L'ARCANGELO MICHELE...
... Il Volto di DIO!
Arcistratega, Capo Supremo delle milizie celesti, Principe degli Angeli, campione del Bene e Simbolo della lotta contro il male nella quale si gioca tutta la nostra esistenza, guida delle Anime nell'aldilà, entità dotata di poteri taumaturgici, patrono delle acque, abitatore dei luoghi alti e delle caverne...
Tutto questo E' L'Arcangelo Michele, il cui nome significa "Chi Come DIO"?
Michele ha sempre accompagnato la storia dell'umanità e sarà Lui ad accompagnarci nel nostro prossimo viaggio, quello ultraterreno.
Sarà Lui a suonare la tromba nel giorno del giudizio Universale.
Michele E' INIZIO E FINE.
Michele E' il simbolo dell'avoluzione dell'umanità, della sua crescita armoniosa.
Michele E' essenzialmente il "Volto" di Dio, E' Colui attraverso il quale DIO, concepito come Energia in dinamico divenire, Si manifesta.
Un'apparizione di Michele equivale a un'apparizione della "Shekinah" (in ebraico significa "presenza di Dio").
Come rivela in Suo nome: Mi-cha-el, "Quis ut Deus?", Egli E' il doppione, l'immagine del Proprio Dio, E' un Essere che appartiene a un ordine eccezionale, infinitamente superiore agli altri Angeli.
Si manifesta al mondo tramite le teofanie, quale un bagliore, un riflesso del Volto Divino.
Di Angeli in generale si è scritto tanto ma dell'Arcangelo Michele si è detto poco, quanto meno a livello di vasta divulgazione.
Documentazione non sempre facilmente reperibile, è infatti quase tutta a livello specialistico.
La Basilica di Mont Saint Michel in Normandia
Varcate le Alpi, verso nord olltre la Borgogna, la Loira e la Bretagna, i pellegrini raggiungevano il litorale Atlantico in Normandia, in cui verso la foce del Couesnon in un isolotto roccioso a tronco di cono emerge il santuario eretto in onore all’Arcangelo.
Secondo la leggenda Michele apparve al vescovo di Avranches nel 709 (VIII sec.) e lo sollecitò a costruire sulla sommità dell’isolotto una chiesa dedicata a lui stesso.
Il vescovo ignorò per ben due volte la preghiera del Santo, che risentito gli bruciò il cranio con un tocco del suo dito, provocandogli un foro rotondo, ma senza conseguenze per la sua salute (il cranio è tuttora conservato nella cattedrale di Avranches).
Dopo l’accaduto, il vescovo obbedì e dando una forma tondeggiante all’iniziale progetto, volle farlo somigliare ai sotterranei della chiesa del Gargano in Puglia.
Successivamente Uberto, chiese al Papa che gli si fossero donate alcune reliquie di Michele provenienti dal Gargano.
Dopo il consenso inviò alcuni monaci a ritirate un pezzo del drappo rosso lasciato sull’altare dall’Arcangelo, e un frammento di roccia sulla quale egli si era seduto.
Nei secoli la basilica fu ampliata e successivamente si sistemò un oratorio. In seguito il titolo dell’iso-lotto chiamato allora “Monte Tombe” fu sostituito con “Mont-Saint-Michel-au-peril-de-la-Mer”.
(Monte S. Michele al pericolo del mare), poi più semplicemente, Mont Saint Michel.
I conti di Rouen prima, dopo i duchi di Normandia, provvidero di utili e vantaggi i religiosi che ne avevano cura. Il monte intanto aveva acquisito un valore strategico, tanto da divenire simbolo della resistenza francese nelle guerre contro l'Inghilterra.
Quando gli inglesi decisero di conquistare il monte, l’Arcangelo Michele apparve nuovamente, questa volta ad un’umile fanciulla, Giovanna D’arco, predicendole che avrebbe sconfitto gli inglese ma mettendola in guardia dai raggiri.
Raggiri da cui non seppe guardarsi, che la portarono al rogo dopo un processo per eresia in cui proclamò di aver visto l'Arcangelo “Lo vidi con i miei occhi, in compagnia degli Angeli del Cielo”.
Circa trent’anni dopo la Pulzella d’Orleans fu riabilitata, ed in seguito fu dichiarata Santa.
Chi è L'Arcangelo Michele?
San Michele, il grande Arcangelo, racchiude in se’ quelli che erano nel mondo antico i poteri di varie divinità, ovvero appare come l’insieme di diverse funzioni simboliche che sono evidenziate nelle sue rappresentazioni, diffuse dal medioevo fino al diciannovesimo secolo. Michele è l’Hermes psicopompo, figura di derivazione egizia, che pesa le anime e le accompagna nell’aldilà; il Vessillifero, di probabile origine bizantina legato alla stessa funzione.
Con tale appellativo viene chiamato nell’Offertorio della Messa dei defunti:” Signifer S.Michaelis repraesentet animas in lucem sanctam”; il Lottatore col dragone ovvero col demonio, rappresentando la vittoria contro le tenebrose forze del male; ed ancora il Signore della giustizia divina che separa il bene dal male (gli attributi della spada e della bilancia); e Asse delMondo (il simbolo della lancia). Michele è divinità solare, o meglio polare, che fissa le forze cosmiche sulla terra[1]. Egli trova illustri precedenti simbolici in Apollo che sconfigge Pitone, Zeus che abbatte Tifone, ed Horus che prevale su Seth. Con una breve digressione va ricordato il valore, presente in molte civiltà, della lancia quale eterno simbolo assiale: nella mitologia Shinto, Izanagi e Izanami immergono la lancia ornata di gemme (l’asse solstiziale) nel mare, e la ritirano coperta d’acqua, che, gocciolando forma la prima isola, Onogoro-Jima. Fondano poi il Pilastro celeste, che è l’Asse delMondo[2]. La lancia come asse è anche la rapprentazione del raggio solare, ovvero dell’azione dell’Essenza sulla sostanza indifferenziata. Nelle storie legate alla leggenda del Graal, la lancia del centurione Longino, che trapassò il costato di Cristo, aveva il potere di guarire le ferite che aveva causato, come quella di Achille. Essa, dopo aver colpito il Dio crocifisso, si imperlò di gocce di sangue che vennero raccolte nella Coppa[3].
La nascita del culto medievale di San Michele appare legato ad un prodigio avvenuto nel 492 in Puglia: un pastore di Siponto, di nome Gargano, che era sulle tracce di un toro che aveva smarrito, lo ritrova presso una grotta su un monte. Per la collera, gli scaglia contro una freccia, che per un miracolo, torna verso di lui. Lo stesso episodio è narrato come antefatto nel caso della fondazione di Mont Saint Michel in Normandia. Il toro rappresenta gli dei celesti nella tradizione indo-mediterranea, simbolo solare ed insieme reggitore del mondo.
San Michele apparve tre volte sul Gargano, secondo la tradizione scritta e orale conosciuta a partire dal VI secolo: la prima volta venne in sogno al Vescovo Lorenzo Maiorano, che ritenendo l’episodio del toro manifestazione del sacro aveva fatto celebrare un triduo di penitenze e di preghiere, e gli affermò che quella caverna doveva divenire il suo luogo di culto terreno[4]. Dopo pochi giorni l’Arcangelo riapparve per liberare Siponto assediata dagli Eruli di Odoacre contro cui lottavano gli abitanti della città sostenuti dai Goti di Teodorico (altre versioni parlano di un assedio di napoletani, ovvero bizantini). Apparso per la terza volta, Michele annunciò al Vescovo, che stava per consacrare la grotta, di essere già intervenuto a tal scopo. E fu sul posto rinvenuto un semplice altare ricoperto da un drappo rosso e sormontato da una croce all’interno della caverna, e, su di un sasso, l’orma del piede dell’Arcangelo[5].
A seguito di questi eventi miracolosi il culto di San Michele sul Gargano si sviluppò al punto che i Longobardi elessero l’Arcangelo a protettore del loro esercito.
Al santuario pugliese convergevano verso il Mille e poi ancora al tempo delle Crociate, pellegrini d’ogni parte d’Europa, tanto da far assumere a tale rotta una straordinaria importanza religiosa ed economica, non diversamente a quanto accaduto per il Cammino di Santiago de Compostela in Galizia: nella fitta rete del pellegrinaggio medievale il centro micaelico si poneva come nodo importantissimo nel percorso che univa Italia, Terra Santa e Grecia.
Va brevemente ricordato come il culto dell’Arcangelo sulla montagna garganica sia da ritenere per alcuni studiosi, effetto di sostituzione in età cristiana di una antica devozione per il nume profetico Calcante ed insieme per quella del taumaturgo Podalirio. Ma Michele è qui anche preposto a tutore delle fonti. Nella sua grotta sgorga una vena d’acqua che può guarire persone e animali: e nel Talmud Michele è l’Angelo dell’Acqua. Ma in diversi siti dell’Italia meridionale grotte e sorgenti già legati a culti delle acque fin dall’età del bronzo, come appare dai numerosi reperti rinvenuti, sono divenuti luoghi di venerazione verso San Michele[6].
L'iconografia dell'Arcangelo subisce nel tempo un cambiamento che, infine, ce lo consegna nella più abituale e familiare veste di guerriero dotato di corazza, scudo, spada fiammeggiante, in atto di abbattere il drago posto ai suoi piedi. In realtà, la nascita di questa immagine va posta verso il Tredicesimo secolo e sostituisce quella più antica di derivazione orientale, di un giovane uomo imberbe, vestito di una clamide e di un mantello, che regge una lancia o un globo sormontato da una croce (che appare più rispondente a quella funzione "polare" che abbiamo prima indicato). Forse, una ragione dell'affermarsi di questa diversa raffigurazione va cercata nell'assimilazione di Michele in età crociata a quella milizia di Santi guerrieri, cui appartiene pure San Giorgio, giunta in Italia lungo le rotte del pellegrinaggio verso la Terra Santa, e di cui è possibile trovare numerosi testimoni nelle chiese rupestri basiliane di Puglia e Basilicata[7].




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