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Il dopo tangentopoli prima e la scissione fra PRI ed MRE dopo hanno visto emergere all’interno dell’area repubblicana una serie di anime diverse, anime che convivevano precedentemente nel nome di una storia comunemente accettata ed in un quadro politico ancora caratterizzato da una forte presenza di movimenti politici ideologizzati. Il tentativo di semplificazione del quadro politico attuato tramite il referendum maggioritario, la disgregazione della DC, la trasformazione del PCI in forza riformatrice, la scomparsa del PSI e la nascita di Forza Italia quale formazione politica pseudo liberale hanno comportato la migrazione di molti repubblicani verso lidi sia di centro destra che di centro sinistra. Quanto accaduto richiede una riflessione profonda, che va’ al di la’ delle scelte mercenarie di Giorgio La Malfa, una riflessione che deve analizzare il significato della presenza di una forza quale quella repubblicana nell’Italia di oggi. E’ indubbio che la societa’ Italiana e la situazione internazionale hanno subito cambiamenti profondi negli ultimi 15 anni, con una accelerazione particolare nell’ultimo decennio. Tralascio i cambiamenti epocali degli equilibri internazionali, vedi la caduta del muro di Berlino, la quasi scomparsa del blocco dell’Unione Sovietica come controparte al potere degli USA, la questione araba, per soffermarmi sui cambiamenti della nostra societa’, cambiamenti la cui interpretazione e rappresentazione costituisce l’unica strada per dare corpo ad un movimento politico attivo.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una riduzione significativa della presenza della grande industria in Italia, riduzione da inquadrarsi nel fenomeno del passaggio da una economia delle nazioni ad una economia della globalizzazione, passaggio che ha comportato una crisi profonda della rappresentanza sindacale nonche’ una crisi dello stato sociale ed assistenzialista.
Di fatto il tessuto economico risulta ora composto o da grandi societa’ transnazionali o da piccoli attori, unici due soggetti in grado di competere nel mercato globalizzato. Il saggista K. Omahe scrive nel suo libro LA FINE DELLO STATO NAZIONE – L’EMERGERE DELLE ECONOMIE REGIONALI “Oggi, nel mondo industrializzato cosi’ come quello in via di sviluppo, l’unita’ di business naturale per attingere all’economia globale e produrre ricchezza e’ la regione, non la nazione”. Dunque chi vuol rappresentare politicamente parte della societa’ italiana deve oggi confrontarsi con questa realta’, cosi’ come hanno fatto in modi e tempi diversi la Lega e Forza Italia. La Lega, adottando una politica populista, e’ riuscita a rappresentare le paure di un ceto medio produttivo del nord, recuperando e valorizzando gli elementi utili a rafforzare l’identita’ etnoculturale delle regioni del nord-est, mettendo in luce una sorta di “carattere nazionale” delle loro popolazioni evidenziando una serie di tratti distintivi fondati su luoghi comuni e stereotipi, denunciando la condizione di “colonie interne” delle regioni settentrionali costrette a subire condizioni economiche svantaggiose imposte dal governo centrale. Tutto cio’ condito da un antimeridionalismo basato sulla valutazione dei comportamenti assistenzialisti e su un anticentralismo basato su una valutazione di sprechi e sperperi.
Altresi’ Forza Italia e’ andata ad occupare lo spazio lasciato libero dalla DC, insistendo su una politica di salvaguardia della ricchezza individuale e sulla diminuizione della presenza di uno stato centralista, basata fondamentalmente su un sistema fiscale oppressivo ed iniquo. La saldatura fra Lega e Forza Italia ha cosi’ prodotto un conglomerato politico in cui si sono riconosciute le classi medie e produttive del Nord.
Vediamo ora di capire cosa era il repubblicanesimo, che cosa ha provocato la crisi di rappresentativita’ e se esiste oggi ancora un ruolo per i repubblicani.
Come dicevo all’inizio i repubblicani avevamo anime diverse ma hanno comunque rappresentato in Italia un movimento politico non ideologico, con un forte senso dello stato e delle istituzioni, con una forte volonta’ europeista e federalista (Mazzini e Cattaneo), con un approccio fortemente laico alla politica, con una dottrina economica liberale ma attenta alle classi deboli. Quanto sopra scritto mi porta a dire che i repubblicani hanno rappresentato tutto cio’ che oggi il centro sinistra vuole essere. Ma evidentemente la questione e’ piu’ complessa.
La transizione delle forze marxiste verso il governo, auspicata ed attuata grazie al PRI, si e’ inquadrata in una lunga fase di trasformazione del panorama politico italiano, panorama caratterizzato per lungo tempo dalla presenza del piu’ grande partito marxista occidentale cosi’ come dalla centralita’ del piu’ grande partito cattolico.
Questa fase non e’ ancora terminata e sta’ ancora producendo spaccature profonde all’interno del centro sinistra. I vari tentativi di formazione di movimenti e raggruppamenti (Ulivo, Unione, Alleanza Democratica, i Democratici, etc) si sono via via scontrati con le pesanti zavorre delle forze politiche maggiori, vale a dire DS e Margherita, entrambi tesi a governare cambiamenti, tensioni interne, defezioni, ed altrettanto poco attenti a quelle forze laiche, quali quella repubblicana, portatrici delle vere radici di una forza politica liberale, europeista, laica e riformatrice. Paradossalmente man mano che ci si avvicina all’obiettivo del Partito Democratico, viene meno il ruolo dei repubblicani, sia per volonta’ dei predetti partiti sia per il venir meno dei motivi stessi di esistenza di una forza come la nostra.
Ma a questo punto torna con forza la questione settentrionale, questione analizzata nei paragrafi precedenti, e torna con forza perche’ DS e Margherita hanno ampiamente dimostrato di non saper interpretare le esigenze della societa’ del nord, ancorandosi a comportamenti e giudizi non piu’ rispondenti al nuovo sentire della borghesia produttiva delle regioni settentrionali. Basti vedere le folli enunciazioni in campagna elettorale sulla tassazione di patrimoni, risparmi e case.
Ed e’ nel solco di questa mancata rappresentanza che, a mio parere, puo’ reinnestarsi un ruolo per i repubblicani, vedendoli tornare protagonisti ed attori di una politica illuminata, attenta alla gestione oculata delle risorse pubbliche, rispettosa della ricchezza generata dalle classi produttive del nord, propositiva di politiche fiscali giuste ma non punitive, fautrice di riforme federaliste che ridiano efficienza ed efficacia ai governi locali, innovativa sui temi della macchina statale e della burocrazia, capace di creare solidarieta’ non assistenziale, di svillupare politiche per il lavoro ai giovani, per la ricerca tesa al mondo produttivo , per una scuola selettiva ma non settaria, attuatrice di una politica laica che meglio definisca i ruoli di stato e chiesa nel rispetto reciproco ma con chiari distinguo. In sostanza dobbiamo riappropriarci di una serie di temi lasciati purtroppo a Lega e Forza Italia, pulendoli da tutte le componenti populiste e settarie, ridandogli quella dignita’ che solo noi repubblicani, con la nostra storia, possiamo rappresentare. Devo ammettere che questa mia nota e’ stata soprattutto incentrata sulle problematiche del nord, non perche’ la questione meridionale non sia importante, ma perche’ ad essa va dedicato uno sforzo di analisi specifico, in particolare per quanto riguarda la malavita organizzata e gli intrecci che essa ha con la finanza pubblica. La solidarieta’ del nord non deve infatti mancare in una politica per il meridione, ma deve essere finalizzata ad interventi che mettano in moto fenomeni economici e non per pagare forestali sottooccupati o per opere faraoniche fonti solo di tangenti e malaffare. Dunque chiudo queste pagine con una considerazione: siamo e saremo repubblicani ora ed in un eventuale Partito Democratico, ma vogliamo che siano repubblicani soprattutto coloro che si aspettano da noi quelle idee di salvaguardia di una ricchezza nata dal lavoro, di sviluppo di una economia tesa a confrontarsi con un mercato globale, di solidarieta’ verso le classi deboli, di contributo fiscale equo e non punitivo, di generazione di lavoro e tutele per il lavoro dei giovani, di salvaguardia di uno stato sociale che ha consentito all’Italia quella qualita’ di vita che molti ci invidiano. Idee dunque prima delle bandiere e degli slogan.
Enrico Tupone
Coordinatore regionale
Movimento Repubblicani Europei 21 Giugno 2006




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