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Discussione: Città contro campagna

  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da Pericle
    Chess, sei sicuro che fosse Rudy e non fossi io?

    E' la mia tesi da sempre, le realtà più urbanizzate più progressiste di quelle meno urbanizzate, e l'ho notata proprio rilevando anche in Italia la stessa tendenza che avevo già notato negli USA e in GB, e tu avversasti questa teoria, mentre non ricordo Rudy averla mai esposta, anche perché lui è un conservative, quindi forse non gli farebbe piacere ammettere che le realtà più borghesi e dinamiche siano le più progressiste.
    aggiungo altri elementi.
    durante le presidenziali 2004 il blu (democratici) era quasi solo lungo le due coste, il rosso dominava in maniera soverchiante il centro (non necessariamente rurale: Detroit e Chicago, Dallas e Houston...).

    Una spiegazione avanzata all' epoca era che le coste sono piu' aperte alla "contaminazione" di elementi culturali esterni, e quindi culturalmente piu' dinamiche.

    ce n'e' una seconda, che dice che i liberal fanno meno figli e quindi nel lungo termine i conservatori saranno di piu'. la tesi (ultimo numero di foreign policy, se non ricordo male) secondo me e' sbagliata, e andrebbe letta come "nel lungo termine I FIGLI dei conservatori" saranno di piu'. che i figli seguano le idee politiche dei padri mi sembra azzardato.

    ma la polarizzazione citta' / campagna mi sembra uin dato demografico incontrovertibile, anche se l' italia del nord, con la sua densita' di popolazione, mi sembra un unico grande paesone da brescia a novara (volare vienna-torino di notte per credere)

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da picchio
    Propenderei per la minore cultura esistente in campagna e nei piccoli centri rispetto alle aree metropolitane. che fa prevalere in quelle zone le idee semplici ed i ragionamenti "di pancia". Quanto alla contrapposizione campagna-conservatori, città-liberal non sono affatto d'accordo in quanto la nostra destra tutto è meno che conservatrice. Nella Lega e in Forza Italia c'è soprattutto populismo e qualunquismo anarcoide
    Quoto.
    Aggiungo che anche io come Pericle ho sempre sottolineato come in generale il fenomeno leghista sia un tipico fenomeno di conflitto rurale-urbano.
    Le aree urbane, ovunque e sempre, non solo ora e in Italia, sono le aree dove si concentrano la produzione culturale e l'innovazione sociale ed economica e questo comporta sempre una qualche forma di conflitto latente con le aree rurali circostanti più conservative. Persino il conflitto di confine tra slavi e italiani in Istria e Dalmazia, con le città fortemente italianizzate e le campagne slave fu di questo tipo, fino a sfociare nell'esodo successivo alla fine della II guerra mondiale e in Bosnia ad assediare Sarajevo, musulmana, ma laica e cosmopolita (tanto per smentire un luogo comune sui musulmani), furono milizie serbe, spesso confessionali e integraliste, delle aree rurali circostanti.
    Per tornare al caso nostro, meno drammatico per fortuna, le campagne intorno ai centri principali in cui si è radicata la lega sono aree di recentissimo sviluppo, meno di 20 anni spesso, e con piccole imprese nate sull'intensità di lavoro e poca propensione all'innovazione. Ora, come naturale nel ciclo di vita di un tessuto ecoomico del genere, la società di questi piccoli centri è sottoposta alla pressione del ciclo economico che significa per le imprese incapaci di innovare (e ciò è tanto più frequente quanto è bassa la scolarità dei loro fondatori o la loro tendenza a lasciare l'impresa in mano ai figli piuttosto che a manager assunti in base alle capacità) la scelta tra fallire o affidarsi ad un tutor politico che le garantisca contro la concorrenza.
    Questo scenario si verifica più raramente nell'area urbana, dove il tessuto economico è più complesso e articolato e la cultura d'impresa è più vecchia e radicata. Aggiungeteci che in una città gli orizzonti culturali sono più aperti, come sottolineava qualcun altro prima, e quindi c'è più apertura verso le novità. Metteteci infine l'orientamento particolarmente retrivo e culturalmente povero del cdx italiano, di cui parlava Picchio, e vi accorgerete che il conflitto città-campagna si adatta bene a descrivere la distribuzione del voto in Lombardia e Veneto.

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da iannis
    E' molto parziale vederla così.
    In realtà nelle città le tendenze del territorio si annacquano. Essere in una zona rossa o bianca rimane importante nella provincia dove c'è poco rimescolamento, ma nelle città ci sono frequenti trasferimenti di persone, e un generale rimescolamento verso la media, anche perchè si mescolano un po' tutte le professioni e i tessuti sociali. Infatti non solo al Nord il capoluogo di una provincia di destra è più a sinistra ma nelle regioni rosse spesso il capoluogo è più a destra della provincia rimasta molto rossa.
    Poi in generale la città come in tutto il mondo è più progressista, un po' perchè c'è più cambiamento, un po' perchè ci sono molti più dipendenti statali, professori, artisti, intellettuali. Se poi questi rappresentino il meglio della società, poi, è opinabile.
    E infine noto che ci sono profezie autoavverantesi: ovvero sta accadendo che la città diventa sempre più di sinistra proprio perchè è tale e attira persone attratte dalla multietnicità, dalla vita urbana moderna, ecc, insomma, di sinistra, mentre spesso il bancario, il professionista, in genere di destra, è portato a trasferirsi in qualche comune di provincia con le villette e le zone residenziali, stile Segrate, e così la provincia diventa più di destra.
    E attenzione che le città stanno perdendo abitanti da un 20 anni e la provincia li sta aumentando. A Pavia solo il 18% circa degli abitanti della provincia vive nel capoluogo, che ha perso il 20% degli abitanti negli ultimi 20 anni.

    A giudicare quanto è accaduto nella cerchia torinese è l'esatto contrario.

    Almeno in quel caso si è creato un allargamento dell'area territoriale politicamente di matrice progressista ai centri della seconda cintura, quando per decenni solo la prima cintura (quella delle cosiddette città dormitorio operaie come Collegno, Settimo e Nichelino) era rossa e i piccoli centri della collina e della fascia meridionale erano di orientamento nettamente moderato.

    Ci sarebbe poi anche da aggiungere che attorno a Roma, specie nella fascia residenziale a nord della città dove i piccoli comuni collinari della zona hanno incrementato decisamente i loro abitanti, è migliorata la resa elettorale delle sinistre.

    Ma forse in questo caso è la borghesia radical-chic che lascia la capitale per la villa a Formello o negli altri comuni limitrofi...
    L'avatar raffigura Andrea Costa, il primo italiano che ebbe l'onore di portare l'Idea Socialista in Parlamento.

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da Nelson
    Quoto.
    Aggiungo che anche io come Pericle ho sempre sottolineato come in generale il fenomeno leghista sia un tipico fenomeno di conflitto rurale-urbano.
    Le aree urbane, ovunque e sempre, non solo ora e in Italia, sono le aree dove si concentrano la produzione culturale e l'innovazione sociale ed economica e questo comporta sempre una qualche forma di conflitto latente con le aree rurali circostanti più conservative.
    La vita nelle città è più complessa, con tutto ciò che ne consegue, a cominciare dalla necessità di saper convivere e il conseguente sviluppo del diritto e delle capacità di convivenza e di più stretta interrelazione e collaborazione.

    Ma secondo me la questione è ancora più semplice e correlata alla natura delle strutture esistenti.

    Volendo schematizzare ancora di più, in uno schematismo però sensato e non astratto: il condominio è socialista (ho idea che Le Corbusier sarebbe d'accordo); la kermesse culturale del teatro o del cinema della città ha un che di intrinsecamente liberal, pressochè a prescindere dagli spettacoli o dai films trasmessi; e la casetta con il terreno recintato (quindi eventualmente anche con l'ager recintato) è tendenzialmente filo-libertarian, e protendente al conservatorismo politicamente organizzato.

    Per tornare al caso nostro, meno drammatico per fortuna, le campagne intorno ai centri principali in cui si è radicata la lega sono aree di recentissimo sviluppo, meno di 20 anni spesso, e con piccole imprese nate sull'intensità di lavoro e poca propensione all'innovazione. Ora, come naturale nel ciclo di vita di un tessuto ecoomico del genere, la società di questi piccoli centri è sottoposta alla pressione del ciclo economico che significa per le imprese incapaci di innovare (e ciò è tanto più frequente quanto è bassa la scolarità dei loro fondatori o la loro tendenza a lasciare l'impresa in mano ai figli piuttosto che a manager assunti in base alle capacità) la scelta tra fallire o affidarsi ad un tutor politico che le garantisca contro la concorrenza.
    Questo scenario si verifica più raramente nell'area urbana, dove il tessuto economico è più complesso e articolato e la cultura d'impresa è più vecchia e radicata. Aggiungeteci che in una città gli orizzonti culturali sono più aperti, come sottolineava qualcun altro prima, e quindi c'è più apertura verso le novità. Metteteci infine l'orientamento particolarmente retrivo e culturalmente povero del cdx italiano, di cui parlava Picchio, e vi accorgerete che il conflitto città-campagna si adatta bene a descrivere la distribuzione del voto in Lombardia e Veneto.
    Analisi perfetta. Come disse De Andrè in uno degli ultimi concerti della sua vita, al quale io ebbi la fortuna di assistere: "Gli anni '60 sono stati favolosi solo per qualche industrialotto lombardo che non sapeva nemmeno l'italiano".

    Le aziende del Nord temono la concorrenza perchè sono basate sulla cultura della auto-cosiddetta, auto-proclamatasi, "gente che laùra". Ma l'imprenditoria, quella innovatrice, manageriale e ingegneristica, è un'altra cosa.

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da Pericle
    La vita nelle città è più complessa, con tutto ciò che ne consegue, a cominciare dalla necessità di saper convivere e il conseguente sviluppo del diritto e delle capacità di convivenza e di più stretta interrelazione e collaborazione.

    Ma secondo me la questione è ancora più semplice e correlata alla natura delle strutture esistenti.

    Volendo schematizzare ancora di più, in uno schematismo però sensato e non astratto: il condominio è socialista (ho idea che Le Corbusier sarebbe d'accordo); la kermesse culturale del teatro o del cinema della città ha un che di intrinsecamente liberal, pressochè a prescindere dagli spettacoli o dai films trasmessi; e la casetta con il terreno recintato (quindi eventualmente anche con l'ager recintato) è tendenzialmente filo-libertarian, e protendente al conservatorismo politicamente organizzato.

    Analisi perfetta. Come disse De Andrè in uno degli ultimi concerti della sua vita, al quale io ebbi la fortuna di assistere: "Gli anni '60 sono stati favolosi solo per qualche industrialotto lombardo che non sapeva nemmeno l'italiano".

    Le aziende del Nord temono la concorrenza perchè sono basate sulla cultura della auto-cosiddetta, auto-proclamatasi, "gente che laùra". Ma l'imprenditoria, quella innovatrice, manageriale e ingegneristica, è un'altra cosa.
    Mica nei paesi del lombardo-veneto sono tutti imprenditori, anzi, se vediamo il pavese e il cuneese non è che siano zone molto industriali, tutt'altro. Così le aziende nuove "innovatrici", se anche sono in città, cosa tutt'altro che vera, tra i propri dipendenti non hanno certo gente che in città ci vive. Ma perchè non incrociamo i dati città-campagna con le differenze di voto per professioni? Così vediamo che per il cdx votano in prevalenza non solo imprnditori e professionisti (che numericamente non sono tantissimi) ma soprattutto i dipendenti delle imprese private, di qualunque tipo, che stanno spesso in provincia e viaggiano. Mentre i dipendenti statali sono per il csx, e dove vivono questi ultimi? Soprattutto in città.
    E comunque non parliamo di campagna se non si tratta di un capoluogo. Il cdx prevale anche col 60% in comuni anche solo sotto i 60 mila abitanti, mica villaggetti, che magari non sono capoluoghi. Penso a Vigevano, Busto Arsizio, Gallarate, vere e proprie città.
    Against all odds

  6. #26
    BERLUSCOPERTA.BLOGSPOT.CO M
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    Dove c'è più cultura c'è più sinistra. semplice.
    ..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano

  7. #27
    Hanno assassinato Calipari
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    Citazione Originariamente Scritto da iannis
    E' molto parziale vederla così.
    In realtà nelle città le tendenze del territorio si annacquano. Essere in una zona rossa o bianca rimane importante nella provincia dove c'è poco rimescolamento, ma nelle città ci sono frequenti trasferimenti di persone, e un generale rimescolamento verso la media, anche perchè si mescolano un po' tutte le professioni e i tessuti sociali. Infatti non solo al Nord il capoluogo di una provincia di destra è più a sinistra ma nelle regioni rosse spesso il capoluogo è più a destra della provincia rimasta molto rossa.
    Poi in generale la città come in tutto il mondo è più progressista, un po' perchè c'è più cambiamento, un po' perchè ci sono molti più dipendenti statali, professori, artisti, intellettuali. Se poi questi rappresentino il meglio della società, poi, è opinabile.
    E infine noto che ci sono profezie autoavverantesi: ovvero sta accadendo che la città diventa sempre più di sinistra proprio perchè è tale e attira persone attratte dalla multietnicità, dalla vita urbana moderna, ecc, insomma, di sinistra, mentre spesso il bancario, il professionista, in genere di destra, è portato a trasferirsi in qualche comune di provincia con le villette e le zone residenziali, stile Segrate, e così la provincia diventa più di destra.
    E attenzione che le città stanno perdendo abitanti da un 20 anni e la provincia li sta aumentando. A Pavia solo il 18% circa degli abitanti della provincia vive nel capoluogo, che ha perso il 20% degli abitanti negli ultimi 20 anni.

    Semplicemente se uno ha i soldi può permettersi una villa, se prende 1000 euro al mese no.

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj
    Semplicemente se uno ha i soldi può permettersi una villa, se prende 1000 euro al mese no.
    Ma che dici. Una villettina in paese costa meno di un appartamento in città.
    Against all odds

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da Eyes Only
    Semplice, in campagna sei più isolato e tendono a mantenersi le stesse idee di 1000 anni fa, idee da orda primordiale, da paleolitico glaciale, idee di stampo selvatico e preistorico. Nei grandi centri c'è più fervore culturale, c'è più civilità, c'è più ciò che distingue l'uomo dalla bestia.
    Che manicheismo...
    E cmq alcune cose vanno preservate. Preservare l'ambiente è di destra?
    L'ecologismo tra progressisti e conservatori
    http://www.politicaonline.net/forum/...oto=nextoldest

  10. #30
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    caro eyes only se questo è il modo in cui contiamo di agire nella campagna possiamo pur star sicuri che forza italia nei paesini starà ora e sempre al 50%

 

 
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