi sento triste e ferito per i capi che la cingono e che neppure più la pretendono.
Io sono stato da sempre contrarissimo alla fine dell'esilio. Paradossalmente quella disposizione transitoria (che vietava l'ingresso ai discendenti maschi di casa Savoia) rendeva omaggio al Sovrano e alla legge salica che ne governa la successione, e il sacrificio di quelle persone era un prezzo ben pagabile per conservare vita all'Ideale. Ma è stato fatto il diavolo a quattro per ottenere l'abolizione, e gli eredi al Trono sono ritornati come cittadini della repubblica.
Queste, ahimé, sembrano essere le conseguenze.
Voglio restare comunque fedele: ma nel doloroso realismo, non nel fanatismo canagliesco e cieco.
Vostro,
B.