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Discussione: Repubblicani Oggi

  1. #1
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    Predefinito Repubblicani Oggi




    Il dopo tangentopoli prima e la scissione fra PRI ed MRE dopo hanno visto emergere all’interno dell’area repubblicana una serie di anime diverse, anime che convivevano precedentemente nel nome di una storia comunemente accettata ed in un quadro politico ancora caratterizzato da una forte presenza di movimenti politici ideologizzati. Il tentativo di semplificazione del quadro politico attuato tramite il referendum maggioritario, la disgregazione della DC, la trasformazione del PCI in forza riformatrice, la scomparsa del PSI e la nascita di Forza Italia quale formazione politica pseudo liberale hanno comportato la migrazione di molti repubblicani verso lidi sia di centro destra che di centro sinistra. Quanto accaduto richiede una riflessione profonda, che va’ al di la’ delle scelte mercenarie di Giorgio La Malfa, una riflessione che deve analizzare il significato della presenza di una forza quale quella repubblicana nell’Italia di oggi. E’ indubbio che la societa’ Italiana e la situazione internazionale hanno subito cambiamenti profondi negli ultimi 15 anni, con una accelerazione particolare nell’ultimo decennio. Tralascio i cambiamenti epocali degli equilibri internazionali, vedi la caduta del muro di Berlino, la quasi scomparsa del blocco dell’Unione Sovietica come controparte al potere degli USA, la questione araba, per soffermarmi sui cambiamenti della nostra societa’, cambiamenti la cui interpretazione e rappresentazione costituisce l’unica strada per dare corpo ad un movimento politico attivo.
    Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una riduzione significativa della presenza della grande industria in Italia, riduzione da inquadrarsi nel fenomeno del passaggio da una economia delle nazioni ad una economia della globalizzazione, passaggio che ha comportato una crisi profonda della rappresentanza sindacale nonche’ una crisi dello stato sociale ed assistenzialista.
    Di fatto il tessuto economico risulta ora composto o da grandi societa’ transnazionali o da piccoli attori, unici due soggetti in grado di competere nel mercato globalizzato. Il saggista K. Omahe scrive nel suo libro LA FINE DELLO STATO NAZIONE – L’EMERGERE DELLE ECONOMIE REGIONALI “Oggi, nel mondo industrializzato cosi’ come quello in via di sviluppo, l’unita’ di business naturale per attingere all’economia globale e produrre ricchezza e’ la regione, non la nazione”. Dunque chi vuol rappresentare politicamente parte della societa’ italiana deve oggi confrontarsi con questa realta’, cosi’ come hanno fatto in modi e tempi diversi la Lega e Forza Italia. La Lega, adottando una politica populista, e’ riuscita a rappresentare le paure di un ceto medio produttivo del nord, recuperando e valorizzando gli elementi utili a rafforzare l’identita’ etnoculturale delle regioni del nord-est, mettendo in luce una sorta di “carattere nazionale” delle loro popolazioni evidenziando una serie di tratti distintivi fondati su luoghi comuni e stereotipi, denunciando la condizione di “colonie interne” delle regioni settentrionali costrette a subire condizioni economiche svantaggiose imposte dal governo centrale. Tutto cio’ condito da un antimeridionalismo basato sulla valutazione dei comportamenti assistenzialisti e su un anticentralismo basato su una valutazione di sprechi e sperperi.
    Altresi’ Forza Italia e’ andata ad occupare lo spazio lasciato libero dalla DC, insistendo su una politica di salvaguardia della ricchezza individuale e sulla diminuizione della presenza di uno stato centralista, basata fondamentalmente su un sistema fiscale oppressivo ed iniquo. La saldatura fra Lega e Forza Italia ha cosi’ prodotto un conglomerato politico in cui si sono riconosciute le classi medie e produttive del Nord.
    Vediamo ora di capire cosa era il repubblicanesimo, che cosa ha provocato la crisi di rappresentativita’ e se esiste oggi ancora un ruolo per i repubblicani.
    Come dicevo all’inizio i repubblicani avevamo anime diverse ma hanno comunque rappresentato in Italia un movimento politico non ideologico, con un forte senso dello stato e delle istituzioni, con una forte volonta’ europeista e federalista (Mazzini e Cattaneo), con un approccio fortemente laico alla politica, con una dottrina economica liberale ma attenta alle classi deboli. Quanto sopra scritto mi porta a dire che i repubblicani hanno rappresentato tutto cio’ che oggi il centro sinistra vuole essere. Ma evidentemente la questione e’ piu’ complessa.
    La transizione delle forze marxiste verso il governo, auspicata ed attuata grazie al PRI, si e’ inquadrata in una lunga fase di trasformazione del panorama politico italiano, panorama caratterizzato per lungo tempo dalla presenza del piu’ grande partito marxista occidentale cosi’ come dalla centralita’ del piu’ grande partito cattolico.
    Questa fase non e’ ancora terminata e sta’ ancora producendo spaccature profonde all’interno del centro sinistra. I vari tentativi di formazione di movimenti e raggruppamenti (Ulivo, Unione, Alleanza Democratica, i Democratici, etc) si sono via via scontrati con le pesanti zavorre delle forze politiche maggiori, vale a dire DS e Margherita, entrambi tesi a governare cambiamenti, tensioni interne, defezioni, ed altrettanto poco attenti a quelle forze laiche, quali quella repubblicana, portatrici delle vere radici di una forza politica liberale, europeista, laica e riformatrice. Paradossalmente man mano che ci si avvicina all’obiettivo del Partito Democratico, viene meno il ruolo dei repubblicani, sia per volonta’ dei predetti partiti sia per il venir meno dei motivi stessi di esistenza di una forza come la nostra.
    Ma a questo punto torna con forza la questione settentrionale, questione analizzata nei paragrafi precedenti, e torna con forza perche’ DS e Margherita hanno ampiamente dimostrato di non saper interpretare le esigenze della societa’ del nord, ancorandosi a comportamenti e giudizi non piu’ rispondenti al nuovo sentire della borghesia produttiva delle regioni settentrionali. Basti vedere le folli enunciazioni in campagna elettorale sulla tassazione di patrimoni, risparmi e case.
    Ed e’ nel solco di questa mancata rappresentanza che, a mio parere, puo’ reinnestarsi un ruolo per i repubblicani, vedendoli tornare protagonisti ed attori di una politica illuminata, attenta alla gestione oculata delle risorse pubbliche, rispettosa della ricchezza generata dalle classi produttive del nord, propositiva di politiche fiscali giuste ma non punitive, fautrice di riforme federaliste che ridiano efficienza ed efficacia ai governi locali, innovativa sui temi della macchina statale e della burocrazia, capace di creare solidarieta’ non assistenziale, di svillupare politiche per il lavoro ai giovani, per la ricerca tesa al mondo produttivo , per una scuola selettiva ma non settaria, attuatrice di una politica laica che meglio definisca i ruoli di stato e chiesa nel rispetto reciproco ma con chiari distinguo. In sostanza dobbiamo riappropriarci di una serie di temi lasciati purtroppo a Lega e Forza Italia, pulendoli da tutte le componenti populiste e settarie, ridandogli quella dignita’ che solo noi repubblicani, con la nostra storia, possiamo rappresentare. Devo ammettere che questa mia nota e’ stata soprattutto incentrata sulle problematiche del nord, non perche’ la questione meridionale non sia importante, ma perche’ ad essa va dedicato uno sforzo di analisi specifico, in particolare per quanto riguarda la malavita organizzata e gli intrecci che essa ha con la finanza pubblica. La solidarieta’ del nord non deve infatti mancare in una politica per il meridione, ma deve essere finalizzata ad interventi che mettano in moto fenomeni economici e non per pagare forestali sottooccupati o per opere faraoniche fonti solo di tangenti e malaffare. Dunque chiudo queste pagine con una considerazione: siamo e saremo repubblicani ora ed in un eventuale Partito Democratico, ma vogliamo che siano repubblicani soprattutto coloro che si aspettano da noi quelle idee di salvaguardia di una ricchezza nata dal lavoro, di sviluppo di una economia tesa a confrontarsi con un mercato globale, di solidarieta’ verso le classi deboli, di contributo fiscale equo e non punitivo, di generazione di lavoro e tutele per il lavoro dei giovani, di salvaguardia di uno stato sociale che ha consentito all’Italia quella qualita’ di vita che molti ci invidiano. Idee dunque prima delle bandiere e degli slogan.

    Enrico Tupone
    Coordinatore regionale
    Movimento Repubblicani Europei 21 Giugno 2006
    Ciceruacchio

  2. #2
    Quin igitur expergiscimini?
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    Citazione Originariamente Scritto da Ciceruacchio
    LA FINE DELLO STATO NAZIONE – L’EMERGERE DELLE ECONOMIE REGIONALI
    In sostanza dobbiamo riappropriarci di una serie di temi lasciati a Lega e Forza Italia.
    Personalmente non sono interessato a fare del repubblicanesimo la versione light del berlusconismo e del leghismo.
    Spero tanto che il berlusconismo-leghismo light non sia l' approdo del MRE.
    Poi non si capisce per quale motivo l' elettorato dovrebbe scegliere l' imitazione e non l ' originale. Se finora hanno votato Berlusconi e Bossi non è certo perchè mancavano i repubblicani europei che dicevano e facevano sostanzialmente le stesse cose, in modo più elegante e soffice.
    Il repubblicanesimo nazionaleuropeo e sociale ha ben altre prospettive.
    Anch' esse saranno rese note con un documento.
    Lucio Sergio Catilina

  3. #3
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Citazione Originariamente Scritto da Catilina
    Personalmente non sono interessato a fare del repubblicanesimo la versione light del berlusconismo e del leghismo.
    Spero tanto che il berlusconismo-leghismo light non sia l' approdo del MRE.
    Condivido pienamente.
    L'unica alternativa per me accettabile alla confluenza (a condizioni dignitose) in una qualche forma di "Partito Democratico" è che noi si diventi la versione hard della sinistra-sinistra, recuperando il repubblicanesimo delle origini, quello dei ceti acculturati e laboriosi (non necessariamente "medi" e "produttivi") di tipo centroeuropeo-protestante: Dio, Popolo, Interpretazione e Progresso.

  4. #4
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    Predefinito Quoto

    Citazione Originariamente Scritto da LUCIO
    Condivido pienamente.
    L'unica alternativa per me accettabile alla confluenza (a condizioni dignitose) in una qualche forma di "Partito Democratico" è che noi si diventi la versione hard della sinistra-sinistra, recuperando il repubblicanesimo delle origini, quello dei ceti acculturati e laboriosi (non necessariamente "medi" e "produttivi") di tipo centroeuropeo-protestante: Dio, Popolo, Interpretazione e Progresso.


    Grande Lucio - Fratello in Mazzini!
    Ciceruacchio

  5. #5
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    Predefinito l'MRE - QUESTI MISCONOSCIUTI!!!

    Citazione Originariamente Scritto da Catilina
    Personalmente non sono interessato a fare del repubblicanesimo la versione light del berlusconismo e del leghismo.
    Spero tanto che il berlusconismo-leghismo light non sia l' approdo del MRE.
    Poi non si capisce per quale motivo l' elettorato dovrebbe scegliere l' imitazione e non l ' originale. Se finora hanno votato Berlusconi e Bossi non è certo perchè mancavano i repubblicani europei che dicevano e facevano sostanzialmente le stesse cose, in modo più elegante e soffice.
    Il repubblicanesimo nazionaleuropeo e sociale ha ben altre prospettive.
    Anch' esse saranno rese note con un documento.

    L'MRE purtroppo è ancora MISCONOSCIUTO!!!

    "Nemo profeta in Patria?"
    Ciceruacchio

  6. #6
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    Predefinito

    Il dopo tangentopoli prima e la scissione fra PRI ed MRE dopo hanno visto emergere all’interno dell’area repubblicana una serie di anime diverse, anime che convivevano precedentemente nel nome di una storia comunemente accettata ed in un quadro politico ancora caratterizzato da una forte presenza di movimenti politici ideologizzati. Il tentativo di semplificazione del quadro politico attuato tramite il referendum maggioritario, la disgregazione della DC, la trasformazione del PCI in forza riformatrice, la scomparsa del PSI e la nascita di Forza Italia quale formazione politica pseudo liberale hanno comportato la migrazione di molti repubblicani verso lidi sia di centro destra che di centro sinistra. Quanto accaduto richiede una riflessione profonda, che va’ al di la’ delle scelte mercenarie di Giorgio La Malfa, una riflessione che deve analizzare il significato della presenza di una forza quale quella repubblicana nell’Italia di oggi. E’ indubbio che la societa’ Italiana e la situazione internazionale hanno subito cambiamenti profondi negli ultimi 15 anni, con una accelerazione particolare nell’ultimo decennio. Tralascio i cambiamenti epocali degli equilibri internazionali, vedi la caduta del muro di Berlino, la quasi scomparsa del blocco dell’Unione Sovietica come controparte al potere degli USA, la questione araba, per soffermarmi sui cambiamenti della nostra societa’, cambiamenti la cui interpretazione e rappresentazione costituisce l’unica strada per dare corpo ad un movimento politico attivo.
    Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una riduzione significativa della presenza della grande industria in Italia, riduzione da inquadrarsi nel fenomeno del passaggio da una economia delle nazioni ad una economia della globalizzazione, passaggio che ha comportato una crisi profonda della rappresentanza sindacale nonche’ una crisi dello stato sociale ed assistenzialista.
    Di fatto il tessuto economico risulta ora composto o da grandi societa’ transnazionali o da piccoli attori, unici due soggetti in grado di competere nel mercato globalizzato. Il saggista K. Omahe scrive nel suo libro LA FINE DELLO STATO NAZIONE – L’EMERGERE DELLE ECONOMIE REGIONALI “Oggi, nel mondo industrializzato cosi’ come quello in via di sviluppo, l’unita’ di business naturale per attingere all’economia globale e produrre ricchezza e’ la regione, non la nazione”. Dunque chi vuol rappresentare politicamente parte della societa’ italiana deve oggi confrontarsi con questa realta’, cosi’ come hanno fatto in modi e tempi diversi la Lega e Forza Italia. La Lega, adottando una politica populista, e’ riuscita a rappresentare le paure di un ceto medio produttivo del nord, recuperando e valorizzando gli elementi utili a rafforzare l’identita’ etnoculturale delle regioni del nord-est, mettendo in luce una sorta di “carattere nazionale” delle loro popolazioni evidenziando una serie di tratti distintivi fondati su luoghi comuni e stereotipi, denunciando la condizione di “colonie interne” delle regioni settentrionali costrette a subire condizioni economiche svantaggiose imposte dal governo centrale. Tutto cio’ condito da un antimeridionalismo basato sulla valutazione dei comportamenti assistenzialisti e su un anticentralismo basato su una valutazione di sprechi e sperperi.
    Altresi’ Forza Italia e’ andata ad occupare lo spazio lasciato libero dalla DC, insistendo su una politica di salvaguardia della ricchezza individuale e sulla diminuizione della presenza di uno stato centralista, basata fondamentalmente su un sistema fiscale oppressivo ed iniquo. La saldatura fra Lega e Forza Italia ha cosi’ prodotto un conglomerato politico in cui si sono riconosciute le classi medie e produttive del Nord.
    Vediamo ora di capire cosa era il repubblicanesimo, che cosa ha provocato la crisi di rappresentativita’ e se esiste oggi ancora un ruolo per i repubblicani.
    Come dicevo all’inizio i repubblicani avevamo anime diverse ma hanno comunque rappresentato in Italia un movimento politico non ideologico, con un forte senso dello stato e delle istituzioni, con una forte volonta’ europeista e federalista (Mazzini e Cattaneo), con un approccio fortemente laico alla politica, con una dottrina economica liberale ma attenta alle classi deboli. Quanto sopra scritto mi porta a dire che i repubblicani hanno rappresentato tutto cio’ che oggi il centro sinistra vuole essere. Ma evidentemente la questione e’ piu’ complessa.
    La transizione delle forze marxiste verso il governo, auspicata ed attuata grazie al PRI, si e’ inquadrata in una lunga fase di trasformazione del panorama politico italiano, panorama caratterizzato per lungo tempo dalla presenza del piu’ grande partito marxista occidentale cosi’ come dalla centralita’ del piu’ grande partito cattolico.
    Questa fase non e’ ancora terminata e sta’ ancora producendo spaccature profonde all’interno del centro sinistra. I vari tentativi di formazione di movimenti e raggruppamenti (Ulivo, Unione, Alleanza Democratica, i Democratici, etc) si sono via via scontrati con le pesanti zavorre delle forze politiche maggiori, vale a dire DS e Margherita, entrambi tesi a governare cambiamenti, tensioni interne, defezioni, ed altrettanto poco attenti a quelle forze laiche, quali quella repubblicana, portatrici delle vere radici di una forza politica liberale, europeista, laica e riformatrice. Paradossalmente man mano che ci si avvicina all’obiettivo del Partito Democratico, viene meno il ruolo dei repubblicani, sia per volonta’ dei predetti partiti sia per il venir meno dei motivi stessi di esistenza di una forza come la nostra.
    Ma a questo punto torna con forza la questione settentrionale, questione analizzata nei paragrafi precedenti, e torna con forza perche’ DS e Margherita hanno ampiamente dimostrato di non saper interpretare le esigenze della societa’ del nord, ancorandosi a comportamenti e giudizi non piu’ rispondenti al nuovo sentire della borghesia produttiva delle regioni settentrionali. Basti vedere le folli enunciazioni in campagna elettorale sulla tassazione di patrimoni, risparmi e case.
    Ed e’ nel solco di questa mancata rappresentanza che, a mio parere, puo’ reinnestarsi un ruolo per i repubblicani, vedendoli tornare protagonisti ed attori di una politica illuminata, attenta alla gestione oculata delle risorse pubbliche, rispettosa della ricchezza generata dalle classi produttive del nord, propositiva di politiche fiscali giuste ma non punitive, fautrice di riforme federaliste che ridiano efficienza ed efficacia ai governi locali, innovativa sui temi della macchina statale e della burocrazia, capace di creare solidarieta’ non assistenziale, di svillupare politiche per il lavoro ai giovani, per la ricerca tesa al mondo produttivo , per una scuola selettiva ma non settaria, attuatrice di una politica laica che meglio definisca i ruoli di stato e chiesa nel rispetto reciproco ma con chiari distinguo. In sostanza dobbiamo riappropriarci di una serie di temi lasciati purtroppo a Lega e Forza Italia, pulendoli da tutte le componenti populiste e settarie, ridandogli quella dignita’ che solo noi repubblicani, con la nostra storia, possiamo rappresentare. Devo ammettere che questa mia nota e’ stata soprattutto incentrata sulle problematiche del nord, non perche’ la questione meridionale non sia importante, ma perche’ ad essa va dedicato uno sforzo di analisi specifico, in particolare per quanto riguarda la malavita organizzata e gli intrecci che essa ha con la finanza pubblica. La solidarieta’ del nord non deve infatti mancare in una politica per il meridione, ma deve essere finalizzata ad interventi che mettano in moto fenomeni economici e non per pagare forestali sottooccupati o per opere faraoniche fonti solo di tangenti e malaffare. Dunque chiudo queste pagine con una considerazione: siamo e saremo repubblicani ora ed in un eventuale Partito Democratico, ma vogliamo che siano repubblicani soprattutto coloro che si aspettano da noi quelle idee di salvaguardia di una ricchezza nata dal lavoro, di sviluppo di una economia tesa a confrontarsi con un mercato globale, di solidarieta’ verso le classi deboli, di contributo fiscale equo e non punitivo, di generazione di lavoro e tutele per il lavoro dei giovani, di salvaguardia di uno stato sociale che ha consentito all’Italia quella qualita’ di vita che molti ci invidiano. Idee dunque prima delle bandiere e degli slogan.

    Enrico Tupone
    Coordinatore regionale
    Movimento Repubblicani Europei
    21 Giugno 2006
    Il contributo di Tupone è molto interessante e largamente condivisibile.
    Un'analisi precisa, ben ritagliata sul settentrione, e per questo è giusto il continuo riferimento a Lega e Forza Italia, poiché se vogliamo leggere e intercettare i mutamenti del nostro Paese, non possiamo sottacere i cambiamenti sociali e le esigenze ideali e concrete che nascono in quel territorio. A me pare che Tupone l'abbia fatto con molta oggettività, recuperando al bagaglio repubblicano tutto ciò che c'è di riconducibile.

    Idee dunque prima delle bandiere e degli slogan.
    Riprendo questa chiosa, solo per dire che le idee devono viaggiare insieme alle bandiere. Credo che la forza dell'afflato unitario che può rinascere tra di noi tragga molta linfa da un sentimento di appartenenza comune che molti vogliono ancora recuperare. Le idee (e il contributo di Tupone è un validissimo aiuto in questo senso), devono innaffiare questa spinta, corroborarla e guidarla.
    Il tutto di pari passo. Se anteponiamo le idee senza mettere in cantiere un progetto comune, torneremo a dividerci, spaccando il capello in quattro.

  7. #7
    Quin igitur expergiscimini?
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena
    Il contributo di Tupone è molto interessante e largamente condivisibile.
    Mi maraviglio della convergenza di Arsena sulla linea Tupone, nella misura in cui sostanzialmente la linea Tupone è la linea Sbarbati, come tutti ben sanno.
    Allora perchè Arsena per mesi e mesi critica su questo forum la Sbarbati, se poi- quando si arriva al dunque- trattandosi di scegliere tra un repubblicanesimo liberaliberista ed un repubblicanesimo mazziniano, egli si riallinea prontamente?
    Allora perchè si indigna della vicenda Ciro Falanga, dato che la linea Tupone è incardinata proprio su questo tipo di aspettative, ossia sulle "confluenze" nel MRE di elettori ed esponenti di Forza Italia e Lega Nord?
    Per quel che mi riguarda, le mie riserve le ho espresse nel primo messaggio.
    Aggiungo che la linea Tupone, a mio avviso, colloca MRE all' estrema destra dell' Unione, facendo proprie le istanze della Lega Nord e di Forza Italia al fine di "intercettarne" i voti e presupponendo che l' elettorato leghista e forzista sia disponibile a votare MRE perchè è più raffinato e più bello di Bossi e Berlusconi...
    Che in casa repubblicana si dia credito all' analisi secondo cui le Nazioni non esistono più, ma esistono solo le Regioni, infine, è per me un' altra cosa veramente sconcertante.
    Lucio Sergio Catilina

  8. #8
    repubblicano nella sinistra
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    Citazione Originariamente Scritto da Catilina
    .
    Aggiungo che la linea Tupone, a mio avviso, colloca MRE all' estrema destra dell' Unione, facendo proprie le istanze della Lega Nord e di Forza Italia al fine di "intercettarne" i voti e presupponendo che l' elettorato leghista e forzista sia disponibile a votare MRE perchè è più raffinato e più bello di Bossi e Berlusconi...
    .
    Catilina oltre ad essermi molto simpatico, riesce ad inserire ( fra una esagerazione e un altra) delle intuizioni totalmente condivisibili.

    A mio avviso ci sono tre possibili trasmigrazioni dal centro destra al centro sinsitra:
    - la prima . persone che in buona fede hanno creduto alle promesse bananiere
    ora alla prova dei fatti capiscono che il liberismo selvaggio, il servilismo filo bush, lo scompagninamento della magistratura e delle istituzioni non solo non hanno dato i risultati promessi , ma hanno peggiorato la situazione, ora comprendono meglio le proposte del CS e vi si avvicinano . Porte spalancate ovviamente e magari scegliessero i repubblicani nella sinistra come approdo definitivo. Purchè di evoluzione culturale netta e vera si tratti ( la parola conversione non mi piace)

    -ci sono poi coloro che non avendo fatto carriera presso il casino delle libertà,
    ci prova da noi; sulla risposta spero siamo tutti d' accordo.

    - c'è poi la categoria che descrive Catilina, persone , per lo più in buona fede che continuando a pensarla come prima non sopportano l' ambiente immorale e affarisitico del CD e pensano di trasferirirsi nel CS continuand a pensarla come prima , perchè come dice Catilina è più raffinato e più bello. E mi verrebbe da dire cercano di convincere lo stesso CS a mettere in piedi una sorta di belusconismo dal volto umano.
    E' chiaro che forse l' Unione avrà bisogno anche di costoro ( Mastella ci sta apposta, e forse non solo lui) , ma il mio disegno non è il loro , anzi li considero dei contraddittori interni al CS nè più nè meno che l' ala movimentista di rifondazione
    Temo che qualche amico dell' attuale PRI ( non tutti fortunamente) pensi di venire qui a fare quel mestiere.

  9. #9
    laico progressista
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    Citazione Originariamente Scritto da Catilina
    Mi maraviglio della convergenza di Arsena sulla linea Tupone, nella misura in cui sostanzialmente la linea Tupone è la linea Sbarbati, come tutti ben sanno.
    Allora perchè Arsena per mesi e mesi critica su questo forum la Sbarbati, se poi- quando si arriva al dunque- trattandosi di scegliere tra un repubblicanesimo liberaliberista ed un repubblicanesimo mazziniano, egli si riallinea prontamente?
    Allora perchè si indigna della vicenda Ciro Falanga, dato che la linea Tupone è incardinata proprio su questo tipo di aspettative, ossia sulle "confluenze" nel MRE di elettori ed esponenti di Forza Italia e Lega Nord?
    Trovo l'invettiva di Catilina un po' scomposta, diciamo dalla mira imprecisa.
    Non so e poco mi interessa se Tupone sia o meno uno "sbarbatiano". Primo perché vorrei poter giudicare le persone a prescindere se siano pro o contro qualcuno, ma piuttosto in base a ciò che sono, pensano o rappresentano; secondo perché la mia posizione non è aprioristicamente anti-Sbarbati, ma si è trovata più volte a cozzare contro la politica del segretario per questioni di merito (credo anche ragionevolmente), e non personali o pregiudiziali; terzo, perché leggendo il contenuto di quanto scrive Tupone, non ci vedo nulla di "sbarbatiano".
    A questo proposito, vorrei soffermarmi un secondo a capire cosa sia, questa politica "sbarbatiana". Una politica che si è celata all'ombra di Prodi e dei Ds. Con una forte venatura "donnista", una giusta difesa dello Stato unitario e della sua Costituzione, e un sostanziale abbassamento della guardia rispetto ai temi della laicità.
    Non ho altri elementi per definirla. Certamente un po' poco per sbilanciarci a dire cosa essa abbia rappresentato per il mondo repubblicano.

    Citazione Originariamente Scritto da Catilina
    Per quel che mi riguarda, le mie riserve le ho espresse nel primo messaggio.
    Aggiungo che la linea Tupone, a mio avviso, colloca MRE all' estrema destra dell' Unione, facendo proprie le istanze della Lega Nord e di Forza Italia al fine di "intercettarne" i voti e presupponendo che l' elettorato leghista e forzista sia disponibile a votare MRE perchè è più raffinato e più bello di Bossi e Berlusconi...
    Che in casa repubblicana si dia credito all' analisi secondo cui le Nazioni non esistono più, ma esistono solo le Regioni, infine, è per me un' altra cosa veramente sconcertante.
    Veniamo dunque al merito di quanto scrive Enrico Tupone.
    Citazione Originariamente Scritto da Tupone
    [B]
    Il dopo tangentopoli prima e la scissione fra PRI ed MRE dopo hanno visto emergere all’interno dell’area repubblicana una serie di anime diverse, anime che convivevano precedentemente nel nome di una storia comunemente accettata ed in un quadro politico ancora caratterizzato da una forte presenza di movimenti politici ideologizzati. Il tentativo di semplificazione del quadro politico attuato tramite il referendum maggioritario, la disgregazione della DC, la trasformazione del PCI in forza riformatrice, la scomparsa del PSI e la nascita di Forza Italia quale formazione politica pseudo liberale hanno comportato la migrazione di molti repubblicani verso lidi sia di centro destra che di centro sinistra. Quanto accaduto richiede una riflessione profonda, che va’ al di la’ delle scelte mercenarie di Giorgio La Malfa, una riflessione che deve analizzare il significato della presenza di una forza quale quella repubblicana nell’Italia di oggi. E’ indubbio che la societa’ Italiana e la situazione internazionale hanno subito cambiamenti profondi negli ultimi 15 anni, con una accelerazione particolare nell’ultimo decennio. Tralascio i cambiamenti epocali degli equilibri internazionali, vedi la caduta del muro di Berlino, la quasi scomparsa del blocco dell’Unione Sovietica come controparte al potere degli USA, la questione araba, per soffermarmi sui cambiamenti della nostra societa’, cambiamenti la cui interpretazione e rappresentazione costituisce l’unica strada per dare corpo ad un movimento politico attivo.
    Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una riduzione significativa della presenza della grande industria in Italia, riduzione da inquadrarsi nel fenomeno del passaggio da una economia delle nazioni ad una economia della globalizzazione, passaggio che ha comportato una crisi profonda della rappresentanza sindacale nonche’ una crisi dello stato sociale ed assistenzialista.
    Di fatto il tessuto economico risulta ora composto o da grandi societa’ transnazionali o da piccoli attori, unici due soggetti in grado di competere nel mercato globalizzato. Il saggista K. Omahe scrive nel suo libro LA FINE DELLO STATO NAZIONE – L’EMERGERE DELLE ECONOMIE REGIONALI “Oggi, nel mondo industrializzato cosi’ come quello in via di sviluppo, l’unita’ di business naturale per attingere all’economia globale e produrre ricchezza e’ la regione, non la nazione”. Dunque chi vuol rappresentare politicamente parte della societa’ italiana deve oggi confrontarsi con questa realta’, cosi’ come hanno fatto in modi e tempi diversi la Lega e Forza Italia. La Lega, adottando una politica populista, e’ riuscita a rappresentare le paure di un ceto medio produttivo del nord, recuperando e valorizzando gli elementi utili a rafforzare l’identita’ etnoculturale delle regioni del nord-est, mettendo in luce una sorta di “carattere nazionale” delle loro popolazioni evidenziando una serie di tratti distintivi fondati su luoghi comuni e stereotipi, denunciando la condizione di “colonie interne” delle regioni settentrionali costrette a subire condizioni economiche svantaggiose imposte dal governo centrale. Tutto cio’ condito da un antimeridionalismo basato sulla valutazione dei comportamenti assistenzialisti e su un anticentralismo basato su una valutazione di sprechi e sperperi.
    Altresi’ Forza Italia e’ andata ad occupare lo spazio lasciato libero dalla DC, insistendo su una politica di salvaguardia della ricchezza individuale e sulla diminuizione della presenza di uno stato centralista, basata fondamentalmente su un sistema fiscale oppressivo ed iniquo. La saldatura fra Lega e Forza Italia ha cosi’ prodotto un conglomerato politico in cui si sono riconosciute le classi medie e produttive del Nord.
    Vediamo ora di capire cosa era il repubblicanesimo, che cosa ha provocato la crisi di rappresentativita’ e se esiste oggi ancora un ruolo per i repubblicani.
    Come dicevo all’inizio i repubblicani avevamo anime diverse ma hanno comunque rappresentato in Italia un movimento politico non ideologico, con un forte senso dello stato e delle istituzioni, con una forte volonta’ europeista e federalista (Mazzini e Cattaneo), con un approccio fortemente laico alla politica, con una dottrina economica liberale ma attenta alle classi deboli. Quanto sopra scritto mi porta a dire che i repubblicani hanno rappresentato tutto cio’ che oggi il centro sinistra vuole essere. Ma evidentemente la questione e’ piu’ complessa.
    La transizione delle forze marxiste verso il governo, auspicata ed attuata grazie al PRI, si e’ inquadrata in una lunga fase di trasformazione del panorama politico italiano, panorama caratterizzato per lungo tempo dalla presenza del piu’ grande partito marxista occidentale cosi’ come dalla centralita’ del piu’ grande partito cattolico.
    Questa fase non e’ ancora terminata e sta’ ancora producendo spaccature profonde all’interno del centro sinistra. I vari tentativi di formazione di movimenti e raggruppamenti (Ulivo, Unione, Alleanza Democratica, i Democratici, etc) si sono via via scontrati con le pesanti zavorre delle forze politiche maggiori, vale a dire DS e Margherita, entrambi tesi a governare cambiamenti, tensioni interne, defezioni, ed altrettanto poco attenti a quelle forze laiche, quali quella repubblicana, portatrici delle vere radici di una forza politica liberale, europeista, laica e riformatrice. Paradossalmente man mano che ci si avvicina all’obiettivo del Partito Democratico, viene meno il ruolo dei repubblicani, sia per volonta’ dei predetti partiti sia per il venir meno dei motivi stessi di esistenza di una forza come la nostra.
    A me pare che l’analisi che il nostro amico svolge fino a questo punto, e che costituisce la premessa delle sue posizioni, rappresenti una visione non solo lucida e onesta, ma anche un punto di vista che si cala coraggiosamente nella società settentrionale, cogliendone gli aspetti attuali e sforzandosi di comprendere quali siano gli strumenti di cui dispone la cultura repubblicana per darvi risposta.
    Poco importa se per farlo Tupone ha dovuto abbattere qualche tabù e sconfinare garbatamente nel terreno del centrodestra.
    La politica leghista e berlusconiana è anche espressione di istanze regionaliste e individualiste. Ma è soprattutto mancanza del senso dello Stato e delle istituzioni; calpestìo delle regole democratiche e del pluralismo; cultura dell’evasione dal fisco e dalla legge; difesa delle posizioni dominanti e dei monopoli amici nel campo dell’economia; tutela del conflitto d’interessi; smantellamento delle garanzie del diritto e del sistema giudiziario. Il tutto condito da una venatura demagogica e populista che fa leva sugli istinti più bassi dell’elettorato.
    Di tutto questo, che è ciò che rende assolutamente deprecabile e inaccettabile la politica del centrodestra, nella relazione di Tupone non c’è traccia.
    Dunque cosa vieta ad un partito repubblicano di leggere nelle pieghe dei mutamenti sociali, e di capire in che modo sia possibile incarnarli e veicolarli per l’utilità e lo sviluppo del Paese?
    Io credo che questa parte del suo discorso rappresenti un ottimo contributo su cui riflettere e da cui far partire alcune proposte. Eccependo forse, solo sul taglio eccessivamente localistico che gli viene dato.

    Credo che i repubblicani debbano anzitutto riappropriarsi della caratteristica che li ha sempre contraddistinti e che li ha resi una forza politica unica e indispensabile. E cioè la capacità di analizzare i problemi per quello che sono, partendo da un proprio bagaglio politico e culturale di solidi principi democratici, unitari, laici e liberali. Che sono quelli che ci hanno sempre consentito di giudicare i fatti e di trovare soluzioni senza schematismi preconcetti, senza gabbie ideologiche, ma avendo a cuore soltanto il bene del Paese e il progresso della società.
    Noi non abbiamo bisogno di marcare la nostra identità a destra o a sinistra, alla destra di questo o alla sinistra di quest’altro. Questa è un’esigenza di chi ha conti con la storia da saldare, e che cerca affannosamente un’identità attraverso lo specchio di un mero posizionamento politico.
    Noi sappiamo di rappresentare storicamente la sinistra di matrice democratica di questo Paese. Sappiamo di portare sulle spalle una tradizione democratica e civile che non è stata scalfita dalla storia e non necessita di essere messa in discussione. Questo ci ha sempre dato la forza di affrontare temi e problemi senza il rischio di essere etichettati o apostrofati, godendo sempre del massimo ascolto e rispetto anche da parte di chi non la pensava come noi.
    Dobbiamo recuperare questo smalto, che è il vero nocciolo del modo repubblicano di fare politica.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena
    Noi sappiamo di rappresentare storicamente la sinistra di matrice democratica di questo Paese. Sappiamo di portare sulle spalle una tradizione democratica e civile che non è stata scalfita dalla storia e non necessita di essere messa in discussione. Questo ci ha sempre dato la forza di affrontare temi e problemi senza il rischio di essere etichettati o apostrofati, godendo sempre del massimo ascolto e rispetto anche da parte di chi non la pensava come noi.
    Dobbiamo recuperare questo smalto, che è il vero nocciolo del modo repubblicano di fare politica.
    A mo'.
    Dunque, quale sarebbe il nocciolo del modo repubblicano di fare politica?

    Credo che tu pensi ad un modo moderato ed indipendete (terzopolista?) genericamente liberaldemocratico.

    Non so se mi identificherei in questo. Preferirei un atteggiamento schiettamente progressista, aperto ad idee di cittadinanza universale, per esempio, fortemente vocato alla partecipazione attiva e costante di tutti i Cittadini alla cosa pubblica, animato da autentici principii di solidarietà.

    Trovo che noi dovremmo partecipare spesso e a tutti i livelli ai pubblici dibattiti di Rifondazione e dei Comunisti Italiani (gli ultimi rimasti ad avere ancora la cultura del pubblico dibattito): certamente avremmo idee differenti, ma impareremmo da loro la capacità di analisi e loro imparerebbero ad apprezzare la nostra indipendenza di giudizio.

 

 
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