L’asse israelo americano porta a fondo l’Europa
GLi allogeni non sono alle porte:
sono già da tempo fra di noi
I lettori mi scuseranno se cito spesso un editorialista del Corriere del Ticino specialista, si fa per dire , di politica estera. Non ne farò il nome questa volta proprio per evitare ostilità personali che non esistono. Solo che nella sua visione politica a dir poco manichea sintetizza in modo esemplare tutte le castronerie che l’establishment luganese filo americano ( l’inglese è d’obbligo) vuole imporre all’opinione pubblica attraverso il suo benemerito giornale.
Il nostro ce la mette tutta, fino al ridicolo: lo chiameremo Alì il comico, come il famoso ministro portavoce di Saddam, che aveva i marines ormai in cucina e annunciava ai poveri iracheni la vittoria ormai decisiva del rais nella madre di tutte le guerre.
Anche l’Alì il comico del Corriere sogna di piantare dovunque la sua bandiera a stelle e strisce. Purtroppo per lui e per il Corriere del Ticino dopo l’11 settembre e il grido sgorgato dal cuore ( il loro ovviamente, non generalizziamo) del “siamo tutti americani” , le cose per gli yankees nostrani sono invece andate tutte di traverso.
Questa meravigliosa america di Bush, esempio insuperato di bontà e democrazia , ha fatto cose turche. Ha violato tutte le leggi internazionali: invaso, rapito, incarcerato, torturato , assassinato, rubato, mentito spudoratamente e continuamente. In nome della libertà e della democrazia. Ha salutato con abbracci i peggiori tiranni purchè alleati e promette morte al leader iraniano che è stato eletto più democraticamente di Bush, vuol far morire di fame i palestinesi poiché hanno eletto democraticamente i capi di Hamas che Israele vuole morti ( con omicidi mirati, un sospetto e 10 poveri cristi, mica si può sempre mirare bene quando si combatte il “terrorismo”) vuole spazzar via la Bielorussia perché troppo amica di Putin e fra non molto vorrà spazzar via anche Putin.
Il nostro Alì il comico ce l’ha messa tutta a seguire Bush. Ha applaudito tre anni fa la grande vittoria su Saddam che poneva fine alla guerra in Iraq e si indigna oggi per i “terroristi” che continuano a combattere a far secchi marines che sono là per portare pace e benessere, come a Falluja e a Rahmadi, con il modesto ausilio di qualche bomba al fosforo e bombardamenti “intelligenti” a tappeto. In un impeto di entusiasmo ha salutato dopo le elezioni irachene di puro stile democratico USA ( un voto, una bomba) la “primavera della democrazia in Medio Oriente. Una primavera appena un po’ in anticipo, come la vittoria finale di 4 anni fa.
Purtroppo Alì il comico non ne imbrocca mezza e non basta negare l’evidenza ( la resistenza popolare di massa irachena, migliaia di morti e rovine senza cedimento da anni sotto un feroce esercito di occupazione, per esempio) per essere efficaci. Occorre almeno essere vagamente credibili, se no si scrivono barzellette, non informazioni.
Ma c’è di peggio. Il nostro Alì rischia di scivolare nel politicamente scorretto.
Sentite questo e commentate. E’ un estratto di Alì del CdT di qualche tempo fa.
“a civiltà occidentale si troverà a fronteggiare una minaccia simile a quella delle invasioni barbariche che distrussero l’Impero romano. …E’ una proiezione fatta con dati alla mano e piedi per terra elaborata dal contrammiraglio Chris Parry, al quale il ministero della Difesa britannico ha assegnato l’incarico di individuare quali saranno, di qui a qualche decennio, le maggiori sfide per la sicurezza interna e internazionale. Parry dirige un apposito centro di studi situato a Shrivenham, nel Wiltshire, dove lavorano oltre cinquanta esperti di strategie del futuro. Un centro documentato e rigoroso nelle sue analisi e quindi distante da ogni ricerca di sensazionalismo. È per questo che, esponendo pochi giorni fa il risultato dei suoi studi al Royal United Services Institute di Londra, il contrammiraglio è stato preso con la dovuta serietà ed ha generato nel pubblico non poche preoccupazioni. Ecco che cosa dice in sostanza il rapporto.
L’Europa corre il rischio di trovarsi invasa da un crescente numero di immigrati il cui senso di appartenenza ai Paesi ospitanti sarà pressoché nulla. Parry usa la definizione di «colonizzazione inversa». Si tratterà sempre più, come già in parte avviene, di gruppi di immigrati tali da formare nuclei isolati che rimarranno in contatto con i loro Paesi d’origine o via Internet o facendo frequenti puntate di soggiorno grazie ai voli a basso costo. La conseguenza: il concetto di assimilazione sarà da considerarsi superato.
A ripercuotersi sulla sicurezza internazionale saranno anche le conseguenze di altri fenomeni: la distruzione ambientale, il boom demografico, l’avanzamento della tecnologia e il fondamentalismo islamico. Parry invita in particolare a non sottovalutare le migrazioni di massa che potrebbero scatenare i disastri naturali nel Terzo Mondo, una diaspora che il mondo occidentale può per ora solamente intravedere. Vittime di inondazioni e carestie sono destinate ad essere le zone più a rischio come la parte settentrionale dell’Africa, la maggior parte del Medio Oriente e dell’Asia centrale e la striscia geografica che si estende dal Nepal all’Indonesia e alla Cina.
Parry fissa poi tra il 2012 e il 2018 il periodo in cui è prevedibile uno sfascio dell’attuale struttura del potere globale, in cui Paesi come Cina, India,Brasile e Iran sfideranno gli Stati Uniti nel loro ruolo di unica superpotenza. Contemporaneamente si svilupperanno a vista d’occhio «attività irregolari» come terrorismo, crimine organizzato e associazioni di mercenari, tali da rappresentare un concentrato di fuorilegge e i cui effetti saranno ingigantiti da frontiere sempre più «porose» e dall’indebolimento dei controlli governativi.
Secondo i calcoli del rapporto, la popolazione mondiale toccherà gli 8 miliardi e mezzo nel 2035, in confronto agli attuali 6 miliardi e mezzo. Di tale popolazione un 68 per cento vivrà nelle aree urbane, con la conseguenza che gigantesche metropoli diventeranno ingovernabili. Nel tentativo di controllare la crescita demografica, alcuni Paesi saranno tentati di adottare la politica cinese di un solo figlio per ogni coppia e tale scelta, insieme alla diffusa preferenza per i figli maschi, potrebbe portare a un rapporto maschi-femmine di 150 a 100. Ciò potrebbe generare a sua volta un’eccedenza di giovani maschi con poche prospettive economiche e nessuna compagnia femminile. Terreno fertilissimo, questo, per il rafforzarsi di bande criminali e il massiccio reclutamento di giovani islamici pronti ad immolarsi per la «Jihad».
I conseguenti spostamenti in massa delle popolazioni suggerisce così a Perry lo scenario da antica Roma. L’Impero romano d’Occidente crollò tra il quarto e quinto secolo d.C. dopo che Ostrogoti,Visigoti, Unni e Vandali ruppero le frontiere e calarono su Roma, rompendo ogni argine, sconvolgendo ogni ordine costituito e mettendo a ferro e fuoco la Città Eterna. Il rapporto suona da avvertimento. Parry non lo menziona apertamente, ma sono i politici a essere chiamati fin d’ora a tenerne concretamente conto.
Un altro fenomeno di cui il rapporto non parla, ma che può risultare altrettanto prevedibile, è il rischio sempre maggiore che l’umanità si rinchiuda entro le sue differenze culturali. Nel delicato passaggio storico successivo all’11 settembre 2001, l’insorgere del terrorismo e del fondamentalismo possono indurre a pensare che le differenze di credo, etnicità e cultura siano barriere invalicabili che ci rendono irrimediabilmente estranei gli agli altri. In questo senso rischia di cadere nel vuoto l’appello ad un’umanità come entità unica lanciato da un saggio del filosofo Kwame Anthony Appiah dal titolo «Cosmopolitanism. Ethics in a world of Strangers» che la casa editrice Norton ha da poco pubblicato negli Stati Uniti. Appiah si ispira alla visione dei filosofi cinici greci, secondo cui ogni uomo è innanzitutto cosmopolita (ovvero cittadino del mondo) e legato da doveri etici in primo luogo verso i propri simili, piuttosto che verso la comunità cui appartiene. Di fronte alla negazione di ogni cosmopolitismo come quella rappresentata da Bin Laden e da Al Qaida la reazione comprensibile dell’Occidente sarà tendenzialmente quella di opporre sempre più le trincee dei propri singoli microcosmi. Perché in ogni uomo si potrebbe nascondere il barbaro.
Avete letto bene. L’avesse scritto Le Pen sarebbe dieci anni fa sarebbe stato qualificato come xenofobia da spazzatura, secondo i dettami politicamente corretti. dell’Europa giudaico-cristiana , colonia dell’Impero finanziario-militare americano. Ma adesso, guarda un po', si correggono da soli. L'immigrazione ( ma in realtà solo quella islamica) comincia a non essere più nei loro interessi. Ecco le invasioni barbariche.
Esaminiamo dunque cosa arriva a scrivere il Corriere del Ticino citando questo acuto generale dell’armata atlantica.
Saremmo secondo lui alla vigilia della caduta dell’impero romano, con Unni e Visigoti alla porte.
Cominciamo con il consigliare all’esimio militare e ai suoi estimatori giornalisti di leggere qualche testo storico. C’è l’eccellente testo di Mazzarino “la caduta dell’Impero romano” che ne analizza brillantemente le cause. Che non sono Unni o Visigoti ma il crollo della potenza militare dovuto alla crisi finanziaria e alla nefasta influenza sulla romanità del cristianesimo che aveva ovviamente una visione antitetica a quella classica. Al punto che molti movimenti cristiani arrivavano a vedere positivamente i barbari, “nostri fratelli” , cui bisognava aprire le frontiere. Questo è il solo punto in comune che si può annotare con le invasioni dei migranti attuali. Il cristianesimo, si veda appunto Mazzarino, aveva peraltro contribuito in modo notevole alla crisi economica per la sua gestione “clientelare” e anti statale degli immensi beni che la Chiesa già andava rapidamente accumulando in quei tempi. Ma il discorso ci porterebbe lontano.
Interessante, come detti, è però qui notare che dopo tanto blaterare sulla necessità di accogliere torme di migranti oggi si sostenga da parte di “politicamente corretti” l’esatto contrario e addirittura si parli di nuovi barbari.
Perché? Perché le comunità sioniste dall’impareggiabile influenza mediatica, dopo aver favorito l’immigrazione terzomondista in funzione antinazionale oggi hanno capito che l’immigrazione distrugge sì i fermenti di riscossa nazionale dei popoli europei annegandoli nel calderone multi razziale, ma crea anche delle entità etniche aliene incontrollabili dai governi centrali.
Improvvisamente i sionisti hanno capito ( ma lo sapevano benissimo, difatti a casa loro praticano una politica razziale e di pesante apartheid verso gli arabi) quel che i nazionalisti dicevano da sempre: che un immigrato regolare si integra perché il suo arrivo è previsto e regolamentato ( permesso di lavoro, visite mediche, previsioni logistiche ecc.) mentre i barconi di migranti sono le avanguardie di trasferimenti di massa. Masse straniere non si integrano anzi creano immensi ghetti: non sono voluti dalle popolazioni autoctone, non sono affatto voluti dall’economia produttiva che al massimo ne utilizza una parte per dumping salariale.
E se non si integrano ecco che si materializza l’incubo dei sionisti: gli islamici. Nel Medio Oriente l’odio per la politica folle, criminale e criminogena di Israele è generale. L’Islam tuttavia non era per molti decenni un pericolo per gli ebrei. Contro Israele si muovevano piuttosto regimi laici: il panarabismo di Nasser in Egitto per esempio, o i regimi socialisti nazionali di Saddam d’Iraq e di Assad di Siria. Lo stesso Al Fatah palestinese di Arafat. Tutti laici e spesso anti islamici. Ma anno dopo anno la disperazione palestinese e le umiliazioni subite degli arabi per le vessazioni americanosioniste hanno spinto le masse verso la religione, anche in seguito alla caduta dell’Urss che forniva appoggio ai regimi laici.
L’Islam si è da parte sua radicalizzato: il fondamentalismo ha preso piede e gli ebrei stanno sperimentando quanto sia più difficile combatte un credente pronto a morire che un combattente laico che non muore per il paradiso, ma al massimo per un eroico sacrificio personale. Da qui è partito il contrordine, il politicamente scorretto. Per farlo per esempio in Italia hanno usato una portinaia dei poteri forti come la Fallaci. Ma sul Corriere della Sera ultimamente persino un islamico addomesticato alla Fini come Magdi Allam si è scagliato contro la proposta delle sinistre di concedere la cittadinanza facili: più arrabbiato di Le Pen. Perché? Perché i suoi padroni hanno capito che se danno la cittadinanza a due milioni di islamici quelli non fondano di sicuro l’associazione “amici di Israele”. Lì sta il loro problema.
Altrettanto dicasi per il “terrorismo” dei nuovi barbari. Il terrorismo non nasce contro l’Europa, nasce contro la politica sionista. Se Israele non ci fosse o fosse uno stato arabo-ebreo ( toh, uno stato semita: altro che anti semitismo) il terrorismo non ci sarebbe e nemmeno le ricorrenti crisi petrolifere nate dopo la guerra del ’73.
La guerra eterna al terrorismo di Bush ha ammazzato a livello esponenziale più civili di quanti il terrorismo ne ammazzerà mai. Ed è servita ad occupare e rapinare interi paesi. Il terrorismo è una scusa per invadere, uccidere e occupare. E’ vero che esiste, è vero che aumenta ma è frutto avvelenato di chi l’ha seminato e forse lo sfrutta. E’ un male, ma non cesserà mai sinchè non cambiano le condizioni quadro: in Irlanda è cessato quando l’Ira ha raggiunto un valido accordo. Il resto sono balle.
Vero è invece, ma non serviva il generale britannico, l’abbiamo modestamente previsto anche noi già anni orsono, che tra non molto gli assetti mondiali di potere cambieranno.
Oltrettutto sembra essere una costante storica dei tempi moderni: nell’1812-1815 crollano dopo Waterloo gli assetti europei dominati dalla Francia bonapartista, nel 1914-1918 crollano gli Imperi centrali, ( la seconda guerra mondiale fu solo una continuazione della prima e così la guerra fredda con la totale vittoria delle forze anglo americane e dei sionisti) ora siamo nuovamente agli anni fatidici: 2012- 2018 dice il generale e probabilmente ha ragione.
Ma dice castronate colossali – e con lui Alì il comico - quando parla di invasioni barbariche paragonando l’impero nordatlantico a quello romano.
Dopo duecento anni di dure lotte e crollato il fronte morale con la morte del credo pagano, i romani – o meglio quel che rimaneva dell’Impero d’Occidente, non erano più in grado di tenere le frontiere. I romani non sapevano neppure più combattere, il cristianesimo ne aveva spezzato la volontà di potenza, le legioni erano composte ormai da Germani e tribù barbare.
L’Europa oggi potrebbe facilmente difendere le frontiere e i popoli europei lo vorrebbero se fossero ben informati. Ma sono governati da una classe politica inetta e servile e plagiati da un’informazione che è pura propaganda. Le invasioni barbariche in Europa sono arrivate ben prima e si sono già installate al potere. Oggi ci si vuol spingere con una fasulla e “fallace” guerra di civiltà contro il mondo islamico che quegli stessi cialtroni ci hanno portato in casa con la politica “ cosmopolita” di cui parla Alì il comico ( e vagamente schizoide) : i mussulmani non sarebbero mai venuti se non avessimo spalancato le frontiere e non farebbero del terrorismo a casa nostra se Israele e gli americani non lo facessero a casa loro. Vogliono trascinare l’Europa in guerra : se la facciano gli ebrei e gli americani se ci tengono tanto. Non vogliamo morire per Tel Aviv.
Non vogliamo –lo ripetiamo- considerare civili coloro che rubano le terre, massacrano spietatamente i civili, non hanno legge ( carceri senza processi e senza prove come Guantanamo, torture ovunque, rapimenti, menzogne , violazioni di tutte le leggi internazionali: eccoli i barbari, altro che “siamo tutti americani”) e mirano spudoratamente al dominio del mondo.
Ma – e qui involontariamente lo stratega citato da Alì il comico dà buone speranze – effettivamente tutto sta per cambiare.
Gli Stati Uniti non eviteranno una pesante crisi economica, l’Iraq non si arrenderà, aggravando la crisi, prima o poi faranno la cretinata di attaccare l’Iran.
E sarà il 2012-2018 come dice il generale britannico: perché l’Europa sarà costretta, nonostante gli strepiti isterici dei sionisti e dei loro giornali, ad appoggiarsi sulla potenza energetica russa, suo alleato naturale, che sarà la nuova grande potenza. L’altra sarà la Cina e forse l’India.
Il sogno americano di dettar legge al mondo svanirà per sempre. E’ la nostra profezia, non fra un secolo ma al massimo fra un decennio. A meno che questi pazzi scatenino una guerra nucleare “preventiva”. Allora il sipario calerà per tutti.




