Alfredo Cattabiani
MICHELE ARCANGELO
In epoca ellenistica l'equinozio autunnale, come quello primaverile, era consacrato a Mitra-Sole, considerato demiurgo e kosmokrátor, signore e animatore del cosmo, la cui funzione era simboleggiata da una sfera che teneva in mano; ma anche mediatore cosmico e dunque, per tanti aspetti, analogo a Hermes-Mercurio. Nell'Antro delle ninfe Porfirio spiegava che, come demiurgo e signore della generazione, era collocato nel cerchio equinoziale. Quella collocazione indicava la funzione mediatrice fra i princìpi luminoso e tenebroso, simboleggiati dai sei mesi in cui prevaleva la luce e dai sei dove la notte era più lunga del giorno. Nell'iconografia dei mitrei, sotterranei e in forma di grotta, il dio era accompagnato da due dadofori, ovvero dai portatori di fiaccola.
Molte funzioni equinoziali e mediatrici di Mitra-Sole-Hermes vennero ereditate da san Michele la cui festa cade in Occidente nel periodo subito successivo all'equinozio, ma a esso analogo simbolicamente perché segna nelle campagne la fine della stagione luminosa e calda: al 29 settembre, che originariamente a Roma ricordava la dedicazione all'arcangelo di una basilica del V secolo al settimo miglio della via Salaria, presso Fidene, sulla collina di Castel Giubileo, detta fino al XIV secolo Mons sancii Angeli.
Di là da queste sedimentazioni di funzioni pagane, Michele è, per le religioni del Libro, l'arcangelo per eccellenza. Il suo nome in ebraico, Mikā'ēl, ovvero «chi come Dio?», il grido di guerra in difesa dei diritti dell'Eterno, ricorre più volte nella Sacra Scrittura. È uno dei capì supremi che vengono in aiuto al profeta Daniele; nello stesso Libro di Daniele è detto «il capo supremo» che vigila sui pii Giudei perseguitati da Antioco IV e li libererà dall'oppressione.
Lorenzo Lotto, L’Arcangelo Michele caccia Lucifero (1555-1556)
Loreto, Palazzo Apostolico
Appare nel celebre passo dell'Apocalisse, dove si narra che alla fine dei tempi scoppierà una guerra in cielo: «Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e Satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli». Infine, nella Lettera di Giuda è presentato in contesa con il diavolo che gli disputa il corpo di Mosè. Negli apocrifi giudaici Michele assume il ruolo di protettore del popolo di Dio, che nell'Apocalisse diventa la Chiesa, l'Israele di Dio, come la chiama san Paolo nella Lettera ai Galati.
Nel cristianesimo orientale il suo culto risale ai primi secoli, quando furono costruiti molti santuari, i Michaelion, nei luoghi dove egli aveva compiuto miracoli. Un'antica leggenda narra che a Colosse, in Asia Minore, gli apostoli Filippo e Giovanni fecero sgorgare una fonte miracolosa nel luogo dove volevano che Michele fosse onorato con un santuario. I pagani, più tardi, deviarono due fiumi per distruggere la fonte e l'oratorio costruito nelle vicinanze; ma l'arcangelo aprì un abisso che inghiottì i due fiumi e trasformò i miscredenti in statue di sale.
Alcuni storici, da Sozomeno a Niceforo, fanno risalire a Costantino la fondazione del Michaelion sul Bosforo: e siccome vi si praticava l'incubazione, si pensa che san Michele vi abbia assunto anche le funzioni di Asclepio, il dìo della medicina, il Salvatore. […]
Con il Medioevo l'arcangelo assunse un complesso di funzioni tramandate fino a oggi e riflesse nell'iconografia: alcune, come si è detto, di derivazione pagana, altre cristiane. La principale è di guardiano armato delle chiese contro i demoni e di difensore del popolo cristiano, ma anche delle singole nazioni (lo è per esempio della Germania) e di varie città, fra cui Bruxelles e Roma. […]
L'arcangelo con la spada, nell'atto di brandirla per uccidere il dragone o per cacciare Satana nell'inferno, è tipica di tutta l'iconografia occidentale, dove appare anche con la lancia. Talvolta è raffigurato in clamide purpurea, con la spada o la lancia in una mano e un globo nell'altra, come in un rilievo del VI secolo, oggi al British Museum, o nell'affresco a Castel Sant'Angelo attribuito al rinascimentale Domenico Zaga. Il globo in mano, come si è ricordato, era l'attributo di Mitra kosmokrátor: nell'iconografia di san Michele assume un significato simile, poiché è simbolo della sovranità di Dio sul cosmo tramite il capo delle milizie celesti. Ma le analogie con le funzioni di Mitra-Hermes non si limitano a questa se si rammenta che Mitra, alla fine dell'attuale ciclo cosmico, ritornerà sulla terra separando gli uomini malvagi dai buoni, ovvero svolgendo la funzione di pesatore di anime, analoga a quella dell'egizio Toth o del greco Hermes, assimilato al precedente in epoca alessandrina: un prezioso mosaico nel duomo di Torcello, risalente al XII o XIII secolo, raffigura Michele con la bilancia in mano.
San Michele pesa le anime
Chiesa di San Fiorenzo, Bastia di Mondovì
Curiosamente l'arcangelo è anche diventato, come pesatore d'anime, il patrono di tutti i mestieri in cui ci si serve della bilancia (pasticcieri, droghieri, pesatori di grano e commercianti in genere), mentre la sua funzione di guerriero lo ha trasformato nel patrono della Pubblica Sicurezza.
Una terza prova che conferma l'analogia tra le funzioni di Michele e quelle di Mitra-Hermes è il ruolo di psicopompo, ovvero di conduttore di anime al cielo. Già gli Ebrei credevano che gli angeli avessero la funzione di condurre le anime al giudizio divino. I rabbini attribuirono a Michele arcangelo questa funzione che venne trasmessa alla cristianità dagli gnostici, sicché egli divenne lo psicopompo per eccellenza: la Legenda aurea, sulla scia degli apocrifi, narra che fu lui ad annunziare a Maria la morte e a proteggerla con la palma durante l'Assunzione al cielo. Per questo motivo in tutta la storia dell'Occidente lo si è invocato come patrono delle confraternite seppellitici, tant'è vero che gli si dedicavano cappelle funebri, come per esempio la chiesa del Cremlino, dove si inumavano gli zar.
Il culto dell'arcangelo è ancora vivo in Italia, in particolare a Monte Sant'Angelo dove lo si festeggia sia l'8 maggio che il 29 di settembre con grande concorso di pellegrini, canti e danze tradizionali.
Alfredo Cattabiani, Calendario (Mondadori, pag. 286 e seguenti)